& nbsp;                   &nb sp;                     ;   10 giugno 1917
     P.P. Albertone, quad. VII, 37-38
Dalla Conf. del 10 Giugno 1917
... del nostro Occelli non sappiamo ancor nulla... non si può ancora saper nulla di preciso; qui una lettera arrivata stamattina da D. Spinello che non sanno ancora anche loro nulla..., tuttavia più va avanti così e più siamo per­suasi che sia salvo perché in sostanza il posto dove dovrebbe essere morto è ancor dei nostri e se non si trova lì, si può sperare...
Venerdì farete la consacrazione dell'Istituto al S. Cuore; l'abbiamo già fatta nel 1902 ed ora la rinnoverete. Il Sig. Prefetto benedirà al mattino il di­stintivo e lo porterete tutto il giorno. Queste cose ci aiutano a darci coraggio nelle miserie umane dei giorni nostri: cum infirmor tunc potens sum!
Certa gente al vedere che tutte le cose vanno male si scandalizzano, ora il sindaco ha dato le dimissioni e pare che vogliano eleggere un birbante che ha promesso che per l'autunno vuole lasciare tutte le scuole libere e mettere i sol­dati nelle chiese... e certa gente si scandalizza che il Signore permette questi mali... Il Signore invece si contenta di un piccolo numero come si è contentato di un piccolo numero di israeliti per tutto il mondo... e ancora non erano tutti farina da far ostie!... e così anche adesso non devono disanimarci gli scandali altrui, ed il piccolo numero... anzi dobbiamo essere tutti fervorosi, e se il Si­gnore non è amato, dobbiamo amarlo noi, questo è lo scopo della divozione al S. Cuore. Come diceva alla B. Margherita: almeno tu amami, compensa, ripa­rami le offese, si contenta di quei pochi... certa gente invece perché il mondo è cattivo si disanimano...!
Al tempo del B. Cottolengo, del Ven. Cafasso, del Ven. D. Bosco vi era una pleiade di sacerdoti santi, ed eran tempi più difficili dei nostri, tempi di soppressioni di ordini religiosi, confische di beni ecc... ebbene in mezzo a tanti mali si son fatti santi: più si offende il Signore e più noi dobbiamo amarlo, più dobbiamo fare sacrifici; questo è lo spirito di questi santi proprio fatti per ri­parare alle offese che si fanno: nel 48 furono cacciati i Gesuiti ignominiosamente, improvvisamente fatti uscire, e anche messi in prigione, e il Padre Ge­nerale di allora ha scritto una circolare a tutti invitandoli a mettere la Compa­gnia sotto la protezione del S. Cuore di Gesù e sapete? Si sono moltiplicati, e adesso i Gesuiti sono dappertutto. Questa è una gramigna che è difficile sradi­care... In Francia li han cacciati dappertutto, e adesso si contava quanti eran sotto le armi: ma, come va, dicevano, di dove vengono? Gesuiti di qui, Gesuiti di là, la persecuzione ci fa corrispondere meglio, e qualche arboscello non ben sano resta tagliato via! e così resta la polpa, resta la roba buona! Come l'ac­qua che sta ferma diventa stagnante e se corre invece si conserva buona.
Non bisogna temere le persecuzioni, le vessazioni, gli scandali, anzi com­pensare noi, in modo che il nostro Istituto sia sempre fervoroso... e il Signore ci libererà tutti... si, eripiam eum et glorificabo eum! Siamo pochi e ci manda ancora delle tribolazioni? Sia pure! Ma intanto i nostri soldati, con lo spirito buono che sempre mantengono, quando ritorneranno, con tutto quello che avranno subito, avranno fatto un buon noviziato per le missioni... e se per ca­so il nostro bravo Occelli fosse in Paradiso, e (se è morto) certo c'è, perché si è sempre condotto bene... L'avete letta la relazione del Corpus Domini? Lui non l'avrebbe scritta di certo, ma certo è stato il suo Cappellano che gli vuol tanto bene, io non l'avrei letta se D. Brizio non mi diceva: «Ma ... guardi un po' qui, un suo missionario...». Si potrebbe dire: «Defunctus adhuc loquitur», ma non lo diciamo, diciamo invece: «Procul adhuc loquitur!».
Vedete, come è bella! Bene. Proprio ben scritta, una bella relazione. Spe­riamo che quando sia in Africa... Coraggio, omnia possum in eo qui me con­fortat!