E’ stato così solenne che dicevano, non sarà così neppure per la Beatificazione. Questa volta il Papa è intervenuto egli stesso ad ascoltare la lettura del Decreto.
L’ha letto il Segretario della Congregazione dei Riti: legge magnificamente bene... è un vecchietto, eppure ha voce forte e ogni parola la spiccava molto bene. [...]
Dopo ha parlato il Papa per 35 o 40 minuti, non ha foga, ma declamava molto bene; e ogni tanto prima di dire delle frasi più belle, prendeva un sorriso tutto speciale, vivo. L’aveva studiato tutto a memoria, erano due giorni che non scendeva più nei giardini Vaticani... Mi rincresce che non ho potuto rubare il manoscritto; uno dei nostri preti che erano stati al Convitto, e che l’ha avuto in mano per pubblicarlo sull’Osservatore Romano, mi diceva: Peccato che ci ho pensato dopo, se no glielo mandavo.
[...]
Per tre volte siamo andati a baciargli la mano [al Papa]; non voleva lasciarsi baciare il piede: ci porgeva subito la mano.
La prima volta mi ha detto: “Sei contento, neh?”. E io gli ho risposto: “Santità, s’immagini!” La seconda volta mi ha domandato se c’erano ancora dei suoi parenti, e gli ho risposto che ero io solo. Di parenti prossimi non ce n’è più.
E’ stato proprio molto grazioso. [...]
E’ proprio stata una cosa imponente! Davanti a noi c’era il Papa, poi d’accanto il Maestro di Camera, poi Arcivescovi e Vescovi, gli Avvocati della Congregazione, la Guardia Svizzera, fanno una magnifica impressione... un lusso!... con quelle piume!... e un salone largo due volte questo, e alto tre volte; e tutte lampadine sul cornicione... tutto rivestito di velluto rosso. Noi eravamo proprio di fronte al Papa, davanti alla balaustra, alla distanza come di qui al Coad. Davide (due metri). C’eravamo solo noi due, poi dietro di noi tutta la gente stretti, stretti come siete voialtri lì, fino al fondo: i primi erano quelli che avevano il biglietto bianco, poi quelli del biglietto rosso; la sala era proprio gremita, che la gente si toccava.
Dicono che il Papa non ne lascia mai venire di più là dentro; e difatti, faceva già caldo. Un’ora prima, alle 10 e un quarto erano già entrati tutti. Noi siamo andati prima dal Maestro di Camera che ci aveva detto di passare prima da lui: siamo entrati nel cortile di S. Damaso che è largo quattro volte il vostro, e siamo saliti per la via che chiamano del fondamento. Son venuti a prenderci in vettura di lusso: è necessario, e paga la causa: pareva che fossimo qualche cosa: e difatti eravamo qualche cosa in unione col nostro Venerabile. Il Maestro di camera è disceso, vestito in gran gala, con larghe manteline di seta rossa. Siamo entrati nella Sala Concistoriale dalla parte dove passa il Papa, e dopo appena dieci minuti che eravamo entrati, hanno dato il segnale, ed il Papa è arrivato.
Ho notato una cosa: che tutte le volte che leggendo si nomina il Papa, si fa genuflessione: è una cosa magnifica:... è stato un mezzo paradiso. Quando lo faranno beato, anche voi potrete venire, ma allora il Papa non interviene poi più; scende poi solo dopo pranzo: l’onore è più adesso, che ha fatto il panegirico lui stesso...
Per noi adesso abbiamo fatto tutto, diceva, spetta a Dio a fare i miracoli... ci sono dei Venerabili che aspettano da duecento anni.
Adesso potete già pregarlo: prima lo pregavamo già, ma confidenzialmente, adesso no. Non si può ancora mettere sull’altare, ma anche davanti alla Chiesa, si può già pregare; per la Chiesa è tutto fatto; i miracoli tocca a farli al Signore.
Il postulatore mi ha detto: adesso ho compiuto tutte le mie cose, perciò le manderò i documenti in due casse. Adesso comincierà l’esame dei miracoli. L’avvocato mi ha già mostrato le bozze di stampa. Prima si approva il Processo dei miracoli fatto a Torino; e per questo ci va un anno. Poi si dà ai medici (quei benedetti medici!) poi si fanno le adunanze: tre adunanze: finito tutto questo si procederà alla beatificazione. Speriamo che si faccia presto: il S. Padre desidera che si faccia presto.
