Quando ero assistente in seminario, pensando d'andar poi vice-curato e quindi dir Messa alle 11, assistevo i chierici fino alle 8 e mezzo suonate, poi andavo a dir Messa e poi a colazione alle 10 od anche più tardi; facevo così per avvezzarmi. Una volta il Direttore si accorse di ciò e mi interrogò ed io risposi: Fino alle otto faccio il mio dovere di assistere i giovani, poiché non li lascio soli a studiare, e poi ritardo per abituarmi...  (cfs,II, 34)

Io vi dico che la mia più bella consolazione è d'aver sempre fatta la volontà di Dio. Vedete, ho fatto tutti i miei studi con lo scopo di avere poi una parrocchia, non grande sapete, ma di qualche paesello dove avendo poche anime avrei potute curarle bene. Ma quando mi preparavo per andare ad un concorso, ecco che il Vescovo mi nomina assistente in seminario, e mi sono fermato lì due anni contento di poter completare meglio i miei studi di morale. Quando poi, finiti i due anni, credevo di essere in libertà, mi mandano a domandare se avrei accettato per un terzo anno; risposi di sì ed a suo tempo mi recai di nuovo in seminario. Al mio posto ne trovo già un altro, allora vado dal Direttore e gli dico: Ho visto che i posti d'Assistente sono già tutti occupati, io posso tornare indietro... Senza dirmi altro mi manda da Mons. Gastaldi, il quale appena mi vede: Ah! qui c'è il nostro Direttore Spirituale... Altro che ubbidienza cieca!... Io sono rimasto lì... Hai qualche cosa da dire? - Sa, la mia idea era di andar parroco... - Bene, bene, io ti do la prima parrocchia della Diocesi. Io gli dissi ancora: Ma come potrò essere Direttore mentre sono tutti miei compagni di studio e ci diamo del tu?... - Oh, per questo, ti vogliono tutti bene...

Mi diede la benedizione e senz'altro ritornai al seminario dove trovai la mia camera preparata. Il Rettore rideva. Io non ne avevo idea di sorta. C'era da predicare, da far scuola di cerimonie ecc. Siccome c'era ancora l'altro domandai: Potrei pregare il Direttore... - No, no, faccia tutto e subito. - Allora sono andato in cappella, ho fatto un po' di meditazione... Poi sono andato a far scuola di cerimonie, e l'ho fatta come se l'avessi sempre fatta. Perché andare a dire: Non son buono, non son capace, sono indegno... e qui e là...? La grazia l'ho, ho detto tra me, quindi sono buono; il Signore quando dà un impiego senza averlo cercato, dà anche la grazia e l'aiuto.  (cfs,II, 78)

Il Can. Soldati, prima ch'io fossi direttore spirituale, volle che prendessi l'esame di cerimonie. (cfs,II, 229)

(Il nostro Ven.mo Padre ricorda come un giorno Mons. Gastaldi gli domandò che aspirazioni avesse. Egli rispose: Eh! divenire un parrocotto! Ebbene, gli rispose, ti farò parroco della prima parrocchia della Diocesi, il seminario. Ed egli così rimase in seminario).  (cfs,I, 476)

Mons. Gastaldi quando mi ha messo direttore del seminario mi diceva: A Saluzzo avevo un direttore che aveva sempre bisogno di una parola di lode; non voglio che anche tu sia così... (cfs,I, 429)

Quando io ero in seminario, direttore spirituale, insegnavo a tutti i chierici a mangiare [educatamente].  (cfs,III, 59)

Una volta nei seminari non c'erano suore. Per primo cominciò Mons. Gastaldi a chiamare alcune della Piccola Casa. Mi ricordo (era allora Direttore in Seminario) che venne ad accompagnarle P.

