“Il bene va fatto bene” diceva il Cafasso. Andava dicendo a D. Bosco: andiamo d’accordo in tutto, eccetto in una cosa: il bene va fatto bene. Ed io mi ricordo che, stando per entrare in collegio, il mio santo Zio diceva a mia madre: “studi pure, ma non da D. Bosco”. Là c’era un po’ di tutto e non c’era troppa disciplina. Adesso è più sistemata la cosa: allora in principio si faceva come si poteva.  (cfm,III, 721)

Guai se vedo dei bigliettini! Se c’è qualcosa da dire, si dice in pubblico! Perché volersi bene solamente tra due? Qui dentro queste cose non devono avvenire... Ringrazio sempre che quando ero in collegio c’era una vera persecuzione a questo!  (cfm,III, 150-151)

L’ho già detto agli altri, che or non son più tutti qui, e lo ripeto a voi: “Il Ven. D. Bosco, quand’ero giovinetto, mi diceva: “per ottenere salute ed ingegno ricorri a S. Giuseppe”.  (cfm,I, 375)

Quando ero ancora in collegio, D. Bosco mi diceva sempre di domandare a S. Giuseppe la salute e l’aiuto negli studi.  (cfm,II, 229)

Per me non ho mai trovato tempo a leggere romanzi. Cioè, ne ho letto uno, una volta nelle vacanze; avevo i fratelli studenti, e me l’hanno dato, per farmelo leggere; e l’ho letto. E poi quando sono tornato in collegio l’ho detto a D. Bosco. A D. Bosco io diceva tutto. E gli ho detto: ho letto quel romanzo. E mi ha lavata la zucca in regola. E mi ha detto, se volevo scaldarmi la testa coi romanzi che... Non era un romanzo di quei lì, era Beatrice Cenci del Guerrazzi.  (cfm,II, 243)

C’era un mio compagno in Collegio che perdeva il tempo, e s’era scritto su un foglietto tutti i giorni dell’anno, ed ogni mattina appena in istudio ne cancellava uno. E all’esame per lo più era sempre bocciato perché perdeva il tempo in queste storielle.  (cfm,II, 9)

Quando ero giovane in Seminario, avevamo una pagnotta a colazione, a pranzo minestra e un pugno di castagne, e ho passato quattro anni così; e i parenti pagavano tavola media; a 35 lire. E siccome eravamo due fratelli ci facevano il ribasso di cinque lire e pagavamo 60 lire. E poi c’era da pagare ingresso, letto, ecc... e a Chieri 40 lire d’ingresso...  (cfm,III, 157)

E tu piangi ancora perché hai lasciato i parenti; hai fatto bene a piangere un poco, anch’io quando sono entrato in collegio ho pianto un poco.  (cfm,III, 166)

Altra cosa che è male è essere gelosi. Vi è qualcuno che mette male nella Compagnia di S. Paolo, cerca di disgustare quelli che ci sono, e cavarli. Voi, cari giovani, tenete il vostro posto. Io ho osservato questo quando sono entrato in Collegio. V’era la compagnia del SS. Sacramento, e appena arrivato qualcuno venne a dirmi: Per carità, non lasciarti mettere là entro!  (cfm,III, 200)

“Et nunc quae est expectatio mea?”: “Nonne Dominus?”. Mi ricordo che quando ero chierichetto, un bravo professore mi suggeriva di farmi questa domanda nelle tentazioni di vanagloria.  (cfm,III, 587)