
P. Gaudenzio Barlassina (1880 - 1966), entrato nell'Istituto dopo l'ordinazione diaconale il 6 luglio 1903, partito per il Kenya il 24 dicembre 1903, non visse molto tempo con il Fondatore e, di conseguenza, non potè conoscerlo direttamente come fecero altri confratelli dopo di lui. Tuttavia, tra i primi collaboratori dell'Allamano, egli occupò un meritato posto di rilievo.
L'Allamano, forte della propria capacità di conoscere le persone, concepì presto progetti di responsabilità per questo suo figlio, il quale lo ricambiò con un impegno missionario coerente e fedele, e con un affetto sincero, direi quasi una venerazione.
Dopo un servizio missionario di 10 anni in Kenya, p. Barlassina nel 1913 fu nominato Prefetto Apostolico del Kaffa e, nel 1933, a conclusione della Visita Apostolica, la Santa Sede llo chiamò alla responsabilità di Superiore Generale dell'Istituto, compito che svolse fino al 1949. Concluse il suo servizio missionario a Roma come Procuratore dell'Istituto presso la Santa Sede.
Riportiamo il breve messaggio che indirizzò alla comunità dell'Istituto per il 16 febbraio 1934, in occasione dell'ottavo anniversario della santa morte dell'Allamano, poco dopo essere stato nominato superiore Generale.
Nell' viii° anniversario della morte del nostro Ven.mo Padre Fondatore, rimiriamo il Padre, non sotto il velo cupo di una commemorazione funebre ordinaria, ma come ce lo scopre la Fede in quel Dio che fu la gloria della sua vita terrena ed ora è la Vita della sua eterna gloria.
Justorum animae in manu Dei sunt. Visi sunt oculis insipientium mori, illi autem sunt in pace. Non piangiamo dunque il nostro Padre morto, Egli vive più che mai. La sua dipartita per la Patria Celeste non -ci permette di rimirarlo e conversare con Lui da vicino come un tempo, però non ci ha separati da Lui.
Ah ! non è vero che vi sia tanta separazione e distanza dalle anime dei dormienti a quelle dei combattenti ! I nostri morti non sono lontani da noi ...
Anche Iddio sembra lontano dal nostro sguardo ... -ma ci è intimamente vicino, più di quanto noi siamo a noi stessi ! poichè : « in Lui viviamo, ci muoviamo, esistiamo » (Atti vit-28) e i nostri morti vivono, si muovono ed esistono in Dio che ci circonda ... in Dio ci vedono, ci amano, ci conoscono e ci aiutano molto più che quando erano sulla terra.
Le affezioni più nobili e sante non sono troncate dalla morte, ma immensamente rinvigorite nel possesso di Dio. E che sia cosi veramente ce lo dimostra il fatto che, dopo la scomparsa di una persona a noi cara, e cara a Dio, a poco a poco s' insinuano nel nostro cuore sentimenti nuovi : una rigenerazione salutare si va in noi compiendo, e mentre ci piovono dal Cielo segnalati favori, l'animo nostro s'innalza riconoscente a Dio.
Ecco la continuità di unione di relazioni, tra il Padre e noi, il nostro Padre Fondatore dilectus Deo et hominibùs, cuius memoria in benedictione est. Noi, suoi figli, conservatori della sua memoria e benedicenti.
Ma perchè questa unione tra il Padre e noi, questa convivenza ch' ebbe inizio tra il Padre Fondatore e noi suoi figli continuatori abbia a perpetuarsi, occorre che, calcando le orme del Padre, perpetuiamo le sue virtù e la sua vita. Vivrà il suo nome: et vivet nomen eius in aeternurn ! se lo faremo rivivere in noi con la continua produzione di bene, quale fu il distintivo del genere suo, o per così dire del seme suo, quel seme ereditato dal Cafasso stesso, quel seme che non dobbiamo- lasciare che si perda, ma assicurarne la conservazione, la sua genuinità, la sua potenza: potens in terra erit semen eius.
Sarà potente il seme di lui ! cioè i suoi Figli e le sue Figlie: ma come potente? non in gloria vana, non in gloria sterile! ma potente a moltiplicarsi come il seme di Abramo, come il seme di Dio ! moltiplicarsi in filiazioni spirituali, sane e robuste, non preoccupate che da un timore solo : di non amare e non servire mai abbastanza il Signore, a progenie in progenies timentibus eum! Epperò potente schiera, sempre combattente e sempre vincente : potens in terra erit semen eius! Potente in terra perchè potente in cielo, potente in terra perchè potente sulle anime e sui cuori, perchè potente sul Cuore di Gesù, davanti al quale si piegano tutte le forze celesti, terrestri ed infernali. Potens in terra erit semen eius, non altro seme però, ma quello genuino ; tenete dunque il marchio di fabbrica, conservate 'il segreto della buona produzione..., non contraffazioni ! la marca di fabbrica è l'amore e il timore di Dio ; quell'amore che dopo aver reso famigliare il nostro Fondatore a Dio e alla Consolata, attirò la benedizione celeste che diede virtù e potenza al suo seme, tanto che gettato in terra subito germogliò e prosperò: quell' amore a Dio ed alla Consolata che da noi ben coltivato, farà ingigantire l'albero stesso con abbondanza di frutti, i quali accresceranno al banchetto eterno, la gioia dei figli ricongiunti al Padre nel seno di Dio.
P. GAUDENZIO BARLASSINA
Superiore Generale.