Ero ragazzo quando per la prima volta sentii nominare il panno che vende S. Giuseppe, ed allora tra noi ragazzi, birichini, ci dicevamo l'un l'altro: Ne hai tu del panno?  (cfs,II, 519)

Mi ricordo che quando ero bambino si faceva molta festa [per la Natività di Maria SS.]. Una volta alla Consolata vi era novena predicata e processione: si portava la statua a S. Giovanni al mattino ed alla sera si andava a riprenderla... Quando pioveva allora guai! C'era l'idea che se la Madonna non tornava a casa la sera, i Canonici la rubavano. Adesso si fa il triduo di quaranta ore.  (cfs,III, 113)

Non fare come i ragazzi che quando la minestra sa un po' di fumo non la vogliono più mangiare. Oh?!... mangiarla più presto ancora. O mangiare questa minestra, o saltare questra finestra, neh!... Io ricordo che la mia mamma me la faceva sempre mangiare e non mi dava altro finché non l'avessi mangiata.  (cfs,III, 458-459)

(Racconta di sé, quando studiava, che dovette faticar molto. Poi aggiunge:) Io non ho mai saputo quello che mi piaceva o non mi piaceva; con questo non voglio farmi il panegirico, non sono ancora morto; ma è perché la mia buona madre, bastava che dicessi che una cosa non mi piaceva, che subito me la faceva prendere.  (cfs,III, 527)

 [...] io l’ho ricevuta [la Cresima] da Mons. Balma che poi è stato Arcivescovo di Sardegna. (cfm,III, 351)

Ebbene che cosa vi ho portato? Quando tua mamma andava a Varallo, non facevi così? Che cosa mi hai portato? Non è così? Io facevo così; quando la mia mamma veniva giù, quando ritornava, guardavamo subito se era carica. E se aveva qualche cosa domandavamo subito che cosa ci aveva portato in regalo. Voi non facevate così?  (cfm,II, 634)

Guarda di imparare come si fa attorno alle viti. Quando viene il mio domestico, fatti insegnare come si fa a potare, a tagliare quella roba lì, io non so neppure come si chiama “i brumbu”. Io ho mai fatto quel mestiere lì; ma mi pare che se mi mettessi imparerei subito. Sono nato in quei luoghi, in mezzo alle vigne, l’abbiamo per natura. Quando eravamo ragazzi andavamo a vedere come facevano nelle vigne, a fare i curiosi, ma ci cacciavano via qualche volta, perché a quell’età imbrogliavamo solo. Però il mezzadro che avevamo noi, era un buon vecchio e si faceva un dovere di insegnarci. Ci radunava tutti e poi ci spiegava. Ma noi eravamo ragazzi, le parole entravano da una parte e uscivano subito dall’altra.  (cfm,II, 580)