Quest'oggi incomincia la novena della Consolata. E' Gesù che vuole che noi vogliamo bene alla Madonna. Questa mattina non uscivamo più di confessionale; questo fa piacere, consola... Tanti venivano ancora a far la Pasqua, ma tanti altri per incominciare la novena della Consolata.  (cfs,I, 380)

Molte volte io penso a noi sacerdoti. Si confessa delle ore, delle ore e poi si riflette se non si è risparmiata nessuna parola, se si è avuta pazienza, se si è detto tutto quel che bisognava. Quando si pensa alla gloria di Dio, non si cerca di scappare dal confessionale... e benché stanchi si sta lì. Allora sono i momenti che si hanno le maggiori consolazioni. Sovente è un peccatoraccio di trenta o quarant'anni che viene a confessarsi; eh! se si andava via, forse non si sarebbe confessato mai più. Ah! se si pensa alla gloria di Dio, non si cerca di scappare, ma si confessa...  (cfs,II, 298)

Una volta dicevo al mio confessore: Qual metodo devo seguire come direttore spirituale? Io desidererei parlar poco, perché nel parlar molto c'è sempre qualche mancanza. - No, mi rispose, se nel parlar molto può scappare qualche parola non abbastanza misurata, non bisogna farne caso. Dei due metodi è meglio scegliere quello del parlare.  (cfs,III, 477-478)

Una volta dicevo al mio confessore (P. Carpignano): Qual metodo devo seguire come direttore spirituale? io desidererei parlar poco perché nel molto parlare c'è sempre qualche mancanza. No mi rispose - nel parlar molto può scappare qualche miserietta, ma dei due metodi è meglio scegliere quello del parlare piuttosto che di tacere... non per chiacchierare, ma per quel che c'è bisogno. Anche che si perda nella stima, parlare...  (cfs,III, 482)

Il P. Anglesio non parla mai, incute spavento a tutti, e non fa mica bene. Lei parli, mi diceva, sia sempre in moto.  (cfs,III, 478)

Anche noi, quando qualcuno viene a confessarsi e che o non vuol più far la confessione, o che ne ha fatte di tutte le sorte, andiamo per le lunghe; ma si fa solo per questo scopo ed allora non son cose inutili.  (cfs,III, 423)

Studiar bene sì, ma poi non è necessario andar subito a fondo in certe cose. Parecchie cose di Morale, non le ho imparate a fondo, se non in Confessionale, altre forse non le ho ancora del tutto conosciute e spero di non averle mai a conoscere.  (cfm,I, 154)

Vedete: io questa mattina non ho avuto neppur tempo a far meditazione, avuto da confessare!...

(cfm,I, 552)

Consigliere di vocazioni religiose

Io non darei mai per consiglio di andare in quelle comunità dove non curano l'educazione. Quelle che son delicate di sentimento soffrono e tante volte non resistono, devono andarsene via.

(cfs,III, 58)

Io so di una che voleva farsi suora; ma ha dovuto stare a casa a curare il padre. Adesso lasciamo stare in certi casi si è obbligati, anzi in certi casi si dovrebbe persino uscire dal convento, quando ce ne fosse bisogno. Ebbene adesso il padre è morto, ed essa non può più farsi suora perché non l’accettano più; ed è obbligata a convivere col cognato; e sapete che cosa vuol dire lo stare coi cognati; c’è sempre delle questioni... Vedete che pasticci! Ed io adesso la consolo dicendole che non era obbligata... sebbene avrebbe potuto... Ma lasciamo stare!...  (cfm,II, 800)

C’era una ragazza che voleva farsi sacramentina... l’ho esaminata bene; e poi va dalla famiglia e dice: “Vado a farmi Sacramentina...”. Allora dicevano che non aveva salute. Ebbene, è andata lo stesso ed ha continuato, ed è venuta vecchia, vecchia, ed è ancora viva adesso... (cfm,II, 799)

