Quando sono andato alla Consolata dicevo: “Ma Monsignore, io sono giovane” - “Vedrai che ti vorranno bene lo stesso. E’ meglio giovane, se fai degli sbagli hai tempo a correggerli”.  (cfm,I, 561)

Dopo quattro anni [dalla nomina a Direttore Spirituale del seminario] eravamo all'Eremo; un giorno mi preparavo per la scuola di cerimonie; Mons. Gastaldi mi manda a chiamare e mi dice: Ho stabilito di mandarti Rettore della Consolata e dell'Ospizio. Restai lì... Monsignore, ha pregato? preghi ancora un po'... - Ma, hai qualche difficoltà? - Ma Monsignore, come ubbidiranno a me che sono tanto giovane?... - Uscito di lì andai a far scuola di cerimonie e nessuno se ne accorse. Quando poi sono andato avevo la febbre. Dovevo andare il giorno della Madonna del Rosario e la sera prima sono andato a prendere la benedizione da Mons. Gastaldi e mi disse: Perché aspettare domani? va' anche subito... E sono andato e ci sono ancora adesso dopo tutti i cambiamenti che ci sono stati.  (cfs,II, 79)

Quando io sono andato Rettore alla Consolata non avevo ancora trent'anni; c'erano tanti sacerdoti vecchi, querce annose che bisognava sostenere cercando di non lasciarle pendere di più, perché drizzarle non era più possibile. In mezzo ad essi esercitavo la carità, facevo l'infermiere e un po' di tutto... Mi faceva impressione vederli venire col berretto in mano a chiedere i permessi... Quando poi han messo il Convitto, mi pareva poi di essere vecchio io... Là! mi sono espresso?

(cfs,II, 77)

I giovani secondo la piega che prendono continueranno sempre. [...] Quando fui nominato Rettore alla Consolata, lì vi erano tutti sacerdoti vecchi; ricordo che una brava persona mi disse: Ricordi che in seminario erano pianticelle, là sono piante mature. Lei le sostenga che non cadano per terra.  (cfs,II, 173)

Vorrei dirvi una cosa che è successa a me, ma... Ebbene: quando si trattava ch'io andassi alla Consolata, tutti vennero a dirmi di non andare, che là nessuno resisteva ed una persona aggiunse: Io non posso rallegrarmi. Ed io risposi: Mi rallegro ben io, ché almeno faccio l'obbedienza. Ed è stata una provvidenza per me... per tutti... Certe volte anche le anime sante vengono a disturbare. (cfs,II, 443)

E' una cosa che non fa per voi, ma tuttavia ve la dico: Mons. Gastaldi quando mi ha fatto Rettore, mi disse: Ricordati: bisogna pregare e poi non dormire, ma vigilare; il Signore ti ha data una vista buona. Vigilare, sempre pensar male; non perché si voglia il male, ma perché non si vuole.

(cfs,III, 119)

Ci tengo tanto all'educazione: tutta gente educata qua dentro. Mi raccomando massime al gridar forte, che è anche mancanza completa di educazione. Un sacerdote mi diceva: "Non andrei a farmi frate in quel tal Convento perché hanno un odore di stentume!..." Quando entrai alla Consolata, nella sacrestia vi era un odore di stentume... Un bel giorno ci siamo messi a rovistare tutto... Su quelle guardarobe c'era ogni sorta di roba... delle vere "tume". Dopo alcuni giorni di pulizia quell'odore non c'era più. Saranno stati trecento anni che non muovevano più gli armadi.

