E un mio rincrescimento è quello di non aver potuto leggere la bibbia intera. E gran parte dei preti si contentano di bibbia di quello che c’è nel breviario. E in seminario ho fatto attenzione: quanti sono quelli che hanno la bibbia? Mi ricordo che Mons. Gastaldi aveva fatto un esame dei libri che si aveva, e prima cosa ha ordinato che tutti avessero la Bibbia, l’Imitazione, poi il catechismo della diocesi, il rituale ecc. Mons. Gastaldi ce li ha prescritti tutti.  (cfm,II, 532-533)

Io ho mai trovato tempo a leggere romanzi: ho mai finito di leggere i Promessi Sposi. Perché pensavo: se posso leggere romanzi, posso anche studiare. Qualche cosa sì, le Mie Prigioni, lette, di S. Pellico. Non mi piace neppur quando si citan queste cose: Un predicatore citava nella predica..., e gli altri dicevano: Non son cose da citare qui; non son perle da incastonare qui, in questo luogo. Il predicatore a S. Giovanni, il quaresimalista, non si sa mai a che punto sia. Tutta la predica: solo: memento quod diem sabbati sanctifices. Citava Rousseau, ma niente di S. Scrittura. Diceva le cose bene... ma sa!... Un canonico diceva: - Non ha mai visto i SS. Padri. - Un frate! - Non è per criticare, ma non bisogna lasciarsi tirare: si dice qualche volta che ora non ci sono predicatori da imitare... eh...! (Non si ha mica troppo torto!).  (cfm,II, 534-535)

[Parlando della S. Scrittura] E’ una vergogna che molti preti, ed anche tanti di voi, non l’abbiano ancora letta tutta. Neppur io posso affermare di averla letta tutta di seguito; ma leggevo là dove mi capitava, onde molti tratti li so anche a mente.  (cfm,III, 701)

Il Cardinale mi diceva che se tutti i preti sapessero qualche mestiere, per fare qualche cosa, calzolaio, legatore... Un prete gli ha domandato di fare il legatore, ed egli l’ha lodato: “Prima vi sono i doveri sacerdotali, ma poi faccia pure”.  (cfm,I, 600)

Pochi giorni fa parlavo con un signore sui trent’anni che mi diceva: io ho sempre (da quando fu padrone di sé) fatto dire una Messa al mese per le anime purganti, e quante grazie ho ottenute! E ne aspetta una specialmente che sarebbe la più segnalata.  (cfm,I, 122)

(Parole dette in circolo ad un gruppo di Chierici)... Ebbi da andare a visitare un infermo ma non potei assisterlo nella notte, lo lasciai in gravi condizioni, ed al mattino mi vennero chiamare per andare a benedire la salma. Ma ne..., sapevo però già che ai parenti ne faceva poco...  (cfm,I, 499)

Io son ben contento di essere vissuto in Comunità e compatisco i parroci e vice parroci... Sebbene il Sinodo la voglia [la domestica] di una data età, c’è sempre chi riesce ad averla più giovane. Poi la nipote... Se ci fosse ancora S. Agostino andrebbe a cacciarle tutte le nipoti!... Un parroco ha preso un ragazzetto, è molto da rispettare; non aveva tutto in ordine, mi diceva il Cardinale, ma...

Quand’ero chierico conoscevo un parroco che aveva un domestico, e lo ammiravo. E’ materia importante.  (cfm,I, 530)

Oggi sono stato, prima di venir qui, all’oratorio di S. Felice, ove si è fatto una commemorazione del P. Carpignano di felice memoria. [...]

Quando fu ammalato, avevo un villino in Lanzo dove andavo in campagna e lo pregai che venisse con me, e lui ha gradito tanto e poi ha detto: “No!” - E gli ho domandato il perché ed ei mi ha detto: “Noi abbiamo una piccola campagna a S. Mauro, e se non vado io a S. Mauro chi ci deve andare? Il dovere mio ed il buon esempio vuole che io vada”. Lo pregai che venisse una volta a vedere le suore quand’ero superiore... e lui mi ha detto: “No, temo che il Superiore non mi dia il permesso molto volentieri”.

[...]

Sono andato da lui e lui mi disse: “Do via roba a tutti, pigli qualcosa anche lei”, ed io ho preso le epistole di S. Girolamo.

