5 dicembre 1915

 

 

QUATTRO SORELLE

Fate il ritiro mensile, nevvero? Ebbene, bisogna ritornare ai momenti di fervore, di entusiasmo che si avevano nei santi Spirituali Esercizi. Purtroppo non dura sempre questo stato, e benché allora ci sembrasse di essere una colonna, tosto un atto di superbla, un po' di malinconia ci ha fatto soggiungere: conturbatus sum [mi sono turbato].

 

Dobbiamo sempre rinnovarci, se no facciamo come le foglie nell'autunno che una dopo l'altra cadono tutte.

E’, stata la festa di S. Francesco Zaverio. Questo Santo è il tipo dell'apostolo ed il vero modello del missionario. Bastarono dieci anni di fatiche per renderlo un santo di tal fatta... Ha battezzato un milione di anime... Io desidero che veniate di novant'anni; però se siete capaci a dare un milione di battesimi, vi do il permesso di andare in Paradiso prima. Il nostro Venerabile morì a soli 49 anni, ma quanto bene aveva fatto! Per arrivare a questo punto, non merita la spesa di fare qualunque sacrificio? Quindi non perderci in miseriucce, essere forti, costanti e generose. Alle volte diciamo: se non fosse di quella compagna!... Se non fosse! Storie, storie! Tra i compagni di S. Ignazio v'era un Bastian cuntrari [spirito di contraddizione personificato], brav'uomo per altro; eppure S. Francesco Zaverio e tutti lo sopportavano.

 

Sentite: un giorno muore uno di loro, ed il nostro religioso va da S. Ignazio a domandar la camera del defunto perché più ampia. Sapete che cosa ha fatto il Santo? Gli ha data un'altra camera, la sua, che era più piccola, ed ancora gli ha messo assieme un compagno... Così correggeva i capricci. S. Francesco certo non pensava d'aver un disturbo nel compagno, ma piuttosto vedeva che il Signore permetteva ciò per la sua santificazione. Aspettare a farci sante quando tutto va bene, a gonfie vele, i superiori ci stimano... macché!!!

S. Francesco Zaverio, come dice un pio autore, era tutto di Dio: Totus erat Dei; tutto del prossimo: totus proximi; tutto di se stesso: totus sui.

Tutto di Dio: dal momento che S. Ignazio lo chiamò alla sua sequela con quelle parole: Che giova all'uomo sapere tutte le cose, se poi perde l'anima? subito pensò a farsi santo, operando ogni cosa alla maggior gloria di Dio, come aveva lo stemma S. Ignazio. Non importa la stima degli uomini: DIO SOLO!, cercare solo la gloria di Dio. No, non cercava la stima degli uomini, non aveva l'ambizione di riuscire, non badava ai propri comodi, ma totus Dei. Potessimo metterci questo in testa: il resto è tutto da disprezzare; ed essere tutte di Dio.

 

Il nostro Santo era un nobile, era delicato, era un signorino, eppure digiunava, portava i cilizi... Non viveva che per soddisfare nostro Signore e non per accontentare i capricci. Come sarebbe bello se in una comunità ci fosse questa purità d'intenzione! Non aspettare a farci santi nei giorni che il Signore ci gonfia, si fa sentire. Avere aridità o noi lavorare sempre per la gloria di Dio, anche disposte a lavare i piatti tutta la vita. Che importa se son messa in un lavoro umile, che un'altra suora dia dodici battesimi in quindici giorni, ed io faccia come S. Alfonso Rodriguez? Fare bene il proprio dovere. Umiltà, non quella falsa che ci lascia andar giù giù per aver scoperto un difetto, ma quella che ci fa ricercare i propri difetti, non ci rende inquieti, ma ci fa tirare avanti ed anche dopo aver fatto un capriccio ci fa rimettere a posto. Io non credo che S. Francesco non sentisse le tentazioni che volevano fargli rimpiangere le agiatezze del mondo... che il demonio non gli dicesse: qual bisogno di far tanti strapazzi, di andare in missione; del bene ve n'è pur qui. Oppure: l'hai sbagliata, sei troppo delicato; e col permesso del Signore gli facesse venire qual- che mal di capo per indurlo a pensare così.

