Al tempo dell'Allamano l'Istituto della Consolata era uno solo. Non si parlava di “Istituti” al plurale, anche dopo che la fondazione delle suore nel 1910. Le due comunità dei missionari e delle missionarie vivevano totalmente separate, ma erano unite da uno spirito comune, quello infuso dall'Allamano e dal medesimo ideale missionario. L'Allamano impartiva la stessa educazione ai figli e alle figlie, perché dovevano operare insieme la missione. Per le conferenze domenicali usava gli stessi schemi manoscritti accuratamente preparati, anche se a voce si esprimeva in modo più adeguato alla psicologia rispettivamente o maschile o femminile.
Con il tempo, l'Allamano ha maturato la convinzione che era meglio dividere l'Istituto in due, anche dal punto di vista giuridico, con indipendente e patrimonio proprio: uno dei missionari sacerdoti e fratelli coadiutori, e un altro delle suore missionarie. Questa convinzione è stata maturata assieme al Camisassa, in conformità alle direttive della Santa Sede. Lo ha comunicato il Camisassa al nipote mons. F. Perlo, Vicario Apostolico in Kenya, in una lettera del 20 febbraio 1918: «Se non era di questa guerra interminabile il Sig. Rettore avrebbe già iniziato l’attuazione di un progetto su cui da molto tempo studia, si consulta e prega - la separazione dei 2 Istituti. È cosa che bisogna ritener inevitabile e per non aspettar che ce la impongano. […]. Come noi qui nel far la casa nuova si lavorò sull’ideale della possibile separazione, anche tu nel disporre per la Procura in Nairobi dovrai studiare per 2 fabbricati o non attigui od almeno ben separati per gli uni e le altre. […]. Poi anche per il patrimonio che c’è già costì dovrai studiare qual divisione si possa e convenga fare, poiché queste son figlie dello stesso Padre ed egli non intende diseredarle». Durante la sua vita, l'Allamano non è stato in grado di realizzare questo proposito per diverse cause. La divisione giuridica è avvenuta solo con la Vista Apostolica dopo la sua morte.
Nonostante questo progetto di separazione giuridica, però, l'Allamano ha sempre curato l'unione tra i suoi missionari e missionarie. Più di una volta li ha invitati a volersi bene come fratelli e sorelle. La ragione di fondo è spiegata in una testimonianza di una delle prime missionarie, che riporta queste parole dell'Allamano: «Le due comunità sono divise sì, […] ma sono una cosa sola: hanno lo stesso Padre, lo stesso spirito, lo stesso scopo».[1]
Tra le iniziative pedagogiche che l'Allamano usava per garantire l'unione fraterna tra missionari e missionarie occupava un posto non secondario l'informazione. Ho notato con piacere che lui stesso, durante le conferenze, spesso dava alle missionarie le notizie riguardanti i missionari introducendole con questa semplice espressione: «Di là...»; oppure usava altre parole equivalenti, per esempio: “i missionari...”, ecc. La stessa cosa si nota nelle conferenze ai missionari, dalle quali risulta chiaramente come l'Allamano li tenesse informati riguardo le suore, senza però entrare in troppi particolari. Nelle conferenze ai missionari, tuttavia, non ho trovato l'espressione “di là” riferita alle missionarie, ma altre equivalenti, come “le suore”, “le missionarie”, ecc.
Questa ricerca mi ha sorpreso non poco. Il collegamento tra i missionari e le missionarie l'Allamano l'ha curato molto più di quanto supponessi. Dare informazioni vicendevoli, oppure anche semplicemente nominare assieme missionari e missionarie nello stesso discorso, costituivano quasi un'abitudine, difficile da quantificare. Questo è segno evidente che, quando ha fondato le suore, l'Allamano non intendeva dare vita ad un altro Istituto, ma piuttosto ad iniziare un'altra sessione dell'Istituto che già aveva fondato, perché mancava la forza femminile indispensabile alla missione. Solo in seguito, in forza di un'esperienza generale della Chiesa, è emersa la necessità di precisare dei confini anche tra i Missionari e le Missionarie della Consolata, di modo che la loro collaborazione apostolica fosse più ordinata e seguisse i criteri che l'autorità della Chiesa aveva impartito per tutte le istituzioni religiose.
Le due comunità, con l'Allamano, vivevano separate, ma conoscevano l'essenziale di quanto avveniva dall'altra parte, cioè “di là”, come lui stesso si esprimeva parlando con le suore. La loro era una separazione “materiale”, non “spirituale”.Qui riporto i testi prima delle conferenze alle missionarie e poi di quelle ai missionari, che illustrano questo metodo dell'Allamano, suddividendoli per temi in ordine alfabetico, costruendo una specie di dizionario.
CONFERENZE ALLE MISSIONARIE
Accusa pubblica. «Notate poi ancora di parlare chiaro, e non sottovoce, come fece una volta uno di là (dai missionari); sapete che gli dissi? Il Signore sente, ma i compagni no, parla quindi più forte. Non basta che l'accusa sia udita da tutti. bisogna ancor farla bene; non dire per esempio: ho rotto un piatto, ma la tale me l'ha fatto rompere. Di là, quando non c'è nessuno si estrae a sorte. Una volta uno mi disse: Quando non c'è nessuno, chiami me, io sono sempre disposto. Oh, risposi, hai sempre qualche cosa da dire? Sì sì, soggiunse, ne trovo sempre delle cose! - Non sai che è superbia la tua il voler farti vedere umile, e poi guarda di non avere di che accusarti».[2]
«Questa pratica dovrebbe farsi in una semi-cappella. Di là (dai missionari) si aveva una semicappella; adesso si fa in chiesa perché non c'è più posto. Prima, chi vuole far l'accusa volontariamente deve andarlo a dire al sig. Prefetto (s'intende dei missionari) il quale insegna il modo di dirlo. Quando non c'è nessuno si preparano i biglietti e ciascuna pensi di essere la prediletta a venire estratta».[3]
»
Angelo Custode. «I missionari hanno lo stesso ufficio degli Angeli Custodi. Questo ufficio degli Angeli è doppio: l° Lodare il Signore per se stessi come creature sue, e poi lodarlo per quanti altri sono affidati alla loro protezione e dimenticano il loro dovere di lode. I nostri altari sono, al dire dei teologi, circondati dagli Angeli che adorano a nome di tutti i cristiani. Ora, questo lo fanno anche i missionari e le missionarie che, sebbene occupati in lavori materiali e distraenti, devono formarsi una vita d'unione con Dio e continuamente lodarlo per se stessi e per gli altri. E quando uno entra in una Missione deve pensare che ha il dovere della lode verso Dio per quanti dipendono da lui e specialmente per quelle anime che ancora non lo conoscono. Dunque, il primo ufficio degli Angeli l'avete anche voi: quello di lodare Dio per voi e per, le anime a voi affidate. […]. Vedete la devozione di Karoli verso l'Angelo Custode! Chi gliel'ha ispirata? il missionario e la missionaria. Da questo fatto dobbiamo dedurre quanto sia necessaria questa devozione fin d'ora, che la portiate viva nel cuore, raccomandandovi sempre all'Angelo, e non solo al vostro Custode, ma a quello dell'Istituto, dell'impiego ecc. Fortunate voi se non lascerete passare molte ore del giorno senza raccomandarvi a lui...».[4]
Apertura-confidenza con l'Allamano. «Ho visto che mi arrivano lettere coll'indirizzo stampato... Avete adottato il metodo che hanno di là (i Missionari). Con questo metodo siete in libertà... Anzi non consegnate direttamente le lettere alle suore che vanno alla Consolata (da un po' di tempo alcune suore attendono al Periodico recandosi a lavorare là, presso al Santuario), ma fate come fanno di là; scegliete un posto e le metterete lì... Dove le mettete adesso?... Ben, ben, cercherete poi e guarderete poi un posto che vada bene. Mica che voglia insegnarvi della malizia perché tra noi le cose devono andare semplicemente, ma così siete più libere. Per scrivere a me prendete un pezzo di carta qualunque, anche carta d'caramele - [di caramelle]; siamo poveri... Ben, là là, scrivete con la carta che avete, ma non più del necessario. […].
