[vol. IX/1, p. 140, n. 1452]

W. G. M. G.

Torino, 7 settembre 1921

Carissima in N. S. G. C.,

Ho ricevuto le tue lettere, e finalmente posso risponderti. Hai fatto bene a scrivermi come vedi le cose; mi servirono nel conferire con Monsignore. Io desidero e, tale essendo il mio dovere, pretendo che viviate nello spirito che vi ho infuso, spirito di fede, di carità e di delicatezza.

Penso che hai dovuto subire un po’ di malattia morale; bisogna farti coraggio, e procurare con le parole e più con l’esempio di ridurre e contenere tutte nella volontà di perfezionarsi. Del resto in questo mondo non conviene scandalizzarsi di nulla; ma fare dal canto nostro quanto possiamo perché le cose procedano bene.

I tuoi parenti si lamentano perché scrivi poco. Procura di contentarli, particolarmente il vecchio padre. Il fratello mi scrisse che nella vendita d’una cascina, non avendo la tua procura, si obbligò egli per te. Gli risposi che noi abbiamo tale procura, come già ne aveva scritto alla sorella, disposto a mandarla. Mi aggiunse che la tua parte sarebbe di L. 42.mila se ben ricordo, che le impiegavano in opere in Sardegna, e che il padre aveva diritto all’uso frutto. Tanto per tua norma; non c’è però nulla a fare.

Coraggio dunque, e sempre con gli occhi al Signore.

Ti benedico, e con te tutte le care Suore, specialmente quelle che sono con te. aff.mo in G. C.