21 marzo 1915
Quad. X,
20
Domenica di Passione (21 Marzo) Della mortificazione
interna
La mortificazione interna o
dello spirito come mezzo per conservare la castità consiste principalmente nel frenare la fantasia e nell'essere umili.
(Vedi Pred. ai Seminaristi sui mezzi per cons. la
Castità).
P.P.
Albertone, quad. VI, 92-97
21
Marzo
C'è qui una cosa che D.
Meineri non vuole che io vi faccia vedere ma io ve la faccio vedere lo stesso.
È il suo diploma di innestatore. Vedete! 18 punti su 20. Su 50 è stato il primo. E questo è anche per
dire che un missionario è anche capace di cose che non sono totalmente...
Così anche per quelli che andavano a imparare da chaffeur, uno è già in Africa, l'altro
ancor qui, eh, se metterò su un'automobile qui, sapete a farlo andare, tutto serve. Così se quei là
vogliono un professore di agricoltura, presenta il suo diploma.
Vedete S. Ignazio, tutti i suoi religiosi
sono tutti o professori, o simili, e lui li ha sempre fatti studiare. Tutto serve. Prima lo studio della religione e poi
il resto.
Del resto, vi siete già rallegrati coi nostri due
suddiaconi? Oggi questi, domani voi, la tonsura, e la famiglia aumenta. È una grazia di Dio. Avete fatto il
passo, eh? oh come è bello leggere questo librettino, e chi l'ha già ricevuto lo sa, gli altri lo
riceveranno. Filii dilectissimi, ... mi ricordo, il Vescovo era seduto, con mitra, ecc...., e noi in piedi davanti a lui.
E lui dice queste parole: Filii dilectissimi, (qui lesse le parole pronunciate dal vescovo pel suddiaconato, traducendole
e commentando le principali con qualche parola)... iterum atque iterum... pensateci bene, qual peso vi addossate... ultro,
liberamente, ora siete ancora in tempo, cioè, non c'è più gran
tempo un minuto di tempo, pensateci bene, e se decidete di si, fate il passo. Mi pare ancora di sentirle queste parole da
Mons. Gastaldi, le diceva con un impeto tale, che faceva venire la pel d'oca. Mi ricordo che qualcuno vicino a me
piangeva, singhiozzava forte, poi si fa il passo, si distendono, procumbunt; un bravo compagno, vicino a me piangeva,
singhiozzava, ed io non poteva consolarlo, avevam da pensare a noi stessi. In convitto ce n'è uno che era già stato preparato per Natale, ha
fatto gli esercizi, e poi al mattino non è andato. Ora poi ha solo più fatto tre giorni di
esercizi, persino il Cardinale l'ha esortato.., e al mattino io sperava che questa volta... e poi non è andato. E
allora l'ho fatto chiamare, e gli ho domandato il perché! E lui mi ha detto: «Ma, io penso agli
obblighi gravissimi, e non mi sento, mi fa paura». Eppure è un giovane regolarissimo, un bravo
convittore. Io poi non me ne intendo di più, perché non lo conosco. E gli ho detto:
«S'intenda col confessore; io non sono solito di farmi dire i peccati, ma o si decide, o deponga l'abito».
— e lui dice: «ma, ho lo spavento di riuscire solo così così». E adesso è
inutile di farlo preparare per il Sabato Santo, perché poi non va.
Questo non per spaventare noi, ma solo per dire l'impressione che fa di legarsi in perpetuo. Ma dopo si ha il
breviario e si deve esserne contenti perché si ha la fortuna di pregare di
più. Ma non sarà più permesso di tornare indietro, non amplius licebit. Ed ho osservato, ci sono
certuni che bisogna spingerli, e altri che bisogna tenerli indietro, tenerli infuori, e volevano andare. E ce n'era
uno in Convitto che voleva andare a tutti i costi, ed io ci ho detto: «Io non ci dò l'approvazione».
Quelli prima di me non ce l'avevan data. E allora lui si è fatto proporre da un padre. E poi non passa un
anno e colui che l'aveva proposto aveva le mani nei capelli. Ed io l'aveva detto al
Cardinal Alimonda:
«io sto al giudizio di Mons. Gastaldi».
