Quel santo di mons. Galletti ci diceva in Seminario: un chierico che non sia devoto di Maria SS., che all’avvicinarsi delle sue feste non si senta tutto infiammato e animato...., per questo solo egli non è chiamato al Sacerdozio. (cfm, I, 115)
S. Francesco di Sales diceva: Stracciato no, ma rappezzato sì. Rattoppava lui stesso qualche volta... Io non sono buono a rattoppare (sorride). In seminario rattoppavamo da noi... e poi la mamma ci diceva: Ma mandate a casa, non rattoppate voi... (Ridiamo tutte al pensiero di quei bei rattoppi). (cfs,II, 15)
E' tempo di pensare a lavorare! Che cosa pensate voi altre? Di andare in Paradiso?... Ah, quello non è zelo! Bisogna aver zelo e preparare il fagotto. Preparatelo, fatelo grosso grosso, che non ci stia più niente. Ricordo, quando si andava in collegio si faceva così; si metteva sempre roba dentro; quando si partiva era sempre gonfio gonfio. (cfs,II, 504)
Nel Seminario, tutti quelli che non avevano avuto scuola [di canto] ci hanno fatto una scuola speciale, e se qualcuno di voi è stonato, non bisogna scoraggirsi, e così dei piccolini, a forza di sentire gli altri, senza accorgersi si piglia. (cfm,II, 49)
Mi ricordo che il Can. Soldati diceva a noi Chierici del Seminario: Il canto della Settimana Santa non ha mai fatto intisichire nessuno, e per le funzioni del Venerdì Santo e del Giovedì Santo è mai morto nessuno. In Comunità bisogna che cantino tutti. (cfm,II, 500)
Ricordo con invidia ai giorni in Seminario quando cantavo il Veni Sancte Spiritus. (cfm,I, 567)
Come in Seminario, il Superiore ci diceva: vieni qui a domandare il biglietto di uscita: domanda prima il permesso di uscire. (cfm,II, 360)
Mi ricordo che il nostro Direttore del seminario diceva: Felice, fortunato quel chierico che durante il suo chiericato si è preso di quelle lavatine che portano via il pezzo!... e infelice colui al quale è sempre andato tutto bene, tutto gli è andato liscio, poiché alla prima occasione cadrà. (cfs,II, 126)
Mi ricordo in Seminario al tempo del Can. Soldati, quando si ritornava dal passeggio ci squadrava da capo a fondo e si sapeva già... ci diceva mica niente subito... ma ci diceva poi tutto... (cfm,II, 361)
Noi quando eravamo chierici in seminario stavamo attenti nell'entrare che il cappello fosse così e non così (ci fa vedere spostandosi un pochino sul capo il berretto); che la mantellina non fosse per aria, che il colletto fosse a posto e non avesse i lambei..., perché si sapeva che il Can. Soldati ci aiutava a metterci a posto; una di quelle lezioni ci bastava. (cfs,III, 60)
Il nostro Professore di S. Scrittura, Ghiringhello, e che poi era dottissimo in lingue orientali; è lui che ha scritto una vita di N. Signore Gesù Cristo contro quella scritta dal Renan, e che è veramente un capo d’opera stimatissima in Germania, e poi anche autore di altri libri di storia e di critica. Sono libri un po’ duri ma profondi, ma siccome sono un po’ duri non si leggono ai nostri giorni. Però il Professore di Padova Mons. [...] ha letto quella vita lì e poi mi domandava se non aveva anche scritto altre cose, e lo stimava molto; ma sono libri duri che la gente non ha voglia di leggere.
