12 febbraio 1913
P.P. Albertone, quad. V, 26-29
(Giorno 12 Febbraio 1913 - Vigiglia della partenza
dei Padri Benedetto e Gagnolo e Coad. Giovanni –
Sig. Rettore):
Uniamoci tutti a pregare per un buon viaggio per i nostri Missionari. Finora tutti quei che partirono sono sempre arrivati bene: la Consolata li protegge... Essi avranno da stare un mese e più sul mare; fin da stassera perciò finché giungeranno in Africa tutte le nostre preghiere saranno per questo fine, che possano cioè giungere sani e salvi e là incominciare a fare il Missionario.
Quando domani mattina li vedrete partire dovete dire: Quam speciosi pedes; e dovremmo baciarglieli veramente; dobbiamo vederli come tanti Angeli... Non è questo o quel padre che parte, è un Missionario.-
Per il viaggio non indossano l'abito bianco come li avete veduti Domeni­ca, e questo per non fare tanta reclame, tanto rumore, ma in Africa i Padri l'indossano sempre e i Coadiutori quando vanno in chiesa e tutto il giorno nel­le Domeniche. - Domani dovremo avere questo sentimento: di veder partire degli Angeli, i quali vanno a preparare la via al Signore nei cuori di quei cari neri. Sebben l'abito non faccia il monaco - tuttavia si dice anche che: "non vi è monaco senza abito". Così nel Seminario di Giaveno e in quegli altri Seminar! che son ben costituiti, secondo le regole del Tridentino, ciascun giovane ha la sua veste talare che indossano la domenica e in altri tempi. Amare l'abito tala­re e portarlo con rispetto è anche un segno di vocazione.
Vedete: i Coadiutori, domani vedendo il loro compagno anche vestito della veste talare, dovranno avere una santa invidia. E voglio che anche voi piccolini abbiate l'abito. Mons. Gastaldi, il quale ripeteva spesso: qui spiri-tum Christi non habet, non est Ejus; diceva: come s'infonde questo spirito? In tutti i modi, e prima coll'abito. È lui che l'impose nel Seminario di Giaveno, mentre avendolo consigliato in un altro Seminario ed avendo i Superiori fatta qualche rimostranza, per allora non disse nulla e lasciò stare, ma d'allora in poi rivolse tutte le sue cure pel Seminario di Giaveno e se fu un tempo ed è an­che adesso, un buon Seminario, di spirito, lo devono a questo... Da esso esco­no quasi tutti i Preti dell'Archidiocesi, da esso escono Vescovi, Missionari e molti Religiosi.- Quando l'impose, molti uscirono dal Seminario, perché non avevano il vero spirito. Chi non avesse inclinazione a portare questo santo abi­to, a chi non piacesse indossarlo, mancherebbe già di un dato, di un segno di spirito Ecclesiastico.
Bisogna avere per esso un grande affetto e un gran rispetto. I sacerdoti dabbene non lo depongono mai. Cosi il nostro Venerabile... benché a' suoi tempi vi fossero ancora molti Sacerdoti che andavano in curtis (facevano una figura da Arlecchini - da Gianduia) lui portava l'abito lungo, e mai nessuno lo vide senza abito... Neppure il suo domestico lo vide a vestirsi o finir di vestirsi.
Così, come vi dissi, sebbene l'abito non faccia il monaco, tuttavia non v'ha monaco senz'abito - Esso aiuta molto, molto. Voglio che tutti lo deside­riate... E quando io crederò essere arrivato quel giorno in cui tutti l'indossere­te: Coadiutori, Aspiranti e Studenti, quel giorno voglio che facciam gran festa - Io quel giorno lo desidero tanto, anche voi (parlando ai giovani) dovete desi­derarlo tanto.
Sono contento che mi sia presentata l'occasione di dirvi una cosa che tan­to amava di dirvi.