[vol. VI, pp. 682-683, n. 897]

W. G. M. G.

Torino, 27 dicembre 1914

Carissime in N. S. G. C. Superiora, Assistente e Suore,

È passato più di un anno dalla vostra partenza e della vostra dimora in Africa: e come primo di Apostolato ha grande importanza per voi e per l’avvenire del nostro Istituto. Si tratta della prima prova delle virtù missionarie, per essere il vostro esempio norma alle sorelle che vi seguiranno. Fate perciò un serio esame sul come avete trascorso questo tempo. Se il cuore vi assicura di avere ben corrisposto alla grazia della sublime vocazione, ringraziatene il Signore; e rinnovate in voi il vero spirito della missionaria, per ognor più avanzare nella perfezione e nello zelo delle anime infedeli. Che se la coscienza vi rimproverasse di infedeltà, e di essere venute meno alle generose promesse fatte durante la vostra formazione, e specialmente sul punto della vostra partenza, pentitevene sinceramente; e subito datevi a riparare il malfatto e le vostre mancanze con più ferme e costanti risoluzioni.

Non abbiate a male che quale padre delle anime vostre, vi parli chiaro, e vi dica che mentre lungo l’anno le buone notizie sulla maggior parte di voi, mi consolarono molto; mi addolorarono quelle su alcune, le quali non corrisposero alla mia aspettazione ed alle promesse fattemi davanti al S. Altare. Non vi fu in tutte e sempre pronta e cordiale obbedienza alla Superiora ed all’Assistente; e ciò per qualsiasi impiego anche materiale, e nella puntualità di adempierlo, non carità generosa nell’aiutarvi vicendevolmente nelle vostre occupazioni; ma vi furono superbie, invidie e gelosie, da essere di cattivo esempio non solo alle sorelle, ma anche agli estranei. Il buon Dio volle provarvi con malanni anche gravi di parecchie di voi; e qualcuna dimostrò nella prova poca pazienza e poco spirito di mortificazione; ma piuttosto intolleranza, e sconoscenza alle sollecitudini dei Superiori, specialmente della buona Superiora; con esigenze esagerate nelle cure e nel vitto, non certo conformi alla povertà professata. Dico cose che voi stesse avete viste, e a me vennero riferite più che dalla vostra Superiora, da altri che certamente non si edificarono.

Mentre come padre so compatire l’umana fragilità, non posso, né intendo che si vada avanti con questo spirito. Le colpevoli rientrino in se stesse, e pensino alle conseguenze di tale condotta davanti a Dio e ai Superiori. Il Signore non abbisogna di voi, e può anche ritirare la grazia della vocazione per la vostra incorrispondenza; ed in questo caso sarebbero terribili le conseguenze in vita e in punto di morte.

Perdonatemi questo sfogo paterno, che stimai necessario per rimettere tutte in carreggiata: le fedeli si raffermino, le altre riprendano il fervore. Sono certo che un secondo anno rimedierà alle deficienze del primo; e così la nostra SS. Consolata sarà contenta delle Sue figlie predilette.

Io pregherò per voi ogni giorno presso il S. Altare della nostra celeste Patrona, dove pure vi benedico di gran cuore. Aff.mo in G. M. G.