18 Gennaio 1920
Quad. XV, 17
Commenti sulle Costituzioni (1)
I.
Parte Iª (Vedi Quad. IX p. 10 e Cod. J. C.).
II.
Parte Iª. c. 1 = Fini dell'Istituto (V. Quad. IX p. 12-15).
3.
Protettori dell'Istituto: Patrona la SS. Consolata. Protettori. S. Francesco Zaverio - S. Pietro Claver per l'Africa; — S. Fedele da Sigmaringa. Principale S. Giuseppe. Motivi della scelta e dell'Ordine (Vedi Battandier p. 65). Onorarli ed imitarli.
 
4.
Capo II. Membri dell'Istituto.
Una famiglia — Due classi (V. Quad. IX p. 19) Normae, Codice e Bat­tandier.
(1) I sei punti dello schema dell'Allamano vengono sviluppati in conferenze successive. Il 18 gennaio trattò solo dei primi due.
5.
Capo III. Ammissione.
Cod. J.C. N. 538: In Religionem... Anzi al N. 542: Invalide admittuntur... Quindi: 1) Cattolico e di fede retta. 2) Impedimenti, di diritto na­turale, divino, ecclesiastico e proprii di ciascun istituto. - 3) Fine retto ecc. 4) Idoneo.
6.
Capo VI. Del Noviziato.
Ciò che prescrive il Cod. D.C. Can. 565 § 7. serve pure pei postulanti e più pei professi. Non è mai troppo presto darsi alle virtù e spirito reli­gioso; e chi può dire di avere ottenuto in tutto la perfezione? Lettura e breve commento.
Non vi stupite però se la vostra formazione deve incominciare dal galateo, dall'Urbanità (V. Quad. IX p. 23). È ciò necessario 1) per non dare scandalo, ma buon esempio; 2) Per la carità fraterna; 3) Come di­sposizione alle virtù interne.
P.V. Merlo Pich, quad. 53-61
18 Gennaio 1920
Oggi al 2° Notturno ci sono delle bellissime lezioni di S. Giov. Grisosto­mo: vorrei che le leggeste tutti qualche volta durante la settimana. Stamattina io mi fermavo su ogni parola, non andavo più avanti. S. Paolo bisogna legger­lo sovente: digerirlo, studiarlo bene. Io non avevo la fortuna che avete voi che lo studiate quasi tutto: io ho studiato l'Epistola Heb. come chierico; le altre le ho dovute studiare da me. Vi raccomando di meditare bene tutta la S. Scrittu­ra; le S. Scritture sono quelle che formano lo spirito missionario e sacerdotale; ma sopratutto vi raccomando le lettere di S. Paolo e le altre apostoliche. Lì so­pra si forma il vero carattere del missionario, esso dà uno spirito forte e robu­sto. Fate questa cura. Ascoltate il consiglio di S. Giovanni Grisostomo che di­ce che si è formato su S. Paolo, e difatti lo aveva digerito bene, e le sue opere ne sono piene... La S. Scrittura deve sempre essere nei nostri cuori, in modo da prenderne lo spirito.
L'Imitazione l'avete letta tante volte ma sapete servirvene? Bisogna fer­marsi sulle parole. È Mons. Gastaldi che ha cominciato a farla leggere in Se­minario a colazione; e il Direttore ci faceva una scuola ogni settimana sulla Imitazione; e bisognava studiarne, (e poi l'ho fatta studiare agli altri) una pa­gina per volta; e l'ho studiata quasi tutta; è dura ma bella...
Mons. Gastaldi diceva di Mons. Galletti: «Perché ha una predicazione così pia, così ascetica? Perché si è formato sulla Imitazione!...».
Ed io da sacerdote me ne son fatto un sunto. Alla mattina ne meditavo un punto, poi ruminava lungo il giorno le frasi più belle, e alla sera le scrivevo... fa del bene!
Adesso cominciamo a spiegare un poco le nostre Costituzioni: per adesso vediamo i preliminari. Questo è il libro su cui saremo giudicati: «Liber scriptus proferetur in quo totum continetur». Il B. Giov. Berchmans che è morto colle Costituzioni in mano diceva: «Su questo sarò giudicato». Alle Costitu­zioni ci van dei commenti, ma essi devono essere brevi. Così eran brevi, di po­che pagine le regole di S. Benedetto e di S. Agostino, eppure han formato de­gli uomini eminenti, dei grandi santi. Nelle Costituzioni c'è bisogno che ci sia l'essenza; e nelle nostre Costituzioni c'è appunto l'essenza, la natura, lo spiri­to della nostra Congregazione. Quindi è bene pensarci su, rifletterci bene.
Prima di tutto, perché diciamo Istituto? È il vero nome. Secondo il Codi­ce ci son due sorta di religioni: Ordini — e Congregazioni o Istituti religiosi. Hanno di comune l'osservanza dei tre voti, dei quali alcune Congregaz. li comprendono sotto quello di obbedienza: obbedienza, povertà e castità. Inol­tre c'è obbligo di osservare oltre ai voti, anche le regole o costituzioni. V. Co­dice n. 593.
E qual'è la diversità tra Ordine e Congregazione?
La principale è che gli ordini (per li più antichi) hanno i voti solenni e le Congreg. li hanno solo semplici. Ma questa solennità l'ha solo messa la Chie­sa; è una differenza estrinseca. E poi c'è le conseguenze. I voti solenni costitui­scono impedimento dirimente al matrimonio, i voti semplici solo impediente.
Lo Statuto degli Ordini poi si chiama Regola, delle Congregaz. Costitu­zioni.
Le Congregazioni poi possono essere juris Pontificii o juris dioecesani. Il nostro è juris Pontificii, non dipendiamo più dal Vescovo, ma direttamente dal Papa, perché abbiamo già avuto il Decretum laudis.