Anglesio. Mie care figlie, disse loro il Padre, non si tratta solo di andare in un ospedale o in un asilo, ma di fare le pie donne... Ricordatevi che avete una missione particolare, molto più nobile delle altre... Guardate di fare le cose bene, con più spirito. Questi chierici, stando bene, potranno far meglio, e voi coopererete a far santi sacerdoti...  (cfs,II, 16)

Una volta all'Eremo vi erano tutti i professori, ma, fatta la scuola, non avevano più niente da fare. Io invece ero colui che portavo il peso di tutto. Alla fine diede a tutti un biglietto da cento lire eccetto che a me. Il Can. Soldati di santa memoria gli disse: Perché dà a tutti e non a lui? - Ah, quello lì so che non ci tiene a queste storie. - Che non ci tenga è una cosa, disse il Can. Soldati, ma bisognerà darlo anche a lui. Se me lo abbia poi dato o no non me lo ricordo, ma per me quella era una lode...  (cfs,I, 429)

Quando ero in Seminario si dava a tutti quelli che facevano qualche lavoro durante l'estate una regalìa. Certi, vedendo che a me che avevo più lavoro non davano mai niente, si meravigliavano. Il Superiore diceva loro: E' perché lo stimo troppo; lui per lavorare non ha bisogno né di regalìe, né di lodi... - Io ho provato, quindi lo so. Bisogna fare tutto per amore di Dio, non per le lodi. Dio solo!  (cfs,III, 291)

Mi ricordo che Mons. Gastaldi invitava sempre questo o quel sacerdote del seminario e mai me; glielo fecero notare ed egli rispose: Lui non ha bisogno di questo.  (cfs,II, 40)

Quando io ero in Seminario il Can. Soldati diceva: Ricordatevi di cantar tutti. Nessuno è mai divenuto tisico per aver cantato.  (cfs,I, 309)

Mons. Gastaldi quando venne Vescovo in Torino, in Seminario veniva a tavola con noi chierici ed era contento perché sentiva leggere. Dopo due anni e mezzo dovette andar via e gli rincrebbe. (cfs,III, 143)

In seminario da qualche mal parlante si diceva che era da testa piccola il fare osservazione se uno scendeva due scalini per volta, se teneva il berretto per istorto od il mantello sulle spalle... No no, non è da testa piccola.  (cfs,I, 312)

Quando ero direttore spirituale del Seminario, mi accadeva talvolta di dire sul conto di certi seminaristi che non vi era nulla di male, ma neppure nulla di bene; son venuto via volentieri dal Seminario, per aver lasciata tale carica... Vi è stata ultimamente l'ordinazione di cinque sacerdoti e due diaconi. Nella funzione il Cardinale domanda: "Sai che costoro siano degni?". Allora io rispondo (rappresentando i superiori): "Quanto l'umana fragilità lo permette, dico che ne son degni". Ve n'era uno al quale ho lavato la zucca alcuni mesi fa e l'ho fatto divenire degno. L'ho fatto conoscere al suo superiore. Ed egli mi diceva: "Perché ha mandato quella lettera aperta? poteva dirlo a me...". - "L'ho mandata, gli ho risposto, perché te l'ho già detto tante volte e non cambi mai, sei superbo...". Si è poi messo a posto.  (cfs,I, 238)

Ho sempre osservato fin da quando ero Direttore in seminario, che chi prega persevera nella vocazione e riesce, e chi non prega o prega male, se non è sacerdote scarta e se è già sacerdote, starà lì, lì..., ma non riuscirà un buon sacerdote. Tutti quelli che sono usciti è perché non pregavano; non sono io solo a dirlo: lo dicono essi stessi. Quelli che sono rimasti è perché pregavano e pregano bene.  (cfs,III, 297)

Ad un seminarista che non aveva vocazione dissi: Il confessore ti conosce come ti manifesti, io ti conosco come ti vedo.   (cfs,III, 291)

Quando ero in seminario vedevo tante cose, ma non sempre le correggevo subito. Aspettavo, e quando quel chierico non pensava quasi più a quanto aveva fatto, allora glielo dicevo. Finirono poi col dire: Qui, in questo seminario è inutile che ne facciamo qualcuna, non si può farla franca. (cfs,I, 279)

Una volta ero in un piccolo paese (Passerano) e cercavo di allevare dei ragazzini, di stradarli perché mai nessuno in quel paese si faceva sacerdote; e son riuscito a farne due; di quel paese non ce n'era mai stato nessuno. Dico sempre ai vice-curati, ai parroci, di curarli i ragazzi. (cfs,III, 388)

25 anni fa si celebrava il giubileo d’arg. della def. dell’I.C.; ed allora in Sem. come direttore, esortava i miei cari chierici a cel.ne bene la Nov. e la Festa.- Sono passati 25 anni e per volontà di Dio nuovamente mi trovo tra chierici, e quanto diletti! per anim. al giub. d’oro...  (cfm,I, 73 msc)

