La voce del Pontefice

Diamo in disteso il preziosissimo autografo che il Sommo Pontefice Pio XI indirizzava al can. Giuseppe Allamano il occasione del Giubileo Sacerdotale e già da noi intercalato nelle varie parti del libro:

AL DILETTO FIGLIO
SACERDOTE GIUSEPPE ALLAMANO
PIO PAPA XI

Diletto Figlio, salute e apostolica benedizione.

Ricorrendo il giorno 20 del prossimo mese, il cinquantesimo natale del tuo sacerdozio, approfittiamo di questa occasione veramente bellissima per attestare pubblicamente la Nostra riconoscenza verso di te, della quale tu Ci sembri degno in modo particolare per le moltissime benemerenze che, durante questo lungo spazio di sacerdotale ministero, ti sei acquistato verso la Chiesa di Dio, nonché nell’umano e ne civile consorzio.

“A te infatti, eletto da 43 anni Rettore del Santuario della Consolata e all’ardente tua pietà verso la beata Vergine, i Torinesi danno il merito di aver non solo ampliato e quasi dalle fondamenti restaurato codesto Santuario, ma ancora di esserti adoprato con ogni cura ad ornarlo con opere d’arte e si preziosissimi marmi rivestirlo.

“Questa tua lode, per quanto grande, è tuttavia da porsi in secondo luogo, se confrontata con l’assidua opera e sollecitudine che hai spesa per sì lungo tempo: sia per la santificazione delle anime, che per promuovere l’educazione e santificazione del clero.

In te, infatti, cui pare abbia lasciato erede del suo spirito l’illustre zio Giuseppe Cafasso, non appena incominciasti l’esercizio del sacro ministero, ebbero i chierici del seminario di Torino un sapiente maestro di pietà; da tempo poi in cui, Rettore della Basilica della Consolata, assumesti la direzione dell’attiguo Convitto Ecclesiastico, è mirabile quanto tu abbia lavorato e quanto affaticato ti sia per arricchire di dottrina e di virtù i sacerdoti che quivi sono educati. Cosicché a centinaia e centinaia si contano i sacerdoti – tra i quali molti Vescovi e arcivescovi – che godono di essere stati da te formati ad una vita degna di uomini ecclesiastici.

Tutto questo però che abbiamo con lode menzionato, non bastava ancora al grande amore di cui tu ardi per le anime, ed ecco che nell’anno 1901 fondavi l’Istituto dei Missionari, e nel 1910 quello delle Suore Missionarie, entrambi denominati “della Consolata”, per le Missioni Estere. E tale è già il numero dei missionari e delle suore partiti per le terre infedeli, e con tale ardore disimpegnano i faticosi doveri dell’apostolato, che i tuoi, o Diletto Figlio, benché scesi gli ultimi nel campo, non sembrano cederla né punto né poco ai veterani degli altri Istituti.

Considerando perciò tutti questi meriti, Ci è lecito arguire di quanta gioia debba essere apportatore questo prossimo evento sia all’animo dei Torinesi, che ai vecchi e giovani alunni tuoi. Ai voti ed alle felicitazioni dei quali uniamo i voti e le felicitazioni Nostre, con l’augurio che tu abbia a godere per lungo tempo ancora della comune venerazione e del comune amore e che, quanto ti resterà di vita, tutto possa spenderli a procurare alla Chiesa, con quello zelo che ti è proprio, i maggiori benefici. E intanto pegno delle celesti grazie e prova del Nostro paterno affetto, a te, Diletto Figlio, al Convitto e agli Istituti di cui sei Superiore impartiamo di gran cuore l’apostolica benedizione.

Dato a Roma presso S. Pietro il 5 agosto dell’anno 1923 il secondo del Nostro Pontificato
PIO PAPA PIO XI

La voce degli Em.mi Cardinali

Di quanta venerazione il can. Allamano fosse circondato dagli Em.mi Principi della S.R. Chiesa, ce lo dice il rev.mo P. Ferrero, già Procuratore Generale dell’Istituto a Roma: Accompagnai sempre il ven.mo Padre dai vari personaggi ecclesiastici, presso cui doveva recarsi per omaggio o per ufficio. Da tutti era accolto con particolari dimostrazioni di stima. Così ricordo che il Card. Vico venne in persona a riceverlo nella sala d’aspetto e, abbracciatolo, gli disse con cordiale trasporto: “Oh, il canonico Allamano! Lo conoscevo già di fama, e ora ho il bene di conoscerlo di persona!”.

