Al Cottolengo c'è una Famiglia di religiose che non ha mai in nessun giorno dell'anno parlatorio. Io sono stato là due anni confessore ed ammiravo quelle anime. (cfs,I, 407)
Io lodo tanto che al Cottolengo c'è una "famiglia" che non ha mai parlatorio; mai, per tutta la vita. Allora tutto è finito; non sanno più nessuna notizia. Io sono stato due anni confessore di questa Congregazione e mi sono edificato. (cfs,III, 421)
C’è un monastero, quello delle Suore del Cottolengo, dove non c’è mai parlatorio, tutto l’anno, così non sanno mai notizie. Io sono stato Confessore due anni, come faceva piacere! (cfm,II, 649)
Un giorno sono andato dalle suore Sacramentine. E' tempo di Avvento, mi risposero, non c'è parlatorio. - E va tanto bene: io mi edifico, perché se mi accettavate ed io poi venivo a sapere che non c'era parlatorio, dicevo: avete trasgredito i vostri doveri. (cfs,III, 334)
Ammiro sempre il Monastero della Visitazione... Sono andato tanti anni come straordinario, ed ho sempre lodato un confessore che non si lasciava contar la storia della gallina... (cfs,II, 73)
Quando io confessavo le Suore della Visitazione, con l'orologio alla mano, in un quarto d'ora ne passavo tante e mi rallegravo. (cfs,III, 366)
[Parlando della libertà nel confidarsi alla superiora] Alla Visitazione erano chiamate dalla Superiora col campanello e andavano per ordine, ed io: Via il campanello, e si vada in
disordine... (cfs,II, 55)
(Il nostro Ven.mo Padre ci raccomanda pure la buona creanza). Io ho sempre ammirato nell'Istituto di S. Giuseppe: entravano di tutte le condizioni e dopo un po' di tempo anche quelle che erano di condizione meno elevata divenivano fini, educate, sì che alle volte si domandava: "Quella suora lì era nobile?" invece era una paisana qualunque; tanto avevano preso bene le abitudini della Casa. (cfs,II, 470)
Si trattava di mettere ad una nuova fondazione una Superiora: mettete la più idonea, non la più vecchia, ha già fatto tante volte male altrove, e non importa che sia la più vecchia. (cfm,I, 548) Oh come fu bello ciò che avvenne quando morì S. Ignazio! La Comunità non si turbò niente, dicevano che doveva avvenire così e già se lo aspettavano. Invece non avvenne così in un Monastero di Suore, non molto lontanto di qui, non a Torino, ma qui vicino. Morta la Superiora, le Suore non vollero accettare l’altra, che pure era stata eletta in regola, a maggioranza di voti ed approvata. Allora essa si dimise e fu messa un’altra suora a tenere il posto vacante. Presentandosi costei, le Suore dissero: “Oh, questa tiene solo il posto di Superiora, (la chiamano Vicaria - deve solo stare qualche giorno, perciò non siamo obbligate ad ubbidirle”. Questa povera Suora venne da me e mi domandava: “Ma! che devo fare? comando ed esse mi dicono che non son Superiora e non ubbidiscono”. Risposi: “Aspetti che venga io a parlare a queste Suore!” E sono andato infatti, e ho detto loro: “Che obbedienza è la vostra se ubbidite a questa e non a quella, se dite ad una Superiora, oh, costei è una suora solo come me - se ubbidite solo alla Superiora come suor tale, e non come a Superiora? Qualunque sia la Superiora, se ne ha i doveri, deve pure averne i diritti.” Pochi giorni fa questa povera Superiora venne a visitare una casa che hanno qui a Torino e mi diceva che la consideravano come un’estranea, così... “Ma possibile! le dissi io, non è stata capace di saltar su, di farsi rispettare e di dire: Ohlà comando io qui?” Mi rispose che credeva che fosse superbia: “No, che non è superbia! è dovere!” (cfm,II, 117-118)
In un Istituto, mi dicevano, una tale è stata in tanti posti; in uno non ha fatto bene, in un altro ha fatto male... eppure è anziana e perciò bisogna averle dei riguardi. Io risposi: Ma che anzianità... in virtù è l'ultima; sono gli anni che contano qui dentro? Se non fa bene si deve togliere e mettere sotto le altre. E' la fine del mondo a cambiarla? - Andare secondo l'anzianità è un vero sbaglio. (cfs,II, 390)
Una volta son venuti a dirmi che in una comunità avevano bisogno di una superiora, ma che tra loro (ed erano 60) non ne trovavano una per questa carica e perciò chiedevano a Roma di tenere ancora la superiora di prima. Io ho detto: la tolgano, la tolgano... son tutte capaci a far la superiora. - Esse, poverette, pensavano: o teniamo questa, o venga un'altra da un altro monastero, a preferenza di avere una delle nostre compagne. - Guardate com'è brutto! Io non voglio che avvengano queste cose tra voi altre; voglio che diciate: tutte le mie compagne sono capaci a far la superiora, eccetto io. - Mi sento dire che nessuna, su 60, era capace a far la superiora!... ma gliene ho mostrate io che erano capaci a farla. Quando c'è per regola di stare solo sei anni, basta; non bisogna chiedere di più. Non c'è nessuno necessario in questo mondo. (cfs,III, 520)