Ho sempre stabilito di dare il mio tocco quando arrivo, ma non lo faccio mai. Anche di là: sono cinque anni che l'ho stabilito, ma non me ne sono mai servito. In una comunità ci sono di quelli che non hanno bisogno di niente, né di andare dalla superiora né da me; mettono in pratica quello che sentono, cercano di osservare le regole e sono tranquille... Per quelli lì, Deo gratias! vadano avanti tutto l'anno così; non han bisogno di nessuno: a loro basta il confessore e nostro Signore. Deo gratias! fossero tutte così in Africa andrebbe poi bene. Quelle vanno da loro... Ma per quelle che han bisogno di guida c'è la superiora, ci son io; non dico riguardo alle cose di coscienza: per quelle lì c'è il confessore. Ma chi ne ha bisogno, chi ha qualche pena, malinconia, scrupoli, tentazioni ecc., allora chieda e si tolgono. Il decreto delle Costituzioni parla chiaro, che riguardo a cose di coscienza c'è il confessore, e guai a quei superiori secolari che cercassero di farsi aprire il cuore dai loro sudditi... Per noi sacerdoti è diverso; però neppur voglio che veniate a raccontarmi i peccati, non ho tempo di ascoltarli... Vi mando il confessore una volta alla setti- mana e basta. Chi ha bisogno, chi trova che ad aprire il cuore le fa del bene, e lo desideri, vada; le altre che non ne han bisogno corrano da sé...».[5]
Apostolato. «Quante anime battezzerete! Voi siete quasi vicine alla Madonna: corredentrici del genere umano. Quante anime potrete attirare a N. Signore. Siete «ministresse" della Chiesa. N. Signore ha dato l'ordine d'insegnare a tutto il mondo: Euntes ergo, docete omnes gentes [ andate dunque, istruite tutte le genti ]... Ora, chi è che va a spargere la parola di Dio? I missionari e le missionarie. Gli altri non vanno a predicare. Vedete l'opera dei missionari che cos'è! È proprio un'opera divina. Sia perché sono aiutanti di Dio, sia perché sono ministri della Chiesa la quale ha l'ordine di spargere il Vangelo per tutto il mondo. All'eccellenza dell'apostolato deve corrispondere la nostra santità. Se alle altre suore basta l'essere sante, le missionarie devono esserlo doppiamente, perché tanto quanto sarete sante, altrettanto sarete migliori aiutanti di Dio, migliori corredentrici e migliori ministresse della Chiesa».[6]
«(Il nostro Ven.mo Padre fa leggere ad alta voce da una sorella una lettera di P. Gabriele Perlo nella quale parla dei numerosi battesimi, Comunioni, matrimoni, consacrazioni al S. Cuore ecc. ed altri grandi progressi che si fanno in missione. Sul volto del nostro Ven.mo Padre si scorge una profonda e santa soddisfazione) In Paradiso vanno a pregare e noi di qua lavoriamo. Fiat voluntas tua sicut in coelo et in terra! [sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra]. Intanto rallegriamoci pure che il Signore benedica i quattro missionari che sono in viaggio. Sono nel Mar Rosso a quest'ora. Mettiamo tutto: dolori e gioie, nel Cuor di Gesù».[7]
«Anche noi come missionarie dobbiamo sempre aver di mira che vogliamo salvare anime il più che possiamo. Pensiamo: N. Signore è morto per queste anime, ed è morto per salvarle ed io aiuto. Il Signore avrebbe potuto salvarle senza di noi: potrebbe mandare gli angeli, potrebbe fare direttamente lui, invece ha amato meglio servirsi di noi, quasi di noi avesse bisogno, e questo perché noi potessimo avere parte dell’opera sua. È per questo che i sacerdoti, i missionari son chiamati:aiutanti del Signore. Il Signore ha avuto la bontà di prenderci con sé a lavorare per farci parte dell’opera sua. E non solo uomini ha voluto, ma anche le donne».[8]
Auguri (per l'onomastico dell'Allamano). «Pregate sempre S. Gíuseppe che continui le sue benedizioni su di voi. Ho ricevuto tante lettere: tutti mi hanno scritto. Anche i quattro missionari in viaggio hanno scritto. Han proprio scritto tutti. Anche il Procuratore da Roma, e dice che gli rincresce non essere qui in questo giorno, ma fa volentieri questo sacrificio. Adesso vi darò un'immaginetta e voi mi darete?... (Una lettera, Padre - rispondono tutte ad una voce - e lui sorride, poi continua:) È un'immagine che si può tenere nel libro: non ha valore perché adesso...».[9]
«Voi avete tutto per farvi sante... Stamattina, nel celebrare qui la S. Messa (dai Missionari) sapete chi ho ricordato prima di tuttí? I nostri morti: prima i missionari e poi le suore; quelli morti in Africa e qui. Finora non avevamo ancora dei ragazzi, adesso ne abbiamo anche uno (uno studente è morto a casa sua pochi giorni fa). Il Sig. Prefetto è là che organizza anche lui un po' in Paradiso; ormai c'è la rappresentanza di tutti. Quelli là vanno dalla Madonna e dal Signore; perché mandino giù delle grazie e noi qui lavoriamo.
