18 febbraio 1917
Quad. XII, 35-36
Quinquagesima (18 Febbraio 1917) Sulla Passione del Signore
Il Vangelo odierno parla della Passione di N. S. G. C. : Ecce ascendimus. Affinchè gli Apostoli fossero premuniti contro le tentazioni nella Fede, Gesù profetica loro quanto dopo pochi giorni dovrà soffrire, e viene ai particolari: Filius hominis illudetur. E per meglio sostenerli soggiunge: tertia die resurget. Ma gli Apostoli dopo promesse di fedel­tà, lo abbandonarono. La stessa profezia ripete a noi: Ecco che il Divin Salvatore, dopo aver fatto tanto per gli uomini, invece di essere amato, dai più è sconosciuto, non curato, disprezzato ed offeso.
Noi come gli Apostoli ci scandolezziamo, non ricordando ciò ch'Egli disse che il mondo l'avrebbe odiato, e con Lui i discepoli:
Tradent enim vos in conciliis...; mundus vos odit...
La S. Chiesa, il Papa, i sacerdoti, i religiosi sono disprezzati, ca­lunniati e fatti omnium peripsema come dice S. Paolo. Ogni male il mondo attribuisce a noi, la stessa guerra... e ce ne farà scontare le con­seguenze. Anche molti buoni si lamentano, quasi Dio non ascoltasse le molte preghiere che si fanno.
Questa guerra inaudita è un castigo dei nostri peccati, e solo il ri­torno a Dio potrebbe liberarcene, ma c'è questo rinsavimento? No purtroppo, e Dio continua giustamente a castigarci. Ma vi sono molti inno­centi? Si, e questi si santificheranno come figli buoni in una famiglia perversa. — Certamente nessuna nostra preghiera riesce vana, e Dio ri­ceverà anche dalla guerra del bene come per le Crociate al tempo di S. Bernardo. Talora Iddio nella sua ineffabile Provvidenza preferisce per­mettere il male per ricavare del bene; piuttosto che impedirlo, come scrive S. Agostino. Teniamoci fermi nella Fede e nella certezza che Ge­sù trionferà, e non andrà molto: Tertia die resurget disse N.S. in fine della profezia; e portae inferi non praevalebunt contro la S. Chiesa. — Se staremo saldi nelle tabulazioni della Passione, avremo parte alla ri­surrezione. — Durante la S. Quaresima meditiamo la S. Passione. S. Paolo scriveva: Passio D.N. J.C. sit semper in cordibus nostris. S. Bo-naventura dice che non dobbiamo tediarci di pensare sovente a ciò che il nostro Divin Redentore non si tediò di soffrire per noi. Che direste di uno che pensasse mai ai sacrifici che voi aveste fatti per lui, anzi, ve­nendogli in mente, subito ne li cacciasse? Lo direste un ingrato, un in­degno. Così di noi se passassimo i giorni, le settimane senza pensare ai dolori che Gesù soffrì per ciascuno di noi; e Gesù ci ebbe presenti in in­dividuo, e soffrì per ciascuno come fossimo noi soli: Christus tradidit semetipsum pro me. Siamo divoti del S. Crocifisso, procuriamo di averlo nelle nostre camere, sulle nostre persone, e rivolgiamogli, spe­cialmente in Chiesa frequenti atti di fede e di amore. S. Filippo Benizzi in morte domandava il suo libro, e questo era il crocefisso.
I nostri neri tengono come un favore vedere e riverire il Crocefisso, e si commovono che un bianco sia morto per loro neri. (V. Repertorio — Passione. P. Bruno).
Ciò non basta, bisogna che noi suppliamo a ciò che manca alla Passione di N.S. per noi: Adimpleo quae desunt Passioni Christi, dice­va S. Paolo. Ma che manca? Che ce la applichiamo e facciamo nostra;
1) nella nostra mente, pensandovi spesso, e conformando ad essa i no­stri pensieri sul valore dei dolori, delle umiliazioni ecc. — 2) nel nostro cuore, sfogando i nostri affetti sui dolori patiti da Gesù. Così faceva S. Paolo: Mihi vivere Christus est: Absit gloriari nisi in Cruce D.N. J.C.
