[vol. IX/1, pp. 448-449, n. 1580]
J. M. J.
Torino, 26 agosto 1922
Carissimi e Carissime in N. S. G. C.,
Mi trema la mano, il cuore si gonfia e gli occhi versano amare lacrime nell’indirizzarvi questa breve lettera.
Il caro nostro Vice Rettore e Vice Superiore non è più fra noi, e non lo rivedremo che in Paradiso. Spirò placidamente nel Signore la sera del 18 corrente, con tutti i conforti religiosi e le cure più affettuose. Quale perdita per il Santuario e più per l’Istituto e le Missioni! Vedevamo necessaria la Sua esistenza, e pregammo la nostra SS. Consolata a prolungargli per qualche tempo la vita. Molti, ed io pure, hanno offerta la propria vita perché fosse conservata quella del nostro caro. La SS. Consolata non credette di esaudire le comuni preghiere...
Era maturo per il Cielo... Aveva compiuto la Sua santa e laboriosa giornata; e poteva dire con S. Paolo: Cursum consummavi...; in reliquo reposita est mihi corona justitiae. Pronunciate con me il fiat alla imperscrutabile volontà di Dio; e sia in suffragio della bell’anima.
In tanto dolore ci consolarono le prove di stima e di affetto che tutta Torino diede a Lui umile e da molti sconosciuto. La sepoltura fu un trionfo.
Egli viveva per voi e per le nostre Missioni, e l’ultimo giorno lo passò pensando e parlando dell’Istituto. Le sue ultime parole, che disse suo testamento, furono di unione fra i missionari e le missionarie.
Pregate per Lui, ed anche per me desolatissimo, che nel nome della SS. Consolata vi benedico, affezionatissimo in G. C.