Dopo i morti ho ricordato i vivi e di questi ho ricordato anche tutti i bisogni particolari di ciascuno. Siccome non potevo dir tutto questo in quel momento, ho incominciato a farlo molto prima. Virtù soda, costante ho chiesto.
A Roma siete troppo stimate: hanno chiesto: È venuto a portare le Regole dei Missionari e delle Missionarie? - No no, per ora: più tardi, adesso proviamo ancora, dissi io.
Là, del resto ringraziate il Signore e S. Giuseppe che vogliano continuarci la loro benedizione. Io spero che S. Giuseppe sia contento... e se è contento lui è contenta la Madonna, ed il Signore. Vi accerto che sono stato contento a comunicare di là (dai Missionari) tanta gente. Il Signore e S. Giuseppe sono contenti che si faccia il bene e si viva in pace».[10]
Benedizione della casa. «È consuetudine antica della Chiesa di benedire le Case nel tempo Pasquale; i nostri missionari la praticano già dove esiste qualche famiglia cristiana. Essa porta la pace ad ogni abitante, alla casa stessa e la pace al mondo. Il Sacerdote incomincia: Pax buic domui et... [pace a questa casa e (agli abitanti in essa)]. Quanto bisogno abbiamo di pace!».[11]
Cagliero (Card.). «Domani il Papa fa Cardinale Mons. Cagliero. è un sant'uomo; se potesse far tutti missionari, li farebbe... è già stato una volta a vedere l'Istituto, quando eravamo alla Consolatina. Allora mi disse: « Canonico, fammi una casa più grossa; bisogna allargare ». Adesso verrà certamente a Torino e verrà pure a trovarci, e troverà non solo la casa più grande, ma anche le suore. Gli ho scritto mandando gli auguri dei missionari e missionarie e dicendogli che lo prendevano come modello ed avrebbero cercato di ricopiarlo».[12]
Carità. «Un missionario scriveva: Credevo trattare già con carità, ma un giorno un moretto mi dice: padre, trattami con maggior carità».[13]
«Fra i proponimenti da fare quello di stare attenti a quello che si dice, che non si faccia come delle suore che ci sono in Africa che metton male in Africa, tra di loro e i Missionari».[14]
«Non basta far del bene: si va là per fare il maggior bene e non solo per tenere un posto. Se un giorno qualche nero potesse dire: Oh, quella suora è impaziente, come sono impaziente io; prega meno di quanto prego io. – Ah! Ma dove andiamo?… Là, sapete, vivono più di esempi che di parole. Per essi ci sarà il Padre buono e il Padre cattivo, la Suora buona e la Suora cattiva. È vero che si pensa a tutto prima di mandarle giù, ma poi bisogna decidere: o mandarle in Africa o mandarle a casa.
Ciò che non avete fatto, proponetevelo tutti i giorni. State attente a lavorare su voi stesse: attende tibi [ pensa a te]. Bisogna incominciare: fa bene, sapete, questa meditazione. Io con questo non voglio alludere a nessuno. Non va male, ma potrebbe andar meglio.; qualcuno si è sollevato ed ora è un vero missionario di prima classe. Non ci son mica dei delitti, ma non basta non esserci dei delitti.
E il giudizio delle compagne? Le compagne non devono giudicare, ma lo sapete benissimo che vi conoscete meglio tra di voi di quanto possano conoscervi i Superiori, alle volte. Mi ricorderò sempre di un missionario, diceva: - Ma come?!… scriverò subito che ti mettano con quello là. - Non si va d’accordo. - Ma guarda di andare tu d’accordo. Ah!, mai che io debba pensare a non mettervi quella o quell’altra assieme: io voglio seminarvi come si semina il grano. Se manca qualche cosa alla tua compagna, fallo tu».[15]
«Quel che desidero che vi stampiate in mente, che vi fondiate bene nella carità; ma mai che si parli male contro i superiori, contro un missionario, o una missionaria. Può avere dei difetti, ma io lo scuso. Questo è importante, massime per l’Africa, ma bisogna incominciare qui».[16]
«Non star lì a battere l'aria... Passano i giorni, i mesi, gli anni... si vive lì così... è tanto facile, sapete, scendere giù invece di montar su. Veniamo proprio all'atto pratico. Vedete: la nostra comunità si è sempre distinta per la carità, anche di là, sapete... In principio si osservava proprio, direi, alla perfezione. Adesso, esaminatevi se avete le stesse disposizioni: sono disposta a fare qualunque sacrificio per qualunque delle mie sorelle anche se fosse una che mi ripugna? Sono pronta, generosa a dimenticare me stessa per aiutare le altre?».[17]
Cerimonie. Il Signore ha detto: Io sarò glorificato in faccia a tutto il mondo dalle vostre cerimonie ben fatte, bene eseguite. Voi non dite: Non tocca a noi questo, tocca ai preti. Sì, tocca ai preti, ma tocca anche a voi. Bisogna farle completamente e accompagnarle col cuore, non solo materialmente; quando si fa quell'inchino del Gloria... S. Maria Maddalena de' Pazzi diceva che ogni volta che inchinava la testa al Gloria s'immaginava che le tagliassero la testa. Non era mica una testa piccola!
Di questo parleremo ancora perché questo è il mio argomento: ne parlo tutti gli anni anche di là.
Desidero che la nostra Comunità, sia di qua che di là, sia nata fatta per onorare N. Signore. Tutti glí Ordini religiosi in principio erano entusiasti nel far bene le cerimonie. Tutti i fondatori prescrivono la pulizia della chiesa, l'ordine, il decoro: per la gloria di Dio. E come va che poi non tutti continuano così? Ci son dei frati che dicono delle Messe che fanno orrore. Come va? Va che non c'è più spirito nella Comunità. Se volete sapere se in una Comunità c'è spirito, andate a vedere la chiesa se è ben tenuta: se ci sono le candele storte, la tovaglia per traverso, ed una cosa qui ed una là, non c'è spirito in quella casa. Se trascurano le cose, se le lasciano andare un po' più un po' meno, ah!...Voi altre dovete dare persin soggezione ai preti, a furia di far bene le cerimonie. Vedete!..».[18]
Clausura. «Distinguiamo due specie di clausura: 1° Clausura materiale; 2° Clausura morale. La clausura una volta era strettissima; negli Istituti moderni non è così stretta, ma un po' c'è. Per voi consiste: (vedi Costituzioni Cap. X, paragr. 40). “Le Missionarie avranno abitazioni separate e non dovranno mai permettere che vi entrino persone d'altro sesso, eccetto il caso di grave necessità e con la licenza dell'Assistente ogni volta”. Così qui le ruote vi tengono separate da di là, formano la clausura.
