29 aprile 1923
P. B. Borello, quad. 45-48
Signor Rettore. 29 Aprile
Beatificazione di Suor Teresa del B. Gesù
A quest'ora, possiamo già invocare la nostra protettrice col nome di Beata. In tutta
la vita ha fatto nulla di grande, ma tutto piccolo: «gloria eius ab intus». Dal 1914 entra nei processi ed
oggi è già Beata: e sperano nel '25 di canonizzarla: certo se continua a fare dei miracoli
così. È Protettrice dell'anno perché ha pregato assai per la causa delle Missioni e protegge i
Missionari. Quando ne sarà stabilita la festa, la solenizzeremo anche noi.
Maggio: Il Calendario spiega come lo si deve fare «Parochi vivide exhortentur ut
toto mense Majo, B.V. Mariae dicato, singulis diebus Augustae Coelorum Reginae preces, obsequia et
virtutum praeclara exempla offerent».
A) preces: aggiungere qualcosa, specialmente in privato e
soprattutto pregare bene, mettere la Madonna col Signore tutta la giornata: anche in ricreazione un «Ave
Consolatrix» si può dire e nessuno se ne accorge, e se anche se ne accorgesse non ci sarebbe che buon
esempio. Tutte le preghiere farle meglio: via le distrazioni. Qualcuno si lamenta che ha sempre la testa in aria;
fate come S. Bernardo che alla porta della Chiesa diceva a tutte le occupazioni (e ne aveva assai): «state fuori, vi
ripiglierò dopo». Nella preghiera non bisogna neppur aver pensieri di studio ed altro. Vorrei che la Madonna
fosse contenta di noi ed alla vostra «Ave Maria» potesse rispondere come a S. Bernardo:
«Ave, Bernarde». Ma se non ci farà altrettanto ci benedirà di certo e ci darà una
nuova grazia. E non è difficile avere poche distrazioni: non dico nessuna, poiché la nostra miseria
ne ha tante, ma soprattutto nessuna volontaria in sé od in causa. Quante volte sei distratto perché non ti
sei preparato alla preghiera, o peggio ti sei preparato ad accumulare cose nella testa che poi ti distraggono.
S. Luigi ha fatto di tutto: ripeteva le preghiere quand'era distratto, finché è riuscito alla
stabilità di non soffrire distrazione alcuna. Adunque: preghiera ben fatta ed aumentare almeno in giaculatorie e la
Madonna dal cantosuo può e vuole aiutarci.
B) Obsequia (fioretti): Ciascuno
sia attento a fare il suo fioretto, ad esaminarsi ogni tanto se lo ha fatto o se l'ha dimenticato, e ciò
«singulis diebus» e «toto mense». Ogni tanto: «ehi! ti sei ricordato del fioretto?» e
dirlo anche al compagno. In una famiglia si pensa a tutti, ed il compagno sarà ben contento d'un avviso. Qualcuno
crede ci voglia gran coraggio per raccogliersi un poco.
C) Virtutum praeclara
exempla: Fare sacrifizi per la Madonna è bene, ma più vale l'imitazione delle sue virtù. Quali?
Tutte le ha avute Essa in grado sommo. Ma tutte in una volta, è difficile: quindi in questo mese in particolare
eserciteremo la purità, la castità. Vorrei parlare tanto di questa virtù, perché alla Vigilia
dei voti e del Suddiaconato bisogna essere tranquilli su questa materia. Vi dirò ciò che ho visto io
stesso: mentre nell'ordinazione di suddiaconi, il Vescovo diceva: «ora siete liberi..., ma fatto il passo oportet
continentiam servare» uno è scappato via. Era un buon Chierico che l'ha fatto forse per timidità. Ma
è grande certamente l'impressione che fa a tutti in quel momento, anche ai castissimi, che confidano nel Signore,
ma guai a chi s'avvicina non stabile. Non prendendo tutti vergini, ma almeno casti, d'una castità se non
integra, almeno riparata. Conviene pensarci per tempo: le miserie bisogna toglierle per tempo ed usare i mezzi
necessari: «teipsum castum custodi» (Tim.). La Scrittura tutta ne parla di questa virtù. Bisogna avere
un impegno quotidiano per amarla ed usare i mezzi per conseguirla. Quali mezzi? Gesù discende dalla montagna e
vede gli Apostoli attorno ad un indemoniato e gli dicono: tu ci hai data potestà sui demoni e come mai non siamo
riusciti a cacciarlo via? E Gesù: «Hoc genus demoniorum non eicitur nisi in oratione et jejunjo». Era
il demonio dell'impurità, ci dicono i S. Padri.
