18 maggio 1919
SR. CARMELA FORNERIS
Dunque, siamo alla fine?! Il predicatore ha già fatto la predica sulla Risurrezione? (alla risposta affermativa il nostro Ven. Padre continua:) Allora siete nella via unitiva; questo è l'ultímo stadio degli Esercizi, perciò che cosa bisogna fare in questo tempo? Ripeto quello che già vi ho detto. Bisogna dare uno sguardo indietro e vedere se abbiamo proprio atteso bene a questi Esercizi, come abbiamo passati questi giorni, se abbiamo corrisposto alle singole grazie che il Signore ci ha date in questi giorni. Numera stellas si potes [conta le stelle se puoi]. Contiamo le stelle... Chi può contare le stelle?... Grazie son state tutte le letture, tutti i ritiri, tutti i rimproveri che avete sentito nel vostro interno, tutti gli aiuti nel fare i proponimenti. Grande lavoro si è fatto in questi giorni! Prima di tutto bisogna ringraziare il Signore di tutte queste grazie; Egli se lo aspetta questo ringraziamento. Si è lagnato dei lebbrosi, dicendo: Come mai uno solo viene a ringraziare, mentre sono stati tanti i guariti? Dunque, voi ringraziatelo per i benefici e tutte le grazie che vi ha fatte in questi giorni.
Siccome poi verrà la pena circa l'aver o no corrisposto (e certe volte c'è proprio stata l'incorrispondenza), allora si chiede perdono al Signore dicendogli che supplisca Lui all'insufficienza del nostro lavoro e ci dia tutto ciò che vorremmo aver fatto. Intanto si passa l'ultimo giorno in modo da poter rimediare al poco fatto nei giorni precedenti, così il Signore, per l'intercessione della Madonna e dell'Angelo Custode, supplisce davvero a quel che non abbiamo fatto noi.
L'ultimo giorno è il giorno dei proponimenti. Bisogna farne pochi, non più di due. Si omni anno unum vitiuni exstírparemus, cito viri perfecti efficeremur. Se ogni anno estírpassimo un vizio, saremmo presto uomini perfetti (Imit. I - XI - XV). Noi prendiamo sempre troppa roba e poi non facciamo niente. Dunque, pochi e pratici. Non dire: voglio farmi santa. Eh! questa parola è rotonda come l'0 di Giotto. Veniamo al pratico: in che modo voglio farmi santa? Roba piccola, roba da poco e su ciò che più abbiamo bisogno. Non fare come quel tale che tutti credevano e sapevano avaro ed egli non pensava di esserlo (sorride).
Noi sappiamo che la superbia c'è sempre in tutte le cose; sappiamo che è facile la mancanza di fervore, di amor di Dio (quest'ultimo non si tratta di sentirlo, ma di volerlo); ebbene, ciascuna vada a vedere qual'è la voce che grida di più a suo riguardo, e non stia solo lì a dire: Io ho tanti difetti. Sì, ci sono, ma non pertanto bisogna andare al principale, bisogna andare a ciò che è più necessario, a quel che costa di più, del resto non faremo mai niente. Pochi, pratici, minuti; e sul bisogno maggiore, sul difetto dominante. Una avrà tanta superbia; un'altra sarà inclinata a cercare le proprie comodità; quell'altra mancherà di spirito; un'altra ancora non farà le cose unicamente per il Signore... Di tutte queste cose bisogna esaminarci, andare al fondo... Ricordatevi: poca roba, poca roba. (Vi restituirò poi le lettere scrittemi per S. Giuseppe).
Dunque non badare all'amor proprio. Fa' quel che vuole il Signore da te. Sarà una minuzia, e una minuzia non la vogliamo dare; invece il Signore rifiuta tutto quello che vorremmo dargli e vuole questa per ora.
Questo giorno di via unitiva dev'essere un giorno di maggior raccoglimento; stare uniti con N. Signore; vivere del Signore, fare una cosa sola con Lui, star con Lui dalla mattina alla sera. Ciascuna di voi in questi giorni deve figurarsi di vedere nelle sorelle tante Certosine. Domani è un giorno in cui bisogna dimenticar tutto; bisogna vuotare il cuore e fare in modo che ci stia solo più Dio ed io. Così il Signore ci benedirà: questo è il modo di terminare gli Esercizi.
Ai predicatori ho raccomandato di cacciare da voi la mollezza, la sdolcinatura; che cosa ne facciamo noi missionarie di quella roba lì? Attività! attività!
Ho ricevuto dall'Africa delle lettere di Monsignore. Dice che han fatto gli Esercizi i sacerdoti anziani, poi quelli meno anziani, poi i coadiutorí e poi le suore.
(Il nostro Ven. Padre legge una magnifica lettera dei Missionari componenti la prima muta di Esercizi, poi soggiunge:) Vedete, bisogna incominciare sul serio, gher [gara] a chi li fa meglio. Laggiù voglion farsi tutti santi, e qui?...