P. Pellico, fratello di Silvio Pellico, Gesuita, capitò ad entrare in sacrestia mentre il Sig. ViceRettore ed io facevamo quel lavoro e rimase edificato. Questo ordine, questa pulizia indica pure l'amore che si ha per la comunità.  (cfs,III, 8)

Tutto in aria, vi è lo sciopero metallurgico. Questa mattina due Vescovi sono venuti alla Consolata per la pace... Se la Società va avanti di questo passo, non so dovre andremo a finire... [...] Alla Consolata si voleva cominciare il Mese di Maria ai 20 per terminarlo alla Consolata, ma v’è già troppo l’abitudine, è meglio non cambiare, noi ne faremo un mese e mezzo. Il Cardinale ha dispensato dal magro per quel dì (si trova di venerdì) ma voleva sostituirlo, ma io gli ho detto che se faceva la grazia la facesse completa.

Ed in Convitto c’è tanto da fare che ha dispensato dal magro raccomandando di farlo un altro giorno, od almeno recitare la 3.a parte del Rosario: raccomandando, nessun obbligo.  (cfm,I, 566)

Io ho sempre fatto il superiore, sono ormai quarant'anni che sono alla Consolata... è tempo di finirla...

Qualcuno dirà: sì, sì, 'l cadreghin... a 's sta bin... Lascerei la Consolata, il Convitto, il Canonicato; non dico anche voi... ma là...  (cfs,II, 693)

Una qualsiasi persona, perché le cose vadano bene, fa i conti tutti i mesi per vedere se ha guadagnato o perduto; e se mai ha perduto sta più attenta e si mette a posto. Faccio così anch'io alla Consolata; tante volte interrogo: come va che si è speso tanto, mentre è solo entrato tanto? Così è dell'anima; sicuro, bisogna che facciamo così anche nello spirito.  (cfs,III, 466-467)

Gesù bambino, prima di lasciare la Madonna, le lasciò un cumulo di grazie. Così nella Comunione, quando il Signore va via; fa come un ospite che prima di andar via vuol pagare l'ospitalità e lascia ancora tante grazie. Un Vescovo che era venuto a prendere il caffé alla Consolata lasciò sotto il piatto un marengo per il cameriere. Voi, quando il Signore vuol partire, fatevi lasciare qualche grazia. Ci vuole una santa prepotenza verso il Signore...  (cfs,I, 263)

(Un giorno si presentò al Ven.mo Padre una persona con una pisside affinché consacrasse le numerose ostie che vi erano, e si presentò a lui dicendogli: "Faccia il piacere di consacrare queste ostie". Il Ven.mo Padre gli rispose: "Faccia il piacere! dica meglio: abbia la fortuna di consacrarle, perché è un favore inestimabile che mi procura").  (cfs,I, 28)

Stamattina vennero due persone da me: la prima portò 100 lire; la seconda, un signore, 500 lire. Quest'ultimo aveva destinato la suddetta offerta per ottenere la guarigione di suo fratello: Non è obbligato a darmi le 500 lire, gli notai. Le do lo stesso, mi rispose. Allora determini lei riguardo all'impiego della somma, replicai. I poveri sono già stati beneficati, li metta per le Missioni, soggiunse.  (cfs,I, 318)

Raccogliere i pezzi di carta. Tocca all’incaricato! Macché, tocca a tutti. “Alla Consolata credo che di questa carta ne porto più via io che tutti i domestici insieme”. (Testuali parole).  (cfm,I, 471)

Stamattina viene il mio domestico in camera; si era fatto tagliare i capelli, ma quelli davanti li aveva più lunghi. Vedete, una volta si tenevano i capelli lunghi dietro, si diceva: la pietà. Oh, dico, ti han tagliato i capelli per metà! Li hai fatti tagliare dal domestico? No no, mi rispose. Guarda, li hai tagliati per metà perché quelli lì davanti non son tagliati!  (cfs,I, 312)

Prima di venire qui, alla Consolata hanno aggiustato le lampade. Passo e vedo uno straccio qui, un'altra cosa in disordine là; il portinaio stava mettendo in ordine. Gli domando che cosa fa ed egli mi dice che i domestici il giorno prima avevano aggiustato le lampade ed ora egli metteva in ordine... "Tu hai fatto bene, gli dico, ma toccava agli altri".  (cfs,II, 153)

