[vol. IX/1, pp. 148-150, n. 1456]

J. M. J.

Torino, 15 ottobre 1921

Carissimi in N. S. Gesù Cristo,

Un’altra grave prova colpì il nostro Istituto e le Missioni. Il Rev. Coadiutore Michele Cavigliasso ci lasciò per il Paradiso. Ma più ci addolora la di lui morte inaspettata, avvenuta senza poter essere assistito dai suoi Confratelli. Un telegramma, e poi una lunga lettera del P. Fassino mi notificava che il caro fratello moriva il 21 agosto per la caduta in uno stagno. Non vi ripeto i particolari della disgrazia, che voi saprete meglio di me.

Dopo la perdita di due Coadiutori: Giacomo ed Umberto, non ci aspettavamo quest’altra così presto; mentre il buon Michele era nella robustezza dei suoi 42 anni e tutto dedito alla grande opera della Fattoria.

Non ci resta che piegare il capo alla Santa Volontà di Dio, i cui decreti sono imperscrutabili, ma sempre pieni di misericordia. Il buon Dio volle premiare in Cielo i 14 anni di Missione del benedetto Coadiutore, e lasciare a noi una lezione sulla incertezza dell’ora e del modo della nostra morte. «Estote parati, quia qua hora non putatis, Filius hominis veniet». Il caro Michele, quando per obbedienza al Superiore uscì di casa verso le ore dieci, non s’aspettava certo di non ritornarvi che due giorni dopo, freddo cadavere... Ma buon per lui che sempre visse quale fervoroso religioso e zelante missionario; cosicché la morte non gli fu improvvisa, ma lo trovò preparato alla chiamata di Dio!

Voi lo vedevate sempre tranquillo e allegro, intento ai lavori che l’ubbidienza gli assegnava. Talora, avvertito o corretto, neppure si scusava; e nella sua umiltà soleva dire di cuore: «Lo so che sono un miserabile e buono a niente; in peccatis concepit me mater mea!». Dove attingeva questa virtù religiosa era nella divozione al SS. Sacramento. Passava in chiesa tutto il tempo che gli era possibile. Disse due giorni prima della morte, come mi fu scritto, che se avesse avuto un giorno a sua disposizione, l’avrebbe passato tutto innanzi a Gesù in Sacramento. Ed aggiunse: «Se verrà il tempo in cui non potessi più lavorare, lo passerei tutto in adorazione al SS. Sacramento».

Ecco dove si formano i Santi missionari, come S. Francesco Zaverio! Qualcuno si lamenta di non trovare in Missione gli aiuti per la perfezione che vi sono in Casa Madre. Ricorrete sovente fiduciosi a Gesù, ed Egli supplirà a tutto. Vi illuminerà e conforterà: «accedite et illuminamini; venite ad me omnes qui laboratis».

Ma la morte repentina del caro coadiutore ci deve far pensare alla nostra. Quando e come morremo? Saremo in quel punto ben preparati, o non brameremo di avere ancora un po’ di tempo per meglio disporci al giudizio di Dio? «Oh, si daretur hora!». Veramente un religioso missionario dovrebbe sempre essere disposto al gran passo. Purtroppo non è sempre così. Dopo aver fatto, con la partenza per le Missioni, i gravi sacrifici del distacco da tutti e da tutto, si lascia che il cuore si affezioni a piccole miserie, le quali c’impediscono la maggior perfezione e c’inquieteranno alla morte. Esaminatevi ogni giorno se siete in perfetta regola sui santi voti, sulle virtù della carità e dell’umiltà.

Viviamo, miei cari, di perfezione, per trovarci sempre disposti a morire. E ciò non solo per non cadere, morendo, nell’inferno: cosa orribile per un missionario; ma possibile; ma ancora per evitare quanto possiamo le pene del Purgatorio. E non basta. Conviene vivere di perfezione per avere maggior gloria in Paradiso; e, se non fosse altro, per vivere tranquilli, e per godere la pace dell’anima in punto di morte.

L’indulgenza plenaria del nostro Venerabile ci sarà applicata anche nella morte repentina; ma l’acquisteremo poi per le nostre disposizioni? Voi sapete che nessun peccato, anche minimo, viene perdonato senza il dolore e proponimento. Li avremo allora, con tante miserie nostre abituali, di cui non ci emendiamo mai?

Nelle Comunità talora si sente il lamento che non c’è più lo spirito della fondazione... Invece di questi inutili lamenti, ed invece di pretendere la perfezione negli altri, ognuno pensi sul serio a procurare la perfezione in se stesso. Se così tutti facessero, lo spirito ritornerebbe in tutta la Comunità.

Conchiudo raccomandandovi di attendere alla propria santificazione. Dovrà ognuno rendere conto di se stesso, e non degli altri. Io dovrò rispondere del mio dovere di fornirvi i mezzi di farvi santi missionari; e voi del modo con cui li avrete adoperati. Tutti, pensando al «ad quid venisti», non perdetevi in sterili questioni, che vi faranno perdere il tempo ed impediranno il conseguimento del vostro fine che è la vostra santificazione e la conversione dei poveri infedeli.

La SS. Consolata vi assisterà perché vi facciate molti meriti. Di qui continuo a pregare per voi la nostra cara Madre; e vi imploro lo spirito di fortezza e l’eroismo dei martiri. Abbandonatevi nelle braccia di Maria SS.; Ella vi consolerà, e convertirà le vostre pene in gaudio. Pensatemi a voi vicino e confortatevi. Coraggio dunque, sostenuti dalle nostre preghiere; avanti in Domino, giorno per giorno, ora per ora.

Ai piedi della nostra SS. Consolata vi benedico di gran cuore, e godo dirmi in N. S. Gesù Cristo Aff.mo