Questo Professore, quando ci faceva scuola, se capitava a prendere i libri dei Re, o dei Maccabei, perdeva il filo, ed andava avanti, non poteva più lasciarli, ... andava avanti senza accorgersi; finché quando se ne accorgeva ci chiamava poi scusa; ed allora noi che eravamo ben contenti gli dicevamo che continuasse. (cfm,II, 828)
Mons. Gastaldi è stato il primo che ha fatto le regole del Seminario. [...] Mons. Gastaldi venne in Seminario, perché l’Arcivescovado era chiuso, nelle mani del demanio. Faceva pranzo con noi, sentiva la lettura a tavola, e... sì che correggeva... [...] e ci faceva andar via la monotonia. Una volta che uno leggeva con monotonia gli ha detto: Non sai che sei un narcotico potente? Lui intanto non mangiava, e ci correggeva. Dopo eravamo poi contenti. Ci faceva anche scuola di storia ecclesiastica, ci correggeva i Componimenti, e con quel mezzo noi abbiamo imparato ad amarlo. (cfm,II, 436)
Quand’io ero in Seminario c’era Mons. Gastaldi che si chiamava Lorenzo, allora facevamo la novena all’Eremo tutti i giorni, poi al giorno della festa si faceva proprio con solennità. Mi ricordo che si cantava l’antifona musicata dal Palestrina, e lì si faceva un coro... che filava! Come era bello! Mons. Gastaldi, gli piaceva tanto quell’antifona, e per quello la cantavamo tutti gli anni. (cfm,II, 642)
Mi ricordo che quando sono andato in Seminario c’era un piccolo pulpito al fondo del refettorio, laggiù, e noi qui, sentivamo niente. E ancora ciascuno leggeva come voleva con tutti i generi di cantilene. Ma appena venuto Mons. Gastaldi ha fatto fare un pulpito nel mezzo del Refettorio, e poi era lì lui per fare leggere bene. E lo stesso giorno che è entrato ha saputo che si leggeva il Becastel e ha subito fatto togliere tutto, ci vuole criterio... non perdere il nostro tempo in cose inutili! (cfm,II, 533)
Noi ringraziamo sempre Mons. Gastaldi di s.m. che si diceva fortunato di mangiare coi chierici, perché il governo non voleva dargli le temporalità, e il Papa gli ha detto: vada in Seminario, una scodella di minestra gliela daranno. Ed è stato un anno e mezzo in mezzo a noi, coi chierici, e correggeva sempre!... [...] quante cose si sentono! (Si leggeva il Rohrbacher, Vite di Santi). [...] Qualche volta ci prendeva anche a scuola e ci insegnava. Voleva che si leggesse come si parla, con franchezza, non da addormentati... (cfm,III, 475-476)
Quando Mons. Gastaldi era in seminario, (dovete sapere che il suddetto Monsignore per essere stato nominato dal Papa senza l'approvazione del governo, era stato privato del sussidio, quindi era dovuto stare in seminario. Il Papa gli aveva detto: Andate in seminario e un po' di minestra ve la daranno) ebbene, quando udiva la lettura in refettorio correggeva [...] Correggeva tutto, bisognava imparare a leggere... Faceva ripetere le cose. Sei un fiammifero... pronunzia bene le parole, ci diceva, leggi di nuovo, stavolta leggi meglio; lì c'è un punto, una virgola, due punti. (cfs,I, 336)
Mons. Gastaldi è stato tre anni in seminario, mangiava in refettorio con noi chierici, e correggeva lui la lettura; eh!... passar sotto quell'uomo faceva caldo. Non voleva che si dicessero tutti gli 'o' larghi. Ci faceva sentire tutte le differenze dei suoni. (cfs,III, 327)
Dice bene l’Imitazione: Quid prodest alta de Trinitate... e così altre frasi di seguito. Vi raccomando di leggere bene i tre primi capitoli di questo libro, servono tanto bene al nostro scopo. Li leggete tante volte in Refettorio; non dimenticateli. Mons. Gastaldi li faceva studiare a memoria; io li ho studiati. (cfm,III, 261)
Noi in Seminario ci facevano parlare italiano anche in parlatorio. Vi venne mio zio e mi disse: “Ma come, vuoi obbligarmi a parlare italiano?” Era un ordine forse non ben studiato e fu poi tolto. [...]
[Parlando delle divisioni tra chierici: preferibilmente stare insieme quelli dello stesso anno] Non voglio dire nei corsi ove sono pochi, ma noi in Seminario mi ricordo c’erano sette anni dal primo all’ultimo, e quando alcuno parlava con un anziano ci davan del logico “Oh, guarda quel logico!” e non osavamo guardarli.