Certa gente tutto quello che toccano, rompono. Un giorno il sacrestano della Consolata si consegnò di aver rotto le ampolline. "Hai rotto le ampolline perché correvi, e siccome hai fatto le cose da grusè, le hai gettate giù... Ho visto dai coretti". Un altro giorno faceva le cose più adagio, ma guardava in su per vedere se c'ero... Quello là non è religioso...  (cfs,I, 187)

Alla Consolata io sono lo spauracchio dei lumi; dappertutto chiudo; dappertutto vado a spegnere...  (cfs,II, 675)

Un domestico nuovo alla Consolata, non sapeva scopare. Io gli presi la scopa e gli insegnai. Negli angoli non scopava bene. Guarda, gli dicevo, guarda lì, c'è ancora qualche cosa. In un posto c'era la polvere; lo chiamai e gli dissi: Leggi lì! E lui: Maria. - Neh, come si legge bene?!... - Non credo mica di abbassarmi a fare quelle cose lì, sapete!  (cfs,III, 321)

Non solo obbedire sostanzialmente, ma particolarmente in tutto. Non come farebbe un domestico. Il mio domestico lo mando a scopare, poi passo ed è ancora sporco; lo rimando a scopare: “Ma, ho già scopato!” - “Ne hai lasciato più di quello che hai portato via!...”(cfm,I, 548)

C’era un buon vecchio che veniva al sabato alla Consolata e serviva senza veste; l’ho veduto e mi hanno detto che era da un poco che si faceva così, e non lo sapevo, e non l’ho più lasciato; allora quel buon uomo si è fatto tagliare i baffi e serviva colla veste, poi gli sono cresciuti e gli ho detto: “li tenga pure, purché metta la veste”.  (cfm,II, 64)

A Milano nel Duomo, vi sono tutt’intorno delle liste di bronzo con questo stemma: “Humilitas” [era il motto di S. Carlo]. E alla Consolata si è fatto un altare a S. Carlo senza di questo e mi rincresce.  (cfm,II, 152)

Io voglio sempre che le ostie siano grosse e fresche: e lo sanno già, che se vado in Sacrestia e ne trovo che non siano fresche, e che sian guaste, voglio che sian tutte intere. Voglio che N. Signore si rispetti anche in questo. [...] Qualcuno a riguardo dell’apparato della Consolata diceva: ci vuole tanto tempo a mettere tutto l’apparato, per un giorno! Ma sono saltato su: “Non c’è ancora apparato sufficiente! Abbiamo da lasciarlo rodere dai tarli?”. C’era dubbio se mettere le candele tutte o no. - “Ma certo! si metta quello e di più”!. C’era uno di questi giorni che mi suggeriva, uno buono, mi suggeriva: “Mettere le candele alla Madonna, candele di cera... ma...; e se fosse mettere la luce elettrica, è più pulito, è più semplice e costa meno”. Ah, ci siamo! costa meno! Niente affatto! Finché ci sarò io voglio che alla Madonna si metta della cera vera e non milì od altro, e quando non ci sarò più ci penserete voi. E se venissero a mancare i denari farò una colletta: costi finché vuole la cera, si deve fare così. Così noi dobbiamo essere tutte candele, che dapprima sono alte e poi van via consumandosi davanti a N. Signore. Così noi dobbiamo dire al Signore: Oh, se il mio cuore fosse consumato d’amore vostro! N. Signore si meriterebbe quello e più ancora.

