17 gennaio 1918
P.P. Albertone, quad. VII, 64-65
Conferenza del 17 Gennaio 1918
Voglio leggervi il biglietto del Cardinale,
che prende realmente parte alla nostra pena: è mancato così in fretta che non abbiamo avuto tempo a
mandarlo ad avvertire che era ammalato. Quella sera credevamo dormisse; avrà dormito un poco, e poi
è passato all'eternità. Ecco (il biglietto)...
Stassera andrò a ringraziarlo; e gli
dirò le cose come sono andate. Il Cardinale prende tanto a cuore i missionari! Solo in questi ultimi giorni ha
mandato 500 lire alle Missioni, sotto di lui, sotto la sua benedizione, è spuntato e cresciuto l'Istituto. E
siamo contenti che i nostri superiori prendano parte al nostro dolore. Consolamini invicem in verbis istis!
Avete visto quanti buoni sacerdoti sono venuti; benché non ci sia stato tempo ad avvertirli. Consoliamoci
del resto per lui, sappiamo che era un santo. Volevo dirvi: se qualcuno ha qualche cosa di suo, scritti, immagini,
ecc. consegni tutto, per prudenza, ecc. fate così.
Un'altra cosa. Ho piacere che tutti voi tra oggi
e domani mattina, facciate un foglietto in cui mettete tutti qualche cosa che riguardi il Sig. Prefetto. Chi ne
farà un foglietto e chi di più, ma non c'è da fare un panegirico: cose positive, certe: io ho sempre
ammirato questo nel Sig. Prefetto; io ho visto questo fatto; mi ha detto questo; faceva questa penitenza. Non posso mica
sapere tutto io, so già molto; ma voi avete avuto occasione di sapere, di udire consigli, ecc. Non posso mica
scrivere subito in Africa ecc., e scriveremo, che si possa dire qualche cosa. Chi scriverà una cosa, chi un'altra
e chissà! Non bisogna che lasciamo morire nessun individuo, senza raccogliere, sono cose che restano. Del
soldato (Ch. Baldi) ne ho alto così... Lui teneva tutte le lettere, e ce n'è da fare una vera
storia.
Così le Suore lo faranno già da questa sera, perché non sum minus a ceteris
apostolis! e un giorno chissà che non si possa scrivere una piccola vita a nostra edificazione, e per quelli
che verranno. Passeranno anni e anni e anni, e la Congregazione non muore; e la prova che non muore è che il
Signore ci permette tante prove. E lo stesso giorno sono partiti due per il soldato (D. Calandri e D. Sandrone) e fra
poco un altro...
Dopo tutto questo, e con tanti bisogni in Africa, umanamente parlando ci pare una cosa...
massime ora che era arrivato da Roma la dispensa. Quando era mancato di qui era andato a Roma per vedere appunto la sua
dispensa. Già prima per mezzo della Duchessa d'Aosta avevamo fatto pervenire una supplica al Duca, per ottenere la
dispensa vostra. E lui aveva fatto rispondere negativamente! e allora lui è andato a Roma con tutti i documenti;
è stato al ministero delle Colonie. Ha parlato proprio al Ministro Orlando, e al ministero degli esteri, ecc.
e della guerra... Il ministro della guerra è stato nelle nostre Missioni tre anni: e si ricorderà
dell'opera nostra. E a Roma hanno detto impossibile, impossibile! impossibile! Allora abbiamo presentato i nostri
bisogni, abbiamo detto che l'Istituto è anche giovane, e ci esponevamo a chiuderlo. Allora hanno
risposto che era dispensato lui e D. Gallea. Si son dunque fatti tanti passi, ed è venuta questa grazia che io
ritengo un miracolo.
Pareva, dopo tutto questo che il Signore ce lo dovesse lasciare, eppure viae meae non
viae vestrae! Il Signore ha un altro modo di ragionare, e noi non possiamo che dire: justum est judicium tuum! Bisogna che
diciamo: io capisco niente, io so niente! Sono momenti in cui, altri perderebbero la testa, ma per noi che abbiamo
fede, dobbiamo pensare che il Signore è lui che fa! Sapete la preghiera che vi ho detto: «Signore, che
cosa mi accadrà quest'oggi? Non lo so, tutto quello che so è che non mi accadrà nulla che non sia
stato ordinato da tutta l'eternità, ecc...». Il Signore l'ha pigliato in Paradiso, non solo per coronare
lui, perché avrebbe potuto anche coronarlo a 90 anni, quando fosse più carico di meriti ancora, ma anche
perché è veramente meglio per noi, ed ha visto che fa di più dal Paradiso.
Se avesse
chiamato a noi... ma non è andato a chiamare a noi ed ha fatto lui quello che era meglio. Non solo per premiare un
servo fedele, che egli aveva posto sopra la sua casa, ma anche per fare quello che era meglio per noi.
Che il Signore ami l'Istituto non può essere a meno, ha fatto miracoli per noi; e poi c'è buon
spirito, c'è volontà di farsi santi: la volontà c'è in tutti! nonostante i difetti, e
anche i nostri soldati si regolano bene. E perciò questa è certamente una prova e non un castigo. Dunque il
Signore saprà cavare il meglio per noi. Dal cielo farà pressione presso il Signore. Manderà
giù delle grazie, per fare andar bene tutto.
Ma perché tutto vada bene bisogna che
ciascuno pensi proprio che non ha bisogno di superiori; c'è la regola; poi: Iddio mi vede! basta quello! Ciascuno
dica: voglio il frutto della morte del Sig. Prefetto, e ciascuno pensi che questo frutto deve essere realmente un nuovo
spirito, un aumento di spirito, per imparare a far tutte le cose bene. Adesso naturalmente avrete D. Gallea, aiutato
da D. Dolza e D. Albertone... bisogna fare così, fare tutte le cose proprio bene!