La vostra clausura morale consiste nell'uscire fuori di casa in due possibilmente, e con il permesso della Superiora. Questo è proprio un obbligo e bisogna starvi attente. Gli autori moderni dicono che questa regola è indispensabile agli Istituti moderni. Clausura morale è pure non avere familiarità con persone di diverso sesso».[19]
Collaborazione con i missionari. «Vedete (tira fuori di tasca una lettera e, con un bel sorriso di compiacenza, la depone sul tavolo) ci sono i nostri missionari che sono a fare il soldato, che vi scrivono una lettera (con un'aria di soddisfazione la tira fuori dalla busta, la spiega con calma e poi, adattandosi gli occhiali sul naso, comincia a leggerla. Al punto ove in modo particolare i Revv. Confratelli ringraziano per i pacchi loro preparati, pacchi contenenti un po' di vitto che loro si preparano per il viaggio quando han finita la breve licenza che di tanto in tanto vien loro concessa, il nostro Ven.mo Padre soggiunge:) Non solo il mangiare, ma voi guardate pure che siano puliti. Quando arrivano, dico loro: Andate a cambiarvi dalla testa ai piedi. Un colonnello mi diceva: Quel che si patisce è per la mancanza di pulizia; la fame, la sete, è nulla; ma la pulizia...
Questo che fate loro è ciò che avrete da fare in Africa... Finora nessuno è andato a combattere; adesso però sono due tra i combattenti... (Finisce di leggere la lettera e poi, con un sorriso:) Questo è l'affetto che vi deve essere tra fratelli e sorelle... Ciascuno dalla sua parte, ma... affetto di cuore.
Voi siete come le pie donne (e qui, facendoci ben notare quanto dice:).
Voi non siete come le suore degli ospedali che servono N.S.G.C. nei poveri; neppure come le altre suore che si trovano negli asili ed alle quali il Signore dice: Ciò che avrete fatto ai piccoli, l'avrete fatto a me. - Voi siete suore che servono i sacerdoti, i quasi sacerdoti (i coadiutori); sacerdos... sacerdote che vuol dire? (con forza) “alter Christus” [un altro Cristo]. Quindi servite a chi? Questo è il mio corpo, dice il sacerdote nella S. Messa... A chi servite? A N. Signore medesimo. Vedete che importanza nel poter servire N. Signore non così alla lontana? S. Gregorio Magno un giorno servì N. Signore in sembianza di poverello. Ciò che si fa ai missionari, sia ai sacerdoti come ai ragazzini alti così (sorridendo ne segna l'altezza colla mano e poi, deviando un momentino il pensiero:) In quei ragazzini dovete vedere un missionario. E quando vedete uno di quei bambini, dovete dire: Oh! guarda N. Signore! Sicuro, saranno futuri sacerdoti... […]. Si sa già che pregate per i missionari... ma l'aiuto materiale fatelo con una santa contentezza perché lo fate a Gesù stesso... Quindi il lavoro vostro è tanto più prezioso. […]. Già è giusto... se non stan bene, non possono più studiare. Pensate che è una gloria che vi fate a lavorare per i missionari e desiderare piuttosto di andare a studiare, o far altro... sbaglio ... Le pie donne non stavan mica a studiare l'inglese!!! guardavano che le vesti degli Apostoli non fossero strappate... Quando siete invitate a cooperare in qualunque modo a fare per i missionari, ricordatevi che quell'opera lì val più di tutte le altre...».[20]
Comunione eucaristica. «A questo fine vi ricordo un metodo già spiegatovi altre volte, che un nostro missionario mi chiedeva dall'Africa di ricordarglielo per iscritto. Esso consiste nel rinnovare lungo tutta la giornata i sentimenti che dobbiamo fare nella preparazione e nel ringraziamento della
S. Comunione (V. Anno 1912 p. 28). Provate anche voi e lo troverete facile e naturale...».[21]
Comunione spirituale. «Mi raccontavano di là (i missionari) che il Sig. Prefetto, anche in ricreazione dava ogni tanto uno sguardo che si rivolgeva verso il tabernacolo, un momentino non era con la compagnia. Anche noi, scappare qualche volta col pensiero al tabernacolo, alla meditazione. Con giaculatorie, con buoni pensieri si prega sovente, coll'indirizzare tutto alla maggior gloria di Dio».[22]
Confessione. Oh, se non vi fate sante in questi giorni! bisogna sfracellarsi nell'anima; però il corpo aiuta anche l'anima. E su... confidenza! Parlando della confessione di là ho detto: Quando vi confessate dei peccati veniali non bisogna star lì a cerché i pluch [a cercare i peluzzi]».[23]
«Dopo si termina con dire: Mi confesso in generale di tutti i peccati della vita passata... E non andar dal confessore a dire: M'insegni a pregare, non so far meditazione ecc. Ma che, ci sono i libri!... Una persona del mondo sì, può fare così e domandare tante cose, ma voi avete istruzioni , letture, e poi i Superiori... Certa gente ripete sempre la stessa storia e avviene poi che si suscita una gara tra suora e suora... e gher a chi sta pin pes [gara a chi sta più a lungo ). Ah! mie care figlie, in Africa dovrete confessarvi sotto una quercia. Uno (il missionario) arriva di là, una (la suora) di qua, e dove s'incontrano si fermano. Volete poi fermarvi tanto sotto una quercia? (riso generale). Voglio che siate sciolte, avete capito? Siate sciolte e poi non pensate più alla confessione».[24]
«(Il nostro Ven.mo Padre, cambiando d'un tratto argomento s'intrattiene alcun po' a parlare della confessione e poi conclude dicendo: ) Se non commetto peccato mortale posso stare anche due o tre anni, se non ho la possibilità di confessarmi. Basta confessarsi una volta all'anno... Ma noi stiamo attenti che voi abbiate sempre dei confessori!... (Intende in missione). Di là (dai Missionari) studiano bene, state tranquille!».[25]
Confidenza con il Fondatore. Sì, bisogna cercare di ragionarci da noi, perché altrimenti ne facciamo delle file lunghe; ad esempio, uno dei nostri missionari, un santo sacerdote dell'Africa, io gli avevo scritto e fatto un rimprovero; non ricordandomi di averlo già fatto glielo scrissi due volte. La prima, egli andò in chiesa, così mi scrive, davanti a Gesù Sacramentato, e letta la mia lettera fece su ciò l'esame, vide che era vero' domandò perdono e promise di emendarsi. La seconda volta invece si lasciò montare la testa dal diavolo, e andò da uno e da un altro per informarsi se m'avevano scritto qualcosa, e, saputo di no, mi scrive di non privarlo della mia benedizione ecc. ecc. Io gli risposi: Tutta superbia... Hai fatto male ad andare da uno e da un altro a fare la processione. Se anche la seconda volta fossi andato da Gesù Sacramentato e là letto la mia lettera, fatto un altro esame, vedevi: ho sbagliato? domando perdono e cerco di emendarmi; la coscienza l'ho tranquilla? ebbene, che inquietudini?... Ah, fondiamoci in Gesù. Quanto poi alla paura di avermi recato dispiacere è tutto amor proprio».[26]