Poco fa è venuta da me una figlia di 35 o 40 anni a pregarmi di accettare sua sorella nelle nostre Suore: e si è messa a piangere. Io le ho domandato il perché ed essa mi ha detto: Anch’io avevo intenzione di farmi religiosa, ma mio parroco non mi ha lasciata andare (e non ne lascia andar nessuna, dice che le figlie devono santificarsi a casa. Vedete un po’! Eppure è un paese importante: e quel parroco tiene questo sistema di non lasciarle andare a farsi religiose. Io non so come può farlo in coscienza! E dovrebbe anche pensare all’avvenire di queste figlie). Essa p. es. mi diceva che non va d’accordo con la cognata... e diceva: “Per mia sorella al parroco non ne abbiamo parlato: non voglio che capiti questa disgrazia anche a mia sorella. Quando si deve dar un consiglio alle figlie nubili bisogna vedere se possono vivere con indipendenza, che non debbano stare con una cognata, o simili: è una cosa importante da osservare. L’altro giorno è venuta da me una sorella di un nostro missionario, e aveva la cognata insieme. E una mi diceva: “In questa casa non si può andar d’accordo... I bambini fan fracasso, non son più quei di una volta”. E l’altra mi diceva: “Si capisce, io posso mica star sempre dietro ai bambini...” questa gente non ha niente pazienza.  (cfm,III, 372)

Poco tempo fa un chierico è venuto da me e mi diceva: Lei mi deve conoscere: ero venuto da lei a domandarle consiglio e lei mi ha dato il consiglio di farmi missionario. Io volevo metterlo in pratica: ma poi sono andato a casa, mia mamma si è messa a piangere... io mi son lasciato commuovere, ed ho lasciato stare... Ma adesso son pentito... non potrei andare adesso?... E non tanto tempo fa un sacerdote è venuto da me, e mi diceva: “Quando ero in Seminario a Chieri avevo desiderato tanto di farmi missionario... ne avevo già parlato ai superiori... ma poi a mio padre ha fatto pena, ed io sono stato senza coraggio ed ho lasciato tutto... ma ho sempre avuto una spina al cuore... A mio padre rincresceva, ma lo avrei potuto tirare a lasciarmi andare... ma io sono stato debole... E adesso il Signore mi castiga...”. E non c’era verso di consolarlo... tutti i mali gli capitavano per quello... “Ma... il Signore non è mica così vendicativo!...”  (cfm,III, 515)

Un giorno c’era un missionario (non è dei nostri) ebbene era tanto attaccato ai parenti; ed io gli ho detto di lasciarli una buona volta. Ed egli mi diceva: Adesso fa ancor bene che voglia loro bene; quando partirò, allora mi staccherò. Ma io gli diceva: Fallo adesso quel lì, non aspettare allora...  (cfm,II, 811)

Io ho conosciuto uno che era uscito dai Salesiani e fu tollerato nella diocesi, celebrava alla Consolata, e quel poveretto mi diceva: “mi tranquillizzi! ho tutte le dispense in regola, che devo fare? mi tranquillizzi!” - “Eh! vede, per essere proprio a posto, tranquillo dovrebbe... ritornare!” - “Ma che figura faccio?!” - “E se vuole mi incarico io di aiutarlo!” E lui sempre lì dubbio, voleva ritornare... e... basta è morto più presto di quello che credevo io. E veniva sempre con quell’idea... e voleva incaricarmi di aggiustare le cose... Basta una volta vengono alla Consolata e mi dicono che era morto. Si può dire che era in coscienza, ma se fosse stato nell’infermeria della Comunità stava meglio e moriva più contento! Ho mai interrogato come fosse finito, ma certo... ah, guai!  (cfm,III, 92-93)

Con gli ammalati e i moribondi

Un'ammalata poco tempo fa mi diceva: Chi sa se mi salverò? - Ma ha servito Maometto?, le risposi io. - No. - Ebbene, che temere?...   (cfs,I, 147-148)

Un‘ammalata mi diceva in questi passati giorni, che le rincresceva morire, solo perché non avrebbe più potuto assistere al SS. Sacramento. Io le dissi che pregasse il Signore a darle il suo Paradiso attorno al S. Tabernacolo, insieme agli Angeli che vi adorano continuamente il Signore. (cfm,I, 191)

Ci son ammalati che sono di edificazione, altri di disperazione. Ho vista una persona malata, così maligna, ch'io le dissi: Bene, il Signore sa che ha male; non ha mica bisogno di dirlo tante volte a me...  (cfs,II, 16)

Ci son certi ammalati che non muovono un dito senza aiuto. In una casa ho visto una malata che voleva le mettessero tutto in bocca. E' proibita di muovere le mani? le chiesi... Goffaggini... non bisogna esagerare... Aveva bisogno di una suora e di un domestico. Mi son informato se il male era poi tanto grave, ed avendo avuto risposta negativa, quando andavo a visitarla, mandavo sempre via o l'una o l'altro perché non servivano che a toglierle l'aria buona.  (cfs,II, 327)