Così pure possono essere: Clericalis se plerique sodales sono sacerdoti, come il nostro Istituto, oppure Laicalis come i Fratelli delle Scuole Cristiane.
C'è poi alcune differenze nei nomi. Quelli che appartengono agli ordini si chiamano «regolari» noi invece «religiosi»; negli ordini le donne si chiamano «monache», le nostre invece si chiamano «suore»; le loro case si chiamano «monasteri, conventi», le nostre invece semplicemente «case»; i superiori ne­gli ordini si chiamano «abati, abbadesse» da noi «superiori».
Passiamo al nome: Istituto della Consolata per le Missioni Estere; o come dice qualcuno più brevemente: Istituto delle Missioni della Consolata. In esso c'è il genere e la differenza specifica. Istituto della Consolata - per le Missioni. La Chiesa vuole che non si diano nomi strani che sanno di novità. «Desumi potest vel a Dei attributis, vel eius mysteriis, vel a festis Domini et B.M.V., vel a Sanctis - vel a fine Instituti».
Noi per nostra fortuna ne abbiamo due titoli: uno preso dalla Madonna, l'altro dal fine.
Questo lo dico perché anche voi dovete sapere che si è studiato, e che il Si­gnore ha illuminato.
È vietato prendere il titolo di un altro. Tutti vogliono la Consolata: Far­macia - Osteria della Consolata.C'era un Istituto che si chiamava: Suore della Consolata; un altro: Figlie della Consolata, ma sono andate a male.
Le Costituzioni devono sol contenere l'essenza; c'è poi un direttorio o re­golamento che va alle minutezze. Deve contenere le pure leggi costitutive, non come in antico quando non c'erano ancora le norme della Chiesa, che mettevano proemi, testi, preghiere (deve sol contenere la formola del giuramento).
Una volta approvate non si possono più toccare senza l'intervento della S. Sede. Invece il Direttorio si può cambiare, come si è cambiato dalla Consolatina a qui, come lo stesso ambiente richiedeva.
Teniamo a mente che il primo scopo è quello di farci santi noi. È inutile voler convertire gli altri, se non siamo santi noi. E poi dobbiamo pensare pri­ma a noi che agli altri: è un santo egoismo. Tuttavia non dobbiamo lasciare l'altro, e difatti qui c'è anche un'educazione speciale. Ma se non possiamo ot­tenerlo, per la morte o per altri motivi, si è ottenuto il principale. Come i no­stri sacerdoti e chierici che sono morti; il Signore si è accontentato del deside­rio, non dipendeva da loro: è stata volontà di Dio. Ed in Paradiso saremo in­sieme, voialtri colla barba lunga... e gli altri si son fatti santi lo stesso. E poi hanno fatto i missionari di qui, come il nostro bravo compianto Sig. Prefetto, preparava gli altri. Faceva come S. Paolo che custodiva le vestimenta agli al­tri, perché diceva: Io ne potrei tirare due pietre, invece così ne tiro due dozzi­ne... Un giorno un santo religioso, D. Reffo, (scriveva bene) mi domandò che cosa dovesse fare; ed io gli ho detto di scrivere un commento alle sue costitu­zioni. Egli mi ha risposto: «Se sono chiare! — Son concise!». «Ne faccia un commento!». Poi un giorno mi è venuto a trovare e mi diceva: «Aveva ragio­ne! Se il Signore mi aiuta lo voglio fare!» — Sicuro! — Era quasi fondatore, era la mano destra del Superiore e quindi era pratico, aveva lo spirito, le inten­zioni del Fondatore.
Sulle virtù ne sentite già tante prediche; e quindi va bene che facciamo qualche chiacchierata sulle Costituzioni; — chiacchierata — perché non faccio di più.
Mons. Tasso diceva ai suoi Seminaristi: «Per voi le regole del Seminario sono — lex et prophetae — sono il vangelo in pratica».
E Mons. Gastaldi diceva ai chierici: «Voi per il chiericato sarete giudicati su queste regole». Lo stesso sono le Costituzioni per voi.
Se potessi dirvi che questo libretto è venuto dal Paradiso, l'ho ricevuto dalle mani della Consolata, l'hanno scritto gli Angeli: quanta venerazione gli portereste! Ed infatti qualche santo religioso l'ha proprio ricevuto dal cielo. Invece S. Vincenzo de' Paoli, no! Non voleva mai scriverle; le ha scritte da vecchio; e quando gliele domandavano rispondeva: «Non è ancora tempo!». E quando le ha fatte ha detto: «Ricordatevi che non le ho ricevute da Dio, nè dalla Madonna, nè dagli Angeli; ma le ho scritte io povero uomo!...».
Però sono certamente la volontà di Dio. E voi prendetele con questo spi­rito. C'è bisogno che il Signore ce la mandi giù dal Cielo? Non siamo capaci a scriverle anche noi? E certo che si son fatte coll'ispirazione, collo Spirito di Dio. Il Superiore che è incaricato di farle è come Mosé nell'Antico Testamen­to: tanto più se c'è la missione del Papa. Sarebbe un tentare N.S. voler che ce le mandi dal cielo. Egli si vale dell'opera umana. Sono la volontà di Dio, e se c'è la conferma del Superiore, del Papa, ne siamo più certi che se ce lo dicesse un Angelo, perché siamo poi sicuri che ci sia un angelo?
L'essenziale è sapere se è volontà di Dio. Ora è certo che le nostre Costi­tuzioni il Signore le ha approvate, ed il Papa vuole così. L'Istituto è opera di Dio. Ora c'è bisogno di dare l'ultima mano prima di avere l'approvazione de­finitiva.
Si fa questione se il Papa sia infallibile nell'approvazione delle Congrega­zioni.