Correzione fraterna. «Sì, passate sopra a quelle miseriucce, ma è bene la correzione fraterna... Il corpo non dice quello. Tante volte basta un amalecita per togliere la grazia di Dio... Via l'amalecita! ... C'è tanta difficoltà a far la correzione fraterna. Di là mi domandarono di farsi la correzione fraterna tra due e due (cioè designarsi una persona affinché si prenda il compito di correggere quell'altra dei suoi difetti). No, non quel dualismo, risposi io; la correzione tra tutti si deve fare».[27]
Distacco. «Io desidero che ci siano questi cambiamenti per staccare, staccare sempre più. C'era un missionario che non mi scriveva più tanto sovente. lo domandai il motivo. Voleva sapere perché l'avevano cambiato, perché, diceva, se l'hanno cambiato è segno che ne ha fatta qualcuna. Se l'ha fatta, si emendi e basta. Che bisogno c'è di saper il motivo? I Gesuiti eleggono sempre superiori giovani e non tanto dotti, perché per essere superiore non ci vuol tanta scienza».[28]
Educazione-finezza. «Bisogna cominciare dall'educazione: quando uno grida troppo forte, fa atti poco civili, correggersi... Così voi altre; vi raccomando sempre di essere attive, ma quando vi mettete a lavare i bicchieri, i piatti, fate da grossolane, rompete troppo. I missionari non son loro che lavano e chi rompe di più... Certe volte si crede che sia per raccoglimento, non è vero, il raccoglimento fa fare attenzione; è sbadataggine».[29]
«Un missionario s'era tanto abituato alle usanze dei nostri mori che si lasciava influenzare da quelli là. Ordine; pulizia è importante, sia per noi come per insegnarla agli altri. S. Francesco di Sales, quante anime avrà salvato di più per mezzo del suo contegno! Ci sono certe persone che non vedono niente, non osservano niente... Io non voglio che questa sia una casa di grossolani, voglio che sia una casa non grossolana... Ah! i neri sanno distinguere quelli che trattan bene. Avvertirvi di queste cosette, si che questa sia una Congregazione di anime delicate ed educate».[30]
«Esaminiamo questi motivi: per dare buon esempio nel mondo. Eh! è un fatto!... Voi direte: abbiamo solo da andare in mezzo ai neri. No no; quelli là hanno il cuore formato come noi e certe volte forse ancor meglio. Essi non saranno tanto ben educati, ma capiscono se c'è o no l'educazione in noi. Lo dicono i missionari: scrutano, vedono subito se c'è educazione. Ce ne vuole più là di qui dell'educazione! Qui sanno compatirci; diranno: quella lì è una zotica, non sa niente... viene dalla campagna... (il venir dalla campagna però non vuol dir niente: certe volte son più educate di quelle della città)».[31]
Esercizi spirituali. «(Dapprima recita l'Ave Maria). Ieri il predicatore di là (dai missionari) ha suggerito come chiusa degli Esercizi vari proponimenti. l° - Lasciatevi formare, lasciatevi formare, lasciatevi formare dai superiori; l'ha ripetuto tre volte. Siate docili come la cera che prende l'impronta che si dà... Da parte dei superiori non è sempre una cosa dolce, ma è dovere. Io lo replico a voi, lasciatevi formare... Il 2° proponimento è: tenete ben prezioso il tempo. In una comunità tutti vogliono occupare il tempo, ma l'occupano tutti bene?».[32]
«Dicevo di là a quelli che fanno gli Esercizi (alcuni missionari già liberi dal servizio militare) che devono chiudere tra parentesi il tempo in cui sono stati militari. Così è di voi altre; tutte le cose della vita passata dovete toglierle dalla mente, non ricordarle più. Dio ed io, e basta. Perché vedete, certe cose non saranno cattive, eppure distraggono: per voi non ci vuol questo».[33]
«Ai predicatori ho raccomandato di cacciare da voi la mollezza, la sdolcinatura; che cosa ne facciamo noi missionarie di quella roba lì? Attività! Attività! Ho ricevuto dall'Africa delle lettere di Monsignore. Dice che han fatto gli Esercizi i sacerdoti anziani, poi quelli meno anziani, poi i coadiutorí e poi le suore. (Il nostro Ven. Padre legge una magnifica lettera dei Missionari componenti la prima muta di Esercizi, poi soggiunge:) Vedete, bisogna incominciare sul serio, gher [gara] a chi li fa meglio. Laggiù voglion farsi tutti santi, e qui?...».[34]
Ethiopia. «Finora i nostri laggiù si son fatti passare per mercanti, ma ora voglio che entrino con la testa alta, come missionari. I Lazzaristi ed i Cappuccini francesi sono entrati così, e perché gli Italiani no? Mi è arrivata una magnifica lettera della Duchessa d'Aosta la quale molto si occupa di questo affare presso il Ministro degli Esteri. Egli ha già telegrafato al Console di Addis Abeba che facesse subito le pratiche, e speriamo».[35]
Fondazione. «Gli ho detto [al Cottolengo]: “Ho da fare questo Istituto o no? Veramente avrei più caro di non farlo; la mia pigrizia vorrebbe quello. Anche voi avreste fatto tanto volentieri il Canonico, eppure avete fatto questo [la Piccola Casa]. Dunque, devo farlo o non farlo?”. - Quel che mi abbia detto non lo dico a voi. Se non si faceva questo Istituto per quelli là (i missionari), non si faceva per voi sicuro. È il Papa Pio X che vi ha volute; è lui che mi ha data la vocazione di fare delle missionarie. Ma lasciamo lì...».[36]
«Lunedì poi faremo la festa di S. Fedele da Sigmaringa. Lo sapete che ho fondato l'Istituto dei
Missionari in questo giorno. Ero a Rivoli allora. La lettera che ho scritto al Cardinale nella quale lo interpellavo se dovevo fare questo o no, l'ho messa sull'altare, poi ho detto Messa e l'ho spedita. Il Cardinale mi ha risposto così: Devi farlo tu e nessun altro. - E così l'ho dovuto fare. Poi, ma molto più tardi, siete venute voi, ma voi siete del Papa. Una volta che io gli parlavo di questa nuova fondazione mi disse: Bisogna farla. - E avendo io aggiunto che credevo di non avere la vocazione per questo, egli mi rispose: Se non l'hai te la do io. - Ed ecco le Suore».[37]