a) oratione: pregare
molto. Salomone diceva: «ut scivi quia non possum esse continens nisi Deus det, adii ad Dominum et deprecatus
sum». Grazia da domandarsi alla Castissima Regina degli Angeli e dei Vergini. Non preghiera solo per metà, ma
viva e continua «oportet semper orare». Vivere di unione con Dio, per non vivere uniti col diavolo. Chi non
prega bene o prega poco è impossibile che sia casto: il diavolo lo tenta ed egli cade.
b) jejunio: qualunque genere di penitenza o di mortificazione. E mortificazione di
1) mente e cuore. Quando la testa gira qua o là è impossibile che il diavolo non
ci cacci qualcosa. Facciamo come Sant'Agostino che quand'era tentato «recurro ad vulnera Christi: magna requies in
vulneribus Salvatoris»; soprattutto non stiamo lì a giocare col demonio ma ricorriamo a Dio. Così
si vincono le tentazioni.
2) occhi: dice Giobbe: ho fatto un patto coi miei
occhi di non pensare neanco ad una vergine. Strano: un patto cogli occhi per non pensare! Eppure ha ragione: gli occhi
sono le porte per cui entrano cose cattive nella mente. Non siamo curiosi: non letture frivole, che non hanno scopo; non
romanzi, cose non reali, ma finte. Quanti spasimano attorno ad un romanzo, cose non vere! Occhi a freno che non vedano
ciò che non devono vedere e che anche non vedano cose buone che vorrei vedere, perché voglio non guardare
per guadagnare predominio, per avvezzarmi ad avere padronanza sugli occhi. Che importa a me sapere che quei due
sono maritati o no? Occhi bassi: attenti a non andare sotto i tranvai, poi per le strade andiamo avanti diritti, non
badando al mondo... Quante volte quando riusciamo ad avere in mano un pezzo di giornale, non lo divoriamo: cosa
stupida. Per mezzo degli occhi sovente ne viene la tentazione.
3) corpo: i santi sapevano che cos'era il
loro corpo e lo dominavano. Tutti hanno fatta penitenza, anzi a Roma non si introduce la causa di uno che non abbia
fatta penitenza corporale. Ma voi non fate grandi digiuni: state all'obbedienza. Piuttosto: nel letto se non dormite,
pregate: pensate che c'è l'Angelo Custode che vi assiste, vi vede. Viene la tentazione, pregate e poi
dormite. Non vi invito a fare come i santi che mettevano cose nel letto per martoriarsi nel sonno, cose del resto non del
Medio Evo. Quante anime buone praticano ciò anche adesso!... Sei tentato? Uno dei mezzi è il
«jejunio». Mangiare per stare vivi e non vivere per mangiare. Frenare il desiderio della tavola: non
andare a cercare ciò che mangerò a pranzo o a cena.
4) la superbia: Chi è superbo
presto o tardi sarà incontinente. Il Signore castiga nella carne chi si solleva nello spirito. È di qui che
Sant'Agostino dice:
«Ho visto cadere i cedri del Libano: quelli di cui avrei dubitato meno di
Sant'Ambrogio». Guai a superbi! Sopratutto conviene cercare subito la purità di vita e poi avanti tranquillo
costi ciò che vuole per essere tranquillo alla vigilia dei voti e della S. Ordinazione. Non basta allora
piangere (promesse da marinaio!), ci vuole la prova, poter dire d'avere acquistata, riparata la castità.
Quante miserie a questo mondo. Se non sarete colonne che sarà di voi? «Territus terreo» vi
ripeterò con Sant'Agostino. Tutte le sere io vi mando una benedizione particolare per questo!...
P. A. Garello, fogli datt. pp. 4-
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Purità
Domandate a
Maria una grande purità.
Bisogna essere puri di mente, mortificando i nostri pensieri «quando
pulsat turpis cogitatio recurro ad vulnera Christi».
2) i nostri occhi: «pactum pepigi cum
oculis meis ne quidquam cogitarem de virgine». Gli occhi sono dunque le finestre... per le quali entrano pensieri
cattivi.
Bisogna mortificare il nostro corpo. È uno schiavo che va tenuto legato se vogliamo che non
si ravvoltoli nel fango. I Santi usavano tutte le industrie...
Papa Benedetto XII disse che non si poteva
far santo chi nella sua vita non avesse praticato penitenze corporali.
Bisogna mortificare la superbia. Guai
a quelli che credono di essere qualche cosa... (Galati 11,4). S. Agostino dice di aver veduto cader cedri dal
Libano... che egli credeva superiori a S. Ambrogio... perché erano superbi!