[vol. VI, pp. 40-41, n. 724]
Torino, 15 gennaio 1912
Caro P. Balbo,
Mi scrivi che da tempo aspetti il mio giudizio sulla tua condotta e sul tuo avvenire.
Quanto alla prima cosa, hai il tuo Superiore diretto, Monsignore, che come a me avrà pure a te detto che era contento di te; e una prova l’hai avuta nel porti per lungo tempo capo di una stazione, e nell’averti ora scelto per fondare la stazione di Meru. Anche il Sig. Vice Rettore mi scrisse bene di te.
In riguardo all’avvenire, veramente avresti fatto meglio a non chiedere consiglio ai tuoi parenti che si spaventarono della tua lettera, e mi dissero, apertamente, che essi in ciò non dovevano entrarci. I consigli in questa materia si domandano ai competenti e presso Gesù Sacramentato.
Rispondo alle due tue obiezioni:
1. Io sono sempre stato contento che secondariamente ti occupassi di botanica; perciò ti mandai quel libro tedesco e quanto hai domandato. È vero che nulla comparve finora sul periodico, ma di chi la causa? Del Prof. Negri che mancò alla parola data, e ormai non si lascia più cogliere dal P. Costa, che reclama almeno l’erbario.
Dopo che venne costà il Sig. V. Rettore già mi scrisse lodando i tuoi lavori e promettendo di presto averne da pubblicare. Quindi la prima obiezione è sfumata;
La seconda è il cambiamento di luogo. Veramente tu sei stato molto nella stessa stazione, quindi la cosa non toccherebbe te. Abbi però l’umiltà di piegare alla voce dell’ubbidienza che stima diversamente. I Padri Gesuiti cambiano sovente, anche per tenere distaccati dagli impieghi, e ciò anche a pregiudizio di qualche bene particolare. Quando il bene generale lo esige, bisogna aver l’ubbidienza di mente, e non giudicare chi è posto da Dio a reggere. Se poi il Superiore fa qualche eccezione alla regola, ciò è solo per il maggior bene.
Mi pare di averti risposto come desideravi. Fatti coraggio, prega e pensa al premio eterno in Paradiso destinato ai veri missionari perseveranti.
La SS. Consolata ti benedica unitamente ai cari missionari, che sono con te a Meru. Noi preghiamo perché la semente che costì gettate produca poi copiosi frutti; voi siete come i beniamini del vostro aff.mo in G. C.