Formazione. «E se uno non fa la prova almeno di qualche anno! Potrebbe darsi che venisse la voglia di tornare indietro quasi subito, magari quando si è appena in ferrovia; invece con la prova di qualche anno si ha tempo ad avvezzarci e capir meglio se tal vita è fatta per noi. Quindi, dopo aver parlato, esaminato, bisogna far così; e non solo per il bene dell'Istituto, ma per amore dei soggetti. Se si andasse giù coi voti fatti, o quasi fatti, si resta poi impegnati, e se tal vita non ci va si diviene una ex-monaca. Certi missionari non si sentirono adatti ad un tal genere di vita; ebbene: tornarono e ciò fecero regolarmente svincolandosi secondo le Costituzioni del nostro Istituto. Ciò è bene della Comunità e dell'individuo».[38]
«Chi è santo in seminario, c'è da sperare che continuerà ad essere santo da sacerdote. Chi è lì lì in seminario, da sacerdote non sarà santo. È successo che molti che erano santi in seminario, fuori non son più stati che buoni; ed altri che erano buoni chierici e non furono più buoni sacerdoti. Si cala, si discende, miei cari, invece di aumentare! - Dunque ricordatevi di questo: chi non si fa santo in questo tempo con tante grazie non si farà mai più santo, salvo un miracolo. Certi missionari e missionarie vorrebbero tornare... vorrebbero fare...».[39]
«Dicevo l'altro giorno con un nostro missionario che sarebbe andato bene mettere nella nicchia della nostra nuova cappella un martire, ed egli rispose: Ah! purtroppo che non avremo il martirio. E soggiunse: Se mi manda solo nel Kenya non mi uccideranno mai. - Io risposi: Se non ti uccideranno gli altri, ti uccideremo noi a poco a poco, vedrai. E lui: Ah, già che quello costa di più. Costa di più morire a poco a poco che lasciarsi tagliare la testa tutta d'un colpo, eh già!... Qui dovete solo santificare voi, ma là dovrete poi anche pensare agli altri. Sentite neh, tutto quello che dicono i missionari e le missionarie di laggiù. Incominciate sempre tutti i giorni; qui tutto vi aiuta, il Signore continuamente vi parla per mezzo dei Superiori. Incominciate sempre tutti i giorni; qui tutto vi aiuta, il Signore continuamente vi parla per mezzo dei Superiori. […]. Se corrisponderete e farete tutte le cose coordinate ai comandi e desideri dei Superiori, senza dimenticarne mai nessuno, prima di partire avrete un bel fagotto i virtù. Non si manda mai via (in Africa) un individuo lì a capriccio, ma si manda quando sia idoneo a fare il missionario o la missionaria».[40]
«In Missione non c'è bisogno di ratatui [rimasuglí]. Preparatevi. Non credetevi mai di esser sante... Nessuna di voi è santa; cioè: ce ne sta ancora. In Africa ci son dei missionari e delle missionarie che fanno tanto bene; sono persone della pace».[41]
«Son contento che siate contente delle prediche. Prendete tutto con buon spirito e pensate che questi bravi missionari dicono cose che arriveranno; non dico che siano arrivate, arriveranno. Vi hanno parlato della tiepidezza e voi avete pensato: Sarò io quella tiepidetta, quella superbietta?…Eh! Ve ne hanno già contati dei fatti! Neh! Quella suora che dava via la roba e si lasciava prendere tutto!… e poi le suore e i missionari stentavano; e essa stentava con le altre, ma non le importava perché aveva la mania di dar via. Ma non si deve mica far così! Non si è mica padrone…E il voto di povertà?!… Monsignore ha dovuto metterla a posto. I neri la minchionavano [imbrogliavano] dicevano che era folle».[42]
«Dunque bisogna che lavoriate il doppio, il triplo, di quello che si fa: non materialmente, ma nell’intelligenza. (Volgendosi ad una postulante) Tu devi venire una valente cuoca, una cantatrice – se hai la voce – una giardiniera…; così in Africa qualunque posto ti diano va bene. E non dire un po’ più, un po’ meno, me la cavo. Si, si, poi farai come quella là che ha messo la pentola al fuoco senza l’acqua e che ha dato il buono del cavolo alla capra e la parte esterna l’ha data al missionario. Eh, se si fanno le cose con la testa nel sacco…».[43]
Ginnastica. «Qualcuna di voi è ammalata... Si vede la necessità del mio comando di correre, muovere. Io m'immagino che qualcuna dirà: Fa freddo, fa freddo. Oh! che missionarie! Superato il primo momento di freddo si sta meglio. Siamo in primavera ed avete bisogno di correre; fatelo per vostro bene; eccetto lo stravento, no: nessuna eccezione; ve lo comando, andate fuori benché faccia freddo; muovetevi, così vi abituerete e starete meglio. Di là, anche il Sig. Prefetto fa ginnastica».[44]
Identità del missionario. «C'è anche sr. Paolina, mi pare, che in una lettera conferma questo col racconto di una donna che non voleva vedere i missionari perché vedendoli bianchi li confondeva con quelli del governo e non voleva capire che i missionari son solo in Africa per far del bene... Ci vuole coi neri pazienza, carità e amor di Dio, e poi verranno. Non dobbiamo amarli perché ci vogliono bene, ma perché faremo loro amare N. Signore».[45]
«Quali le virtù che Egli [Gesù] propose a nostra imitaziopne e a tutti quelli che vogliono attendere alla salvezza delle anime? Sono tre in particolare, e sono come le caratteristiche degli Apostoli, di chi vuol essere apostolo, missionario, missionaria. Spirito di preghiera, di orazione; spirito di carità, di mansuetudine; spirito di distacco».[46]
Indifferenza. «Se in Africa vi comandassero di far cucina, andate in cucina; se vi comandassero di custodire i maiali, custodite i maiali, senza cercare di andare piuttosto in giro, perché, è più poetico correre. Mi scriveva un santo missionario: Sono in un ospedale, ci sto volentieri; i malati vogliono solo prendere il cibo se glielo do io. Sapesse quante miserie! Io non ho ancora preso il male, ecc. Dunque bisogna acquistare questa santa indifferenza ed averla abitualmente, non solo in certi momenti. L'indifferenza non viene nel momento che ne avremo poi bisogno, bisogna già essere di continuo disposti a tutto».[47]
