21 agosto 1916
P.P. Albertone, quad. VII, 139-141; 142-143
Conferenza del ... [21] Agosto 1916
Ebbene? Stiamo per perdere D. Chiomio... Bisogna avere
pazienza, ho già parlato a quella suora, e speriamo ancora. Se fosse stato
destinato al fronte sarebbe stato più facile, solo ... che non sapeva che fosse già chiamato ... Adesso
ad ogni modo andrete a vedere (se è possibile fare qualcosa per tenerlo qui). Cosa mai!... Cose, miserie, di questo
mondo!
Io voglio
solo parlarvi di una cosa molto importante... Il Sig. Prefetto è andato a S. Ignazio, perché ne aveva molto bisogno; è tutto l'anno che non sta
troppo bene, e ha bisogno di riposarsi; ... oh! vedete, è più facile ubbidire che comandare! Ebbene io
vorrei che in questi quindici giorni si cercasse di essere proprio ubbidienti... anche per rendere più leggero il
peso dei superiori ... vedete, alle volte quelli che non vogliono ubbidire
bisognerebbe farli comandare un poco, allora comprenderebbero che bisogna ubbidire. Io vorrei perciò che in questi
quindici giorni foste veramente esemplari di ubbidienza per poter meritarci tutte le grazie che abbiamo bisogno. Vorrei
che in questo tempo si usasse per questo una particolare attenzione ad essere
ubbidienti... La prima virtù, guardate lì... è l'ubbidienza. E voi sapete già quali sono le
sue qualità, ubbidienza universale, pronta, cordiale, semplice... ecc. Le sappiamo già, e le ripetiamo e
andiamo ripetendole ogni tanto. Sì che qualche volta viene persino lo scrupolo: «Che debba lasciare lì
di fare le conferenze, di dire sempre le stesse cose?...». Temo che non se ne faccia profitto abbastanza.
Ciascuno deve fare un po' di esame e pensare se ha queste qualità: Ubbidisco a tutti e bene? — C'era il
Sig. Prefetto, e va bene; adesso D. Gallea e va bene, bisogna ubbidire a lui, come se fosse il Sig. Prefetto;
ubbidire tamquam Domino. Qualunque ci sia, ci vuole ubbidienza tamquam Domino. Ubbidienza a tutti... omnibus! Se
domani metteremo Merlo Pich, si dovrebbe ubbidire a lui nello stesso modo. Non dobbiamo illuderci; dobbiamo ubbidire a
tutti i superiori indistintamente, perché se no resta solo un'ubbidienza fatta all'uomo, e non un
ubbidire a Dio! Non si ubbidisce a Dio, se si ubbidisce solo per umani rispetti... Bisogna ubbidire a uno o
all'altro come a Dio, nello stesso modo che si ubbidirebbe a Dio stesso, tamquam Domino. È questo che io
desidero. Sì, nell'esecuzione dell'ubbidienza c'è sempre una causa superiore. Non è questione di
qualità del Superiore... È stabilito che in questi quindici giorni ci sia D. Gallea, e voi dovete ubbidire a
D. Gallea tamquam Domino.
Ubbidienza... sapete, universale, vuol dire
in tutto, tutto quello che si comanda, e desidero che abbiate spirito di ubbidienza universale, quello che non
distingue tra ordine e ordine ... anche che ce lo comandino con cattivo garbo... Quando ce lo comandano tanto con buon
garbo, quasi pregandoci, allora non resta più ubbidienza... si perdono i meriti; ed è quello che non
dovrebbe mai fare un superiore. Ed ho già ripreso il Sig. Prefetto per questo... perché non è
più ubbidienza. Fa perdere una parte dell'ubbidienza e del merito che ce ne sarebbe. Spero che lo farete...
Ciascuno si esamini; se ho proprio quest'ubbidienza universale che è tanto importante!
Quando sarete in Africa credete che sia sempre chi è più vecchio superiore?
Avrete magari un vescovo più giovane, un superiore più giovane... Andate a vedere i Gesuiti in via
Barbaroux, non guardano mica l'età per fare dei superiori, guardano solo
le qualità necessarie...
