13 aprile 1914
P.P. Albertone, quad. V, 238-240
13 Aprile
(La 1ª volta che si sono fatte le cerimonie della Sett. S.)
C'è niente di piccolo per N. Signore: non basta fare il bene, ma farlo be­ne. Le ceremonie sono segno di buon spirito, e va bene. Il Signore mette le ce­rimonie coi comandamenti: ricordate quello che aveva preso il fuoco non sa­cro, e l'altro che sosteneva l'arca.
Vedete l'importanza delle sacre ceremonie, quanta importanza ci dà il Si­gnore, quante minute prescrizioni: allora era lungo. Il gran piacere che mi fate nel fare bene le ceremonie. Si piglia poi anche la facilità, la manicatura, anche per il canto. Non ho mai cantato, e finiscono per dirmi che ho cantato bene. Non dico per superbia. Dicono: Quando c'era il Can. Re, «cui bon hom là a ii striplava», ci andava proprio uno che non fosse cantore per cantare bene. So­lo: l'«Ecce lignum Crucis» che il capo cantore mi ha soffiato nell'orecchio una nota bassa, e non ho potuto. M'avesse lasciato cantare, ma.
Massima importanza, secondo le proprie forze, si sentono piene dello spi­rito di Dio. Nel Seminario, tutti quelli che non avevano avuto scuola ci hanno fatto una scuola speciale, e se qualcuno di voi è stonato, non bisogna scoraggirsi, e cosi dei piccolini, a forza di sentire gli altri, senza accorgersi si piglia. Tutto a gloria di Dio. Vedete, in Africa il P. Bellani ha fatto le funzioni, e se uno sa pigliarsi i piccoli si fa bene come nelle cattedrali. Il Signore resta glori­ficato. E certo che in Paradiso avrà una gloria particolare il Can. Soldati per­ché per le cerimonie ha fatto un lavorone: tutti questi libretti che girano.
Dunque bene e tutti. Il Signore ci benedirà. È Pasqua: pigliamo le qualità di Gesù risorto. Il predicatore della cattedrale dice che ha imparato a gestire nel Seminario, dove c'era la pratica di non parlare, ma di fare soli i gesti senza parole: solo la mimica, e stavano più attenti al modo di dirigere la mano, e di­ceva che era utile essere senza parola, perché il pensiero dovevano esprimerlo col segno, ed era abbondante, ma sempre a proposito.
Alla predica: Si Christus non resurrexit inanis est fides vestra, l'ha prova­to storicamente certo, poi ha portato l'esempio, ha detto: se pigliassimo la mole Antonelliana e la capovolgessimo sulla sua punta cosa direste? Non cre­dereste? ecco questa punta è il mistero della resurrezione, se fosse falso, tutto sarebbe sconquassato.