24 settembre 1922

 

 

SR CARMELA FORNERIS

Vengo a dirvi tante cose, ma soprattutto vengo a dirvi che bisogna che vi facciate sante se no… si spende solo a farvi partire…

 

(Volgendosi alla Ven.ta superiora sr. Margherita) La superiora vi insegnerà poi il KiKuyu: voglio che siate sciolte nel parlare. Io dico sempre che bisogna essere santi, bisogna essere santi. Ah! Chi è stato in Africa sa che cosa vuol dire stare laggiù. La superiora vi dirà e vi insegnerà tante cose: questo è uno dei principali motivi per cui è venuta.

Intanto coi altre avete fatto la vostra campagna da signore. Certo questo si fa per obbedienza e tutto si fa per il bene: adesso però che siete ritornate, avanti:incominciate. (Parla della nostra casa che già abitiamo ma che è ancora da finire e poi conchiude:) Non c’è bisogno di finire tutto in un momento; e se doveste anche dormir per terra?!… questo ha anche il suo lato poetico. Ma più di tutto è della pazienza eroica che c’è bisogno laggiù. Quando vengono delle miserie, tenersi su… Ah! Non è il numero che fa quando sono laggiù, è lo spirito che fa; e per quanto in Africa ne abbiamo bisogno, non si mandano giù individui senza che prima non abbiano compiuta la loro preparazione.

 

Di preti non ne hanno mai abbastanza, così di suore e di coadiutori…Come sono stati tanti secoli senza nessuno, ed il Signore non ha perduto la sua pace in Paradiso, così si aspetta ancora. Già: mandiamo giù oves et boves [pecore e buoi cioè ogni sorta di individui] e poi? Se mandiamo giù la gente senza santità, che cosa si fa dopo? Ah! Questo no! Finché non ha fatto la preparazione sufficiente, non si manda.

Adesso intanto cominciate subito. Di là incominciano l’anno con gli Esercizi e voi cominciate lo stesso anche senza farli: Bisogna in principio d’anno metterci davanti agli occhi ed esaminare bene la rettitudine del fine per cui siamo venute qui e stiamo qui. Non basta aver pensato: vado a farmi missionaria. No, adesso che siete qui bisogna pensare: Ho io nell’intenzione lo scopo dell’Istituto? Sono qui, godo dei benefici, delle grazie delle missionarie della Consolata, ma il mio scopo è il fine primario dell’Istituto? Lo sapete: il primo fine è la santificazione vostra, il secondo l’evangelizzazione.

 

Bisogna tener sempre presente questo scopo e non vivere così…Son qui per farmi santa missionaria quindi avanti.

Istruirvi in tutto: nel catechismo, nelle lingue, nei lavori manuali: questi per voi sono i più importanti. Là bisogna saper fare di tutto. Altrimenti se non sapete come si seminano, come si raccolgono, come si usano i cavoli, come farete poi? Bisogna proprio saper fare di tutto. Ognuna domandi a se stessa: son capace a far la cuoca? Son capace a far questo, a far quello? E non far la minestra che sappia sempre di fumo, e non troppo cotta, e non troppo salata… Ci vuol criterio. Ma torniamo a noi.

 

Ho detto che il fine per cui siete qui non è quello di correre laggiù, ma solo quando il Signore vi chiama. Bisogna aver sempre di mira lo scopo della nostra santificazione, ed i mezzi da usarsi. Non dico che si stia qui con dei fini cattivi, ma star qui senza dare tutta quella importanza, è un fine storto; siamo qui per fare il maggior frutto possibile. Se mettessimo sempre in pratica questo! Invece sempre lo stesso da un mese all’altro. Ero superba e superba lo sono; ero pigra e pigra lo sono… Bisogna avere la pratica del fine per cui siamo

 

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qui per poi noi riuscire idonee a salvar tante anime. Quindi costi quel che vuole, ma se si può imparare un po’ di lingua, bisogna impararla, altrimenti i neri dicono poi: oh, la folle!

Questo fine dobbiamo sempre averlo davanti e incominciare subito. Io credo che nessuna stia qui solo perché si sta bene. Non si sta qui solo per questo; bisogna che si stia proprio per vocazione e si corrisponda. Dunque la prima cosa è pensare per qual fine siamo qui e, per ripetere la frase di S.Bernardo: Ad quid venisti? Perché sei qui? Questo pensiero lo scuoteva quando aveva qualche disanimo. Il fine bisogna averlo sempre presente, massime adesso che incomincia l’anno scolastico.

 

La seconda cosa da osservare è lo spirito di leggerezza, di dissipazione, di mondo, e lo spirito buffonesco, ma questo non lo dico neppure, a voi. Spirito di leggerezza è quello che non dà importanza alle cose, che prende tutto alla leggera. Non ci ho badato; non l’ho fatto apposta… Ma bisogna stare attenti,dare importanza a tutte le cose e non dire: Sono ancor giovane.

 

A far lì le cose mollemente si arriva alla sera che non si è contenti; si sarebbe potuto fare il doppio e non si è fatto.

Di cose di mondo poi credo che tra voi non ne parliate. Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti. (Volgendosi alla rev. Superiora sr.Margherita) Voi non avrete mai rimpianto laggiù di non vedere i teatri e le cose di Torino. Io non sono mai andato e non l’ho mai desiderato.