Era un uomo di poche parole, ma... Una volta avevo preso una decisione senza parlarne con lui [era il suo confessore], mi pareva cosa chiara. Esco di casa, ed ecco, m’incontro con lui, e quasi mi rincresceva, e poi gli raccontai tutto, e lui mi ha lasciato dire poche parole e poi: “No!” e fu deciso. E mi fa tanto piacere di ricordarlo, siccome ha fatto tanto bene a me, così lo farà anche a voi.  (cfm,II, 41-42)

Non ho mai cantato, e finiscono per dirmi che ho cantato bene. Non dico per superbia. Dicono: Quando c’era il Can. Re, “cul bon hom là a ii striplava”, ci andava proprio uno che non fosse cantore per cantar bene. Solo l’“Ecce lignum Crucis” che il capocantore mi ha soffiato nell’orecchio una nota bassa, e non ho potuto. M’avesse lasciato cantare, ma...  (cfm,II, 49)

L’altro dì c’è venuto da me un Gesuita, e gli ho chiesto un favore dicendo: “Sono anch’io un Gesuitante”. Sapete che il Gioberti aveva detto che il Convitto ecc. e specialmente il teol. Guala: “Se non è un Gesuita, è un covo di Gesuitanti”. Perché il Guala aveva domandato al Generale di farsi Gesuita, ma gli fu risposto che rimanesse quale era, ed ha indovinato; ed il Convitto fu fondato da uno che era gesuita di cuore; io sono un successore quindi ho dei diritti, e quel gesuita mi ha risposto: “Sì, sì” e mi ha fatto il favore che gli domandava.  (cfm,II, 12)

Due barbieri avevano dato il titolo della Consolata ai loro negozi, e poi vengono da me e uno mi diceva: “Quel là l’aveva già, ma non l’aveva chiamato” - “E’ vero, ma io non sono il dispensario! Uno tenga della Consolata, e l’altro metta Sant’Andrea”. E l’altro ha messo di S. Andrea.

Sapete di quelle famose figlie della Consolata della Fumagalli, ed io non volevo. Oh, sì,! testarde tutte e due: (Le altre chimate della Consolata erano le Mancine) dicevo: “Voi siete disubbidienti e non vi porterà fortuna”. Le Mancine sono andate in aria. Le altre... Povero nome! L’han portato nei tribunali ed essa è quasi scomunicata.

La Madonna ha voluto approvare un po’ le mie parole. Basta, sia come si vuole, la cosa è così. (cfm,I, 618-619)

Una volta che dicevano che c’era un [Gesù] bambino che metteva sangue, e tutta Torino correva, e non sono andato, è impossibile, e poi non sta a noi giudicare, a decretare, e poi c’è poi venuto l’ordine di non andare, e non era poi vero vedete? Possiamo sbagliarla qualche volta. Noi non siamo giudici; eppure dicevano che si vedeva proprio il sangue attorno al capo, basta, fatto sta ed è che non si è andati, e c’è venuto l’ordine di non andare e non era poi tutto vero. Vedete? e se si fosse andati?  (cfm,II, 303)

Una volta si parlava di un Bambino Gesù che si trovava al Cottolengo, il quale metteva fuori sangue.  M'invitarono ad andarlo a vedere. Io risposi: O non è vero, e se è così non ho bisogno di vederlo; o è vero ed allora guardo il Crocifisso e mi basta. Si seppe poi che era una storia.

(cfs,III, 74)

C’era un uomo, un padre che lasciò mai che le sue figlie andassero dalle suore... voleva distornarle... vennero vecchie e si trattava di trovar il marito... e non erano Suore... tutt’altro forse... e non erano fatte per farsi religiose. Venne da me a farsi cercar qualche sposo per queste figlie... “Glielo darò subito, il Signore” tra me pensavo; le ha allontanate, ha forse guastata una vocazione e poi... come S. Tommaso, si mettono con danno di lasciar la vocazione, e di darsi ad ogni nequizia, d’aver giovani scapestrati, e responsabilità verso Dio.(cfm,I, 488)

L’altro dì venne da me un campagnuolo che aveva una figlia che voleva farsi suora. Gli dicevo che avrei pregato anch’io che facesse volentieri il sacrifizio, ed egli mi rispose: “Sì, preghi, che ne ho proprio bisogno di preghiere, perché io prego proprio niente, sono sempre in aria: tutto lungo il dì, che non possso tenere la mente..., non posso pensare al Signore”. Ed in un momento mi disse tante di quelle cose alla buona, che si vedeva proprio che da tutte le cose sapeva assorgere a Dio.  (cfm,I, 595)

Dove si comincia con una parola grossolana, e poi si finisce col mancare alla carità. Una volta, fuori di Torino ho veduto una suora che sbadigliava forte in chiesa, e, ho da dirlo? ruttava fortemente.  (cfm,II, 39)

C’era un convento in cui si volevano poco bene, ed erano pochi, il convento era grande, ed uno era là, l’altro era là, all’angolo opposto, in modo che quando un signore ha voluto comperare dal governo il convento per regalarlo a loro, non hanno voluto per non essere obbligati ad andare insieme. E così sono andati via tutti. Ed io domandavo ad uno: “Come va che siete andati via?” “E, perché non volevamo più stare assieme”.  (cfm,II, 211)

... Adesso ho da fare: pregate il Signore che benedica la causa del Ven. D. Bosco. Io sono stato con lui fin dal 62: voi eravate ancora tutti in mente Dei: é stato mio confessore, ed è giusto che vada a deporre. Fanno giurare. Fanno giurare su tutto quello che si dice, e sotto pena di scomunica riservata al solo S. Padre, in articulo mortis... Si sta là dalle tre alle cinque. Ed è un affare sapete! Io mi scrivo sempre tutto prima...