La corrispondenza alla vocazione è un mistero ed il diavolo è così fino che cerca sempre di far sentire le comodità del mondo. Bisogna tenerci forti. Fortezza di S. Francesco: che importava se ne risentiva il corpo, purché cercasse la maggior gloria di Dio?

S. Pietro d'Alcantara domandava perdono al suo corpo dicendogli: abbi pazienza, al giorno del giudizio mi ringrazierai. Che cosa risponderà quel corpo così maltrattato dai digiuni e dalle penitenze al giorno del giudizio? - Se avessi comandato io, saremmo due dannati.

S. Francesco, una volta ricevuta la grazia della vocazione, ha corrisposto, ha tenuto forte, e non è più tornato indietro.

 

Era tutto del prossimo: non cercava che di salvar anime. Domandava al Signore anime, anime. Vedete, il Signore ci moltiplica: si può essere tutto di Dio, del prossimo e di noi stessi. « Da mihi animas, coetera tolle » [Dammi le anime, prenditi tutto il resto]! Aveva il desiderio e la volontà di convertire tutto il mondo; ed in Cielo ha avuto il merito come se avesse convertito tutto il mondo. Ci vuol tanto desiderio. Vi sono certe piagnenti [piagnucolone] che dicono: meuiri, meuíri [morire, morire] quando si trovano davanti a qualche difficoltà. Sì sì, meuiri, meuiri... ma, dove andranno? Nel paradiso dei bambini. Io di qui so già se una suora farà molto o poco bene, se si perderà in malinconie o no, e non mi sono mai sbagliato. San Paolo dice che si sentiva come un leone che ruggisce. Infatti chi è che non abbia delle pene? Ciascuna di voi deve dire: voglio convertire tutto il Kaffa. L'Arcangelo apparso a Daniele gli disse che era uomo di desiderio. E noi... lavorare per far del bene fin di qui; non aver solo velleità; lavorare per far del bene, sapendo che fin da questa casa dipende il maggior numero di anime che salveremo. Abbiamo tutti i mezzi per prepararci a salvar anime, per farci sante. Tante piccole cosette che qui sono un nonnulla, là in Africa diverranno grosse; bisogna correggerci qui. Caritas Christí urget nos [la carità di Cristo ci spinge ). So che il Signore è morto per le anime, ebbene:per amor di nostro Signore voglio salvar più anime che posso. Guadagnare anime fin d'ora colle preghiere, coi sacrifizi... Per salvare un'anima il nostro Venerabile passava le notti in penitenza e preghiera; ebbene, otteneva che i prigionieri accettassero volentieri la morte. Certo allora, quando si dice al Signore: Voglio quest'anima, il Signore non la può più negare. Il Venerabile una volta si proponeva di salvare un Rabbino, un'altra volta un protestante, ed il Signore l'esaudiva.

Tutto di se stesso. Certa gente dice: chi lavora prega. Chi pensa di lasciar la preghiera per lavorare (senza ubbidienza), ah! non prega. Com'è tentare il Signore solo pensare a pregare senza lavorare. Per salvare i peccatori ci vogliono sacrifici. Per attirare gli altri all'eroísmo bisogna che siamo noi eroi. In Africa vi è pure il tempo di pensare a noi, perché siete qui per farvi sante. Perché siete entrate? per farvi missionarie? Oh! per farvi sante prima, dopo parleremo. Non dico mica che dopo vi manderemo a farvi Cappuccine, ma prima la nostra santificazíone.

 

S. Bernardo scriveva al Papa Eugenio: Io ho paura di te e delle tante tue occupazioni. Guarda di non far solo bene agli altri, ma non dimenticare te stesso. E’ una tentazione il tralasciare di pensare a noi. S. Francesco Zaverio, quando non poteva attendere a sé di giorno, passava le notti davanti al SS. Sacramento. Non fare come fanno le campane che chiamano la gente in chiesa ed esse non vi vanno mai.