E l’accompagnò nello studio, intrattenendolo a lungo. Il Card Van Rossum, Prefetto di Propaganda Fide, nell’accomiatarlo dopo un’affabilissima udienza, gli disse:

“La ringrazio a nome delle Chiesa di quanto ha fatto e fa per le Missioni. Non era obbligato a fare tanto!”.

In altra circostanza il Card. Bisleti, promotore della causa di beatificazione del Cafasso, lo tenne in particolare udienza per oltre un’ora e mezzo.

Abbiamo anche già riportato, in prefazione alle varie aperti del libro, le testimonianze di affetto e di venerazione di numerosi cardinali di S.R. Chiesa. Aggiungiamo solo più alcune delle tante lettere pervenute al can. Allamano renella fausta ricorrenza di cui sopra.

Il Card Vincenzo Vannutelli, Decano del S. Collegio e datario di S.S., dopo aver ricordato l’ottavo centenario della SS. Consolata, quando aveva avuto l’ineffabile contento d’incoronare la sacra Immagine, soggiungeva: “Questo ricordo è inseparabile da quello dell’illustre e carissimo can. Giuseppe Allamano, cui tanto deve la magnifica Basilica, da lui quasi riedificata dalle fondamenta, e che tanto promosse sempre il culto a Maria ì, s’ caro ai Torinesi. Conoscevo già, ma allora più che mai ammirai, ven.mo signor canonico, per quanto la innata umiltà di Lei cercasse di coprirne il merito, l’opera sua sagace e indefessa, non solo per mantenere vivo il suddetto culto, ma altresì per promuovere con esso al educazione e formazione del Clero e formare un Istituto di Missionari della Consolata., i cui frutti di salute nel faticoso apostolato procurano al Santo padre e alla Congregazione di propaganda Fide la più pura religiosa soddisfazione. I sempre felici risultati di queste sue sacerdotali imprese, più che mai risvegliano in me l’antica affettuosa venerazione, che non ho cessato di professarle”.

Il Card. Camillo Laurenti, Prefetto della Sacra Congregazione dei Religiosi. Gli scriveva: “Il cinquantesimo anniversario della Sua Ordinazione sacerdotale mi porge lieta occasione di presentare a V.S. rev.ma, alla quale mi lega da lungo tempo affettuoso sentimento di riverente amicizia, le più vive congratulazioni. Erede dello spirito del Suo santo Zio,Ella ha svolto il Suo grandioso lavoro nei santi nascondimenti dell’umiltà. Ma Ella può santamente rallegrarsi nel Signore di avere largamente moltiplicato i preziosi tesori della grazia ricevuta nella imposizione delle mani del Vescovo. Educatore di tante giovani anime agli ardui ministeri del sacerdozio, ella ha comunicato loro quelle sante energie che così vive fervono nel suo cuore. Devoto cultore di maria, Ella non ha cercato solo per sé il dolci sorrisi e il valido conforto della carissima Madre, ma promovendone con amore di figlio il culto in un magnifico Santuario, ha portato innumerevoli anime al trono della misericordia Consolatrice degli afflitti. Ma la cara Madre dal suo trono spinge più lungi il suo pietoso sguardo, e fu certo Essa ad aspirarle di lanciare i Missionari della Consolata alla redenzione del mondo pagano…

Ed oggi al plauso della sua Torino e dell’Italia fanno eco gradita i fratelli dell’Africa lontana…

L’Em.mo card. Luigi Sincero: Le virtù preclarr, il fervore dello spirito apostolico di così soave e grande figura di sacerdote sono così universalmente conosciute ed apprezzate, che il Suo Giubileo esce dai confini di una festa domestica per diventare come una festa della Chiesa Cattolica. Ho avuto la fortuna di avvicinarlo più volte nel Santuario della Consolata, ai piedi della Vergine SS. La cui devozione è sempre stata l’aspirazione sua suprema, e sempre ne sono rimasto edificato…”.

La voce dell’Episcopato

Già nel corso di questo breve compendio avemmo modo di mettere in luce l’altissima stima in cui il can. Allamano era tenuto dagli arcivescovi di Torino: Mons. Lorenzo Gastaldi. Card Gaetano Alimonia, Mons. Davide Riccardi, card. Agostino Richelmy, card. Giuseppe Ganba, nonché dell’affezionatissimo discepolo, Mons. Pinardi, e da altri Vescovo del Piemonte. Ci permettiamo di aggiungere alcune altre preziose testimonianze:

Mons. Matteo Filippello, Vescovo di Ivrea: “Il can. Allamano lo vedevo, lo ammiravo, domandavo a lui consiglio, e solo le occupazioni di quel tempo, sia in seminario che nelle visite pastorali, mi distoglievano dal frequentarlo come sarebbe stato mio desiderio”.