Anche i Salesiani sono venuti per deporre per il nostro Ven. D. Cafasso, c’era venuto D. Rua, era stato suo confessore e maestro; e adesso bisogna che vada anch’io; ed in principio quasi mi mostravo offeso che non mi chiamassero. Ma adesso è quasi alla fine. Noi il nostro è già finito da tre o quattro anni.

Bisogna godere del bene altrui. C’era D. Rua, qualcuno di voi l’ha conosciuto, ebbene egli godeva espressamente del bene del nostro Istituto, e diceva che appena gli arrivava il nostro periodico, lo leggeva con piacere dalla prima lettera all’ultima, e quando c’era qualche cosa di bene, mi diceva: Godo di questo, me ne congratulo. I Santi non erano gelosi.

Per questo non vado nemmeno più in coro, ne sono dispensato. Vedete l’importanza che dà la Chiesa a queste cose: dispensa dal Coro chi deve deporre, e per tutto il giorno, anche che debba solo andare a deporre alla sera; e non solo chi deve andare a deporre ma tutto il tribunale: il Can. Sorasio, e poi tre altri sacerdoti che però non sono canonici, l’avvocato fiscale e poi chi è incaricato di scrivere...  (cfm,II, 827)

Oggi si fa una grande festa nella chiesa di Maria Ausiliatrice: si festeggia il cinquantenario di erezione del santuario e i cinquant'anni di Messa del Rettore: don Albera. Alla Messa delle dieci c'erano dodici Vescovi che l'assistevano. Io sono stato a fare le congratulazioni al Rettore. Ha ricevuto volentieri le congratulazioni a nome di tutti i Missionari e Missionarie.  (cfs,II, 282)

Da tempo conosco la famiglia Peirani, e ben so che in essa la pietà è antica e speciale la devozione alla Consolata. Ricordo il tuo prozio P. Ferdinando, prima parroco di questo territorio di Pozzo Strada, poi fino alla morte fervente religioso nella Compagnia di Gesù. Egli mi fu compagno ed amico carissimo dai primi studi di collegio sino a tutto il Seminario ed il Convitto. (cfm,II, 107 msc)

Ricordo che essendo io chierico o sacerdote andava a recitare il Breviario in Chiesa col Cappellano della Contessa Radicati di Passerano. Questa santa donna, sorella dell’Ab. Faà di Bruno, cieca si metteva nel banco dietro a noi per sentire la nostra recita, e l’accompagnava con divozione.  (cfm,II, 429 msc)

Una santa Contessa, che ha lasciato del fabbricati vicino alla chiesa di S. Zita, era cieca, e quando noi eravamo in campagna, essa veniva dietro nella nostra Cappella, e là accompagnava il nostro breviario. Gustava, era felice di poterlo accompagnare.  (cfm,II, 431)

Per me se il Signore avesse voluto che scegliessi un sacrifizio, non avrei scelto quello [la cecità]. E’ una prova terribile. Conoscevo la Contessa di Passerano, che è stata più di venti anni cieca. Ma era una santa donna...! Diceva sempre: Penso che quando entrerò in Paradiso, vedrò la Madonna, N. Signore, e li vedrò coi miei occhi. [...] Quando andava in Chiesa a recitare il Breviario, e c’era anche il Cappellano, essa veniva dietro e si raccomandava che dicessimo forte.

Capiva mica il latino, ma le piaceva lodare il Signore tenendo dietro alle nostre parole. Cantava anche bene... Un giorno suonava, e cantava quella preghiera che ha anche il Ven. Cafasso: “Dio mio, Dio mio, io son tuo e tu sei mio”. Era un amore stare là a sentirla.  (cfm,II, 628-629)

Come vi ho già raccontato un’altra volta... in un paese in cui sono stato io quando c’erano dei morti, si faceva un gran pranzo... Io andavo alla sepoltura, e sentivo odore di buona cucina... e dicevo: “ma come va questo!”. Vedete, era lo spirito di una volta... quando morivano i martiri si facevano grandi feste...  (cfm,III, 522)

Vammi a prendere la berretta. Si sta tanto bene con la testa un po’ all’aria. Ieri ho detto al mio domestico che mi tagliasse i capelli, e diceva: “Sono ancora corti” - “No, no! taglia lo stesso, sono già roba da tagliare”.  (cfm,II, 579)