La pisside del S. Padre ha 41 brillanti, di cui uno proprio grosso, eppure tutte queste pietre preziose, è mica sprecato! Anzi! La risposta che faceva N. Signore a Giuda: poterat enim istud venumdari ecc., et dari pauperibus! - Ma nostro Signore che cosa ha detto? Pauperes semper habetis vobiscum! me autem non semper habetis.  (cfm,II, 608-609-610)

Non aver paura di spendere per la chiesa. Adesso non dico per noi in Africa, dobbiamo fare come possiamo, siamo poveri; ma quelli che ne hanno, o che ne devono avere, come il Santuario della Consolata, allora bisogna farsene un dovere. Come quando io faceva restaurare il Santuario (ebbene, c’è andato un bel milione, sapete) qualcuno diceva: “Uh, che spreco!... Perché adoperare del marmo così prezioso? marmo d’Egitto?... Si potrebbe mettere marmo finto come in quell’altra chiesa!...” Ed io dicevo: Per N. Signore, per la Madonna non è mai troppo, non si spreca mai... Volete rappresentare i Giudei che dicevano: Ut quid perditio haec?... Un po’ di Santuario che abbiamo, bisogna ben che sia bello!... Alcuni mi dicevano: perché cambiare il pavimento? Mettere marmo di prima classe? Andavano ancora tanto bene le quadrelle!... Le quadrelle vanno bene per i portici, non per il Santuario; e appena che potremo le toglieremo anche di lì... Non c’è nessun altro luogo che lo meriti come quel lì. Quando si tratta della Madonna non bisogna aver paura anche di fare dei debiti, di fare delle imprudenze, e poi con la Consolata non si fanno imprudenze. Per questo non è mai basta. Ho sempre vergogna di vedere quelle paramenta alla Consolata: bisognerebbe averne di quelle un po’ più degne... quando si potrà faremo anche quel lì...

[...] Io per la Consolata ho dissipato tutto... [...] in Cappella non si può sputare per terra. Pazienza alla Consolata! E’ anche proibito, ma il pubblico sputa sempre, non si può ottenere; e tuttavia quando si vede che è sporco faccio pulire.  (cfm,II, 786-787)

Il nostro Santuario da tanti secoli esistente fu consecrato solamente in occasione delle Feste Centenarie del 1904, dopo i grandiosi restauri. Era bello assistere alla solenne funzione che durò parecchie ore. Sin dalla vigilia digiunarono il Vescovo...  (cfs,I, 469 msc)

Bene, se oggi andaste alla Consolata, vedreste una cosa particolare, cioè dodici candele accese ai pilastri e sotto quelle candele c'è la croce di marmo. Che è questo? E' l'anniversario della consacrazione. [...] Il Duomo era consacrato e la Consolata lo fu solo nel 1904.  (cfs,I, 470-471)

Vedete, oggi se foste andati alla Consolata, avreste visto intorno alla chiesa dodici candele accese: quattro in S. Andrea, sei in giro attorno al vero Santuario, e poi due lateralmente: dodici candele accese e per tutto il giorno! Cosa vuol dire questo?... E’ l’anniversario, non materialmente, ma lo facciamo adesso, della consacrazione della chiesa, del Santuario, che si è fatta nel 1904: qualcuno di voi se ne ricorda ancora. Era il primo centenario solenne che si faceva; e allora si è consacrato: non era ncora consacrato...  (cfm,II, 783)

Quest’oggi quelle dodici candele sono state accese tutto il giorno e tutta la gente non sapeva che cosa fosse e chiamavano che cosa c’è? E io ho detto ai sacrestani che spiegassero a tutti che cosa vogliono dire. Bisogna far capire anche alla gente l’importanza di queste cose: che cosa vogliono dire quelle croci là... (cfm,II, 788)

Ieri sera andai a prendere la benedizione. Il celebrante era un giovane sacerdote il quale intonò il Tantum Ergo con un tono che non andava e lo cantò senza fare le pause giuste. Ai sacerdoti della sacrestia domandai: Ma non l'avete ancora corretto? - a lui poi feci l'osservazione, ed egli soggiunse: Mi è scappato. - Va bene, risposi, ma dopo tanto tempo... bisogna fare attenzione... In chiesa ci sono tanti avvocati, ingegneri che conoscono il latino e notano subito quelle pause non fatte a posto...  (cfs,I, 280)

