(17 Ott. 1920)
S. Scrittura
Enciclica
del Sommo Pontefice su S. Gerolamo
P. V. Merlo Pich, quad. 177-188
16 (?) Ottobre 1920
Il S. Padre ha inviato una lunga enciclica per il 15° centenario di S. Girolamo e
stabilisce che in tutto il mondo i Vescovi stabiliscano un triduo da celebrarsi nell'anno, così anche nei
Seminari, nelle Accademie dove si studia S. Scrittura. E qui da noi si studia molto la S. Scrittura, da principio fino
alla fine. Si legge in refettorio tutti i giorni un pezzo di S. Scrittura, in modo che in alcuni anni la leggete
tutta, dal Genesi all'Apocalisse. Questa è una fortuna. Molti preti nel mondo non han mai letto tutta la S.
Scrittura, non hanno tempo. Invece in Comunità avete questa fortuna: è una gran cosa questa! Chi non
è in comunità non ha tempo, si va sol a cercare in qua e in là qualche testo; ma questo non è
esser divoto, affezionato alla S. Scrittura. Perciò bisogna stimare la scuola e la lettura che se ne fa. Noi
dobbiamo professare una particolare stima della S. Scrittura.
P. Superiore farà leggere in
refettorio questa Enciclica magnifica, in latino classico, che tiene un'intero fascicolo degli Acta Ap. S., che son
40 pagine. Ma bisognerà leggerla ben adagio, se no se ne perde il contenuto.
Prima parla della vita
di S. Girolamo, poi viene al principale, e parla della S. Scrittura. Stabilisce l'ispirazione della S. Scrittura,
che tutta la S. Scrittura è ispirata, prova che è tutta Verbum Dei.
Alcuni anni fa Papa
Leone XIII ha mandato l'Enciclica «Providentissimus Deus» per animare a questo studio, e definiva la divina
ispirazione di tutta quanta la S. Scrittura contro gli eretici Protestanti e contro qualche cattolico che
allargava troppo, dividendola in essenziale... parti dogmatiche e parti storielle... Quando il Papa parla in un'enciclica
a tutto il mondo definisce, è di fede. Quindi allora ha condannato i Protestanti ed ha messo sulla retta via quei
cattolici che avevano tirato fuori delle sentenze contro la verità. Ora il Papa conferma queste cose e spiega che
non si deve dividere niente: tutto è stato scritto sotto l'ispirazione dello Sp. S. e qualche parte sotto
dettato dello Sp. S. Non c'è da togliere niente, che sia puramente umano.
E lo prova colle parole di
S. Girolamo, che ne ha tanti per dire che ogni parola è divinamente ispirata.
Ricordiamoci
perciò che tutta la S. Scrittura è verbum Dei, e quindi come tale studiarla, e apprezzarla.
Poi passa a parlare del modo di studiare e leggere la S. Scrittura, colle parole di S. Girolamo.
E
prima di tutto bisogna aver amore per la S. Scrittura: se non si ha affezione, nési studia né si
legge.
Poi ci vuole semplicità e umiltà. Se si studia come un libro qualunque, si toglie...
Deus humilibus dat gratiam... S. Girolamo prima s'innamorava dei classici, e la S. Scrittura... latino di sacrestia... Ma
una notte un angelo l'ha battuto ben bene dicendogli: Ciceronianus es,... e il mattino aveva ancora le costole rotte...
Ma dopo questo ha lasciato Cicerone, Ovidio e Virgilio, ha lasciato Roma ed è andato in Oriente: ha
perlustrato in varii luoghi per imparare bene l'ebraico, il siriaco, e per vedere la Palestina dove erano succeduti
i fatti narrati nell'A.T. E poi si è messo al lavoro, ed ha fatto tanto da meritare di essere chiamato dalla
Chiesa: Doctor maximus in exponendis S. Scripturis. E lui che ha fatto la Volgata, dichiarata autentica dal Conc. di
Trento, è lui che l'ha tradotta dall'Ebraico e dal Greco, per ordine del Papa S. Damaso. Quindi prima di tutto:
amore allo studio della S. Scrittura; e non farlo per superbia, ma con umiltà, come lui che cercava in
essa di che favorire la pietà propria e degli altri.