Ci vuole uno spirito buono, veder bene in tutto. Ah, nelle elezioni! Ho visto in una comunità...: Si trattava di una elezione... Quanti complotti! Invece di fare un perfetto silenzio e pensare le cose innanzi a Dio... non c'era certo lo Spirito del Signore... (cfs,II, 165)
In una comunità nominavano sempre superiora una suora che non era capace a comandare... Ho domandato: Ma perché mettono sempre quella lì? Ma sa, mi risposero, è anziana. Ma che c'entra? Gli anni non si contano; e poi, quando una persona ha un ufficio, se la tolgono fa il musu e si domanda: Chi sa perché mi han tolta, che cosa avrò fatto? ecc. Io so di un posto dove una suora è stata tolta dal far la sacrestana... e si lamentava... e diceva: Oh! mi piaceva tanto! amavo tanto N. Signore! Non l'amavi niente il Signore, le ho risposto. Una superiora mi diceva: Quando si tratta di mettere negli impieghi, è una cosa! Una non si sente, l'altra non le piace, in una casa non vogliono quella tal suora, nell'altra essa non vuole andare... Che miserie!... (cfs,II, 76-77) Dicevo una volta in una comunità: Perché prendete sempre a lavorare quelle che sanno già? Perché quelle hanno voglia e le altre, oltre a non sapere, guastano ancor la roba. - No no, bisogna prendere quelle più pigre, fargliela venire la voglia!
Così dico anche a voi, perché non voglio mica ingannarvi, bisogna dirle chiare le cose; avrei poi da stare io in Purgatorio se non ve le dicessi. (cfs,III, 326)
In un monastero mi contavano: una suora era cuoca, e quando tentavano d'insegnarle a far qualcosa, rispondeva: Non sono io la capa? E faceva sempre una cosa poco salata, l'altra troppo cotta ecc. Un giorno una suora caritatevolmente la corresse ed essa gettò tutta la pietanza a terra. Che belle cose! Quando non si è capaci si devono accettare le correzioni e con riconoscenza. (cfs,II, 484)
Una superiora mi diceva: "Vorrei rinunziare qui e là...". Invece... cul cadreghin!... Insomma, dicono che non lo vogliono, ma non lo dimetterebbero così facilmente. (cfs,II, 192)
(Ora ci narra di una brava suora Visitandina mancata l'altro giorno) Quella suora era l'osservanza personificata: ammoniva tutti, osservava tutti, dicendo: Correzione fraterna siamo obbligati a farla tutti. Era una santa figlia; il Signore la provava ed essa aveva sempre paura di essere mandata via, in un altro monastero. Ne aveva un'altra: il desiderio ch'io fossi il suo confessore straordinario. Quando notava un aspetto allegro in qualche suora delle quali dubitava io ne fossi il confessore straordinario, pensava subito ch'io mi trovassi in parlatorio ed esclamava: E' allegra perché c'è il Rettore! Nessuna si offendeva perché la conoscevano. Facevo tanto io che un altro prete, era un'idea, una malinconia. Era osservantissima e non faceva la minima trasgressione. Ne aveva ancora una: quella di essere adatta a fare la maestra delle Novizie... Vedete, ci son dei tipi ameni nelle comunità. Questa suora aveva poi ai superiori un'obbedienza cieca, assoluta. (Dopo essersi ancora un po' trattenuto su questo argomento:) Neh!... è per esilararvi un po'. Dunque io dico: tutte siete chiamate, dovete corrispondere. (cfs,II, 225)
Mi trovavo in un Istituto, avevan già suonato la campana e ci andavano dei cinque, dieci minuti per volta prima di essere a posto. (cfs,II, 193)
In una comunità le suore dormivano nel dormitorio (perché il vero spirito religioso preferisce il dormitorio alle camere). I Benedettini, per esempio, fino alla fine della loro vita, dormono in un gran camerone. Dunque, come dicevo, in una comunità le suore dormivano in un dormitorio, ma avevano anche qualche cameretta. Chi poteva avere una cameretta era felice; guai se la davano ad una che non fosse ufficiale, o che fosse meno anziana. Dicevano subito: Tocca a me...; io dovevo venire qui...; dovrei averla io quella camera là... Cose pratiche, sapete! Quando poi si veniva ammalate, in infermeria non si voleva andare. Là (nella cameretta) c'erano i comoducci, c'erano immagini ecc.; miserie! ciascuna aveva un nido lì dentro. Io so di una persona che diceva sempre: Fra poco sarò anch'io anziana ed avrò anch'io una cameretta. - Sono cose che succedono!