Non ci parliamo tanto perché sono anche un po’ stanco; ho bisogno di star bene tutta la settimana perché ho bisogno di perseguitare un po’ quella brava gente del concorso. I lavori sono stati un po’ lunghi e se ne può fare passare solamente due al giorno e si lavora dal mattino alle 9 fino alle 12 e poi subito dalle 3 alle 7 dopo pranzo. Perché bisogna avere occhio a tutto per essere giusti, dal primo all’ultimo. Vi sono tre parrocchie e i concorrenti sono 28, come si fa?  (cfm,II, 271)

Non fare come facevamo che ci vedevano andare in giro per le rogazioni, in Torino, pochi parroci vecchi, pochi canonici vecchi, e la gente si domandava: che cosa fanno quei là? E dicevo: facciamo le cose in regola: non tre o quattro preti del Seminario, ma che tutti vengano, e tutte le chiese mandino; se no pareva che vestiti così, andassimo un poco a passeggio! e così il Signore ha permesso che fossero tolte. L’ho detto ai canonici: le facevamo troppo male, una cosa indecorosa.  (cfm,II, 589-590)

Adesso egli [Don Reffo, Superiore dei Giuseppini] fa il suo cinquantenario di Messa. Cinquanta anni di Messe dette da un uomo così! Ho detto che prendevamo viva parte alla gioia di questo giorno. Sono stato invitato a pranzo ma mi son dispensato, non sono solito ad andare a pranzi altrove...  (cfm,II, 595)

(Si legge un biglietto in cui S. E. il Card. Richelmy ha mandato la sua benedizione ai missionari ed allievi). ... Sapete, abbiamo mandato al Cardinale alcune pesche, di quelle che avete gustato anche voi, son tanto buone... se non son venute dal paradiso, sono almeno venute dall’anticamera del Paradiso. Ne abbiamo già mandato due volte, e questa volta qui, l’ultima volta mandandole in là il Sig. Vice-Rettore ha scritto: “I missionari della Consolata, non avendo potuto quest’anno fare il solito presente di funghi tradizionali - sapete che tutti gli anni da S. Ignazio mandavamo sempre i funghi - perciò inviano a S. Eminenza un piccolo cesto di pesche”. Ed il Card. ha risposto ringraziando, ed ha mandato un’immagine per tutti... [...] Io gli ho promesso di pregare e voi dovete pregare... (cfm,II, 691)

Ma ho un’altra cosa da darvi. Vedete che usanza c’è a S. Giovanni [Duomo di Torino], c’è quest’usanza che c’è ancora in certi paesi, di benedire la carità. Lì non si benedice, c’è una compagnia che si chiama consorzio... e vengono con un cesto di biscottini, con un cabaret, viene un signore e ne dava a tutti i canonici, e al Cardinale. Una volta veniva in coro, adesso non viene più in coro, si vede che gli hanno detto che non andava bene venire in coro, ma perché non andava bene? Adesso aspetta fuori e uscendo me ne danno un pacchetto, poi siccome sono della compagnia me ne danno ancora un altro. E’ quasi benedetto. Mi stupisco che non lo benedicano. A chi non rincresce di non averne?... E buoni che sono, dicono, perché io non li ho gustati. Ci sono dei piccolini che si fanno mettere nella compagnia per prendere questi. D. Chiomio farà la spartizione.  (cfm,II, 327)

Adesso hanno fatto tre nuovi canonici del S. Giovanni: due li abbiamo fatti noi, e uno il Cardinale. [...] Ebbene costoro hanno chiamato: “E cosa dobbiamo poi fare?” E qualcuno ha risposto: Oh, a basta chi u presenti peui si queic volta!... E qualcuno si è lamentato di questo; ed aveva ragione. Noi ai nostri tempi, mi ricordo che ci hanno consigliati a fare la visita a tutti i canonici, come si costumava, e come si costuma ancora adesso. Siamo solo dodici... e perché non voler più far così?... Mica che a noi importi della visita: a noi è un disturbo, solo per dire, ma si è sempre costumato così, e sono cose che bisogna farle. Adesso io l’ho fatto dire solo a Mons. Duina: “Guarda, tu, non guardare a quello che fanno gli altri; fa quello che devi fare”. E lui l’ha fatto. Certo che l’avrebbe già fatto lo stesso. E’ così che bisogna fare.  (cfm,II, 566)

Io non ho mai visto nessun teatro in Torino, eppure vivo ancora.  (cfm,III, 676)

Mi ricordo di Mons. Gastaldi che appunto aveva mal di cuore. Una volta sono andato a trovarlo dopo pranzo e mi disse così: “Son tutto malinconico... i miei figlioli invece di tenermi allegro mi fanno piangere (e difatti gli davano tanti dispiaceri) ma poi, diceva, ma no, non voglio, il Signore mi ha dato la forza morale di sopportarla, e non voglio essere malinconico, caro Canonico”. Questo mi ha fatto molta impressione. E’ poi morto di un colpo apoplettico.  (cfm,III, 558)

