Il risveglio del giorno dopo si apre su realtà nuove, inaspettate, gioiose e dolorose. O comunque sempre diverse da quelle già incontrate. I due Istituti, vissuti com'erano all'ombra del Fondatore e abituati ad un ritmo regolare di vita, adattano il passo alla nuova andatura, camminando nel solco da lui tracciato, e portando con sé il ricordo di una persona cara e l'impronta di una pedagogia adatta ad ogni forma di impresa missionaria. La concezione missionaria dell'Allamano è coestensiva, nella forma e nei contenuti, agli uomini e alle loro culture, e si adatta ai ritmi di vita che incontra nel suo cammino. Non è riscontrabile nella sua dottrina missionaria alcuna ombra di forzatura o di intromissione, che possa far sospettare l'ansia segreta di voler mutare la storia e sovvertire il contesto culturale che generazioni di uomini hanno costruito nei secoli secondo criteri e schemi mentali ereditati. Egli ha insegnato ai suoi missionari e missionarie ad entrare in casa altrui in punta di piedi e a sedersi alla mensa comune, senza pretese o condizionamenti, contenti di condividere con gli altri il pasto comune. Soleva dire che “il bene non fa rumore”, e che va compiuto con discrezione e nel miglior modo possibile. I suoi detti formano una miniera di vita saggia ed equilibrata.
«Il Fondatore diceva...», «Il Fondatore voleva...», «il Fondatore scriveva ...»: queste frasi ricorrenti sono come la porta spalancata che introduce la mente e il cuore nel segreto di quella spiritualità sacerdotale che lo stesso Allamano aveva appreso alla scuola di uomini santi e avvezzi alla solidità della vita. Il suo spirito continua a influenzare le scelte dell'Istituto sia nella sfera ecclesiale che in quella religiosa e pastorale, offrendo soluzioni equilibrate alle realtà del nostro tempo: prima fra tutte, la missionarietà della Chiesa, nella quale ogni evangelizzazione trova la ragione della sua esistenza. Questa dottrina, oggi di grande attualità, fa dell'Allamano una voce convinta e autorevole nella Chiesa, capace di suscitare in ogni stile di vita risposte coraggiose e coerenti.
Scrive il postulatore, p. Gottardo Pasqualetti: «Proclamandolo beato, il 7 ottobre 1990, il papa Giovanni Paolo II suggellò il riconoscimento che il popolo di Dio gli ha tributato con varie espressioni: “il santo della Consolata”, “Padre provvido e pietoso, formatore e maestro del clero”, “sacerdote per il mondo”.
L'Istituto da lui fondato ha percorso molte strade ed è passato in altri Paesi dell'Africa e dell'America Latina, facendo del bene e annunziando la buona notizia ai poveri. Attualmente i missionari della Consolata europei, africani e latinoamericani lavorano nei vari settori della missione in Kenya, Etiopia, Tanzania, Mozambico, Sudafrica, Congo, Costa d'Avorio, Argentina, Brasile, Colombia, Ecuador, Venezuela, Corea. E in un prossimo futuro saranno presenti anche in Asia.
Questo veloce profilo biografico non intende esaurire la complessa figura di questo sacerdote, che visse, dalla giovinezza alla morte, il suo sogno missionario senza battere i sentieri del mondo, ma vivendo intensamente la sua• vita d'olocausto per la salvezza degli altri.