Dico preferibilmente. Vedete: se c’è gelosia è sempre tra i condiscepoli. I compagni si rallegrano coi più anziani, coi più giovani, ma con quei dello stesso corso, no! Io per me dico che il nostro corso in questo faceva eccezione, e ci volevamo proprio bene; ma in generale c’è sempre un po’ di gelosia tra quei del medesimo corso, la tentazione viene tra gli uguali. (cfm,I, 589)
Mi ricordo che in Seminario ci avevano messo un quarto d’ora da parlare latino, e da principio si dicevano degli spropositi, e quando non sapevamo le parole le facevamo... ma poi veniva abbastanza! E questo perché c’è l’uso... Bisogna studiare, e solo la grammatica non basta, ci vuole ancora l’esercizio delle lingue... Io certe cose non ho potuto e adesso non le so,... ma non mi metto più, mi metto poi in Paradiso a studiare! (cfm,II, 739)
Ricordo sempre che cosa m'aveva detto riguardo ai parenti un santo sacerdote in seminario: "Meno ci pensi tu, più ci pensa il Signore". (cfs,II, 475)
[Parlando della Povertà] I Frati, i vecchi, mi ricordo c’era un prefetto di Sacrestia dei Minori, ebbene non toccava mai denari, ma usava una gamba di gatto. Noi ridevamo così, ma lui diceva che i vecchi, i frati anziani avevano un orrore pel danaro, noi ci hanno proprio vestiti di questo abominio. (cfm,I, 516)
Sapeste quanto costa ora il carbone! e non se ne trova più. Quello che una volta costava 30 Lire, ora costa 300 Lire. Pensate! e se doveste poi star senza, che fare? Farete poi come si faceva noi in seminario. Stare al freddo. Noi l’avevamo mica il calorifero, si scaldava mica. Si scaldava qualche volta un pochettino, un pochettino, ma poche volte, e tutto fatto! (cfm,III, 41)
Ai miei tempi alle otto e mezzo ci gettavano una pagnotta sul letto, e basta; ed eravamo in Seminario; fu poi solo Mons. Gastaldi che ha fatto mettere il latte al mattino.
E accendere? Non c’era il calorifero e si accendeva solo alla vigilia della Concezione. E poi mi dicevano che prima di noi non si accendeva, e quando si aveva freddo, mi dicevano, e si vedevano ancora le macchie di bruciato sul banco, si portavano un vasetto con un po’ di spirito, e l’accendevano durante lo studio, e così si scaldavano le mani. E un giorno ho domandato, e mi hanno detto che era così. (cfm,III, 157)
In seminario non si vedeva il fuoco prima di Natale, ed alla fine di gennaio non ce n'era più bisogno. (cfs,I, 152)
Mi ricordo: nel nostro Seminario c’eran quelli che venivan da Giaveno, quelli del Cottolengo, quelli dei Salesiani: c’era una vera divisione: parlavan sol sempre tra di loro di quello che era loro capitato là: e questo durava degli anni. (cfm,III, 389)
Al tempo che io ero chierico ero il solo proveniente da Castelnuovo, tanto ch'io dicevo: Ma nel paese del Ven. Don Bosco, di Don Cafasso, devo essere ora il solo chierico? Vedete, vi era un buon parroco, già vecchio il quale studiava solo sempre, non m'invitava mai in parrocchia come generalmente si fa coi chierici, ed i ragazzi che frequentavano la parrocchia si trovavano in mano ai sacrestani. Dopo di lui venne Mons. Rossi, ogni cosa cambiò; egli voleva sempre i chierici in parrocchia ecc. sì che, non molte, ma vocazioni ne sorsero alcune. (cfs,I, 434-435)
Nel 48 [i soldati] entrarono i Seminario, e sono rimasti sino al 62. Io sono entrato un anno o due dopo che erano andati via, e si dovette dare il colore ai pilastri che erano tutti rotti... erano di marmo, erano come i vostri... e hanno lasciato tutto rotto, tutto fracassato! Un orrore! E per coprire... (cfm,II, 423)
Ah! quello che costa studiare, mie care! E' costato sangue per prendere lauree, diplomi, ecc...!