Pochi giorni sono, una persona diceva quell’augurio che si fa così ad una famiglia: “Crescat in millia!”. Ho voluto andare a vedere dove l’aveva preso, e l’ho trovato nel libro di Tobia; è una bella benedizione che ha dato la madre a Sara, la sposa del figlio di Tobia, prima che partisse. (cfm,III, 477)

Quando ero membro del comitato per la canonizzazione del Ven. Cottolengo, sapete alla fine che regalo mi han fatto? han preso un pizzico di capelli, li han messi in una busta col timbro e me li han dati, e li tengo preziosi. Io del nostro Venerabile ho diversi denti, e un dito, deve essere l'indice della mano destra, quello che teneva nostro Signore.   (cfs,I, 383)

Vi ho portato un bel regalo: le reliquie del B. Cottolengo. E’ doppia; un pezzetto di ossa, ed i capelli: e la storia è questa: Quando ero sottopromotore della causa del B. Cottolengo il Promotore di Roma per tutto premio quando tutto fu finito, ha preso un pizzico di capelli, e ne ha fatto un regalo a quelli che avevano lavorato dieci anni con lui; ed io l’ho sempre tenuto chiuso fino adesso; e adesso l’ho portato al Padre lì al Cottolengo e lui ha aggiunto un pezzetto di reliquia tolto dalle ossa e ne ha fatte dodici di queste piccole reliquie.  (cfm,III, 155)

Vedete quel che è capitato alla sepoltura del Can. Casalegno. C'erano sessanta orfane che accompagnavano la salma; un Canonico vicino a me mi fece osservare che di quelle sessanta non più di dieci cantavano; c'era un coro meschino. Si notò: Sono tutte tisiche...   (cfs,I, 308)

Eravamo alla sepoltura del Can. Casalegno. Quel bravo sacerdote che diceva Messa, bravo prete che tutte le mattine ascolta la prima Messa alla Consolata, all'Orate fratres diede uno sguardo a tutti quelli che c'erano; invece non bisogna guardare. Quel brav'uomo se fosse avvertito, son certo che si correggerebbe. La prima volta che lo vedrò glielo dirò.   (cfs,I, 313)

Guardate, pochi giorni sono, son andato in un convento di frati: un lavapiatti è caduto per aver voluto scivolare giù dalla ringhiera e, non sapendo ch'io mi trovavo al fondo della scala, è venuto a cadere proprio davanti a me.   (cfs,II, 61)

L'altro giorno è venuto da me un Passionista. L'han mandato come esercizio di umiltà e povertà. Era l'una, e veniva a domandare un po' di minestra. Li mandano in prova a picchiare alla porta. Io l'ho mandato a prendere la minestra, poi l'ho preso da parte ed ho capito che l'han proprio mandato per quel motivo. Certo l'han mandato da me, perché sapevano come l'avrei accolto. Li mandano in giro così per esercitarli in queste virtù. Io non lo faccio questo per ora, non vi mando a chiedere la minestra, ma bisogna che siate disposte ad andarvi.   (cfs,II, 520-521)

Un prete è andato a farsi Passionista. Questo poveretto lo mandarono a far lettura in tempo di tavola. Sbagliò, e il maestro dei novizi giù a lavar la zucca in regola. Direte: era solo una prova. Quel povero sacerdote non resistette. Mi diceva: "Bisogna andar là, star umiliato, sempre prostrati. Quando avevamo fatto qualche minima cosa, ci passavan tutti addosso. Mi han spogliato di tutto, fin di quelle memoriette... Alle undici di sera in chiesa e in piedi, mai seduti, e se si dormiva penitenze per quello e per questo". Quel poveretto non poté più resistere. Però ritornò; uscì di nuovo. Ha potuto resistere quel povero ragazzo d'un B. Gabriele che era un tisicotto... Quel sacerdote ora vorrebbe andare nuovamente. Io gli feci notare che deve rompere già ben bene l'amor proprio fin di qui, se vuol poi resistere là.  (cfs,III, 10-11)

Una volta ho letto che in un Istituto che aveva missioni nell'Africa... Successe una guerra tra i maomettani e gli inglesi; una suora di quell'Istituto fu presa in mezzo. Io pensavo, piuttosto che rinunziare a questa virtù [castità], piuttosto farsi uccidere!...   (cfs,II, 230-231)

Il superiore di un istituto mi contava un giorno che voleva mandare sei dei suoi in America e che aveva già disposto quindici mila lire. Oh! è appena in principio, io gli dissi. Questi si spaventò, perché non sapeva dove prendere altri denari, ed io lo consigliai ad avere più confidenza. Dico questo solo perché si pensi un pochino di più alla Provvidenza di Dio e ci contentiamo di star vivi... (cfs,II, 322-323)