 

La terza cosa è lo spirito di superbia. Ah! Questo qui, c’è. Siete tutte superbe, tutte, tutte, tutte. Vorrei un po’ vedere se tu dici che non lo sei… (volgendosi ad una postulante). Quelle che dicono che sono umili, sono superbe; persuadetevi che lo siete tutte. Una crede di essere qualche cosa e magari!… Dunque siete tutte superbe.

La quarta è lo spirito di fiacchezza. Bisogna essere come tante fuseute [saette]… La lentezza viene dall’infingardaggine. Quando il lavoro a fusuna [rende molto], come si dice, fa piacere. Invece alle volte si sta lì così…, sempre con la paura che ci comandino qualche cosa di più…E’ poltroneria quella lì. Bisogna far tutte le cose bene e con energia e mentre si fa una cosa pensare a far bene quello che si fa:Age quod agis, come diceva il nostro caro Sig. Vice Rettore. Niente scappi, bisogna che impariate di tutto.

 

Incominciate subito ed ognuna pensi all’esatta osservanza del Regolamento in tutto, in tutto. E fatelo per amor di Dio e per la vostra santificazione: aiuta questo. Approfittate di tutto; fate per così dire, ammattire la superiora perché siete smaniose di fare, fare… Il tempo passa e dovremmo poi rendere conto al Signore. Quelli là del Vangelo furono castigati dal Signore solo perché non avevano trafficato il talento. Questo si vedrà poi in Africa. Certe suore che parevano non tanto capaci, laggiù fanno molto meglio di altre che credono di avere un deposito di scienza e di virtù.

Dunque incominciamo subito: ci vuole vita e chi non l’ha la metta. Non dare retta al diavolo che può magari dirvi: Sei deboluccia, non puoi…; e poi non bisogna farsi santi tutto in un colpo. –No, no, tu (additando una postulante) fatti santa tutta in un colpo se sei capace… ce ne resterà ancora sempre un poco. Certo che c’è sempre chi fa bene, chi fa meglio e chi non fa tanto bene…; e questo anche se non me lo dice la superiora (sr.Margherita)!!!

Dunque fate così; andate avanti sempre; che il Signore vi benedica affinchè possiate proprio corrispondere alle sue mire, ed ognuna dica: Io voglio essere una missionaria santa, perfetta.

Siate tutte vogliose di imparar tutto.. Certe, quando sono là vorrebbero di nuovo ritornare per imparare ancora qualche cosa. Invece… quello che si sa, si sa… del resto bisogna sgambettare!

 

SR:EMILIA TEMPO

…ma l’importante che vi facciate sante: la Superiora (sr.Margherita) è venuta solo per questo. E non aver premura di andar giù: quei neri sono stati tanti secoli senza, e il Signore non ha perso la sua pace per questo; ma andar giù oves et boves, no…

senza la dovuta preparazione, e poi?… Ma voi incominciate, subito. Ma che cosa fare?

1°- Esaminarci sulla rettitudine d’intenzione nella nostra vocazione. Sono qui, godo dei benefizi ecc… ma corrispondo proprio al primo fine, la santificazione propria? Bisogna proprio che teniate ben a mente questo. Il secondo fine la santificazione altrui conforme l’obbedienza… Poi bisogna istruirsi in tutto. Ci vuol criterio: voi altre avete bisogno d’imparare e imparare con criterio. Non è passar lì quei tanti anni e poi correre, non è questo; ma sempre aver fisso il fine. Siam qui per far frutto e il maggior frutto possibile. Non: sempre la stessa. Bisogna venire alla pratica del nostro fine. Non star qui solo perché non sapevo che cosa fare di me,no; ma come dice S:Bernardo: Ad quid venisti?

 

2°- Lo spirito di dissipazione e leggerezza (buffoneria) Leggerezza, si prende ogni regola, anche piccola e non si dà importanza… non ci ho badato. Sempre lì, dal mattino alla sera… Lì si fa quel che ci dicono… ma lì li, non con energia. Poi anche nel parlare, non dico… ma non di cose mondane.

 

3° - Lo spirito di superbia. Persuadetevi che tutte abbiamo un po’ di superbia – tutti abbiamo la nostra dose. Dunque siete tutte superbe. Bisogna emendarsi.

 

4° - Lo spirito molle, pare che sia lì così, e invece è poltroneria – non un “lestofante”, quando il lavoro fasuna… se no, quando si ha paura che ci diano del lavoro… è infingardaggine, poltroneria. Bisogna fare le cose come diceva il Sig. Vice Rettore: age quod agis.

Vedete che cosa c’è da fare; incominciate subito e bene; del resto il tempo passa… Passa un mese, due e sempre allo stesso punto. E questo si vede poi in Africa. Certe suore che sembrava non sapessero tanto, eppure… Invece di quelle che sembrava che oh!… Se no succede poi che bisogna che ci sopportino…

Imparare… ci vuol vita… Bisogna proprio che ciascuna faccia; nessuna scusa. Là il diavolo dice, sei un po’ deboluccia, e poi non hai mica da farti santa tutta in una volta…

Vedete: c’è sempre chi fa bene, chi più, chi non tanto, e anche chi fa un po’ male. Anche se la superiora non me lo dice, io penso sempre male.

Nunc coepi [adesso comincio]. Bene. Dunque fate così e andate avanti, che il Signore vi benedica.

Che ognuna dica: Io voglio essere una missionaria santa, perfetta, senza eccezione.