21 ottobre 1906
Quad. III, 14
23 ott. 906
Sulla Divozione (ai soli professi)
Riportiamoci ad uno, due o tre anni sono: a quel giorno in cui
abbiamo emesso i S. Voti. Allora ci siamo presi l’obbligo di tendere continuamente alla perfezione; questo è
di dovere nei religiosi: conatus con-tinuus proficiendi. - Orbene l’abbiam fatto? da quel giorno siamo sempre. ..
non ci fu qualche lacuna a questo riguardo. E che dire se dovessimo affermare che siamo nello stato d’allora; e che
se meno che allora?
Esaminiamoci attentamente e profondamente. Voi sapete che nella via della perfezione non
progredi, regredi est. Es. uno in mezzo al fiume. .. Ma veniamo ai particolari; e per questa sera esaminiamo la nostra
divozione alla SS. Trinità, alle tre D. Persone, poi alla Madonna, agli Angeli ed ai Santi nostri Protettori (Es.
di ogni cosa).
P. Costa, quad. I, 137-139
21 ottobre 1906 -
Festa della Purificazione di Maria SS.
Sermoncino del Rev.mo Sig. Rettore ai Professi.
Sono venuto
oggi a fare ciò che voleva fare da tanto tempo: raccogliervi cioè a parte e dirvi alcune parole, e ci
rivedremo a tal fine sovente. Voi infatti siete veri figli dell’Istituto, gli altri invece non sono che figli
aspiranti, che si preparano per conoscere la loro vocazione e per i santi voti. A loro si debbono dire certe
verità, certe altre si debbono dire solo a voi; essi si possono salvare colla semplice osservanza della Divina
Legge; voi invece, dovete di più osservare i Precetti Evangelici.
Come tutti i Teologi insegnano con S.
Tommaso, il religioso è tenuto non già ad essere perfetto, che il termine della perfezione è lo
stesso Iddio, (Estote perfecti sicut Pater vester caelestis perfectus est), termine infinito che giammai potremo
raggiungere; bensì nel tendere continuamente alla perfezione: Conatus in viis Domini semper proficiendi, si
definisce la religione.
Ora ognuno di noi si faccia ad esaminare se stesso e dire: da tanto tempo che ho fatto
i s. voti, sono andato io sempre avanzandomi nella perfezione, oppure, forse, ero più fervoroso prima di farli?
Oppure un altro dirà: non sono sempre stato costante, ho avuto dei momenti di fervore, ma certi altri ero lì
freddo... Lui fortunato se ha saputo scuotersi e prender nuovo vigore. Noi ci esamineremo dunque in queste riunioni sui
vari vostri doveri di religiosi.
E prima di tutto sulla Pietà. Son io cresciuto nell’amore alla
SS. Trinità? Che devozione ho io per Essa? Noi che tanto spesso ripetiamo il Gloria Patri, ecc. In Nomine Patris et
Filii et Spiritus Sancti, dovremmo ogni volta più infiammarci nell’amore verso il Signore. E per venire alla
pratica; attribuiamo noi a Dio tutta la gloria? Che cosa abbiamo noi di nostro? Se ben ci esaminiamo: la creazione non
è da noi, non la conservazione, non è nostro ingegno; dono di Dio è la buona volontà; di
nostro non abbiamo che il peccato. Che abbiamo dunque da gloriarci?
E come ci troviamo circa l’amore a
N.S.G.C.? Siamo noi cresciuti, o piuttosto non ci siamo illanguiditi? Ed in particolare, qual è la nostra devozione
verso il SS. Cuore di Gesù? sopratutto verso il SS. Sacramento, che è la divozione delle divozioni? S.
Alfonso confessa di dovere alla sua divozione, alle visite del SS. Sacramento la vocazione allo stato religioso.
Gesù Sacramentato è sempre con noi per santificarci, e noi ci sentiamo verso di Lui? quando entriamo in
Cappella, quello sguardo di fede..., e così via.
Qual’è la nostra devozione verso gli
altri Misteri della vita di N.S.?
Nella Settimana Santa ci sentiamo noi compresi di compassione, d’amore per
la Passione di N.S.G.C.
Qual’è la nostra devozione verso lo Spirito S..? Egli è che
c’infonde la grazia; e noi non dobbiamo solo averne speciale devozione nella Novena di Pentecoste, ma lungo
l’anno, sempre...
È la divozione a Maria SS. ? Oh, (con vivo accento di divozione,
d’affetto, di convinzione), S. Stanislao Kostka, S. Luigi ne erano infiammati, consumati. Se questa devozione
è moralmente necessaria per salvarsi, a tutti i cristiani, che diremo d’un religioso il quale deve inoltre
sempre tendere alla perfezione?
Quel santo di Mons. Galletti ci diceva in Seminario: un chierico che non sia
devoto di Maria SS., che all’avvicinarsi delle sue feste non si senta tutto infiammato e animato..., per questo solo
egli non è chiamato al Sacerdozio.
Ed al nostro Angelo Custode? Siamogli divoti non solo in questo
mese, ma sempre; facciamo quelle divozioni in suo onore, recitiamo bene 1’Angele Dei e spesso. Lo Sp. S. si
serve ordinariamente del nostro Angelo Custode per mandarci ispirazioni, rimorsi... ecc.
Così diciamo
di S. Giuseppe, del Santo Protettore dell’anno, del mese, ed abbiamo pure una particolare divozione pel santo del
giorno.
Vedete, io, come già S. Agostino, territus terreo: atterrito della responsabilità del
vostro avvenire, atterrisco voi; basta un solo Missionario per scandalizzare tutto un popolo.
I miei anni sono
più pochi, ma fossero pur molti, voglio spenderli in fare il bene e farlo bene; io ho l’idea del Ven. D.
Cafasso, che il bene bisogna farlo bene e non rumorosamente; io non bado al numero. Talvolta son costretto a contare
quelli che sono in Africa, perché devo renderne conto, altrimenti non si dovrebbero neppur contare; sono più
di dodici, e dodici bastavano a convenire tutto il mondo. Se qui ci fosse pur un solo, io ed il Sig. Prefetto useremmo
attorno a lui la cura che usiamo a tutti voi.
La chiamata alla Religione è una grazia grande di Dio, e
niuno può venirvi se non chiamato da Lui; noi possiamo cooperare colla nostra volontà, ma volontà di
ferro, la vocazione però viene da Lui. Questa è una grazia grande, e chi quasi si pentisse d’aver
fatto i voti costui è fuori di strada: preghi il Signore ad illuminarlo per comprendere qual favore celeste sia
l’esser chiamato allo stato religioso.
Sì, esaminatevi su tutte queste [cose]: si può
pregare ed essere superbo, non casto, mancar di carità, ecc., ma la pietà è già una gran cosa.
In seguito vedremo le altre virtù e tutto il resto: noi faremo sempre esami, perché abbiamo
bisogno di pratica. Esaminatevi dunque, non solo sulla pietà, ma anche sul resto, ne vi abbisogna molto tempo,
perché la coscienza vi dirà subito quello in cui mancate, quello che vi abbisogna. Coraggio ed arrivederci.