Lavoro. «(Tratta di diverse cose, e poi:) Son passato di là (dai Missionari) mentre i ragazzi segavano legna, mi son fatto mostrare le mani piene di calli, e: Bravi, bravi, ho detto loro, così mi piace; un giorno o l'altro comprerò una cascina e la lavorerete voi... (Anche noi, Padre) Oh! sicuro, anche voi... e poi in Africa lavorerete... Quando si conosce familiarmente la lingua, lavorando familiarmente, si può far del gran bene, perché è lì che dicono quel che pensano, e poi, come sapete, al mattino ed alla sera si sospendono i lavori e si fa il catechismo...».[48]
Lettura. «La Superiora un giorno o l'altro vi farà scuola di lettura, perché dovete leggere bene. Voi altre figlie propendete alla tendenza un po' molle. […]. Bisogna leggere, non cantare. Se cantate fate addormentare. È come un predicatore che abbia la cantilena, fa dormire. La lettura dipende anche da chi legge. Leggere con vita, chiaro, adagio. Il Prefetto di là fa ripetere, e quando trova qualche punto bello lo fa rileggere. Così l'Imitazione se si legge adagio uno sta attento. non pensa al caffè, e quel sentimento, quelle parole vanno al cuore. Dovrebbe la Superiora martirizzarvi e farvi imparare a leggere».[49]
Madonna. «[Le sorelle non presero appunti, ma dalle cronache del tempo risulta che il Fondatore quel giorno collocò due statue: una nel cortile dei missionari, ed una in quello delle suore]».[50]
«(Guarda un'immagine sul tavolo, Nostra Signora della Società di Gesù) Ah! noi avremo anche Regina Míssionariorum et Missionariarum [dei Missionari e delle Missionarie]... la Consolata... dicono che questa Madonna fa tutti i miracoli...».[51]
«Domani è la Visitazione .e voi riceverete la Comunione per le mani della Madonna; sempre deve essere così, ma specialmente domani. Insomma, questo mese passatelo con questo spirito e pregate che il Sangue di Gesù si versi su questo mondo sempre tanto cattivo. Bisogna che si possa dire in Paradiso: Sono le Suore Missionarie che hanno ottenuta la pace; e potete. Di là (i missionari) hanno costituita tra i giovani una specie di società di cavalieri, qualche cosa di bello... ed hanno per motto: “Omnia possum in eo qui me confortat” [posso tutto in colui che mi dà forza]. Posso tutto, dunque posso studiare quando non ne ho voglia, posso far silenzio quando ho voglia di parlare, posso star buono quando ho la malignità nelle ossa ecc. È così che bisogna fare!».[52]
Malattia. Fate in questo modo; così il Rosario si dirà sempre bene, volentieri e non si troverà lungo il tempo. Pregate bene, massime adesso dopo la guarigione e pensate qualche volta: Se fossi morta? In quel tempo (si riferisce alla malattia [epidemia della spagnola]) dovevate essere tante sacramentine, ma... c'era un po' di febbre, e si stava lì quasi intontite... Sono morti 6.000 in questi tempi a Torino; guardate un po’! Quasi tutte le Comunità hanno avuto morti. Da noi nessuno; e di là (dai Missionari) neppur un ammalato! Ringraziamo il Signore!!!».[53]
Maria Ausiliatrice. «Oggi si fa una grande festa nella chiesa di Maria Ausiliatrice: si festeggia il cinquantenario di erezione del santuario e i cinquant'anni di Messa del Rettore: don Albera. Alla Messa delle dieci c'erano dodici Vescovi che l'assistevano. Io sono stato a fare le congratulazioni al Rettore. Ha ricevuto volentieri le congratulazioni a nome di tutti i Missionari e Missionarie».[54]
Mese di Maggio. «Di là (dai missionari) estraggono un fioretto ciascuno e lo praticano per tutto il mese, così pure una giaculatoria. Voi pure, per unirvi agli altri, farete lo stesso».[55]
Missionari soldati. «Pregate, preghiamo intanto e non daremo pace al Signore ed alla Consolata finché ritornino i nostri soldati. “Eja ergo advocata nostra” [orsù, dunque, avvocata nostra], guarda un momento a noi, SS. Vergine. Pregate meglio. Il padre del figliol prodigo pregava e supplicava perché tornasse il figlio; così noi pregheremo e supplicheremo, affinché ritornino i missionari. Se volete, ottenete tutto dalla Madonna».[56]
«Bisogna pregare la Madonna che voglia preferirci e che tutti i Missionari possano ritornare a casa presto e poter dire con santa superbia che di tutti quelli che portarono la medaglia della Consolata nessuno è perito».[57]
«Oggi faremo un pochino d'adorazione. Tutti i Vescovi del Piemonte hanno stabilito che si facciano preghiere speciali. A S. Giovanni c'è il Cardinale che dalle 17 alle 18 fa l'ora di adorazione, sempre per questa benedetta pace. È un vero flagello di Dio... Tutti lo capiscono, ma gran parte ancora non rinsaviscono. 1 nostri missionari [soldati] dicono che laggiù son vicini a morire e si bestemmia ancora, si fanno cattivi discorsi... Diranno che c'è l'abitudine, ma se avessero da pagare due lire ogni volta, farebbero attenzione...».[58]
«Ai quindici chierichetti che oggi han preso l'abito ho detto: l° siate uomini di preghiera; 2° siate fervorosi nell'adempiere i vostri doveri; 3° siate modello agli altri. Uomini di preghiera: siete quindici; sapete che cosa dovete fare? Quindici sono i Misteri del Rosario, e voi, cominciando dal più anziano estrarrete un mistero e lo mediterete, e lo reciterete ogni giorno per ottenere il pronto ritorno dei nostri cari che ora voi rappresentate (i missionari soldati). Ma per ottenere le grazie, oltre alla preghiera è necessaria la penitenza e voi, adempiendo bene i vostri doveri che costano un po', farete penitenza e con la vostra esattezza sarete d'esempio e di modello agli altri».[59]
«Fate la novena bene, domandate la grazia della pace. I nostri missionari soldati mi scrissero alcune lettere dicendomi che volevano tornare pieni di buon spirito. Un po' di polvere l’avranno, ma faremo loro i suffumigi e, se è necessario, il bucato!...».[60]
«Pregate affinché il Signore acceleri e venga presto la pace; ditegli sovente: Dateci la pace. I nostri missionari che sono nella milizia scrivono lettere che fanno piangere. Altri ancora partiranno. Vedete che uragano è passato su questa casa! Pregate, pregate tanto; il mondo ha bisogno di pace».[61]
