[Primi segni di vocazione sacerdotale] Così chi da piccolo faceva già altarini, andava con piacere a servire la S. Messa (e guai se non ci svegliavano!). Gli piacciono le funzioni della Chiesa, le ama, le studia, cerca di farle bene, gode delle solennità.  (cfm,III, 364)

Mai più credeva di giungere a quest’età, perché da giovane avevo meno salute che adesso, sapete. Ricordando quando ero giovane come voi, la mia più grande consolazione è di aver sempre fatto il possibile per seguire la vocazione che il Signore mi aveva data. Io da giovane aveva due fratelli: uno studiava medicina e l’altro legge: e volevano che studiassi anch’io come loro. Ma ho risposto: No, io voglio essere Sacerdote!... Volevano almeno che prendessi la licenza liceale, e Mons. Gastaldi non era contrario. Ho guardato un poco i loro libri, e poi mi sono stuccato e ho detto: Ma che licenza!... anche senza licenza posso farmi Sacerdote! Ed ho fatto gli studi in Seminario, e sono ben contento.  (cfm,III, 234)

Il Signore mi chiamò agli studi ginnasiali per mezzo di due buone persone che vennero a togliere a me e a mia madre ogni esitazione. Mi fece sentire più tardi l’hodie si vocem Domini audieritis per vestire subito il S. Abito invece di aspettare di indossarlo dopo il liceo, come m’invitava un mio fratello.  (cfm,I, 489)

Vocazione al Sacerdozio; il Signore l’ha condotto come per cose che parevano casuali... Avrò avuto 10 anni, se li avevo, e non vedevo chiaro; avevo l’idea di studiare, ma ero incerto... la mamma mi diceva: studia pure, ma non potevo distaccarmi; erano più giorni che ne parlavo colla mamma, un prete viene a trovarmi, e vedendomi colla mamma dice: Siamo venuti per dire che questo ragazzo deve studiare. Oh! parlavamo appunto di questo!...

E poi, grazie su grazie, e gli studi sono riusciti proprio bene; non tocca a me a fare gli elogi, ma... I fratelli non volevano ch’io l’abito. Avevamo uno zio prete che mi lasciava libero, ma nelle vacanze; ed io per accontentarli leggevo i loro libri; ma un giorno li gettai tutti là e dissi: Ah! piglio l’abito. I miei fratelli volevano che facessi il liceo con loro, ma... Adesso il Signore mi chiama, chissà se fra tre anni mi chiamerà ancora.  (cfm,I, 491-492)

La mia vocazione pare un caso ma non lo è; avevo nove anni, gli studi elementari li avevo compiuti, e si stava pensando se dovevo continuarli o no, quando un giorno vengono a casa mia il parroco Don Allora e il sindaco. Vistomi, si volgono a mia madre e le dicono: "Che cosa fate di questo ragazzo?". E m'interrogarono su quello che avrei desiderato divenire; io, confuso, non seppi rispondere a quella domanda tanto importante per me e mi misi a piangere, ma tosto essi soggiunsero: "Non bisogna perdere questo ragazzo, fatelo studiare". Vedete, di quella piccola conversazione il Signore si servì per indirizzarmi allo studio da sacerdote.

Quando finii gli studi ginnasiali, mio fratello mi consigliò di fare il liceo pubblico con lui anziché quello privato in seminario; ci riflettei un poco, ma poi quando mi vennero in capo i pericoli, le distrazioni che avrei avute fuori, dissi a me stesso: Adesso il Signore mi vuole sacerdote, se perdo la vocazione nel contatto col mondo, chi mi assicura che da qui a tre anni il Signore mi chiamerà di nuovo?  (cfs,I, 59)

Mi ricorderò sempre di quelle persone, fuori della famiglia, che coi loro consigli aiutarono la mia vocazione.  (cfs,II, 209)

Io non dimenticherò mai tutte le cosette che hanno influito sulla mia vocazione. (Noi gli chiediamo di raccontarci qualche cosa al riguardo, ed egli risponde:) Non si dice tutto alle figlie. (Una sorella allora soggiunge: Se non lo dice a noi lo dirà ai figli. Ed egli sorridendo esclama:) Neanche ai figli.

Ricorderò sempre un fatto, quando avevo compiuto gli studi elementari. C'era la mia buona mamma, la quale era già ammalata, ed io stavo in casa e, non so, ero un po' il suo checco... Non ero mica l'ultimo, ma... per tutti era così. Un mio fratello più vecchio mi diceva sempre: Vieni in collegio con me. Io sarei andato, ma mi rincresceva lasciar la mamma. Non veniva nessun angelo a dirlo... Un giorno passò da casa mia un sacerdote col sindaco del paese, e venivano a trovare mia mamma. Nel vedermi lì, dissero: Che cosa fa quel ragazzo? Lo mandi un po' a studiare. Mia mamma rispose: Gli lascio far quel che vuole. - Interrogato, non seppi che rispondere e mi misi a piangere. Dopo quella conversazione si determinò che incominciassi a studiare. Vedete, dalla parola di quel bravo sindaco, mi son deciso. Prima restavo lì...  (cfs, II, 289-290)

Dovrei stare in ginocchio tutta la vita con la testa china, per ringraziare il Signore della vocazione.  (cfs,II,559)