Mi ricordo che una volta ero a Roma, e di fuori nevicava; ero là in Seminario di S. Pietro e Paolo, ma i Chierici, io non so se non sentivano il freddo, fatto sta che dicevano: Non fa freddo, non fa freddo! E continuavano a dire così mentre io ero mezzo gelato, e dopo pranzo per scaldarmi un po’ i piedi ho dovuto mettermi a letto. (cfm,II, 466)
Che feste fanno a Roma in queste occasioni [Canonizzazioni]! Io ho assistito alla canonizzazione dei sette Servi di Maria. E' una funzione da Paradiso! Alle volte il Papa celebra lui la Messa solenne, altre volte vi assiste solo. (cfs,III, 77)
(Ritornato da Roma) [novembre 1914]
Non ho avuto tempo a prendere le commissioni prima di partire... (non ho avuto tempo di avvertirvi prima di partire)... le ho prese da me... che vi ricordassi alla tomba di S. Pietro e Paolo.
Partiti in fretta alle tre sabato, viaggiammo tutta la notte e arrivammo là alle otto del mattino. Celebrammo la S. Messa nella cappella, antica cella di S. Caterina, di S. Maria sopra Minerva. Dopo andammo all’udienza che era fissata per le undici e mezzo, ma bisogna trovarsi quasi un’ora prima, e noi siamo arrivati verso le undici, e abbiamo aspettato fino alle dodici, e fummo i primi ricevuti in udienza privata; c’era un mondo di gente... tutto pieno... vi erano associazioni della prima Comunione. Un Collegio di Chierici del Canadà, Suore francesi. Abbiamo ancora recitato l’angelus prima di entrare. Poi fummo presentati, si aprì la porta, e noi ci inginocchiammo, ma egli sorridente ci ha fatto alzare, poi si mise a parlare come fra noi. B. Padre, ho detto, vengo a fare gli ossequi da parte della Consolata, del Convitto, e dell’Istituto, per gli alunni di Torino e dell’Africa.
Bene, bene, rispose, lei lo ricordo, ma lei non lo conosco ancora (Mons. Barlassina).
Anni prima quando era Arcivescovo di Bologna era venuto a Torino, aveva detto Messa alla Consolata, e poi aveva fatto colazione su da me.
- Il Convitto va sempre bene?
- E, c’è un po’ di crisi, sono un 25 o che...
- E tengono sempre fermo sui due anni?
- Almeno per i diocesani, per gli altri fanno i Vescovi.
- E che cosa si fa?
- Si attende allo studio, all’educazione; tutto senza fretta.
- Dite che li benedico tutti... E le Missioni?
- Il Signore le benedice. Poi abbiamo detto tutto incominciando dall’Istituto, trenta chierici, undici Sacerdoti; e poi anche in particolare che cosa si fa; lo spirito; e vi ho lodati, ho detto che eravate energici, di buona volontà per lo studio e per la formazione. Poi parlammo del Venerabile.
- Ah, il Ven. Cafasso disse S.S., questo è un santo moderno.
- Ma e la causa?
- Chi è il Card. ponente?
- Il compianto Card. Ferrata.
A quelle parole Sua Santità alzò gli occhi al cielo con pena.
- Stiamo ora cercando un altro.
- Sì, sì.
Poi S. Santità ci domandò ancora qualche cosa e gli chiesi la facoltà di dare la benedizione papale. In Africa poi, incaricò Mons. Barlassina.
Dipoi ci inginocchiammo e lui ci ha data la benedizione tranquillo. Era già più delle tredici. Fu una visita cordiale e uscimmo col cuore pieno gonfio di consolazione, non solo in generale, ma in particolare.
Poi andammo a S. Pietro, lunedì mattina: il Sig. Vice Rettore, Monsignore ed io. Un po’ a mo’ di pellegrinaggio.
Abbiamo guardato di fare un vero pellegrinaggio. All’altare del SS. Sacramento. Lì ho pregato per voi, che il Signore vi desse la grazia di essere divotissimi di Gesù Sacramentato. Particolarmente nelle visite, vi desse fede viva. Per andare dal Papa vi sono tante difficoltà, per voi invece, per andare a Gesù niente.
Poi dinanzi alla statua di S. Pietro; abbiamo baciato il piede e poi messa la testa sotto. Lì vi ho fatto passare ad uno ad uno e diceva a S. Pietro: Schiacciate, che siano umili, che siano obbedienti.
Poi alla tomba, nel centro, abbiamo fatto aprire e siamo discesi. Lì tutti e tre abbiamo detto il Credo. Intendevo di ottenervi grande fede. Vi ho domandato spirito apostolico, zelo missionario, poi abbiamo recitato il Laudate e il Te Deum. Visitato la tomba di Pio X, abbiamo recitato il De profundis perché fu nostro grande benefattore. Poi passammo sulla cupola e verso le quattordici eravamo a domicilio.