C’era un’ammalata che aveva una suora, due persone di servizio e un domestico, e si lamentava che non la curavano. Ed ho dovuto lavarle la zucca; ma è questo da cristiano?  (cfm,II, 169)

Ieri sera mi hanno chiamato per un conte. E la famiglia si raccomandava; ma in quello stato lì non è richiesto di fare una confessione minuta come avrebbe voluto farla lui; e gli ho detto che “per adesso si confessi come le dico io”; questa mattina poi era assopito e non si poteva dire tante cose. E pensavo: alle volte si vorrebbe poi avere lucidità di mente; e invece niente del tutto. E i medici non vogliono più che si parli...  (cfm,II, 170)

Una volta assistevo una persona moribonda assai istruita, e le consigliavo di raccomandarsi all’Angelo Custode; e mi rispose: “Io non ‘ho mai onorato il mio Angelo Custode, egli mi è sempre stato accanto, ma io non ho pensato a lui, come vuol che l’invochi adesso?.” Ed io lo esortai a domandargli perdono e raccomandarglisi lo stesso.   (cfm,I, 313-314)

Un moribondo, lo confidavo a sperare e a confidare nella protezione del suo Angelo Custode, e mi diceva: “Ma... l’ho sempre dimenticato...”. Quel poveretto sarebbe stato contento di poter dire: “sono sempre stato divoto...”.  (cfm,II, 92)

Ella [la signora De Luca] fu tanto tempo tribulata e le fece tanto pena questo disastro finanziario. Essa aveva la dote senza ipoteche ed ha perso tutto. Ed io le ho detto: Lei è fortunata, il Signore l’ha distaccata da tutto. Aveva paura di morire, e allora io le ho detto: “Non morirà ancora”. E difatti giovedì le ho domandato, e mi ha detto: Ora sono tranquilla, sia fatta la volontà di Dio. Le ho domandato se aveva fatto l’atto del Venerabile, e mi ha detto di sì e le ho detto che lo facesse di nuovo bene. E’ una famiglia di quelle antiche. E’ nostro dovere di raccomandarla, come tutti i benefattori, non solo coll’oremus, ma sempre.  (cfm,II, 342)

C’era una persona ammalata che poteva solo ricevere la Comunione una volta al mese, ed io le ho detto: s’intenda con lui, che rimanga in lei anche dopo la Comunione, e poi ci pensi sempre come se ci fosse e lui starà davvero, per animam.  (cfm,II, 544)

Un giorno mi ricordo che ero andato a trovare un ammalato, ed aveva là vicino al letto un libro di... Finocchio... Pinocchio; e mi ha domandato se poteva leggere, ché aveva quel libro che gli piaceva tanto. “Cos’ha lì, gli ho detto, io non lo conosco neppure quel libro”. E l’altro aveva difficoltà a lasciarmelo vedere, e mi diceva: “E’ solo pinocchio!”. Ebbene l’ha preso e la volta dopo, quando son ritornato, pinocchio era scomparso. Gli ho detto: “Ma, poteva leggere, è mica cattivo!...” - “Sì, ma ho visto che mi ha fatto una smorfia, e ho pensato che prima di leggere pinocchio, poteva fare la meditazione, poi un po’ di visita, e non ho più trovato il tempo a leggere”. Così aveva un pesce che si era fatto venire dalla campagna, e perché io gli aveva fatto nessuna lode, e dice che io gli aveva invece detto: “A s’ataclu ai pess, adess?...” o qualche cosa così, l’ha fatto anche portar via, e non s’è più visto. Così fanno certi buoni cristiani, che sanno praticare i voti senza averli fatti.  (cfm,II, 626-627)

Voi non avete da assistere le persone moribonde, ma noi le suggeriamo spesso, queste giaculatorie. “Gesù, Giuseppe, Maria...”, e quando sono già in agonia “assistetemi in quest’ultima agonia”. Bisogna saperle dire in vita, altrimenti non si sapranno poi in punto di morte. Vedete, una volta io assistevo un giovane in punto di morte, e gli suggerivo questa giaculatoria; e lui mi diceva “Non la so, non l’ho mai detta” - “Eh, venga dietro di me” e gli dicevo parola per parola. Lui ripeteva, ma si vedeva che ci rincresceva di mai averle dette in vita. (cfm,III, 76)