«Eppure, mi diceva lui, c'è il tal padre che insiste»! — «Ma, se insiste se lo
prenda»! E fu ordinato; fu vicecurato e poi? E poi il Card. Alimonda è venuto da me e «lo sospendo
subito!» — «Ma, gli ho detto, per ora abbia pazienza, ora è
sacerdote!» — «Ma, c'era il padre...» — «ma,
quel padre non doveva fare quello che non spettava a lui». Basta, l'ho fatto venire con me a S. Ignazio, e là ha promesso, fu mandato vicecurato in un altro luogo e poi in un terzo luogo, e
dappertutto ne ha fatte delle sue. E adesso è ancora vivo; e mi vuol bene sapete. Se la prende con tutti quelli che
l'hanno fatto ordinare. E questo è per dire che siate fermi nella virtù; voi fortunati che avete qui tutti
gli aiuti. Sia l'aiuto vicendevole, sia l'aiuto dei superiori, ecc. E così
in Africa tutto è regolato con un orario preciso; e Monsignore non transige, nessuna scusa. E così si ha il
breviario, per sostenersi; per essere continuamente vigilanti; e perciò
il breviario bisogna recitarlo bene e con divozione. Ma tuttavia non basta. Oratione
et jejunio. Colla preghiera e il digiuno
sono i mezzi con cui si vince il demonio dell'incontinenza. La preghiera è
già gran che, ma la mortificazione aiuta ancora.
E può essere la mortificazione esterna ed interna. Dell'esterna ne abbiamo già parlato altra volta, ora dell'interna. E
dell'interna in quanto che serve per la castità. Due cose sono di essenza in
questo: la mortificazione dell'immaginazione e l'umiltà. E prima di
tutto, la mortificazione interna è necessaria per conservarci casti. L'immaginazione è come un vulcano, se
non mettiamo roba buona pensa a tante goffaggini; mette sempre fuori. E perciò bisogna fermarla. Non andare dietro
a tutte le fantasticherie che ci presenta l'immaginazione. Impedirle di vagare, altrimenti guai! E lo stesso di chi
sta in ozio e chi si occupa male. L'ozio è il padre dei vizi. Come sta scritto che il vizio di Sodoma fu
otium ejus. E quando uno non si applica bene e sta tutto il tempo a vagare, il
demonio mette roba cattiva. Perciò fuggire l'ozio. Tutti i santi hanno sempre
fuggito l'ozio e amato il lavoro. E anche quelli che sono dedicati alla
preghiera, pure hanno tutti i lavori manuali, un orto da zappare, od altro per
occupare il tempo che non si può dare allo studio ed alla preghiera, e così trovare il modo di occupare
la testa. Non solo per il motivo di imparare, ma anche semplicemente per occupare la testa. Così alle due,
alle tre non si può studiare cose serie, e si fan lavori manuali, e così per stancare un po' il corpo.
Perché questo corpo ha bisogno di essere stancato per mezzo del lavoro. Così voi coadiutori lavorare
intensamente! Fuggire l'ozio. Dunque prima cosa essere occupati, fuggire l'ozio; quando si studia, studiare, quando
è tempo di lavorare, lavorare; e lavorare bene e non da folli. E così fare anche un po' di
lavoro di testa, non solo un lavoro di fatica. Così in seminario ce lo
dicevano;
non fare lavori pubblici, ma occuparsi in qualche cosetta,
sarà legare libri, sarà qualche cosa altra, ecc., ma occupare la testa; così nelle
vacanze fare qualche lavoro, o occuparsi
nello studio. Quegli studii che servono; come sarebbe la S. Scrittura, verbum Dei,
illuminans oculos. Come diceva S. Girolamo:
«ama scientia (sic)
scripturarum et vitia carnis non amabis» e perciò è per quello che si è messa la
Scrittura per tutti i corsi fino alla fine. Desidero tanto che pigliate tanta
affezione alla Bibbia. È un sacramentale. Mons. di Aosta diceva: la S. Scrittura è un sacramentale, e
ogni parola è un antidoto contro le tentazioni. Ama scientia (sic) scripturarum et vitia carnis non amabis. Ah, la
S. Scrittura, più si studia, più si legge e più si ama, e più diletta. E quando avete
terminato gli altri studii, questo fa tanto del bene. Dunque essere pieni di questi pensieri. E poi per prima
mortificazione allontanarsi dalla lettura dei
romanzi; anche dei romanzi buoni, anche dei romanzi della civiltà cattolica. Il nostro Card. lo dice tutti gli anni
a S. Ignazio, neppure quelli della civiltà cattolica, nessuno escluso.
Dobbiamo leggere cose vere; neppure non dobbiamo leggere cose semplicemente dilettevoli. Quando era tempo di studiare Virgilio il Signore dava la grazia; e ci fu un giovane che mi ha detto che l'Eneide
fu per lui un'occasione di tentazione. E mi diceva: «ho trovato uno scandalo». Perciò non troppo
amore ai pagani. Studiarli certo per la lingua e lo stile, ma studiarli cristianizzandoli: Se lui, che era un pagano,
ha detto così, noi ... che avrebbe detto se fosse stato cristiano. Certi versi di Orazio sono così belli!
Bisogna cristianizzarli. Non fare come S. Girolamo, che amava troppo studiare Cicerone e Plauto, e trovava che la S.