Mi ha chiesto se lo avevo conosciuto; ed io gli ho detto che l’avevo appena visto, che avevo sei anni e mezzo, ma mi ha fatto molta impressione. Era venuto a Castelnuovo per mettere a posto i disturbi che c’erano stati. C’erano venuti dei protestanti per predicare, e là aveva predicato un prete, un infelice; e allora tutta la gente era corsa con le “ramine” e le palette... per far fracasso, e non lasciarlo parlare; e il sindaco li ha fatti mettere dentro. C’era anche il fratello di D. Cafasso, Pietro, la madre di Mons. Bertagna; e li aveva mandati ad Asti. Allora D. Cafasso ha fatto in modo di farli liberare, e li ha condotti lui stesso a Castelnuovo in trionfo. E si era rallegrato con loro che si erano mostrati fedeli, amanti della loro Religione. E’ allora che ho visto il Venerabile; se no non l’avrei visto.
[...]
Questo in quanto al Venerabile. Il Papa pareva che non avesse proprio nient’altro da fare. E’ stato così buono, così affabile, che tutti ne sono usciti contenti. Abbiamo domandato udienza per martedì, ed era stato scritto per martedì; ma alla sera tardi del venerdì, ci mandano un biglietto che diceva che il S. Padre ci voleva vedere prima. E siamo arrivati: ci han fatto passare avanti, c’era un Vescovo, e tanti che aspettavano... ci han fatto passare sei o sette camere prima di arrivare: ci sono almeno sette camere da passare.
Ci ha ricevuti affettuosamente, con grazia. Appena ci ha visti, ci ha subito detto: oh! ... ci conosciamo già, noi...! alla Consolata sono stati così generosi con me.
(Vice Rettore: Era stato preconizzato arcivescovo di Bologna, ed era venuto a dir Messa alla Consolata, perché aveva dei parenti qui a Torino. Dopo, come si fa con tutti i Vescovi, si è fatto passare sopra nella sala del Signor Rettore, e gli abbiamo fatto portare qualche cosa... e lui se ne ricordava).
Siamo anche andati in S. Pietro due volte: una appena arrivati per prima cosa siamo andati a consegnarci, e poi prima della partenza per prendere congedo e domandargli per voialtri la sua benedizione. Gli abbiamo detto che ci preparasse per voialtri un bel fondo di spirito apostolico, che ne preparasse un bel pacchetto e lo tenesse pronto, che saremmo venuti a prenderlo per andare a Torino. Per quelli d’Africa, gli abbiamo detto: mandateglielo pure voi direttamente. Abbiamo messo la testa sotto il piede della sua statua, che ha proprio un piede che sporge fuori, dicendogli che mi schiacciasse ben bene, che fossi umile... che mi facesse avere lo spirito di Dio... Alla fine siamo andati a prendere il “fagot” e speriamo di aver portato via tutto.
Ma non abbiamo perduto tempo. Abbiamo occupato tutti i dieci giorni; siamo stati a Propaganda. Il Card. Van Rossum, che adesso parla già molto bene l’italiano, si è intrattenuto molto affabilmente con noi.
(V. Rettore: Ha detto al Sig. Rettore: “la ringrazio tanto tanto del bene che fa per le Missioni: e lei che fa tanti sacrifici: la ringrazio a nome della Chiesa”).
Io gli ho risposto: “Ho sol fatto il mio dovere”. Ed egli: “No! come sacerdote non era obbligato a far tanto”. Lo chiamano il Papa Rosso, perché quasi domina più lui del Papa, almeno direttamente: egli comanda tutta la parte infedele: a Roma si parla sempre del Papa Rosso.
Siamo andati due volte dal Card. Valfré, due volte dal Card. Bisleti, dal Card. De’ Lay, Mons. Verde... Corri di qua, corri di là, da un ufficio all’altro... Il Card. Bisleti ne parlava molto bene. Mons. Verde diceva: “Ne son proprio ammirato del Venerabile. E’ una delle cause più belle che siano passate a Roma. Non si è trovato un difetto, non un ett (e anche lui era stato avvocato del
diavolo). Fin da ragazzo è stato santo, pareva che non avesse peccato originale.” Quei lì hanno lavorato per la causa: uno è il ponente e l’altro il postulatore della causa.