Un giorno ero andato a trovare Mons. Gastaldi, negli ultimi suoi anni; era là solo e mi disse: Mi sento tanta malinconia che piangerei sempre; il segretario mi ha messo qui vicino i canarini perché mi rallegrassero, e invece mi fanno venire ancor più voglia di piangere. E poi soggiunse: Ma come? io devo piangere? No che non piango.   (cfs,III, 206)

In varii modi può sorgere in un'anima la vocazione religiosa: sarà una disgrazia, una morte ecc. Mi ricordo di un bravo sacerdote: quando era giovane i suoi parenti a tutti i costi lo volevano fare ammogliare; già avevano combinato ogni cosa e si era alla vigilia del matrimonio; proprio alla vigilia tutto andò a monte, ed il bravo giovane, che era un ingegnere, disse ai suoi: Voglio ammogliarmi da me; lasciò il mondo, studiò da sacerdote, divenne un santo prete, ed è il curato della Parrocchia dei SS. Angeli Custodi.   (cfs,I, 478)

Ricordo un novizio che prima era parroco ed è andato a farsi frate, e gli dicevo: “Avete tutta un’altra aria”. Ed egli mi ha risposto: “Mi hanno trasformato! Da principio era duro (tanto più che era già vecchio) ma mi son messo di buona volontà: non voleva poi mica essere un prete in mezzo ai frati”.  (cfm,III, 403)

L’altro giorno è venuto da me uno studente di medicina, e mi ha fatto tante di quelle obbiezioni. Io gli ho detto: cominciamo da una, e poi andremo avanti, se no saremo daccapo! Non scappi via...  (cfm,III, 420)

Un giorno un santo religioso, D. Reffo, (scriveva bene) mi domandò che cosa dovesse fare; ed io gli ho detto di scrivere un commento alle sue costituzioni. Egli mi ha risposto: “Se sono chiare! - Son concise!”. “Ne faccia un commento!”. Poi un giorno mi è venuto a trovare e mi diceva: “Aveva ragione! Se il Signore mi aiuta lo voglio fare!” - Sicuro! - Era quasi fondatore, era la mano destra del Superiore e quindi era pratico, aveva lo spirito, le intenzioni del Fondatore. (cfm,III, 385)

Io gli avevo scritto una lettera consolatoria [al parroco della Madonna della Pace, dopo il saccheggio della chiesa e casa parrocchiale], in cui gli ricordavo quello della S. Scrittura: ibant gaudentes, ecc. E ha detto al Can. Cappella che l’ha consolato... e poi gli ho mandato un’offerta, l’ha presa e ha detto: Dica al Canonico che quest’offerta mi va al cuore, e la restituisco ai Missionari in offerta. Dica al Rettore che a me penserà la Provvidenza! I missionari ne hanno più bisogno di me.  (cfm,III, 148)

Due sacerdoti della diocesi di Verona, che erano stati missionari nell’India, son venuti da me (questo è capitato circa 25 anni fa) e mi dicevano: “Per qualche giorno ci terrebbero là, ma di più no; la Casa non è più fatta per quei che ritornano”. Uno è poi stato al Cottolengo; e l’altro è venuto da me a pregarmi che gli cercassi un posto nella diocesi, e prima di tutto che gli ottenessi dall’Arcivescovo di poter restare qui, e poi di cercargli un posto da dir Messa, perché era già vecchio. “Ma come! ho detto io, dopo 20 anni di fatiche di apostolato; che va via, non per capriccio ma per mancanza di salute, la casa non è più fatta per voi?!...”. Adesso non so se abbiano cambiato; ma io mi sono stupito. Gli ho poi trovato un posto a Moncalieri in un ospizio, dove lo mantengono... e mi scrive qualche volta, e adesso ha celebrato il cinquantesimo anno di Messa, ed io gli ho mandato gli auguri...  (cfm,III, 339-340)

Sul mio Breviario non c’è mai nessun dito: si tiene un’immagine, e quando non è più decente si brucia. Qualche volta io ho già guardato il libro che avete se c’è qualche dito!...  (cfm,III, 407)

I grossolani stiano coi grossolani. Una volta io avevo bisogno di Suore per far cucina alla Consolata, e il card. Alimonda, mi aveva consigliato di prendere delle “tali Suore”. Io sono andato in quel pase ove avevano il monastero per chiamarle alla Superiora, e mentre aspettava perché mi hanno fatto fare là pranzo, mi sono fermato un poco nella loro Chiesa. E ne ho viste alcune che si muovevano, un’altra che sbadigliava, ma forte; poi ho sentito dei rumori di rotture, tanto che mi era andata via la voglia di prenderle. Le ho poi prese lo stesso, ma non hanno durato. Basta parliamo di altro.  (cfm,III, 414)