Io alla Consolata ai miei Convittori faccio così. Il primo mese dicono Messa, benedizione e tutto ciò che devono fare; io li guardo e noto tutte le miseriucce: questo non fa bene gli inchini, quello prega troppo in fretta... quell'altro mangia un po' le parole... ecc.; e poi li correggo. L'altra sera ce n'era uno che diceva così bene gli Oremus, e sono andato in sacrestia e pubblicamente gli ho detto: Bravo, continui così! Gli altri guardavano tutti. Aspetto un mese, ma poi non transigo più in niente. Bisogna dirle con senso le preghiere, voi che avete studiato il latino, dico loro. Vengono lì dei medici, degli avvocati e sentono e capiscono che non dicono a senso.  (cfs,III, 320)

Io son contento che la mia camera sia proprio voltata verso il Santissimo. Ha una buona vista Lui..., così anche da letto, fa piacere, si tira un filo, non solo elettrico, ma telefonico addirittura e... Questo va bene quando abbiamo pene o qualche cosa.  (cfs,II, 577)

Io canterò la S. Messa nella notte del S. Natale; tutti han voglia di quello, ma non me la lascio prendere; così anche nel Giovedì Santo, son furbo...  (cfs,III, 350)

Se esamino i 36 anni passati al Santuario, quante cose io trovo; eppure sono passati in fretta!

(cfs,II, 11)

Vi farei torto a parlarvi di fare bene la novena della Consolata, della vostra cara Mamma, il cuore stesso vi deve insegnare. Noi siamo Consolatini, i figli prediletti della Consolata. Vi sono stati, lo sapete, due che volevano fondare delle suore e tutte e due volevano dare il nome della Consolata e sono venute da me perché decidessi la questione; ed ho detto loro: io sono il proprietario di questo titolo e non voglio che lo prendiate voi, né l’una né l’altra. E una si è messa a dire: prima non conoscevo questo titolo, e poi l’ho conosciuto ed ho veduto che era bello e non lo voglio lasciare. L’altra mi ha detto che lo voleva, insomma... Dunque ho detto: “io vi proibisco di tenerlo”, e l’hanno voluto tenere ugualmente e hanno fatto un po’ di prepotenza, e sapete che cosa è avvenuto. Non avevano la benedizione della Madonna, e... l’una è stata quella che ha dato tanti dispiaceri, ed era una suora (la Fumagalli!); l’altra una certa signora... che voleva fare delle suore che son poi andate in aria anch’esse. Ma vedete come apprezzavano il nome della Consolata? E noi lo stimiamo?  (cfm,II, 602)

In questi giorni predica la novena della Consolata D. Trione dei Salesiani, il quale è venuto a trovarmi in camera, e mi diceva: Il Santuario sarebbe meglio fosse in mano a Religiosi, e potrebbero domandare di amministrarlo i Missionari. - Ho risposto: No, no, questo non è il nostro scopo: i Missionari devono andare in Africa...  (cfm,III, 216)

S. Bernardo dice: “Aliorum servire Deo, vestrum adhaerere Deo”. Oh, com’è bello! I cristiani, dice, sono servi di Dio, invece noi non siamo servi, ma figli, facciamo una cosa sola con Dio. Vedete la differenza!...

[...] Queste parole i Cistercensi le avevano fatte scrivere lassù nel corridoio... poi c’è venuto degli altri frati, e per mettere la loro Madonna le hanno coperte... Io, quando sono venuto, ho fatto grattare per vedere se c’erano ancora, ma non le han più trovate... Già, loro mi dicevano: “Le han fatte cancellare?...”. Sono così belle!...  (cfm,III, 341)

Quindi ciascuno internamente consideri che è sacrestano, che ha la chiesa affidata a sé proprio. Non dire: Non è fatto per me. E’ fatto per tutti i cristiani. Il sacerdote deve ordinare, sopraintendere agli altri, vedere che si faccia tutto bene. Andate un po’ a chiamare alla Consolata se io non sto dietro a tutto... [...]