(cfs,II, 676)
Guardate che oramai ho esperienza degli studi, so che cosa vuol dire, so i difetti che c’era, e con molte lacune facevamo sforzi impossibili. Avevamo tre diverse spiegazioni, il Trattato, il Professore ed il Ripetitore, tre idee diverse. (cfm,I, 600)
Io sono anche stato sacrestano in Seminario, tre anni, e me ne glorio più che di ogni altra cosa... (cfm,II, 702)
Io mi ricordo che nelle vacanze avevo sempre per principio di leggere tutti i salmi: non dico d’averlo sempre fatto... ma l’avevo stabilito. Ma ho sempre trovato che c’è da imparare; e tuttavia ci sono ancora dei pezzi che non capisco. (cfm,II, 776)
Perché c'è tanta leggerezza in queste studentuzze? Per leggere romanzi. Certe storie finiscono sempre con un matrimonio o cose simili. Quando ero chierico mi domandavano: Perché non leggi? Io rispondevo: Se ho la testa a posto, che sto bene, studio; del resto, se non mi sento di studiare, non mi sento neppure di leggere. (cfs,II, 236)
Da chierico mi si domandava perché non leggevo certi libri. Ma, rispondevo, se ho la testa a posto e sto bene studio; se non mi sento di studiare, non mi sento neppure di leggere. (cfs,II, 238)
Ai miei tempi non trovavo mai tempo per leggere libri: sempre pensavo: Se sto bene posso studiare, e se non sto bene posso neppur leggere. (cfm,I, 601)
Bisogna dalle letture sempre trarre un buon pensiero, qualche sentimento; noi in seminario si cercava di prendere quello che andava bene per noi e quello che ci sarebbe servito per una predica. (cfs,I, 338)
Io ho un volume di appunti che mi prendevo sentendo le letture, quando ero in seminario, e mi vengono in taglio ancora adesso. (cfs,III, 290)
Quando io ero studente, scrivevo, scrivevo e poi tutti quei sunti non sono serviti che per dare l'esame, per altro niente. [...] In teologia io avevo un trattato... Il professore lo spiegava in altra maniera, il ripetitore ancora diverso, e così si doveva studiare in tre modi, ma alla fine non rimase che il trattato. (cfs,I, 470)
Quando ero chierico e leggevo od udivo qualche cosa che mi faceva impressione, la copiavo, e quello zibaldone mi serve ancora adesso. (cfs,I, 337)
Mi ricordo che in una meditazione che facevo da chierico c'era questo: fui professore ed è nulla; fui teologo ed è nulla; fui religioso e ciò è qualche cosa... (cfs,II, 325)
Un santo uomo, il teol. Galletti (poi Vescovo d'Alba), quando era chierico diceva (ed io l'ho scritto): Ricordatevi, se non vi farete santi qui (in seminario), non vi farete più. Salvo un miracolo, ricordatevi, salvo un miracolo. (cfs,II, 162)
Vi ho portato un libro da leggere: è "Il mese di Maria per le anime di vita interiore". Non siete voi anime di vita interiore? Io conoscevo già questo libro quando ero in seminario. Farete la meditazione e la lettura spirituale su questo libro. (cfs,I, 348)
Noi avevamo quattro mesi di vacanza; si diceva: Voglio far tante cose, ed alla fine non avevamo fatto niente. (cfs,II, 313)
Ricordo che essendo io chierico o sacerdote andava a recitare il Breviario in Chiesa col
Cappellano della Contessa Radicati di Passerano. Questa santa donna, sorella dell'Ab. Faà di Bruno, cieca si metteva nel banco dietro a noi per sentire la nostra recita, e l'accompagnava con divozione. (cfs,III, 542 msc)
Quand'ero chierico, mi ricordo che in un paese alla morte di qualcuno si faceva il pranzo; ciò non va, non mi piaceva; si è poi spenta quell'usanza. (cfs,I, 207)
Non so se ve l’ho già raccontato, un giorno in un paese c’era morto uno, e gli altri hanno dato un pranzo in regola; io ero chierico mi dispiaceva: mi pare... bisogna fare, pensavo... là, per mio zio, quando è morto avevo detto: il fuoco quest’oggi non si accende! E persin quello del turibolo siamo andati a prenderlo altrove; e per quelli che erano venuti, quel giorno si mangiò alla buona pane e salame, e fuoco spento. Pareva che ripugnasse sentire odore di mangiare poco dopo che uno è morto. Eppure quei là vedete facevan così, e ho detto: Ma perché fate un pranzo dopo che uno è morto? Ma... e, si faceva così; adesso non si fa più perché io li ho sfolgorati! Ma se si facesse questo spiritualmente non sarebbe mica una cattiva cosa. Ai primi tempi della Chiesa si facevano le agapi, si radunavano insieme a mangiare. (cfm,II, 396)