Un bambino mi diceva: Quando dico una bugia, faccio una croce con la lingua in terra. Ma, soggiunsi io, pulirai se vedi sporco, oppure sputerai via. No no, mi replicò, la mamma non vuole. Quel ragazzino è nella via della perfezione...   (cfs,I, 328)

Un giorno ho visto un bambino servir Messa: l'ha servita così bene che gli ho domandato: Chi ti ha insegnato a servir Messa? - Mia mamma, mi rispose. - Oh! che mamma, io la benedirei, tua mamma! Il Signore la benedirà certamente.   (cfs,III, 510)

La cappella di Rivoli è dedicata a S. Giuseppe. Il mese di S. Giuseppe comincia domani perché quest'anno è bisestile... Così, siete andate a prendere la benedizione di S. Giuseppe? La villa di Rivoli è di S. Giuseppe ed invece di scrivere "Villa Allamano" si dovrebbe scrivere "Villa S. Giuseppe". Abbiamo fatto così perché fosse più facile riconoscerla e perché non succedesse come a Lanzo dove avevo una villa la quale fu soprannominata "Villa dei preti" poiché si vedevano sovente dei sacerdoti. Invece, col nome sopra, ogni cosa è evitata.   (cfs,I, 303)

Un Parroco mi diceva: Non trovo un sacerdote che sia fatto per l'Oratorio festivo. Ma come? Si fabbrichi una statua allora. A me pare che qualunque sacerdote è fatto per l'oratorio. Un prete che non sa allevare la gioventù... ma è possibile? E perché si è fatto prete?...   (cfs,II, 343)

Io non so quel che mi piace; so che bisogna mangiare qualche cosa; ...ho perduto l'idea di quel che mi piace.  (cfs,III, 154)

Io non sono mai andato [al cinema] e non l'ho mai desiderato.  (cfs,III, 455)

Abbiamo fatto gli auguri al nostro Cardinale [per l'onomastico]; gli abbiamo mandato i funghi ed i ciclami che gli studenti hanno raccolto a S. Ignazio.  (cfs,III, 280)

Una buona donna a cui faccio delle elemosine mi dice sempre grazie ed io le faccio sempre ripetere: Deo gratias!   (cfs,III, 332)

Quando do l'elemosina ad un povero e mi dice grazie, gli dico: non dica grazie a me, ma dica Deo gratias...   (cfs,III, 335)

Una persona doveva parlare ad una suora ed è andata a visitarla. Quella suora deve essersi comportata male nel sedersi, poiché quella persona, venendo un giorno da me, disse: Che suora, stava là sdraiata... -  Ma, deve essere stata ammalata, gli risposi.   (cfs,II, 371)

Non bisogna essere troppo curiose  e tagliare ciò che si può vedere, però non andare sotto il tram. Qualche volta vedo qualche suora così dissipata che andrei a dirglielo.   (cfs,II, 236)

L'altro giorno ero col Sig. Vice Rettore; mi recavo al Duomo, per la strada incontrammo due suore che andavano in un modo... sì da sembrare le padrone del mondo. Erano lì, ben vestite e camminavano piene di sé. Non nella medesima giornata, ma mi capitò poco dopo di incontrarne un'altra sul medesimo stampo. Sapete che mi disse una persona a proposito di una Comunità ove le suore erano di quel genere? Ka guarda cule soeur, un sustansa sun poi mak serve...   (cfs,I, 497)

Quando vedo qualche suora che guarda di qua e di là, con quel velo duro... lì puntato che sembra una capunera..., e par che voglia padroneggiare tutta la via, ah,... le darei uno schiaffo!...   (cfs,II, 433)

Quando io vedo delle suore che per strada parlano, guardano, son dissipate... non hanno modestia... Una volta ho avvertito una suora che camminava così... (fa vedere come camminava). Non cammini così, le dissi. Sembrava un galletto (sorride). In seguito quando mi vedeva per la strada si metteva a camminare bene.  (cfs,III, 338)

Una volta fermai una suora che camminava così male e le dissi: ka dìa, l'ha da semné 'l gran?

(cfs,III, 59)

Io quando vedo delle suore che si mettono a guardar tutto darei loro due schiaffi; sarebbero ben meritati. Che bisogno c'è di vedere? Aspettate a vedere in Paradiso.   (cfs,III, 438)

Solo quest'oggi venne da me un signore che ha la figlia suora da ventidue anni; mi disse che nella comunità di sua figlia non c'è carità, e mi raccontò delle miserie... miserie umane!   (cfs,I, 316)

Un giorno un religioso mi disse: Nella mia comunità non manca pane e minestra, ma poi nulla più. Io gli risposi: Mio fratello, ogni giorno domandi a Dio il pane e non la carne; contentati dunque che dandoti Iddio la minestra te la dà già di soprappiù e non è obbligato a tanto.   (cfs,I, 62)