Dopo mezzogiorno fummo dal Card. Gotti (Papa rosso) un Venerando sant’uomo. Ci ha ricevuto volentieri e fu una visita lunga, tutta di voi e dell’Africa, si occupa tanto di voi. E’ un Carmelitano e fa vita austera; e ha di nuovo confermato che noi eravamo i suoi beniamini.
Lunedì mattina fummo in segreteria della Congregazione di Propaganda; dopo mezzogiono il Vice Rettore e Monsignore al Ministero della guerra; io dall’avvocato del diavolo; questo galantuomo bisogna andarlo a riverirlo: e raccomandarci che avesse un po’ di riguardo. Ora il processo delle virtù eroiche è già stampato: si stampa tutto. Egli mi disse: Stia tranquillo che non lo faccio ritardare.
Portai a Roma gli articoli dei quattro miracoli; ero da Mons. Virili, postulatore della causa, nel frattempo annunciano la venuta di un medico; quello che aiuta l’avvocato del diavolo. Quando fu entrato gli dissi: “Ma lei è troppo cattivo”. Tentò di dire che il miracolo dell’ernia non era provato abbastanza. “Mi scusi, gli dissi, ma non ha neppur letto”. Sono quattro fra cui due medici! “Debbo forse tagliarmi un braccio per far vedere che c’è miracolo? Sarebbe un tentar Dio”.
L’indomani fummo a S. Pietro. Dopo mezzodì al Collegio di Missioni di S. Pietro e Paolo, c’è un bravo rettore, si lamentava che ci sono pochi individui. Sono obbligati a lasciar andare una missione nella California. Sono fuori di Roma, e vanno a scuola in Propaganda. Era un po’ disanimato. Avrebbe voluto che ci unissimo un pochino (come una volta).
Io - diceva - non tengo al numero, ma allo spirito. - Poco per volta si metterà a posto.
Vi conto tutto come un Padre di famiglia. Viaggio è lungo, ma il tempo è così prezioso; breviario, meditazione, visita, ai paesi dove si passa una visita; poi per le anime dei defunti in quei cimiteri. Partimmo ieri mattina alle otto e arrivammo alle una e qualcosa.
Ringraziamone il Signore per le grazie spirituali, un sacco. Professiamo speciale ubbidienza, senza limiti alla S. Sede, non solo ai comandi ma a tutto. In tanto faremo del bene in quanto saremo attaccati a quella rupe. (cfm,II, 109-110-111)
[Dopo il viaggio a Roma - 1914]
(Il nostro Ven. Padre pose ai piedi del S. Padre Benedetto XV l'obbedienza del Convitto della Consolata e delle Missioni Estere della Consolata. Presso l'altare di S. Caterina da Siena, ove disse Messa nel suo soggiorno a Roma, domandò per noi un poco dello spirito della gran Santa. In S. Pietro pregò affinché la nostra comunità fosse infervorata, compenetrata dalla presenza del SS. Sacramento e avesse molti sentimenti di fede e di amore verso il medesimo. Sotto il piede della statua di S. Pietro egli pose noi affinché fossimo fedeli a lui e soggette fino alla morte. Presso la tomba degli Apostoli rinnovò la nostra fede e quella di quelli che verranno). (cfs,I, 91)
Quando si va a pregare bisogna pensare di andare a far visita a persona altolocata; per esempio, se uno fosse chiamato ad udienza dal re o dal Papa non dormirebbe più, penserebbe che cosa ha da dire... e poi, bisogna salire scale interminabili, aspettare in anticamera delle mezz'ore. Si va poi dentro con tante cose preparate e si esce senza aver detto niente. Fa proprio quest'effetto, sapete... quando io sono andato dal Papa ho detto: bisogna tener fermo; se andassi da Gesù Sacramentato non farei mica tanti gesti!... In seguito tutti i giornali ne parlano ecc... (cfs,I, 229230)
[Dopo il viaggio a Roma - 1919]
(Con nostra gioia il nostro Ven. Padre ci dà notizie del suo viaggio a Roma, fatto nella settimana scorsa). Sono stati giorni faticosi e belli. Si sta bene solo a casa e... in Paradiso. A Roma feci tante cose. Il tempo passa; sono stato nove giorni via, ed ora eccomi di nuovo qui. Avete pregato e le cose sono andate tutte bene. Sono andato fino a Roma da solo; cioè con l'Angelo alla mia sinistra. Non ho detto verbo a persona. Ho passato una notte eucaristica. Partii di qui alle otto di sera ed arrivai là alle 11 del mattino. Giunto a Roma trovai già l'invito del S. Padre per un'udienza privata. Io l'avevo domandata per averla poi al lunedì o martedì, invece l'avevo già lì, appena giunsi a Roma.