E dice quali furono i frutti dello studio della
S. Scrittura: 1) Una gioia, un conforto, che gli era un paradiso in terra; 2) tanto amore alla S. Chiesa.
Egli voleva che tutti avessero affezione alla S. Scrittura, non solo gli uomini, ma anche le donne. E S. Paola
che aveva lasciato Roma, la animava sempre allo studio ed alla lettura continua della S. Scrittura. E a Santa Eustochio
scriveva che l'avesse sempre fra le mani, che il sonno la sorprendesse mentre avea fra le mani la S. Scrittura.
Tanto più devono amare e studiare la S. Scrittura i Sacerdoti, i Chierici, i Coadiutori: nessun Coadiutore
deve essere senza il nuovo Testamento. È un latino semplice, che si capisce anche senza averlo studiato; se non
tutto, almeno molte cose...: Sit nomen Domini benedictum... Beatus vir qui timet Dominum... Generatio rectorum
benedicetur... ma non come traduceva quel domestico del Venerabile, che gli dicevano sempre di star zitto:
macché?! rectorum, dei rettori, benedicetur, e dice bene!...
Per noi... la parola del Papa deve
animarci molto!... Bisognerebbe saper tutta la S. Scrittura... Ma bisogna star attenti alla lettura che se ne fa! E chi
legge deve legger bene... Il lettore deve dare importanza alla lettura, anche di altre cose, a prepararsi bene... non far
cantilene, che fan dormire... non aver fretta, ma leggere adagio, sillabare, battere bene tutte le parole, non mangiar
niente!... Ed essere contento di essere corretto. Noi ringraziamo sempre Mons. Gastaldi di s.m. che si diceva fortunato di
mangiare coi chierici, perché il governo non voleva dargli le temporalità, e il Papa gli ha detto: vada in
Seminario, una scodella di minestra gliela daranno. Ed è stato un anno e mezzo in mezzo a noi, coi chierici, e
correggeva sempre!... «Non si capisce! Batti un po' meglio le labbra, la lingua contro il palato... hai la bocca
piena di fagiuoli...». E altre volte: «Ripeti di nuovo! non si è capito niente!». Allora
perdevamo la pazienza, ma poi quando era passato, eravamo contentissimi; leggevamo tutti bene... E a chi aveva
delle cantilene diceva: «Ma non sai che sei un narcotico da far dormire profondamente?!». Per lui era un
fastidio, che non poteva più mangiare, ma ha sempre continuato. E quando è andato via gli rincresceva
più di tutti perché non avrebbe più potuto sentire la lettura: «non avrò più
tempo di leggere tutte queste cose che sentivo in refettorio: quante cose si sentono! (Si leggeva il Rohrbacher, Vite di
Santi). Adesso non avrò più quest'occasione!». Non fosse stato obbligato a prendere possesso del
Vescovado, perché se no non l'avrebbero poi più dato, non sarebbe andato via.
Qualche
volta ci prendeva anche a scuola, e ci insegnava. Voleva che si leggesse come si parla, con franchezza, non da
addormentati... Questo serve molto per la predicazione... Se uno legge bene, gli altri restano incantati. A S. Ignazio un
anno ho pregato un bravo parroco che leggeva molto bene, il Teol. Olivero a leggere lui mattino e sera la vita del Ven.
Cafasso: stavan tutti lì, e rincresceva che venisse la fine della tavola, perché si interrompeva la
lettura...
Questo è un dovere per sé e per gli altri. Certuni se si domandasse dopo: che cosa
hai letto? Non san niente! Leggono così materialmente!... Se uno è persuaso, sente lui quello che legge,
deve sapere quello che ha letto.
È un esercizio importantissimo. In questo Istituto il superiore ha
sempre corretto, e desidero che si corregga. Anche le suore leggono; e certune in principio che vengono senza
istruzione sono sconcertate...: ebbene prendono il libro e si preparano, se han bisogno vanno da una maestra, e delle
figlie, certe volte, colla buona volontà, sorpassano le altre.