C'era un sacerdote: prima ci salutavamo e poi non mi salutava più, e per anni non mi salutò più. Finalmente venne l'occasione ed io gli domandai il perché di ciò; egli mi rispose che gli avevano contato una storiella ch'io avevo voluto soppiantarlo. Quel sacerdote era Vice-Rettore in un Istituto, mancando il Rettore si domandò a me come si doveva fare. Io dissi: Tocca a lui essere Rettore, ma se non crede, io me ne lavo le mani. Siccome il Superiore ne mise un altro avvenne che, per aver le suore riferito male, quel sacerdote credette che la causa fossi stato io. Quelle Suore il Signore le ha aggiustate Lui.   (cfs,II, 228)

Stamane [2 novembre 1916] sentivo la predica del Can. Baravalle sulla morte. Egli faceva vedere come si dimentichino i poveri morti, non proprio al finire del suono delle campane, ma quasi; no, non si vuole sentire parlare del defunto perchè si sente pena... ed intanto il povero morto?...   (cfs,I, 463)

Ieri, sapete, ho fatto un pellegrinaggio, solo, a piedi; sapete dove sono andato? Al Camposanto; non ho preso il tram e volevo anche domandare l'elemosina, ma non ne avevo bisogno... Sono andato in cappella e non vi era il SS. Sacramento perché, mi disse il cappellano, l'olio per la lampada costa troppo... Poi sono uscito, ed ho visto due sepolture... Ma adesso incomincia il mio pellegrinaggio... Sapete, non sono andato a vedere i grandi monumenti, no; ma ho cominciato a destra alla tomba di don Ignazio Vola. Diceva così bene la Messa questo sacerdote che ha fatto venire la vocazione a Mons. Gastaldi. Gli hanno scritto la vita e ve la farò leggere. Aveva molto spirito; portava il "frak", ma lungo che arrivava in terra... Gli ho parlato un po'; e poi sono andato alla tomba dove c'era una volta il Ven. Cafasso, ma lui non c'è più... Mi pareva di leggere sulla tomba: Non est hic. In quel luogo vi sono pure molti sacerdoti della Piccola Casa, compreso il teologo Guala il quale poneva il suo piacere nel lavorare per la gloria di Dio. Ho anche qui fatto la mia conversazione ed ho domandato lo spirito buono. Poi sono andato dal Canonico Soldati; qui ho parlato in confidenza, e ci siamo anche intesi un pochino. Poi son passato da Madama De Luca, poi dall'ingegner Felizzati Professore d'Università che voleva farsi missionario. Aveva 42 anni.

Son passato in mezzo alle suore Sacramentine, Visitandine, Giuseppine e sono andato dal Can. De Michelis. Lui che ha fatto tanto per noi!... e gli ho detto: Quando vi troverò in Paradiso, sarete poi contento dell'uso che ho fatto dei vostri beni?... Ed ho conversato un poco... Sono andato quindi dall'Abate Nicholis di Robilant; egli è vergine e martire; nella sua lunga malattia era sempre limpido, tranquillo, allegro. Non era di quelli là che se hanno un bubù, sembrano martuf. Quando siete malate state ancor più allegre...  Quindi sono passato poi dai vescovi e sono tornato a casa in tram. Una volta andavo tutti i mesi, adesso non posso più.   (cfs,I, 201)

E' così bello essere povero! Noi che non abbiamo niente siamo tranquilli; i ladri ci lasciano stare. Guardate: io ho ancora adesso l'orologio che avevo da chierico...   (cfs,I, 314)

(Il nostro Ven.mo Padre accenna ad una lettera di augurio per le feste natalizie inviatagli a nome del S. Padre, ove S. Santità benedice i Missionari, i neri, i Convittori. Questa precedenza data ai Missionari, prima dei Convittori, causa queste parole:) Ho detto ai Convittori: "Mio primo dovere è il Convitto, poi là (i Missionari)". Ma ho parlato di dovere, non di amore. Non sono obbligato a dire che l'affetto sia più là (dai Convittori) che qui. Il mio tempo è pei Convittori, ma siccome il mio tempo non è tutto necessario per loro, ne resta anche per voi.   (cfs,III, 8)

Stamattina mi trovavo col Cardinale e gli dissi che quel bravo Monsignore (il predicatore) era stato a dettarvi gli Esercizi e che tra le altre cose vi aveva detto di non imitare il generale Lamarmora il quale tiene sempre la spada in aria e non si muove mai a colpire, ed il Cardinale si mise a ridere. (Intende parlare della statua del Gen. Lamarmora, in via della Cernaia, il quale tiene la spada in aria.  Il nostro predicatore l'aveva messa a paragone di quelli che dicono e propongono e non fanno mai né lavoro né profitto).

Il predicatore fu contento di voi e mi disse: Si vede che c'è buon spirito. Ed io allora gli risposi: Se è così si prepari a far poi loro altri Esercizi.   (cfs,II, 575-576)