Noi più incliniamo alla malinconia che alla gioja, essendo questa la terra di esilio e di pianto. Versiamo la nostra tenerezza sui patimenti di Gesù che S. Francesco di Sales dice il teatro e l'accademia degli amanti. Così facessero tanti che piangono sulle storie fìnte dei romanzi. Diciamo con S. Paolo: superabundo gaudio in omni tribulatione no­stra. Così S. Francesco d'Assisi.
3) Nel corpo, unendo i nostri dolori e pene ai dolori di Gesù Croci­fìsso. S. Paolo: stigmata D.N.J.C. in corpore meo porto. Mi alzo al mattino con mal di capo..., sento il freddo..., vengo calunniato. Gesù che tanto patisce anche per santificare ogni nostro dolore, accettate ciò che soffro e rendete dolce il mio male. S. Teresa: patire o morire; S.M.M. de Pazzi: patire non morire. Il B. Sebastiano Valfré diceva: in punto di morte non ci pentiremo di aver patito, ma forse di aver patito poco, o non bene.
Meditiamo i misteri della Passione nel S. Rosario, nella Settimana come S. Francesco di Sales, nel Breviario come vien suggerito. Durante la Quaresima ne facciamo materia della nostra meditazione. Ci aiuterà pensare a ben meditare aiutarci con sei circostanze suggerite dal P. Spi­nola; Chi patisce — Quanto patisce — Chi lo fa patire — Per chi pati­sce — Per qual fine patisce — In che modo patisce (Ved. Med. Passio­ne).
P.P. Albertone, quad. VII, 31-32
Conferenza del 18 Febbraio 1917
Siete contenti che avete fatto la vostra ora di Adorazione! è il vostro car­nevale. Sicuro che dovete essere contenti. Staremo in adorazione per tutta l'eternità! Ieri sera Mons. Marengo è stato un'ora precisa, un'ora quasi colla benedizione. Non avete sentito stamattina il vangelo che viene proprio a pro­posito per questo tempo.
Il Cardinale ha scritto la sua pastorale intitolata: «Gesù!» piena dell'amore di N. Signore, e il Vescovo di Mondovì: «Gesù Salvatore». Il No­stro Cardinale la fa sempre come testamento, ma speriamo che non lo sia an­cora.
N. Signore dunque nel vangelo di quest'oggi, tratto da S. Luca, dice que­ste parole: Et assumpsit Jesus... La prima parte racconta che Nostro Signore ha preso i dodici discepoli e ha detto loro: ecco che andiamo a Gerusalemme, e là si compiranno tutte le profezie, quello che è stato predetto dai profeti intor­no al figliuolo dell'uomo. Il Figliuolo dell'uomo sarà ...(Tutto il Vangelo).
Il Vangelo dice tre volte che gli Apostoli non ne capivano niente. Gli Apostoli non ne han capito niente, un'acca, e non basta: questa parola, dice, era nascosta a loro, non ce ne entrava niente!... e ancora non ne capivan nien­te! Erano ben concentrati da non capirne proprio niente, e da farlo dire tre volte. Il Signore ha fatto questa profezia perché si preparassero e non si scan­dalizzassero, li ha avvertiti per tempo, affinchè nella sua passione pensassero: è profeta e non dobbiamo scandalizzarci. Come se avesse detto: è vero che ho detto tante cose, ma anche ho detto che risorgerò; ma essi non ne capiron niente tant'è vero che quando è venuta la Passione fuggirono chi di qua e chi di là. Essi si immaginavano un regno di questa terra, e dopo tutto questo i figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni, son venuti a domandare di sedere...
(Continua la spiegazione del Vangelo di quest'oggi, segue con alcuni av­visi riguardo alla meditazione della passione di N. Signore e con alcuni avvisi intorno al modo di passare la quaresima e di meditare il crocifisso. — Cose tutte che su per giù si trovano in precedenti conferenze).