E perciò bisogna ubbidire a
tutti, è cosa più semplice che comandare, che fare differente, nelle comunità a modo si fa
così. Non bisogna ingannarci vedete, bisogna ravvivare la nostra fede,
altrimenti non ci facciamo più dei meriti... Bisogna ubbidire perché quelli che ci sono
superiori sono posti lì da Dio, oggi ubbidite a quelli, domani cambiarne e
mettiamo un altro, fa lo stesso. Ecco dunque la prima cosa; l'ubbidienza deve essere universale, si deve ubbidire a
tutti ugualmente.
E poi deve essere pronta la nostra ubbidienza.
Qualche volta i superiori si lamentano che la prima cosa che si fa quando si comanda
qualche cosa è di trovare subito qualche cosa in contro, di fare subito un'obbiezione. Non bisogna fare come
i bambini che prima cosa dicono: no! Ma bisogna fare come gli angeli in Paradiso, che
sono sempre prontissimi ad ubbidire ad ogni cenno. E non invece appena si sente qualche cosa fare subito delle
difficoltà, delle obbiezioni e farsi sempre trascinare. Siete pochi, se c'è prontezza si può fare
tutto bene lo stesso. Bisogna che ci moltiplichiamo adesso. Ho parlato con uno di D. Bosco, e mi diceva che adesso loro, ognuno di loro deve fare il lavoro di tre.
E un giorno o l'altro verrò anch'io qui se fa di bisogno a fare un po' di scuola. D. Reffo diceva: noi ci
troviamo in sfacelo, ma i ragazzi, no! Dopo la guerra c'è poi bisogno di
gente, e non bisogna che lasciamo andare i giovani. E perciò bisogna che abbiamo grande prontezza nell'ubbidire;
meglio qui che i soldati.
Terza qualità è la
giovialità: dimostrarla ex corde, e così resta consolato chi comanda. Certe volte è già
doloroso dover comandare certe cose; e bisogna cercare di diminuire con l'ubbidienza; e particolarmente poi giova
alla comune pace. Non bisogna che diciamo sempre dei Ma... Non sempre vedere a fare delle osservazioni: queste cose qui si
possono fare in privato se è il caso, ma non in pubblico: quando si dice qualche cosa qua e là, ecco che
c'è subito qualcuno che ha qualche cosa in contro: prima cosa è fare obbiezioni, e l'osservazione... No!
Se uno ha scrupoli... e vuol fare un'osservazione, la faccia in privato e non in pubblico, se no si guasta tutto...
e anche a S. Ignazio... tutte quelle cosette... andiamo al caso particolare: Si era
detto che non volevo che si dormisse sul letto dopo pranzo ... e no! si è dormito, e so che si continua anche
ora... sapete, quello che ne ha bisogno deve domandarlo questo permesso ma senza permesso è assolutamente
proibito... se uno ne ha bisogno lo domandi... e lo restringo a settimana per settimana questo permesso... neh? Ch.
Albertone? Ogni settimana lo rinnovi... Così per fare meglio l'ubbidienza... I confessori dicono che bisogna
a questo riguardo temere il demonio meridiano... a demonio meridiano...!
è il tempo più pericoloso per la bella virtù. Ma mi rincresce
che contro l'ubbidienza qui, del Sig. Prefetto, e di D. Gallea là, si è messo a letto... e qui si ha
continuato... Vedete, anch'io dopo pranzo dormo sopra il letto, ma lo faccio per ordine del dottore Fissore, che mi ha
detto che avevo da riposare le gambe, che altrimenti le gambe non si riposavano, e che avevo bisogno di riposare le
gambe che erano già un po' gonfie... e così avevo bisogno di rompere la giornata con un'ora di riposo dopo
pranzo; ed io lo faccio per ordine del Dottore. Così se alcuno si trova in caso di debolezza particolare lo
faccia per ubbidienza.