Mons. Giuseppe Castelli, Vescovo di Novara: “Nei miei contatti con l’allamano riportai sempre l’impressione di un uomo assennato, prudente, pieno dello spirito di Dio, perfetto conoscitore di uomini e di cose, schivo sempre di far rumore e di aver lodi. Per cui ogni volta che si aveva bisogno di un indirizzo in cose riguardanti il ministero sacerdotale o si trovavano difficoltà da superare, si ricorreva con fiducia a lui, e dopo una sua parola franca si camminava per la via indicata”.

Mons. Albino Pella, Vescovo di casale: “Il can. Allamano lo vidi per la prima volta nel settembre 1916, quando presi parte alle conferenze episcopali delle due Province di Torino e di Vercelli. Fin da quel primo incontro ebbi l’impressione di trovarmi dinanzi a un uomo superiore, ad un sacerdote tutto di Dio. Potei inoltre osservare in quale conto lo tenesse il Metropolita, card Richelmy, nonché il venerando Mons. Ressia suo compagno di scuola, Mons. Spandre Vescovo di Asti ed altri che lo conoscevano da lungo tempo”.

Mons. Umberto Rossi, già Vescovo di Susa e poi di Asti, lo proclama a sua volta: “Gloria del Clero Torinese e piemontese”.

Sua Beatitudine io Patriarca di Gerusalemme, Mons. Luigi Barlassina, che per 35 anni ebbe con l’Allamano intimi rapporti, afferma che “lo zelo indefesso, la pietà ardente, la saggezza del consiglio e l’affetto che sempre l’Allamano manifestò a tutti i sacerdoti che a lui ricorrevano, gli avevano meritato la fiducia e la stima universale”.

Mons. Giuseppe Debernardi, Vescovo di Pistoia: “Per conto mio posso dire che ogni qualvolta mi occorse un consiglio illuminato e prudente, non mi rivolsi mai invano al can. Allamano. Era di quelle persone che più si conoscono e più si stimano”.

La voce dei discepoli

Ove volessimo raccogliere le voci di quanti ebbero il can. Allamano a Maestro o Consigliere o Direttore spirituale ci sarebbe da raddoppiare – non è esagerazione – il presente volume. Non lo faremo e rimandiamo il lettore all’opera principale, della Vira completa, in gran parte compilata su testimonianze di degnissimi ecclesiastici. Quale giudizio riassuntivo, riporteremo ciò che scrive il pio e venerando P. Francesco Tiboni delle Scuole Pie:

“L’impressione che ebbi fin dal primo incontro con l’Allamano (1880), fu che egli non era un uomo come gli altri, ma molto al di sopra del livello comune anche fra i buoni. Mi colpì anzitutto il suo spirito di pietà e di devozione. Dopo più di mazzo secolo, mi risuona ancora all’orecchio l’espressiva inflessione di voce ch’egli usava nelle comuni preghiere, specialmente quando diceva “Benedica tu in mulieribus”, ci si sentiva la venerazione, la confidenza, l’amor filiale a Mria SS.. mi edificò il modo veramente pio, dignitoso, accuratissimo con cui egli celebrava la santa Messa, mostrando la sua viva fede e profonda adorazione. Del resto al sua pietà traspariva da tutta la sua condotta.

Ebbi ad ammirare la sua bontà, gentilezza e dolcezza verso il prossimo e verso i dipendenti, quando doveva correggere e punire; la prudenza squisita nel suo trattare. Egli aveva veramente imparato da Nostro Signore il monito: Discite a me quia mitis sum et humilis corde.

Era sempre uguale a sé stesso, sempre in pace; e attorno a sé faceva regnare la pace e una soave disciplina.

Era angelica l’illibatezza del suo contegno e delle sue parole, usando perifrasi correttissime quando dovesse toccare argomenti delicati.

Era ammirevole la sua fermezza nell’impedire il male, anche leggero, sempre però conginta alla carità e alla discrezione e, direi quasi, al rispetto delle persone; tenendo egli un contegno sempre sereno, un quasi continuo lieve sorriso.

Né meno notabile era la su pazienza nel dare ascolto a persone anche importune, tediose e poso giudiziose; - la sua cura pel bene anche materiale di quanti erano in casa; - la sua esatta fedeltà in fatto di amministrazione, specialmente trattandosi di elemosine di messe; il suo zelo per il decoro della casa di Dio, per lo splendore delle sacre funzioni; e soprattutto il suo spirito illuminato, al sua carità soavissima, la sua sapienza nel confessare, che lo rivelavano un uomo di Dio.