Mi ricordo, ero ancor chierico, quando andai ad accompagnare il Santissimo che si portava a Mons...(non ricordiamo il nome) gravemente infermo. Questo santo Prelato in attesa di ricevere il S. Viatico, come preparazione, ripeteva la sequenza dello Spirito Santo. Alcune volte la dico anch'io questa preghiera prima di celebrare la S. Messa. Voi pure potete recitarla prima della Comunione. (cfs,II, 267)
Una volta quand’ero in Seminario guai se uno faceva la Comunione tutti i giorni! Guarda quei logici!... Era terribile. Io ringrazio il Signore che ho avuto qualche compagno; ci siam messi a non guardare, a far la Comunione quotidiana, e dopo qualche anno tutti i chierici la facevano. Una volta la cappella era tutta messa in circolo, si guardavano l’uno con l’altro; e questo è male. Bastava che uno muovesse, che avesse un piccolo difettuccio che tutti lo vedevano. Ma Mons. Gastaldi ha poi cambiato. (cfm,III, 367)
Questo libro [“Combattimento Spirituale” di P. Scupoli] mi fu dato dal Can. Soldati quando ero in Seminario. Un giorno entrò uno di questi chierici che non aveva imparato neppure a servir Messa. Il Can. Soldati lo affidò a me, come primo di lettera, dicendomi che gli insegnassi tutte queste cerimonie. Io gli ho insegnato a servir Messa e tutte quelle piccole Cerimonie, ed in premio egli mi ha regalato questo bel libretto. Ed io l’ho sempre tenuto caro, là... L’ho offerto una volta ad uno che andava in Africa, perché non ne aveva altri, ed egli lo guardò un poco e poi mi disse: “Ah! lo tenga un po’ lei come memoria!” (cfm,II, 158)
Quando da chierico andavo a scuola di morale da Mons. Bertagna, ha fatto il caso di uno che aveva queste abitudini di commetter peccati da sé..., e alla vigilia delle ordinazioni voleva andare avanti, e piangeva, e prometteva, farò adesso quanto non ho fatto, lascerò il vino, mi mortificherò... uh! ... E Mons. Bertagna ha domandato a me se si poteva assolvere; ed io ho detto: “se ha quest’abitudine non si potrebbe; ma se promette tanto... mi pare... che siam sicuri che si emenderà veramente...”. E Mons. Bertagna: “No! no! no!... non si può assolvere!...”. (cfm,III, 365)
Quando andavo a scuola di morale, fui interrogato da Mons. Bertagna: “un chierico stava per ascendere al Suddiaconato; aveva molte miserie da questo lato [castità], ma asseriva di avere una volontà di ferro, tuttavia da qualche mese si teneva...”. Risposi: “questo abito non è ancora vinto, ma non è disperata la situazione. Perciò credo che potrebbe avanzarsi...”. No, no. La volontà presente non assicura troppo... (cfm,III, 711-712)
Mi ricordo che quando ero in seminario, lo dicevamo tra di noi, c’era il Mons... Vesc. di Casale, quello che fu poi Vescovo di Novara, quello di Genova, e lo dicevamo: quando si parla insieme nessuno osa fare il primo! Si tengono tutti discorsi proprio insulsi, e se uno osa mettere fuori discorsi un po’ religiosi, lo guardano tutti stupiti: “Guarda che vuol insegnare”! - Eppure c’era il Can. Soldati e Mons. Gastaldi che parlavano sempre di pietà anche in ricreazione, e non si dicevan storie! (cfm,III, 17)
Mi piace tanto la vostra Unione, l’avevamo fatta anche noi in Seminario, ma eravamo in pochi e però le cose si facevano in regola e le cose si ripetevano al compagno anche dieci volte, se era necessario. Naturalmente anche in questo ci vuole discrezione. (cfm,III, 711)
S. Paolo bisogna leggerlo sovente: digerirlo, studiarlo bene. Io non avevo la fortuna che avete voi che lo studiate quasi tutto: io ho studiato l’Epistola Heb. come chierico; le altre le ho dovute studiare da me. [...]