Quando i
superiori dicono una cosa eseguitela senz'altro...; già, c'è
questa abitudine di fare sempre delle obbiezioni, e questo avviene perché non si riflette abbastanza
prima di parlare; ciascuno per sé non applica abbastanza tutte quelle cose che si dicono. Ciascuno per sé
non applica abbastanza tutto quello che si dice...; eppure vae mihi si tacuero! Guai a me se avrò taciuto! Guai a
quelle comunità in cui il Superiore si astiene dal dire le cose... Quando si è fuori di ubbidienza non solo
non si ha più spirito di ubbidienza, ma neppure più di comunità... bisogna ubbidire. Così
possiamo mandare a dire al Sig. Prefetto: stia tranquillo che tutto va bene; e ubbidiscono proprio come se ci fosse lei
qui...! Se no, lascio stare la Consolata e vengo qui, anche tutti i giorni... tanto
posso fare vacanza che non l'ho ancora fatta... Ma non lo faccio... e se vengo non voglio poi che diciate che vengo
per governarvi... no! basta che abbiate la buona volontà di ubbidire, di
fare qualunque lavoro... Bisogna guadagnar tempo, non perderlo ad ogni momento... adesso non c'è l'occasione di usufruirlo, si può ricomprar
tanto tempo... E sapete come si può perdere tempo... si perde tempo non facendo nulla, o non facendo quello che si
deve fare; e quando non si fa quello che si deve fare il Signore non conta nulla... e si perde il tempo... Sapete che cosa dice la S. Scrittura... che gli ebrei si
lamentavano presso il profeta: nonne jejunavimus... non abbiamo digiunato e fatto penitenza...ecc. e come va che
continuano sempre i castighi di Dio? E allora il profeta Elia per ordine di Dio ha risposto loro: «Quia in jejuniis
vestris invenitur voluntas vestra...». Bisogna fare non ciò che si vuole fare, ma ciò che si deve
fare, che è quello che ordina l'ubbidienza. E non solo fare l'ubbidienza nelle cose grosse, ma in tutto
anche nelle cose piccole... S. Bernardo diceva che per impedire il
peccato la comunità esteriore non basta... ma bisogna che ancora ciascuno
faccia tutto quello che può. Va bene che la Chiesa sia santa, ma sono poi tutti santi i membri della Chiesa? Non
è il luogo che impedisce di fare i peccati... c'è più facilità, ma nessuno ci piega a
farci santi per amore o per forza... Vedete, c'è solo da eseguire quello che vi si comanda ... non c'è da
allarmarsi... cosicché io posso scrivere al Sig. Prefetto che la comunità va meglio di quando c'era
lui... Ecco, io voleva solo avvertirvi..., affinchè la mano del Signore non pesi sopra di noi... Lui che ci ha
sempre assistiti finora: fin da Roma lo dicono: tutte le comunità hanno già le vittime... solo la
Consolata, per quanto sappiamo non ne ha ancora... Ed è vero: per grazia di
Dio anche i più esposti finora... Appunto per questo ci vuole più fuoco d'amor di Dio, più spirito
di sacrificio, così anche quel bravo D. Gallea, sia consolato... Se c'è qualche cosa si può dire:
l'ho avvertito che ha quel fare un po' rude... e adesso cerca di correggersi... e lui stesso lo riconosce... ma poi
è un giovane esemplare... ha criterio... e se uno ubbidisce a me, perché non si ubbidisce a lui?!... Si deve
ubbidire anche ad un altro in tutto... Quella lettera sull'ubbidienza... ah, se la mettessimo in pratica! quanti santi
Gesuiti ha già fatto! Non siamo solo noi che ubbidiamo!... Non bisogna temere di essere troppo ubbidienti! Il
Signore è stato ubbidiente usque ad mortem... mortem autem crucis! Io son persuaso che in tutto la casa vada avanti
come prima... ritorniamo ai primi tempi! Il Sig. Prefetto trovi il buon spirito quando ritorna. Basta, intendo solo
che ci mettiamo d'accordo! Non intendo dire di più che sarebbe lo stesso come farvi un torto; ma sia quei di qui,
sia quei di S. Ignazio, sia quei fuori; tutti uniti...; funiculus triplex difficile
rumpitur... noi siamo altro che tre ...! facciamo tutto lo stesso!...