Avete pregato e siete stati buoni come vi ho detto io, e il P. Superiore me l’ha scritto, e quando c’è la bontà e la preghiera, c’è tutto... studio e lavoro... così sono stato anche bene di salute, non mi è venuta l’emicrania proprio per niente, abbiamo potuto lavorare.
Dopo qualche giorno però si sente la nostalgia e avevamo voglia di venire. Se avessimo potuto avremmo lavorato di notte per venire presto: in tutto siamo stati dieci giorni (andata-venuta). Poi si trattava che c’era pericolo di sciopero...[...]
Adesso vi lascio una piccola memoria. Siccome a noi piace di più la Consolata, allora ho fatto come il Cardinale che quando va a Roma, fa la provvista a Torino... e poi costa anche meno... ho preso queste medaglie e le ho fatte benedire dal S. Padre. Ne ha benedette anche altre, ma queste in modo particolare. Le ho portate anche a S. Pietro, perciò son benedette dal S. Padre, e da S. Pietro: cosa volete di più: c’è tutto. (cfm,III, 539-540-541-542-543)
[Dopo il viaggio a Roma - 1921]
E' andato tutto bene, ringraziando il Signore; anche per le vostre preghiere è andato bene (intende il viaggio a Roma fatto giorni or sono). Il viaggio è una faccenda seria. Bisogna farlo spirituale. Il viaggio spirituale consiste nel farlo con spirito di fede: salutare il SS. Sacramento, l'Angelo Custode, tutti i Santi, ad ogni paese, e dire il De profundis... passando davanti ai Camposanti. Così il tempo passa con profitto, mentre tanta gente va e viene e non pensa a niente altro che ai suoi interessi materiali. Noi bisogna che i viaggi li facciamo da cristiani.
Siamo andati ad alloggiarci dalle Suore di S. Giuseppe. Prima di tutto siamo andati a S. Pietro perché è lui che comanda a Roma prima del Papa. Vi ho messe tutte sotto i suoi piedi; in quel momento gli ho detto che vi facesse umili, pieghevoli alla voce di Dio; gli dicevo: Giù schiacciatele... schiacciatele bene... - Quindi siamo andati dal S. Padre; non stava tanto bene; non ha mica solo i fastidi che avete voi... i vostri son grossi così (fa segno con la punta del mignolo e sorride)...; se avesse solo i vostri fastidi!... Tuttavia era allegro; ci ha tenuti là una mezz'ora; ha parlato di tutto: della Consolata, del Convitto, dei Missionari e di voi. Non potrei ripetervi il suo discorso perché ha parlato un po' di tutto. Poi ci ha presentati all'udienza generale, ove fummo destinati nei primi posti.
La funzione di domenica è una cosa che non si può descrivere. Era pieno di gente, e tutti avevano il loro biglietto d'invito. Il Santo Padre ha fatto il lungo discorso che voi già avete letto, preceduto da un lungo decreto in latino, delle virtù eroiche del Venerabile. Poi Mons. Verde, Postulatore, fece il ringraziamento. Dovevo farlo io questo, solo che il S. Padre aveva tanta voglia di fare questa funzione, e così l'ha fatto questo Monsignore.
E' stata proprio una funzione magnifica, più bella di quella che faranno per la Beatificazione, perché allora il Papa non interverrà. Era così contento il S. Padre! Io mi sono presentato tre volte a lui e la prima volta mi disse: E' contento, neh! ed io gli risposi: Non posso fare a meno di essere contento. - Ed un'altra volta: E' lei il solo superstite dei parenti? Ce ne sono altri, dissi io, ma io sono il più prossimo. - Il Papa si è lasciato baciare la mano da tutti. Quando siamo andati da lui, c'erano tanti frati, preti, monache e tanta altra gente, ma ci ha fatto passare davanti a tutti; ci vuol proprio bene!