L’Imitazione l’avete letta tante volte ma sapete servirvene? Bisogna fermarsi sulle parole. E’ Mons. Gastaldi che ha cominciato a farla leggere in Seminario a colazione; e il Direttore ci faceva una scuola ogni settimana sulla Imitazione; e bisognava studiarne, (e poi l’ho fatta studiare agli altri) una pagina per volta; e l’ho studiata quasi tutta; è dura ma bella... (cfm,III, 383)
In Seminario studiavamo tutta l’Imitazione, e ne eravamo poi contenti. (cfm,III, 477)
Quindi tenete questo come mio ricordo: ed accanto alla Scrittura mettete pure l’Imitazione. Questo libro mi ha accompagnato tutta la vita: ne ho regalate tante copie, ma la mia l’ho sempre tenuta e mi ha sempre servito... In Seminario la facevano studiare... [...] Da noi i primi due anni si studiava Imitazione e S. Paolo nei tre seguenti di ginnasio. Era duro eppure lo sapevamo parlare bene, benché la dessero al sabato mattino per la Domenica... (cfm,III, 702)
E alla Madonna di campagna quando andate ditelo: vogliamo vedere S. Fedele nell’orto; e vi condurranno a vederlo. Quando ero chierico mi dilettavo di andare a vedere S. Fedele alla Madonna di campagna. (cfm,III, 90)
Io mi ricordo che in Seminario c’era un bravo chierico che si aveva preso sei altri compagni a cui aveva dato un salmo penitenziale a ciascuno da recitare in modo che ogni giorno tutto il gruppo recitava tutti sette i Salmi penitenziali. Mi ricordo che a me capitò il Salmo: “Deus ne in furore tuo arguas me” e l’ho sempre recitato: ciascuno aveva il suo e lo recitava. (cfm,II, 825)
Mi ricordo sempre della predica che Mons. Gastaldi faceva agli ordinandi e che in tutti faceva una viva impressione: chi sa se col numero, egli diceva, potrà essere aumentata la nostra letizia! Ma di voi spero essere sicuro. - Sentivamo poi un brivido scorrere nella nostra persona allorché soggiungeva: oh, se si potesse raschiare a qualcuno il carattere sacerdotale!... (cfs,I, 161)
Compagni di Seminario
Chi ha troppa facilità a imparare in generale poi non sa la lezione o non la ricorda. Quando ho dato l’esame per la vestizione c’era un giovane vicino a me, che ha finito tutto in pochissimo tempo. E lo invidiavo un poco... Si è messo lì e ha già finito, e io sono ancor qui intanato. Ma poi sapete l’effetto? Io sono passato, e lui ha dovuto ripetere. (cfm,III, 172)
Lamentava meco Mons. Pulciano, quando era chierico, che tra la scuola e la Cappella vi fosse come una barriera. A quei tempi varii professori che provenivano dall’Università non dicevano alcuna preghiera, né prima né dopo. (cfm,I, 598 msc)
Mi ricordo che quando ero in Seminario Mons. Pulciano mi diceva sempre: Che distanza c’è tra la scuola e la cappella! C’è una voragine! Allora entrava il Professore, non si diceva neppure l’Actiones... si sedeva!...: si andava all’Università; ... Ci siamo poi messi noi a dirlo mentre entrava il Professore, ed egli sentiva... C’era però anche chi pregava... Specialmente Mons. Ghiringhello ... quando parlava di cose di spirito imparadisava... (cfm,III, 467-468)