Io ho sempre avuta tanta ammirazione per i Padri Filippini, che non sono neppure religiosi, e devono proprio morire nell'infermeria. [...] Nell'infermeria c'è proprio la grazia di Dio per gli ammalati.
Una volta ho fatto io una predica di questo genere (sui malati e sull'infermeria). Questa predica ha destato un certo qual spavento e tutti poi dicevano: Dunque, la grazia non c'è che in infermeria?... (cfs,II, 366-367)
Così vi era una suora che diceva di non potersi alzare con le altre, e quindi non faceva mai meditazione con la comunità. Interrogata mi diceva: Pos pa, pos, pa. Ah! in Purgatorio!... Una è uscita di comunità perché non aveva due materassi, un'altra perché mancava d'una sedia in cella... Ah!... farla sedere in Purgatorio... Questo è per farvi vedere: son tutte cose vere. (cfs,II, 69)
Un giorno due figlie che vivono in comunità ma che non sono strette da voti, mi dicevano: Che cosa facciamo noi? Non abbiamo i meriti delle suore, viviamo alla buona. Certe volte qui c'è anche un po' d'invidia. Una diceva: Io sono in cucina, non contento mai nessuno e non so più come cavarmela. Ma lei faccia come può, le risposi io, faccia le cose bene e poi se sarà il caso i Superiori la toglieranno da quell'impiego. Però, aggiunsi, qualche volta verranno anche a dirle che ha fatto un buon dolce, che ha fatto bene quell'altra cosa... Sì, mi rispose. E dunque, ripresi io, vede che se ha del biasimo, qualche volta riceve pur la lode. (cfs,II, 531)
Ho visto una volta in una comunità che facevano sette o otto minestre. Una non prendeva che pan pesto, un'altra sempre semola, perché non digeriva... nella sua testa; una terza non poteva prendere che i minestroni... Ne ho fatto far due: una per le ammalate un po' più fina, e l'altra per le sane... e basta, perché se si fanno singolarità per il bisogno d'una settimana, si continua poi per tutta la vita. (cfs,I, 170)
Vi era una suora che, come diceva lei, poteva solo digerire la carne bianca, meglio se di pollastro, ma pazienza, purché fosse bianca!... Il fumo del Purgatorio sì che la farà poi venire nera... Vedete che fisime veniamo a formarci... (cfs,I, 170-171)
Ricordatevi di quel convento dove si facevano dodici minestre diverse... di quella suora che non digeriva altro che semola al latte... "Fosse paciarina al latte, o riso al latte lo digerireste?" le domandai... (cfs,I, 278)
Contentarci di quel che c’è! Non come quel monastero ch’io ho dovuto andare a visitare: e le converse mi hanno detto: Ci sono sei minestre: favorisca diminuirle. Non parlo dell’infermeria: ma i sani! Ho esaminato bene, e ho stabilito due minestre: una fina ed una un po’ più grossolana. E si son messi a posto tanto bene! Erano velleità: e quelle poche converse erano nei pasticci, e poi la povertà!?... Voglio contarvi alla buona tutti i difetti che avvengono altrove per mettervi in guardia. Non voglio dire i malati, a cui bisogna dare quello che fa bisogno!... (cfm,III, 402)
Dappertutto trovano qualche cosa da dire. Un superiore non guarda abbastanza alla sua anzianità, un altro ha un’altra cosa da dire: sono un vero supplizio nella comunità. In questi casi, un superiore che cosa deve fare? Bisogna vedere: Sono vecchi? Ed allora bisogna avere pazienza. Oppure son giovani? Allora bisogna che li scuota. Una volta ne ho scosso una in regola. Ero superiore di un Istituto di suore e ce n’era una che non faceva mai niente, era sempre a letto. Finché una volta io ho detto: Ormai è tempo di finirla questa storia: l’obbedienza fa miracoli. E ho pregato, e poi ho detto che da mangiare non se ne doveva più portare in camera; se voleva mangiare andasse in refettorio. “Ma... non posso discendere...”. La porteranno giù! Le prepareranno una minestrina in regola; ma d’ora innanzi non mangerà più se non in refettorio. Ebbene è guarita! Ed è ancora viva adesso e ha sempre fatto scuola, e adesso è superiora. Essa dice che è un miracolo della Madonna di Pompei; ma sia quello che si vuole... ma bisognava scuoterla, ed essa mi ringrazia sempre... Era un capriccio!... (cfm,II, 808-809)
