[vol. VIII, pp. 450-451, n. 1306]

J. M. J.

Torino, 16 settembre 1919

Carissimo P. Sales,

Mi ha fatto tanto piacere la tua lettera confidenziale. Nessuno, neppure il Sig. V. Rettore, la lesse o ne ebbe sentore. Continua così, ma spiegandoti anche più lungamente, ed in tutto che può riuscire a bene delle missioni e dell’istituto. Anche delle cose personale ne parlerai come si può prudentemente per lettera.

Scrivi giusto della permissione di Dio per il minor bene; per cui non bisogna disanimarsi; ma pregare ed usare di tutta l’influenza, e se non altro dell’esempio, per cooperare al meglio. Così hai fatto scrivendomi il giudizio comune sulle Consolatine, e predicando loro gli Esercizi. Io però mi servo delle note al bene delle Suore di casa-madre, specialmente per istruzione delle prossime partenti. Inteso che non s’accorgano donde provengono.

Vengo a te. Del Kaffa transeat; della solitudine no: tanti diavoli come a S. Antonio ti accerchierebbero. Permane in vocazione, qua vocatus es; la quale supera ogni altra, perché battuta da N. S. G. C. Vedi: P. Savio, andato dai Certosini in Spagna, per la guerra venne ad arruolarsi fra gli arditi; fece atti di valore… e ne ottenne medaglie. Dio lo conservò. Ora fa il contadino nei pressi di Castelnuovo, sebbene non abbia ancor lasciato l’abito e la S. Messa!

Sei di danno alle Missioni? Non è vero; ad ogni modo avanti in Domino; di’ ogni ora il nunc coepi e segui le norme dateti.

Fosti tolto dal P. Seminario, devi girare il mondo; ebbene, ciò sarà il meglio tuo e delle missioni. Impari e vedi tante cose per scrivere per il periodico, in cui vanno a ruba i piccoli articoli del Sales. Di America non se ne parla più; piuttosto un bel giorno sottentrerai al V. Rettore nel compilare il periodico.

Ed ora una notizia che ti farà pena; ma non devi allarmarti. Il fratello ch. Giuseppe è a casa, in patria, per malattia. Non ti nascondo che soffre anche di malattia morale, per cui anche a bene dell’istituto dovette dopo tante prove allontanarsi. È una prova che spero cesserà, e questa è la mia speranza e di lui. Intanto studia, e aiutato da me prenderà esami di ginnasio e di liceo.

Non contristarti: è un’aberrazione che passerà per sottentrarvi la pace, e la primiera vocazione che gli è sempre cara. Ti scriverà egli; e tu non abbatterlo di più, ma consolalo e animalo a pregare, confidare nella Madonna, ed a volere fortemente.

Vedi, mio caro, quante spine circondano il mio capo di vecchio; prega il buon Dio di sostenermi e perfezionarmi. Sii tu una mia consolazione ad onta delle tue miserie.

Basta. Ti rinnovo l’antico scritto…; ti benedico proprio ai piedi della SS. Consolata. Aff.mo in N. S. G. C.