Al domani mi presentai al S. Padre: fu un'udienza ammirabile: durò 25 minuti. Il S.Padre mi disse per prima cosa: "Ho detto due Messe alla Consolata; noi ci conosciamo già. M'avevan fatte tante accoglienze al Santuario". (Non so quali grandi accoglienze gli abbiamo fatto: forse gli abbiamo offerto una tazza di caffè...) Io gli dissi: Son venuto a portare il processo del Ven. Cafasso. E lui: "Ma sì, ma sì". Ho parlato dei Missionari, delle Missionarie, della Consolata, del Convitto e poi parlai di nuovo del processo dei miracoli del Venerabile, ed il Papa disse: "Questa è una causa che mi piace. Che si faccian cause per quelli che fanno miracoli in vita, per quelle suore che son chiuse tra quattro muraglie eh!... va bene, che si faccian pure; ma c'è bisogno di esempi in questo mondo, e per esempi di virtù sacerdotali v'è il Cafasso. Dopo la guerra, in questi tempi così brutti, c'è bisogno di spirito ecclesiastico; perciò bisogna sollevare quell'uomo che aveva tante virtù ecclesiastiche".
A proposito del centenario del Convitto Ecclesiastico che avverrà nel 1921 e del quale io avevo accennato al S. Padre, egli aggiunse: "Il Ven. Cafasso fu confondatore e Rettore el Convitto. Quando sarà questo centenario?". Sarà nel 1921, io dissi. "Eh! è un po' presto". Ma Santità, se non è poi al 21 (la Beatificazione) sarà poi più tardi, non si va per il sottile. "A che punto siamo già?". Nella prima seduta. E poi aggiunsi: Santità, forse dico uno sproposito, ma mi permetta di dirlo: invece di fare tre adunanze, ne salti una, così andiamo subito alla terza e facciamo più presto. Ed il S. Padre disse: "La prima è stata dei consultori, la seconda sarà dei Cardinali e la terza sarà mia. Potremmo saltare la seconda, ma i Cardinali si offenderanno. Adesso il processo ha fatto la prima seduta. Mi piace tanto; vorrei in occasione del centenario dare questa dimostrazione al Convitto: è un'istituzione che non c'è in nessun posto. Se io rimanevo a Bologna lo mettevo anch'io, ma lo metterò lo stesso.
Ha osservato che i chierici quando escono dal Seminario son troppo giovani e facendo due anni di Convitto si fanno uomini. E nuovamente aggiunse: "Vorrei proprio nell'occasione del centenario dare questa dimostrazione". Poi si mise a guardare la storia dei miracoli.
In seguito parlammo di nuovo delle Missioni, quindi presentai Don Ferrero al S. Padre, che gli disse: "O bravo, vuol dire che ci vedremo sovente noi". Quindi diede la benedizione all'Istituto ed anche alle suore, e poi benedisse anche noi. E' stata una cosa cordiale: non si può immaginare! E pensare che io volevo prima andare a parlare con altri; invece, senza dir niente a nessuno sono andato là e da quelli che volevo veder prima andai dopo a riferire l'esito dell'udienza.
Tutti volevano l'immagine del Venerabile ed un Cardinale mi disse che non aveva ancora le sue prediche. E ben, gliele manderò. Al martedì andai dal Cardinal Bisleti, promotore della causa, mi tenne un'ora e mezza e mi parlò di tante cose. Dopo andai dall'Avvocato del diavolo: è contento dell'immagine della Consolata che gli ho mandato. Poi andai in Propaganda (il nostro Ven. Padre parla riguardo all'offerta che gli venne fatta di altre Missioni e poi aggiunge:) Per ora non domandai niente: prima c'è l'Africa, poi suggerii un posto... (e di quello non volle dirci il nome), dopo andremo dove vogliono.
Nella Cina vi son Vicariati che hanno grande estensione, e vi son pochi Missionari. Del resto incominciamo a fare quel che abbiamo da fare. Son anche andato dal Card. Van Rossum che mi ha ricevuto subito. Mi disse che Don Cafasso è il S. Alfonso del Piemonte. Avrà letto la sua vita, dissi io al Cardinale. No, rispose. Allora gliela mando.
Queste son le cose principali, ma qui in mezzo ci sono ancora tante altre cose. Non s'è perduto tempo. Andai pure dal Card. Cagliero. Gli dissi: Si conservi. E lui: E' quel che faccio. - Mi fermai a pranzo da lui e mi disse: Sta' tranquillo che il Ven. Cafasso sarà presto beatificato. - A proposito del Card. Cagliero, lo vidi anche col S. Padre, ed appena mi vide, avendogli il Papa chiesto se mi conosceva esclamò: Altro che conoscerlo, andavo a mangiare i fichi insieme! Eh! quante, quante cose! Ai piedi di S. Pietro ho detto così: Se quella gente là non si fan vere apostole, scacciatele via da quella casa, che io non voglio saperne di suore per metà. - La prima udienza fu a S. Pietro, l'ultima fu a S. Pietro. Lì ho fatto la preparazione e poi sono andato all'altare del SS. Sacramento. Poi sono andato di nuovo a S. Pietro e là, ai piedi della statua, ho posato la testa per un bel po' di tempo sapete, e vi ho schiacciate tutte.