Mi ricordo che mi ha fatto impressione in seminario un bravo chierico. Là in seminario c’era un campanello, e c’è ancora adesso, mi pare, che si suonava solo quando veniva l’Arcivescovo a trovarci, così tutti restavano avvisati e si lasciava tutto e si veniva fuori a riceverlo. Un giorno viene una vecchia di montagna, tutta vestita alla moda antica, con in testa certe cose lunghe come si costumava allora, era di Balme, voi che siete stati a S. Ignazio sapete come vanno vestiti da quelle parti là. Ebbene costei arriva al Seminario, e sì che sapeva..., invece di tirare l’altro campanello tira quello lì dell’Arcivescovo. Allora noi che eravamo a scuola siamo venuti tutti fuori in fretta, e poi invece del Vescovo c’era quella vecchierella; e tanto più che aveva visto che l’uscio era aperto, ed era venuta dentro. Ebbene, quel chierico mi ha fatta tanta impressione: l’è subito corso incontro, l’ha presa per il braccio, e ha detto: “E’ mia mamma!”. Fossimo stati noi, neh?!... avremmo subito detto: e perché sei venuta adesso?... hai tirato quel campanello là!! Avremmo voluto nasconderla subito, che nessuno la vedesse, vestita com’era. Invece quel chierico, niente... “è mia madre”, e l’ha salutata tutto grazioso come si deve fare. (cfm,II, 575576)
Quando ero chierico avea un compagno che tutti i momenti si ritirava nella stretta, metteva fuori dal baule i soldi sul letto, e li contava sempre: forse per vedere se eran cresciuti!... E’ poi venuto un bravo sacerdote, ma tirato!...
[...] Dobbiamo fare come quel chierico mio compagno di cui vi ho già raccontato altre volte. Era venuta a trovarlo sua mamma che era una montagnina, e entrata in seminario, s’è messa a gridare e a chiamare suo figlio. Noi ci siamo messi tutti a ridere (abbiamo fatto male) e quel chierico, ha subito detto: E’ mia mamma! E tutto tranquillo è andato a prenderla. Ha dato tanta edificazione quel bravo chierico. (cfm,III, 376-377)
Ancora una cosa: in Seminario di Torino, avevamo un compagno di mediocre ingegno, ma non perdeva mai un momento di tempo, mai un minuto... e s’era fatto un orario tutto a minuti... cinque minuti per questo, cinque minuti per quello, cinque minuti per quel là... tutti i cinque minuti erano impiegati... e così quando si veniva in istudio mentre prendevamo i libri, prima che si fosse a posto e si studiasse, non dico che fossi io, ma potevo anche esserlo, e si perdeva cinque minuti, e invece lui era già là a studiare, appena giunto in studio, e non perdeva il tempo a guardare qua e là... lui seduto, fisso, guadagna cinque minuti... e a forza di questi ha studiato molto e ha potuto riuscire discretamente bene, perché anche la memoria a forza di esercitarla si rinverdisce, è come il fuoco che più si mette e più brucia. Così anche l’intelletto si esercita... E’ venuto sacerdote, e lo burlavano... perché aveva tutti gli orari, li abbiamo veduti alla fine dell’anno, degli studi, che aveva tutti questi orari che andavano a base di tutti i cinque minuti, lo burlavano e l’abbiamo chiamato: Domine quinque!!! Ma sapete? Domine quinque ha passato tanti altri, e quando è andato vicecurato, ha sempre continuato a fare sempre così, e mentre andava o veniva, quando aveva da aspettare nell’ora di pranzo e aveva cinque minuti, studiava, non un minuto perdeva, no, no! aveva fissato anche quei cinque minuti... e ha studiato tanto, e tanto bene che è stato uno dei primi ad andare al concorso, e di una parrocchia di Torino (diocesi, Sciolze); e allora sì che abbiamo detto: “eh! guarda un po’ Domine quinque!”. Ma non perdeva cinque minuti prima di mettersi a studiare, nello studio, ma subito lì! Così anche voi, studiate subito e prima di tutto quello che avete bisogno di portare per il domani... e vedete quel lì, non ha perso tempo, e così potrò sempre dirvelo adesso... sì, va bene... è un po’ un’espressione da lasciarsi questa, perché è S. Scrittura, ma lo chiamavamo così e ancora adesso quando ci incontriamo diciamo: E Domine quinque ti ha scritto? (cfm,II, 730)