Domani il Papa fa Cardinale Mons. Cagliero. è un sant'uomo; se potesse far tutti missionari, li farebbe... è già stato una volta a vedere l'Istituto, quando eravamo alla Consolatina. Allora mi disse: « Canonico, fammi una casa più grossa; bisogna allargare ». Adesso verrà certamente a Torino e verrà pure a trovarci, e troverà non solo la casa più grande, ma anche le suore. Gli ho scritto mandando gli auguri dei missionari e missionarie e dicendogli che lo prendevano come modello ed avrebbero cercato di ricopiarlo.

 

SR. EMILIA TEMPO

Abbiamo bisogno tutti i momenti di rinnovarci (ritiro mensile). S. Francesco Zaverio in 10 anni ne battezzò 10.000, voi altre, benché io voglia che veniate di 90 anni, però vi lascio morir anche prima quando avrete dato i battesimi che ha dato S. Francesco.

.Dovremmo essere generose, non perderci in miserie. Pensare, in 10 anni ... ma non sapete che fa meditare? Se anche noi ci mettessimo sul serio ... Ma c'è quella lì.... ma se mi lasciassero stare... se non mi disturbassero sarei santa... Aspettare che tutto vada bene, a gonfie vele...

S. Francesco Zaverio era tutto di Dio, tutto del prossimo, e tutto di se stesso.

Tutto per la gloria di Dio, non come quella gente che cerca sempre le sue comodità, di essere stimati in comunità, ecc. Ah, se anche noi ci fissassimo bene in questo: « Voglio essere solo tutta di Dio », ma non solo proporre alla fine degli Esercizi, ma continuare. Che importa se il Signore vuole la sua gloria nella mia umiliazione? Che importa che non mi stimino, che mi credano un tarabas [buona a nulla], ma non siatelo apposta... Non quelle false umiltà: perché han fatto qualche mancanza si lasciano andar giù; no, è superbia... su, tiriamoci su.

 

Ah, che è una faccenda la corrispondenza alla vocazione! è un mistero. Tenete ben fermo. San Francesco Zaverio, una volta che ebbe la grazia dopo quella sentenza: che giova, ecc., non solo non si voltò più indietro, ma...

Tutto del prossimo. Diceva: Signore dammi delle anime. Mica cui piagnenti ca l'an pi car moiri [non come quei piagnucoloni che preferiscono morire] per una piccola cosa: è un parlar da pigri. Quella gente lì avrà un paradiso da bambini, se non chi sa quanto di Purgatorio. S. Francesco Zaverio aveva zelo e il Signore tien conto come se avesse convertito tutto il mondo. Bisogna volere, avere grandi desideri, essere uomini di desideri; il Signore fa il resto. I desideri sono buoni, ma non solo star lì... Bisogna fare quel che si può, usare i mezzi, vincersi. Credete pure, più si fa qui, più si farà là; quel che qui è piccolo, là sarà grosso. Fare dei piccoli sacrifizi, quelli permessi dall'ubbidienza, ma farne molti; vincere noi stessi, ecc.: tutto per salvare un'anima. Bisogna dire: Voglio quest'anima; e il Signore credo che la darà. Così faceva il nostro Venerabile, ma...

Tutto per se stesso. Certa gente che si perde, si dissipa per lavorare... Chi lavora prega, ma quando è per ubbidienza.

 

Bisogna che sia santa, massime per salvar delle anime. Per tirar la gente all'eroismo bisogna che siamo noi eroici. Il fine primo delle Costituzioni è la santificazione propria... non farsi missionarie. Prima bisogna farsi sante, dopo vedremo... Certo che dopo non potrò dirvi di farvi Cappuccine, ma che importa salvar altri e poi io... Il pensare cominci da te: prima noi, poi gli altri (nella preghiera)... noi crediamo di far le cose in gran fretta per lavorare, ma no. Secondo me non è il rumore che faccia il gran bene; anche il bene bisogna moderarlo, anche per il lavoro spirituale; altrimenti facciamo come le campane: chiamano la gente in chiesa, ma loro non entrano mai.