Un giorno una suora mi diceva: Son già vecchia e non mi danno delle cose particolari, le danno solo agli altri. Alle novizie prima di pranzo danno l'uovo sbattuto o qualche cosa che rinforzi... ed a me... alla mia età, non lo danno. - Perché lo davano agli altri e non a lei... ma guardate! Ma se gli altri ne hanno bisogno... e tu ringrazia che sei robusta e puoi farne senza. (cfs,II, 323)
Al rifugio (era Superiore delle Giuseppine) andavano quelle ragazze tutte a suono di campanello. Un giorno dissi alla Superiora: Quelle ragazze andranno a servizio, e saranno obbligate a mangiare chissà a quale ora, bisogna quindi avvezzarle... Un giorno si andrà a pranzo un quarto d'ora prima, un altro un quarto d'ora dopo ecc. Ci vuole il disordine nell'ordine. (cfs,II, 34)
Cominciamo da quando stiamo bene a non avere delle velleità. In una comunità di cui ero Direttore, facevo sempre spostare l'ora del pranzo per avvezzare le ragazze a mortificare la naturale appetenza. (cfs,II, 341)
[Parlando delle classi di suore e del pericolo che le corali non abbiano carità per le converse:] Io ho osservato queste cose nelle Suore di S. Giuseppe; ho sempre preferito le converse. Lo sapevano, sapete! Così anche alla Visitazione lo stesso. (cfs,III, 20)
Ho conosciuto una suora che era nella vita mista, volle andare nella contemplativa, poi voleva nuovamente cambiare. Adesso è qui, stia qui; lo faccia per penitenza, le dissi. (cfs,II, 35)
Talvolta uno fa dei grandi sacrifizi, e poi...; come dicevo una volta alla Visitazione (non perché n’avessero bisogno): alcune di voi hanno lasciato centinaia di migliaia di franchi e poi si attaccano forse ad un libro tanto e fors’anche più che non ai 200.000 franchi. (cfm,I, 127)
Pochi dì fa una suora, (non delle nostre) mi venne a parlare di una sua nipote che si maritava e voleva un acquasantino per farle un regalo, e voleva scriverlo che essa aveva ordito tutto, parlato con uno e con l’altra, tutto essa... Ma non ha più niente da fare? Essa diceva che l’aveva nella sua scuola, che lui è un calabrese, un bravo giovane, e s’inquietava, perché non la lasciava la Superiora intervenire sa... Aveva più testa di lei... (cfm,I, 486-487)
Certamente che costa dire i propri difetti in pubblico. Una persona vi provava tanta ripugnanza a farlo, che poveretta, pregava il Superiore ad aspettare ancora, che non si sentiva ancora il coraggio di dire i propri difetti in pubblico. Quando mi contava questo, io dissi a quel Superiore: “Oh, poveretta, bisogna farsi coraggio e fare il primo passo”. (cfm,II, 216)
C’era una suora che mi diceva: non abbiamo neppure una novizia! e si vedeva che lo diceva con dolore. E le ho domandato: “Ma c’è spirito?” - “E mi pare che l’abbiamo, che c’è spirito...” - “E allora non temete, il Signore aiuta quando c’è spirito! nolite timere pusillus grex!”. (cfm,II, 363)
Una volta io sono andato a predicare in una casa, e ho detto loro: “Riparatelo voi l’Angelo Custode di tutte queste offese, compensatelo di tutte quelle irriverenze che riceve, e perciò siategli più devote anche per questo”. E quelle brave figlie si sono messe d’accordo per compensare l’Angelo Custode ed hanno fatto la Compagnia dell’Angelo Custode che ha per scopo di riparare le offese che riceve. (cfm,III, 331-332)