Si dirà che tutto questo lo si trova più o meno in ogni ecclesiastico per bene. Ma in questo ordinario l’Allamano ci metteva dello straordinario e tutto suo. Io conobbi e trattai con molti altri ecclesiastici rispettabilissimi, ma nessuno che lo eguagliasse; anzi, che non gli restasse a notevole distanza. Egli era agli occhi miei il perfetto sacerdote sotto tutti gli aspetti”.

Il tesoriere della Consolata

Sulla tomba del can. Allamano non scese, no, il gelido silenzio, né l’avvolse l’oscuro velo dell’oblio. A parte tutto ciò che egli era stato e rappresentava per le istituzioni da lui fondate – la vita cioè della loro vita e il pegno della loro floridezza – fu il popolo stesso a trasformarne spiritualmente la tomba in ara: per farvi sbocciare i fiori freschi della natura, che quasi mai mancavano, e i più mistici fiori di quelle suppliche che, ancor vivente, a lui giungevano da ogni aorte e di continuo, come al “tesoriere della SS. Consolata”.

Questo il titolo d’onore conferitogli dal popolo, significare la missione ch’egli compì quaggiù e che ora continua dal cielo.

Nessuna meraviglia quindi, se, dopo la sua morte, si andarono man mano moltiplicando: da una parte, le richieste d’immagini e ricordini dell’Allamano; dall’altra le espressioni di riconoscenza per le grazie che si dicevano ottenute 0poer sua intercessione.

Queste anzi, dopo la pubblicazione della “Vita” – che tanto favore incontrò in ogni ceto di persone: dal Sommo Gerarca della Chiesa ai semplici fedeli – crebbero in tal numero, e divenne così vasto il coro di voci o imploranti o riconoscenti, da far riconoscere in ciò come una celeste conferma del pio sentimento di quanti vedono nel can. Allamano : il dispensatore privilegiato dei favori della vergine Consolatrice.

Questo diciamo con le dovute riserve, in spirito di perfetta sottomissione ai decreti e a quelle che saranno le decisioni di Santa Madre Chiesa, unica ; Maestra di santità. Madre unica e sempre feconda di santi, a cui perciò spetta ogni giudizio in materia.

Il trasporto della salma

Quando la salma del can. Allamano scese l’avello, al Cimitero generale, il sentimento comune fu: che non sarebbe stata quella l’ultima dimora. Nessuno dubitò mai un istante che il Padre sarebbe tornato tra i suoi figli: suo gaudio in terra e corona in cielo: e in quella Casa che è il centro vitale e propulsore delle sue importantisime istituzioni irradianti tanta luce di fede e di sviluppo nell’Africa lontana.

Le relative pratiche furono infatti iniziate quasi subito, e sortirono buon esito, grazie anche all’entusiastica adesione delle Autorità sia Ecclesiastiche che Civili. Solo si attese, per effettuare il trasporto, di poter prima realizzare una nostra vivissima aspirazione: la costruzione di una pubblica chiesa annessa alla casa madre dell’istituto, nella quale avrebbe trovato adatto luogo la cripta per la tomba del venerato Fondatore.

Sennonché, per sopravvenute circostanze e anche un po’ per la ristrettezza dei tempi, svanita essendo la speranza d’una sollecita esecuzione del progetto, né potendosi d’altra parte differire oltre l’esaudimento d’un voto così universale, fu decisa e attuata l’erezione d’una cripta provvisoria nell’attuale cappella semipubblica conosciuta del resto e frequentatissima dalla popolazione torinese, specialmente del rione (detta Cappella ha l’ingresso in Corso terricci, ov’è la sede dell’istituto, ed è aperta ogni giorno).

L’opera riuscì egregiamente, nell’insieme e nei particolari, e corrisponde pienamente alle sue finalità

Ivi pertanto la Salma del can. Giuseppe Allamano, riposante in un mistica penombra quasi si santuario, vegliata e venerata dai figli, vivificata dallo spirito e nello spirito della grande istituzione da lui fondata, continuerà a fare del bene. E non solo ai figli missionari, vicini e lontani, cui sarà luce e forza per seguire gli esempi di santità, e pegno insieme di fecondo apostolato, ma anche a quante anime qui verranno a confidargli le loro pene, ad affidare a lui, per la Vergine delle consolazioni, la supplica ardente e fiduciosa.

E tutti uniti – figli e discepoli, beneficati e ammiratori - ancora pregheranno perché diventi prsto certezza quell che è oggi psernza viva nei nostri cuori: ‘esaltazione in terra di colui che già riteniamo glorificato in cielo!