Nella Messa il Sacerdote al Lavabo dice: Domine, dilexi decorem domus tuae et locum habitationis gloriae tuae. [...] Quando recito quel Salmo tutte le volte io faccio un po’ di esame di coscienza, e vedo se proprio ho cura del Santuario; e quando c’è qualche cosa che non va, chiamo i sacrestani e li sgrido bene, perché se ne ricordino bene, se l’attacchino bene all’orecchio...  (cfm,II, 702)

Quest'oggi un Canonico diceva: "Quelli che sono in comunità, se tenessero casa un mese o due, allora sì che vedrebbero!" e parlava di un religioso che si lamentava che invece del vino bianco mettevano il nero. Che importa che il vino sia bianco o rosso?

Naturalmente non tutti i religiosi sono così. E' tempo di finirla; cavare tutti i capricci dalla testa e mangiare quel che c'è. Il nostro economo, che è Vice-curato a Torino portò un agnello al principio della settimana e quell'agnello durò due giorni... Vi assicuro che martedì sera sapeva già un odore...

Non è che creda che voi non siate persuase che bisogna adattarsi alle condizioni presenti, ma poi, per esempio, se non mi piacessero i pesci e domandassi uova... Mai ch'io abbia sentito uno dei superiori domandare uova invece di pesci.  (cfs,II, 300)

Alla Consolata, per esempio, si mangia sempre l'insalata anche d'inverno quando è difficile trovarla e costa cara...  (cfs,I, 302)

(Passa frattanto un uomo che stava uscendo, e il Sig. Rettore mostrandolo dice che è il campanaro della Consolata e poi aggiunge): Facciamo una digressione: quando andate alla Consolata, e sentite suonare le campane, con tanta allegria... quel suono così allegro... è quel lì che suona! quando sentite suonare a festa...! Gli dico sempre che suoni con energia, che scaldi i cuori, che tutti i cuori in Torino si sentano scaldati...  (cfm,II, 683)

[Parlando della tonsura] Certi sacerdoti hanno solo un buco. L’altro giorno ce n’era uno in sacrestia che aveva proprio solo un buco; ed io gli ho detto: Non dovrei lasciarvi dir Messa, se non la fate allargare. - Oh, ma adesso son già prete, quel lì si guarda quando si è solo in principio, quando si è presa solo la tonsura. - Questa è bella, gli ho detto io, invece di aumentare ha diminuito... [...]

E chi è dispensato dal fare la tonsura? Chi ha tutta la testa pelata. Anch’io l’ho già pelata ma non ancora abbastanza, non ancora tutta, ed è perciò che stamane ho dovuto anch’io farmi fare la tonsura...  (cfm,II, 700-701)

C’è venuto un giorno un falegname che mi diceva: ho fatto un inginocchiatoio e poi non l’ho potuto vendere; lo prenda lei; gli ho dato qualche cosa e gli ho detto che tenesse pure l’inginocchiatoio.  (cfm,II, 358)

Abbiamo messo la luce elettrica in studio perché era necessario, ma bisogna farne economia, non sprecarne. Alla Consolata ho sempre lavoro a spegnere di qua e di là... Io sono lo spauracchio. Nelle mattine un po’ nuvolose, quando discendo io in sacrestia, i sacrestani che lo sanno già corrono subito a spegnere...; e se non li spegnessero loro li spengo io.  (cfm,III, 346)

Ebbene la predica inglese su che argomento?... Ah, il tempo... bene! fili, conserva tempus! Questa mattina veramente, parlando coi sacerdoti là alla Consolata ho detto questo versetto, ed uno mi ha fatto osservare che sulla S. Scrittura c’era: fili, serva tempus! e non: conserva tempus. E allora sono andato a vedere proprio nella S. Scrittura e ho veduto che c’era proprio: conserva tempus, e non serva: conserva ha più forza.  (cfm,II, 757)

Nelle antiche Chiese vi erano delle sculture, dei pozzi, veri pozzi e sopra mettevano una pietra per coprirli. Anche alla Consolata ce n’erano varie, mi ricordo di averle viste io, quando si seppellivano i morti si mettevano lì. E anticamente erano veri pozzi, sì che stavano lì a far la cassa per quei che morivano, li sotterravano nelle loro Chiese da buoni amici.