In seminario avevamo un chierico che lo chiamavamo dei cinque minuti perché aveva scritto sopra un foglio: cinque minuti per questo, cinque per quello. Noi ridevamo, ma son venuti utili i cinque minuti ed è riuscito il primo ad un concorso. Non era di grande ingegno, ma volontà di ferro. (cfs,I, 188)
In seminario avevo un compagno da noi tutti chiamato Domine quinque, sapete perché? Perché aveva segnato come impiegare tutti i cinque minuti che aveva d'intervallo tra una lezione e l'altra ecc., ed era tenace, sapete, e si teneva a quei cinque minuti. (cfs,I, 449)
Una volta c'era un chierico al quale bastava dire una parola per convincerlo di essere malato. I suoi compagni alle volte gli si mettevano attorno e dicevano: "Stiamo a vedere che lo mandiamo a dormire". E uno saltava su e gli diceva: Oh, come sei pallido! Un altro: Non hai la tua aria; ed un terzo: Che cos'hai? Ti senti male? Hai cambiato fisionomia...; e continuavano così tutti d'accordo, finché lui credeva d'aver proprio male ed allora chiedeva il permesso di mettersi a letto. Birichinate!!!... (cfs,II, 530)
Mi ricordo che in seminario avevo un compagno che sembrava un agnello, tanto che veniva chiamato l'asino paziente. Ebbene, con tanta mitezza un giorno si adirò, prese un catino e lo lanciò contro un compagno che, se non si affrettava a ripararsi, sarebbe stato colto. Vedete, quando la virtù è di nascita non costituisce una virtù, non dura. (cfs,I, 289)
C’era in Seminario un chierico che pareva proprio calmo; di quelli che non si muovono, che faceva due passi in una pianella. E un dì passava con un vassoio di acqua in mano, e l’hanno toccato, e lui si è voltato e gli ha gettato addosso il vassoio di acqua; vedete, anche quelli che sembrano più calmi; poi si è pentito subito e ha chiesto scusa, ma intanto... (cfm,II, 163)
Vi avevo già contato di un chierico che pareva la mansuetudine in persona, se c’era da fare qualche scherzo, sempre a lui; lo credevamo il più paziente. Ecco che un giorno che stava portando un catino di acqua, e uno l’ha toccato, e quel là?!... ha pigliato il catino e l’acqua, e gli ha tirato tutto addosso: e se lo pigliava sulla testa gliela sfracassava. Dov’era la sua mansuetudine? L’aveva un po’ per carattere, ma non era vera virtù! L’aveva sopportato tante di quelle volte, e quella volta lì non l’ha più sopportato. (cfm,II, 615)
Vi ho già raccontato di un mio compagno di seminario che ogni tanto andava su nel baule, e poi tirava fuori e metteva sul letto della roba e vedevamo che contava... Noi curiosi una volta siamo andati a vedere, e sapete che cosa faceva? Contava i denari. E dicevamo: Oh, che gusto ha di contare!... Ebbene, è venuto un bravo prete, ma... un po’ tirà... Aveva già allora quelle storie lì. E voi contate anche i denari? Non li avete, ma se li aveste?... Fate un po’ di esame. (cfm,II, 650)