[vol. VIII, pp. 29-31, n. 1169]
Justus es, Domine, et rectum iudicium tuum. Ps. CXVIII – 137.
JESUS, MARIA, JOSEPH.
Torino, 18 gennaio 1918
Carissimi tutti e tutte in N. S. G. C.,
Una gravissima perdita ha fatto il nostro Istituto. Il caro e piissimo Prefetto P. Costa si è dipartito da noi per il Paradiso dopo brevissima malattia. Solo sabato accusò una nevralgia alla faccia, che curò con i rimedi ordinari e suggeriti dal medico, senza lasciar di compiere tutti i suoi doveri. Martedì alle nove celebrò la Santa Messa che doveva essergli viatico per l’eternità. Ritornando a letto verso le 15, si addormentò per non svegliarsi più, né dare segni di cognizione, colpito da congestione cerebrale. Assistito amorosamente dai Confratelli e dalle Suore, spirò nelle mie braccia alle ore otto del mattino il 16 corrente. Contava appena 32 anni. Sebbene di malferma salute, per la sua energia di volontà attendeva con costanza ed ardore a dirigere la Comunità, a cui interamente si era consacrato.
Comprenderete il nostro dolore!... Dopo tante prove cui piacque al Signore assoggettare l’Istituto in questi ultimi anni, specialmente l’allontanamento di tanti dei nostri per la milizia, non ci aspettavamo questa dolorosissima. Eppure: Justus es, Domine, et rectum iudicium tuum! L’Istituto è opera tutta di Dio, dal suo nascere e sempre, ed il Signore ha mostrato di prediligerlo con tante grazie anche singolari. Ci avrà voluto castigare con sì grave perdita per le nostre incorrispondenze? Non lo credo; anzi sono convinto di no; perché nonostante le miserie umane voi tutti e tutte continuate con buono spirito e zelo nelle antiche e nuove opere d’apostolato, ed anche i chiamati qui sotto le armi si comportano, pur tra i maggiori pericoli, da veri religiosi aspiranti alle S. Missioni. Il buon Dio l’avrà trovato maturo per il Paradiso e avrà voluto premiare Colui che gli fu servitore fedele e prudente, e che in pochi anni explevit tempora multa. Venne trasportato in Cielo, perché con i cari Padri Manzon e Meineri e Ch. Baldi avessimo un altro potente protettore. Egli che sì ben conobbe i tanti bisogni della nostra famiglia, ci otterrà presso il trono di Dio conforto, e le grazie necessarie perché tutti i membri dell’Istituto possano camminare santamente verso la perfezione cui sono chiamati. Conscio della debolezza mia e del sig. V. Rettore a sostenere il grave peso, ci otterrà da Maria SS. forza e grazia per non soccombere, e darà a voi tutti cor docile ad aiutarci nel disimpegno dei nostri doveri, e ci consolerà con la vostra perfetta obbedienza ai nostri desideri.
Non posso al presente dilungarmi a parlarvi delle virtù dell’amatissimo Confratello, che peraltro voi avete conosciute ed apprezzate al pari di me. Vi invito invece a pregare per lui conforme alle nostre Costituzioni, ricordandolo nelle S. Messe e Comunioni e recitando per 9 volte per la sua requie eterna la terza parte del S. Rosario.
La nostra cara Consolata vi consoli come io ai piedi del Suo Altare imploro. Vostro affez.mo in N. S. G. C.