E quei che ascoltano devono fare
attenzione, non lasciar passare niente!... Io non so se su cento, vi siano dieci che facciano attenzione alla lettura
in refettorio: volevo dire due o tre! Oh possibile! Mentre mangiamo per necessità, teniamo la testa in alto!
prendiamo anche questo cibo spirituale! facciamo attenzione!... Vedete un po' se è vero che si è fatto
attenzione proprio a tutto! Vedete un po' se è vero p.es. arrivati in ricreazione, se vi si interrogasse
che lettura si è fatto a tavola... Se bisogna star lì a studiare!?... Se si è fatto ben attenzione,
si è pieni, si ricorda e se ne parla volentieri. Questo serve a fomentare la nostra pietà.
Quella Imitazione di Cristo! Bisogna darle importanza! Ah se si potesse sapere tutto a memoria questo librettino!
Le nostre parole nelle prediche, nel confessionale, sarebbero tutte piene di spirito. Certi pensieri non si sa più
dove si son presi, e saltan fuori!... In questo libro ogni parola è una perla. Il nostro Venerabile non solo
la leggeva tutti i giorni di seguito, ma di tanto in tanto durante il giorno lo apriva così a caso e trovava
sempre delle espressioni che facevano per il caso suo! Sicuro! provate anche voi, fa sempre per il caso vostro!...
Far anche un po' di sforzo, non è inutile! E poi, prendere anche un piccolo quaderno, e notare quello che ci fa
impressione. Si legge una vita di Santo... Che bel fatto! Andrebbe poi bene per questa o per quella predica...
ebbene! notarlo... non copiarlo, scrivere tutto, ma accennarlo, si va poi a vedere!...
Pochi giorni
sono, una persona diceva quell'augurio che si fa così ad una famiglia: «Crescat in millia!». Ho voluto
andare a vedere dove l'aveva preso, e l'ho trovato nel libro di Tobia; è una bella benedizione che ha dato la
madre a Sara, la sposa del figlio di Tobia, prima che partisse. Così tante altre cose!...
Il Ven.
Cafasso notava in un quaderno tutti i libri che leggevano in refettorio i convittori; le letture spirituali, le
meditazioni, e cercava così che in due anni si passassero i principali... lo scriveva di sua mano. Io ho mandato
questo alla S. Sede, per far vedere che era un uomo ordinato. Dunque impegno nella lettura della S. Scrittura ed in
ogni lettura; impegno in tutto! Se si fa con attenzione, si raddoppia, si triplica il tempo che è così
corto...
In Seminario studiavamo tutta l'Imitazione, e ne eravamo poi contenti. Mons. Galletti di Alba la
sapeva proprio tutta a memoria, e Mons. Gastaldi diceva che era per quello che aveva una predicazione pia, piena di
ascetica.
Così avverrà anche a voi, se darete importanza a tutte le
letture, specialmente le spirituali. Quel Rodriguez è un libro ottimo; c'è da far tutte le
prediche ai chierici, ai sacerdoti, ed anche al popolo. Un sacerdote l'altro giorno che aveva proprio predicato
bene, domandatogli, mi ha fatto vedere il Da Ponte dove aveva fatto meditazione la mattina... ... Non bisogna cercare il
piacere, ma l'utile...
Concludendo, pratichiamo quelle parole dell'Imitazione: «Summum studium
nostrum sit in vita Jesu Christi meditari». Ora la S. Scrittura è tutta vita di N.S.: tutto e l'A.T. si
rivolge, prepara la venuta di N.S., dispone il Nuovo Testamento poi non parla d'altro. S. Paolo tutti i momenti parla di
N.S.: era infiammato di amore per N.S.
Il Verbum Dei ci fortifica, ci anima alla perfezione. Perciò
bisogna avere affezione, amare e studiare la S. Scrittura...: avete le traduzioni colle note...
Non basta
studiare l'autenticità, l'integrità...: questo è necessario contro i Protestanti, con cui avrete da
fare; ma piuttosto bisogna studiare il senso letterale e mistico... appropriarlo a noi, ma che venga bene, che non
sia tirato addirittura come dice anche il Papa. Leggetela, e vedrete quello che dice il santo Padre: intanto pregate
questo Santo che vi dia la grazia di capire la S. Scrittura, affinchè vi serva per voi e per gli altri.