[Lo spirito dovete prenderlo da me.] Così facevo da Direttore del Seminario ove venivano da me benché fossi giovine, e taluni mi dessero del tu, e benché rimandati due o tre volte.  (cfm,I, 273)

Così quando ero direttore del Seminario, Mons. Gastaldi diceva nel Regolamento del Direttore: (regolamento proprio adatto che ha fatto stampare) diceva: “Cuius judicium maxime faciendum est”. E infatti quando si trattava di promuovere qualcuno agli ordini sacri, e radunava a consulta tutti i Superiori, il giudizio che aveva più importanza era quello del Direttore.  (cfm,II, 203-204)

Mi ricordo ancora quando lasciai di essere Direttore del Seminario, alcuni volevano ancora venire da me per farsi dirigere; ed io dissi loro: “non sono più direttore, e non ne ho più la grazia: l’ho lasciata al posto: andate dal direttore di adesso”.  (cfm,II, 132)

E mi ricordo che non è un piacere fare le correzioni, e quando non c’era Monsign. né il Rettore toccava a me, e faccende! e bisogna non aver la bocca piena,...  (cfm,II, 17)

Accade tante volte: qualcuno ci fa un benefizio e noi lo riceviamo, sì... volentieri, e poi non ci pensiamo più. Io mi ricordo, forse questo fatto non ve l’ho mai raccontato, ebbene, ho avuto un rimorso per sempre di una cosa. Quando ero in Seminario, vi era un bravo Sacerdote che veniva qui alle carceri: e sapevo che di questi carcerati ce n’era di quelli che prendevano degli scritti da fare, o da copiare per altri, mentre avevano niente da fare. Io so che aveva piacere di farmi copiare varie cose, ed ho pregato questo sacerdote, pagando tutto, s’intende, che procurasse lui di farmeli copiare. E lui l’ha fatto ben volentieri, io ho avuto tutto, e ho pagato quello che si doveva. Poi si trattava di andarlo a ringraziare, e dite un po’ quante volte ho tentato! Forse mi pare che sono andato, ma o che lui non fosse in casa, o cosa fosse io non ricordo più, non ho potuto ringraziarlo di quei quaderni che mi aveva fatto copiare. Ebbene di questo ho avuto sempre un rimorso, dopo mi è passato, ma per tre o quattro anni posso dirvi che ho sempre avuto sulla coscienza quel lì, di doverlo andare a ringraziare.  (cfm,II, 565-566)

Ed io da sacerdote me ne son fatto un sunto [dell’Imitazione di Cristo]. Alla mattina ne meditavo un punto, poi ruminava lungo il giorno le frasi più belle, e alla sera le scrivevo... fa del bene!

(cfm,III, 383)

[Parlando dell’“Imitazione di Cristo”] Una volta in Seminario io ne aveva fatto un compendio. Al mattino prima della S. Messa ne leggeva un poco, e durante il giorno lo ruminava, ed alla sera mi diceva: “che cos’è che mi ha fatto più impressione?”. E poi lo scriveva e l’ho ancora. Così si deve fare della S. Scrittura.  (cfm,III, 702)

Adesso vediamo quali sono i segni per conoscere se facciamo la volontà di Dio o la nostra. - Quando predicava il P. Bruno nei primi anni che io ero sacerdote, ha fatto una predica su questo. Mi ricordo che me ne sono preso memoria, ed i segni li aveva ridotti a 6.  (cfm,III, 251-252)

Dunque il secondo dovere di un superiore è quello della vigilanza. A questo riguardo mi ricordo quello che mi diceva Mons. Gastaldi di santa memoria 45 anni fa quando mi ha messo Direttore del Seminario: “Sei tu, diceva, che adesso hai la responsabilità dei Seminaristi e perciò anzitutto devi pregare, perché quello che devi fare non sei tu che lo fai ma il Signore con te, tu col Signore. In secondo luogo devi invigilare sulla loro condotta, devi sempre esser loro dietro, sempre essere dappertutto, in modo che non si trovino mai al sicuro dal tuo occhio in nessun angolo...  (cfm,III, 448)

Io quando ero superiore del Seminario ero quasi tentato di fuggire e di disobbedire, e quando mi han tolto ho respirato. Qui alla Consolata con vecchi Sacerdoti, come mi trovavo allora, si faceva solo ciò che era possibile...  (cfm,III, 669)