Tutte quelle che han la testa un po' dura, quelle che non si piegano alla grazia di Dio, schiacciatele, gli dissi.
Prima di tornare a Torino passai nuovamente a S. Pietro; mi misi per terra, dissi tante cose e poi alla fine ripetei di nuovo: Quelle che non si piegano alla grazia e non son state schiacciate la prima volta, schiacciatele adesso. Poi recitai il Te Deum, perché S. Pietro ci ottenesse tanto spirito apostolico. Non siete poi scusate se non l'avete preso: io mi son figurato che venisse giù un'ondata di buon spirito.
Poi, sempre con Don Ferrero, visitai tanti altari: quello di S. Luigi, quello del Berchmans, di S. Ignazio, di S. Francesco Zaverio, ed anche qui dissi tante cose. Dissi anche Messa nella cappella dove è morta S. Caterina da Siena: è dietro la sacrestia; vi son due scale e poi v'è la cappella. Quella Messa lì la dissi per voi. Un giorno o l'altro leggerete la vita di S. Caterina. Non è mica stata una santa chiusa tra quattro muraglie! Andò da Roma in Francia per consigliare il Papa in Avignone; le dissi: Date loro un po' di spirito e poi tante altre cosette.
Non sono mai stato fermo. Ho osservato che noi Missionari, a Roma ci stimano troppo; credono che siamo qualche cosa, ed invece siete... quattro fanfaluche. Sono anche andato al Ministero degli Esteri ed ho parlato delle Missioni; pare che le nostre Missioni siano in bocca a tutto il mondo. E ben, è meglio che pensino bene anziché male. Anche qui (dal Ministero) ho ottenuto qualche cosa: ce ne lasciano dieci liberi, Missionari. Prima avevan risposto: son troppo giovani. Ma io ho insistito dicendo che han già l'età per ricevere l'Ordinazione e quindi essere inviati in missione. E così li han lasciati in libertà. Anche Don Ferrero l'abbiam tolto: adesso che è Procuratore deve essere libero. Penseremo poi anche agli altri. Il Ministero degli Esteri ha la smania che mandiamo giù, mandiamo giù (in missione).
C'è da ringraziare il Signore; tutto è andato bene, sia circa Don Cafasso (non mi immaginavo più che a Roma fosse così conosciuto), sia riguardo alle Missioni. [...]
Diceva il S. Padre: Per quelli lì (i claustrali) facciamo la santificazione, ma anche per quelli che son d'esempio alla società, facciamola. In questi tempi c'è bisogno di spirito ecclesiastico. (cfs,II, 538-539-540-541)
(dopo il suo ritorno da Roma) Sono stati giorni belli e faticosi. Si sta bene solo a casa e... in Paradiso. Sono andato fino a Roma da solo, con l'Angelo Custode alla mia sinistra - ho passato una notte eucaristica.
(Parlando dell'udienza di 25 minuti avuta dal S. Padre, ci riferì queste parole, dettegli da S. Santità:) "Che si facciano cause per quelli che fanno dei miracoli in vita, per quelle suore che son chiuse tra quattro mura, eh, va bene... si facciano pure, ma c'è bisogno di esempi in questo mondo, e per esempio di virtù sacerdotali c'è il Ven. Cafasso. Dopo la guerra, in questi tempi così brutti, c'è bisogno di spirito ecclesiastico, perciò bisogna sollevare quell'uomo che aveva tante virtù ecclesiastiche".
Sono andato ai piedi di S. Pietro e là ho detto così: "Se quella gente là non si fan vere missionarie, scacciatele via da quella casa, scompaiano da essa, ché io non voglio saperne di suore per metà". Son tornato di nuovo prima di partire, ho posato la testa là ai suoi piedi un bel po' di tempo e vi ho schiacciate tutte. Ho detto: siano schiacciate quelle che han la testa dura, che non si piegano alla grazia di Dio, schiacciatele... ah, ne ho fatti degli schiacciamenti! ah, se qualcuna non è ancora schiacciata!... Ho recitato là il Te Deum, e ho pregato che S. Pietro ci ottenesse tanto spirito apostolico. Non siete poi scusate se non l'avete preso; io mi son figurato che venisse giù un'ondata di buon spirito.
A Roma vi stimano troppo, credono che siete qualche cosa, e invece... siete quattro fanfaluche.
(cfs,II, 542)