Siamo poi andati a far tutte le altre cose alla S. C. di Propaganda, alla S. C. dei Riti, alla S. C. dei Religiosi; abbiamo sempre girato insomma; avevamo il nostro da fare: i cardinali bisogna solo andarli a trovare la sera, e come fare? Ci vorrebbe un giorno per ogni Cardinale! Ma poi ci hanno anche ricevuti di giorno. Dopo siamo di nuovo andati a S. Pietro: gli abbiamo detto che vi desse tanto spirito apostolico, il che vuol dire avere la fermezza, la costanza. Adesso vedrò se voi avete poi questo. S. Pietro mi ha detto (se non l'ha detto, io l'ho pensato): "Io faccio questo, ma quelle là facciano il loro dovere". E certo il Signore vuole anche la nostra parte. S. Agostino diceva: "Chi ti ha creato senza il tuo concorso, non vuol salvarti senza la tua cooperazione". Il Signore non aiuta i pigri e le pigre. Certi dicono al Signore: "Fammi santo". Sì, fammi santo, ma fa' anche tu qualcosa!
Il Card. Bisleti era entusiasta del nostro Venerabile e diceva: "Io non ho mai visto un santo così". Da ragazzo il Venerabile diceva: "Io non voglio solo farmi un santo da Messa, un santo da Breviario, ma un gran santo". Ed infatti è stato costante in questo volere per tutta la vita. L'eroismo della sua virtù consiste nella costanza. Non consiste nei miracoli l'eroismo, ma nel farsi violenza, nello star sempre lì fermo nel buon volere, nel non perder tempo: questo è roba nostra. Io ammiro ogni giorno più la vita di quest'uomo, perché non è andato a salti, no, è sempre andato dritto; la sua strada era quella e... avanti; e questo l'ha fatto per tutta la vita. Sempre la stessa fede, lo stesso amor di Dio e del prossimo; sempre prudente, sempre giusto, sempre temperante... non gli manca niente.
E insisteva tanto il Card. Bisleti: "Non è certo come tanti altri santi che hanno avuto certi tempi, certe peripezie...; no, lui andava sempre avanti; faceva sempre tutto bene". Diceva un altro: "Era un uomo che non aveva difetti. Si comportava in modo che pareva non avesse avuto il peccato originale". Dicono che è il vero tipo del santo. Per ora non c'è più niente da dire: è un santo. Resta solo la Sezione dei miracoli; ma speriamo che anche questa andrà bene.
Ho visto che a Roma è molto più conosciuto il nostro Venerabile di quanto noi crediamo.
(cfs,III, 214-215-216)
Ora vi do una piccola medaglia, è stata benedetta dal Papa nella sua seduta. (cfs,III, 217)
L'ho detto io a S. Pietro: Via, via quelle che non sono di prima classe; trovate il mezzo di spiantarle perché io non le voglio. Con difetti sì sì, perché ne abbiamo tutti, ma che si lotti, si lavori. (cfs,III, 221)
Io a Roma avevo tanto desiderio di fare la scala santa, ma non ho avuto tempo. (cfs,III, 225)
In questi giorni a Roma il Card. Van Rossum, mentre venivamo via, si è messo a ringraziarmi tanto di tutto il bene che facciamo alla Chiesa. Io gli ho risposto: “E’ un dovere! Bisognerebbe non essere sacerdoti per non sentire lo zelo delle anime!”. “Sì, diceva, ma questo è più di quel che potrebbe fare, non sarebbe obbligato a far tanto”, e mi ha rinnovato i suoi ringraziamenti. Questo è segno che i nostri Superiori ci vogliono bene; godete molta stima, vi apprezzano più di quel che meritate. Un altro alto prelato mi diceva che i Missionari della Consolata sono molto conosciuti a Roma, più di tanti altri Seminari là vicini, e ne hanno una santa invidia. E io gli ho detto: non è il caso di aver invidia, ci son quattro gatti... son piemontesi!...
[...]
Certamente procurerò di fare onorare molto il nostro Venerabile. Egli è un gran santo: ha fatto niente o poco di straordinario, ma ha fatto tutto bene. L’avete lodato bene e merita di essere lodato. A Roma dicevano: “Fatelo conoscere, basta la semplice idea di Don Cafasso per far del bene.
[...] Naturalmente io come parente più prossimo ho ricevuto una speciale benedizione dal S. Padre e l’ho ricevuta anche per voi che siete come affigliati a D. Cafasso, siete figli per adozione. (cfm,III, 549)