Quando io son disceso in quei pozzi alla Consolata, c’erano ancora vari corpi, alcuni ancora con un po’ di carne, altri come alla Sagra di S. Michele, voi li avete visti, erano là come in una stagera.  (cfm,II, 462)

[Prendere parte attiva nella preghiera vocale della Comunità] Ma non facciamo come quella vecchierella che è là alla Consolata. Costei viene sempre là al suo posto vicino all’altare, e non lo lascerebbe... E là risponde forte al Rosario, canta, ma con una voce che nessuno la può soffrire. Non voleva che uno andasse a dar lui la benedizione, ed ha fatto tutto il possibile per farlo andar via; adesso colui è già andato via. Portava sempre con sé un campanello per dare il segno, e lo metteva proprio là; cosicché una volta io son passato là, visto quel campanello ho creduto che qualche sacrestano l’avesse dimenticato, e l’ho portato via;  quella tale se n’è accorta e... pareva la fin del mondo!... Ebbene, quella tale vuol essere presente a tutti i Rosari che si dicono, a tutte le benedizioni che si danno, mattina e sera, e poi quando è là canta, fa tante di quelle stramballate che è insopportabile. Il Teologo Boccardo diceva: Ma se almeno andasse lontano a cantare, ma è sempre lì attorno al mio confessionale, non si può più resistere. L’hanno già avvisata, ma sì... si offende subito. Una volta l’ho dovuta avvertire io, che cantasse pure, ma con moderazione... ed essa ha risposto: “Tuti a devo pié norma da mi”. Vedete, quella lì ha troppo buona volontà. Noi alla Consolata abbiamo detto: Se potessimo prendere un poco da quella tale, diamone a tanti altri che sono l’opposto, e allora andrebbe bene.  (cfm,II, 500)

Ieri sera avete sentito a suonare molto le campane! facevano piacere... e orrore! Piacere per chi non ha timore di morire! E poi ecco che ieri sera dopo di aver suonato un poco non suonavano più... e allora mando a dire: “suonate più che si può! continuate a suonare!!!” - “Ma... brontolano” - “eh! lasciateli brontolare! penseranno alla morte!”  (cfm,II, 767)

Ieri sera alla Consolata osservavo un signore che ha visto la cassetta delle Missioni e ha messo l’elemosina, poi è passato dal Cafasso e ha messo anche là, poi quella del Santuario e ha messo anche là. Uno non toglie all’altro. Anzi così si abituano a mettere, e mettono ancora di più. Dopo che abbiamo messo le Messe pei Missionari, ho voluto vedere se eran diminuite quelle del Santuario, invece sono ancora aumentate.  (cfm,III, 348)

Il Teologo Baravalle certo che se lo meritava questo onore [di essere Canonico della Metropolitana]; io prima non l’aveva mai conosciuto. Lui era assistente al Regio Parco, e aveva sempre studiato da sé; perciò il Cardinale una volta mi ha detto che sarebbe stato bene che venisse anche un po’ al Convitto per sentire le conferenze di Morale. Ed è venuto. Poi c’era bisogno di uno che stesse lì alla Consolata; e l’ho chiamato al Cardinale. Lui mi ha subito detto: Sì, sì prendilo pure. E mi sembra che il Teologo Baravalle andrebbe bene per quell’ufficio: sa t’asmia piitlu pura. Per me, ho detto, fa lo stesso, e l’ho preso, e adesso è da quattordici anni, ed è ancora lì. E neppure andrà mica via. Lui stesso ha detto: “Se è per ancora stare qui, accetto, se no non accetto”.  (cfm,II, 644)