Scrittura aveva un latino da sacrestia. E, lo sapete, quella notte, gli è
comparso uno che gli ha domandato: «Chi sei tu? E lui gli ha risposto: sono cristiano. «No, gli ha detto
l'altro, Ciceronianus es tu!». E poi quel là gli ha dato delle bastonate. E poi quando si svegliò non
era stato un sogno perché si trovò le costole rotte. Affezione alla S. Scrittura, non guardate se ha il
latino da sacrestia. Questo per mortificare l'interno; fuggire l'ozio, e empirvi di cose buone. Per me non ho mai
trovato tempo a leggere romanzi. Cioè, ne ho letto uno, una volta nelle vacanze; avevo i fratelli studenti, e me l'hanno dato, per farmelo leggere; e l'ho letto. E poi quando sono tornato
in collegio l'ho detto a D. Bosco. A D. Bosco io diceva tutto. E gli ho detto: ho
letto quel romanzo. E mi ha lavata la zucca in regola. E mi ha detto, se volevo scaldarmi la testa coi romanzi che...
Non era un romanzo di quei lì, era Beatrice Cenci del Guerrazzi. Abbiamo così poco tempo, testa piccola,
occuparlo bene. Io mi faceva sempre questa interrogazione: Posso studiare? Dunque se posso, devo studiare. Se
poi non posso studiare, ma posso leggere, leggere cose buone. Ma di regola poteva sempre studiare quando poteva
leggere, poteva anche studiare. E così studiate la S. Scrittura. Così, variare lo studio. Per il prete non
sono necessario delle vacanze, è solo necessario di variare le occupazioni.
Voi fate le cose secondo l'ubbidienza, anche per la ricreazione, ma per un sacerdote, quando è stanco, e non può studiare, va al confessionale, e quando non c'è più
nessuno, se non può studiare, prepara la predica e legge qualche vita di santi.
Questa è dunque la mortificazione dello spirito,
essere bene e sempre occupati.
L'altra mortificazione dello spirito è l'umiltà. La
superbia e l'incontinenza sono sorelle germane. Quando c'è l'una
c'è sicuramente anche l'altra, oppure non dura molto che ci sarà anche l'altra. Si dice che il Signore
umilia nella carne chi si solleva nello spirito. E S. Agostino diceva che per questo aveva visto a cadere dei cedri
di cui non avrei dubitato come di un Girolamo e di un Ambrogio. Sapete quel famoso deputato che ha dato tanti fastidi,
Murri superbo, si è messo a fare il propagandista finché ha finito col matrimonio. Quando c'è
una cosa si finisce sempre anche coll'altra parte. Ora poi è spiacente a tutti. Quel frate Giacinto a Parigi,
faceva furore; carmelitano; era anche superbo, e ha finito anche di sposarsi con una persona che aveva lui
convertito. Una conoscenza poi, per Torino, ha girato tanto tempo, e poi
è morto infelice. Predicava, confessava, scriveva, è il Ferreri, sulla Buona Settimana, fu in concorso col
Can. Soldati per essere il direttore spirituale del Seminario; finì poi per
fuggire con una penitente, e visse poi secolare infelice; povero meschino! Dunque, bisogna essere umili, guai! a chi
non è umile! Qui stat videat ne cadat. E
S. Bernardo dice che questa virtù si nutre coll'umiltà.
Preghiamo il Signore che voglia, che vi aiuti
ad arrivare alla santità per mezzo di questa virtù; per mezzo della
castità. O integra o riparata; il Signore voleva tanto bene alla Maddalena, e
a S. Margherita da Cortona, a S. Agostino. Dunque, ripararla. E ripararla colla penitenza, procurare di usare i
mezzi, e non avrete poi spavento di accostarvi agli ordini. Questo voto voi l'avete già fatto; l'essenza è
la medesima, solamente che questo del Suddiaconato è solenne ed è
fatto sotto l'autorità della Chiesa che ne prende il patrocinio, ma davanti a Dio è uguale nella
sostanza, sia il voto di professione, sia quello fatto nel suddiaconato. Solo che così si hanno due meriti, il
merito del suddiaconato e quello della professione, certamente! Non inquietarsi adunque, il demonio certo tutta la vita ci farà la guerra; ed è
per questo che i santi desideravano di morire, ma il Signore aiuta giorno per giorno. Confidenza in N. Signore, e poi
divozione alla Madonna, all'Angelo custode, e così portarla a Dio immacolata, o riparata. E
così.
Oggi
comincia la settimana di Passione, non più la Madonna, non più il Crocifisso, 15 giorni senza vederla. Ho
fatto un sacrifizio alla Madonna, la vedrò sabato. Il pensiero dominante di questa settimana deve essere la
Passione. Passio Domini N. Jesu Christi sit semper in cordibus nostris. Bisogna che sia nel cuore e anche nella
testa; non avere difficoltà a pensare a ciò che ha sofferto per noi N. Signore. Passare bene la settimana
Santa, 15 giorni proprio con occupazione dominante su quello che ha sofferto N. Signore per noi. E questo è anche
il modo di avere la testa piena di buoni pensieri.