«Dunque per la Madonna siamo contenti delle feste, rallegriamoci, preghiamo il Venerabile, domandiamogli grazie per i soldati, specialmente - per i nostri missionari, ché presto ce ne partiranno di nuovo.[...]. Vi ho già detto tante volte che dovete essere figlie dello Spirito Santo e anche sacramentine... Tutti devono pregare: quelli che non han niente da fare devono pregare perché han tempo; quelli che han molto da lavorare, perché ne han bisogno e devono pregare ancor più. I Missionari poi, sì che devono pregare, perché han molto da fare».[62]
«Da tanto tempo mi fa impressione che i nostri soldati - che non sono soldati perché un sacerdote non può dirsi soldato - che i nostri che sono sotto la milizia in tutte le loro lettere esprimano un gran desiderio della Casa Madre. Si sentono privi del conforto di qui, desiderano di ritornare, almeno qualche giorno...È il loro continuo sospiro! È questa la casa della nostra santificazione. Un Vescovo mi diceva di un nostro sacerdote: Non ho che a lodarlo, è oggetto di stima per tutti e se continua così non mancherà di riuscire un santo e zelante missionario. - Queste cose consolano... Continuiamo a pregare che continui fra tutti il buon spirito... Ma intanto gli altri sentono tanto il vuoto, la mancanza di Casa Madre, degli aiuti che ricevevano qui».[63]
«Questa è la casa della nostra santificazione: “Domus sanctíficationis...”. I nostri missionari che sono sotto la milizia sospirano, nelle loro lettere, la mancanza di Casa Madre, e desiderano di ritornare almeno qualche giorno...».[64]
«(Il nostro Ven. Padre è di ritorno da S. Ignazio, ove si fermò alcuni giorni. Dopo averci parlato un po' della sua campagna, ci dice come in quei giorni ricevette notizie dolorose: una fu il richiamo di nuovi missionari sotto le armi, l'altra la perdita delle merci spedite in Africa che andarono in fondo al mare). Mi sono paragonato a Giobbe: Il Signore così vuole. Dominus dedit, Dominus abstulit [il
Signore diede, il Signore tolse]... Anche la spedizione è andata in aria, ma questo è in secondo luogo perché è materiale... Le cose bisogna prenderle così come vengono».[65]
«Quest'oggi avete passato una bella giornata Eucaristica. (Accennando poi al fatto che i missionari erano solo cinque per volta in chiesa:) Son contento (dice sorridendo) così il Signore vede che son pochi e ce li fa ritornare!».[66]
«Dunque preparare la via con opere buone: semplicità, umiltà, sacrífici ...; di quelli che non portano danno alla salute fatene tanti. Fate questa novena [di Natale] di propiziazione per ottenere la pace e che ci rimangano a casa quei pochi missionari».[67]
«Questa mattina abbiamo ottenuto lo scioglimento dal servizio militare di un altro missionario; preghiamo che gli altri sette o otto che ancora si trovano sotto le armi possano pure venire presto: qualche speranza c'è già. Certo non siamo stati addormentati; il Sig. Vice-Rettore scrive continuamente ... ; sicuro: nen speté che la pulenta a vena giu dal ciel [non aspettare che la polenta venga giù dal cielo (piemontese)] ...».[68]
«Ho osservato che noi Missionari, a Roma, ci stimano troppo; credono che siamo qualche cosa, ed invece siete... quattro fanfaluche. Sono anche andato al Ministero degli Esteri ed ho parlato delle Missioni; pare che le nostre Missioni siano in bocca a tutto il mondo. E ben, è meglio che pensino bene anziché male. Anche qui (dal Ministero) ho ottenuto qualche cosa: ce ne lasciano dieci liberi, Missionari. Prima avevan risposto: son troppo giovani. Ma io ho insistito dicendo che han già l'età per ricevere l'Ordinazione e quindi essere inviati in missione. E così li han lasciati in libertà. Anche Don Ferrero l'abbiamo tolto: adesso che è Procuratore deve essere libero. Penseremo poi anche agli altri. Il Ministero degli Esteri ha la smania che mandiamo giù, mandiamo giù (in missione)».[69]
«Incoroneremo la Madonna (la statua che si trova nel cortile dei Missionari) per ringraziarla della grazia che ci ha fatto (cioè dell'esonero di molti chierici); poi prenderemo tutte le lettere che han scritto quando erano soldati e faremo un bel falò dinanzi alla statua. In queste lettere, naturalmente. v'è tutta la storia dei loro sagrin [pene] ... ; Chi aveva una cosa, chi ne aveva un'altra e... perché tenere tutti questi scrittí?... Con questa piccola festa chiuderanno il loro mese di maggio».[70]
Missione. «[esù] li mandò a predicare la fede; ha dato la missione ai missionari e missionarie. Che consolazione! fin da quel momento nostro Signore ha pensato a ciascuno di noi».[71]
«La Chiesa ha l'obbligo di espandersi in tutto il mondo, ma di chi si serve? Dei missionari e delle missionarie. Tutti i santi ebbero una voglia matta di andare in missione».[72]
Missioni. «Vi vorrei leggere una bella cosa. È di Padre Sales. È una cosa che può farci diventare un po' superbi: vedere che cosa pensano di noi! dei missionari e delle missionarie in Africa... (11 nostro Ven. Padre fa quindi leggere da una sorella un manoscritto di P. Sales dove parla del rapido sviluppo della nostra opera e dell'ottima opinione ch'essa gode presso gli Inglesi e i missionari di altre Congregazioni). Così fa piacere. E che cosa ne deriva da questo? Un pensiero: Io andrò ad aiutare o disturbare? Fate quest'osservazione, sia che partiate presto, sia che partiate tardi».[73]
Morte – sepoltura - suffragi. Don Lorenzo Meineri. «L'altro giorno sono andato a trovare Don Meineri e mi diceva: Mi sento tanta malinconia... - C'è qualcosa, non sei tranquillo? - No, mi sono confessato solo ieri, sono tanto tranquillo, ma non so... - C'è qualcosa che non va? - No, è troppo, sono umiliato nel vedere quante cure mi hanno! - Oh, allora, diss'io, un po' di buon umore; è lo spirito che è malato... Unisci la tua malinconia con quella di Gesù nell'orto il quale, se non fosse stato Dio, sarebbe morto di tristezza... Abbi pazienza, il Signore vuol purificarti in questo modo, e se non puoi pregare, un pensiero puoi averlo, uniscilo a Gesù... Io la tua malinconia non voglio togliertela, ma aiutarti ad indirizzarla bene... Fin dai primi giorni che era costretto a letto, offerse i suoi dolori, la sua vita per il Kaffa; io credo che sia morto vero missionario, vero apostolo del Kaffa, senza esserci andato. S. Tommaso dice: Quando uno ha volontà perfetta è come se avesse fatto. Lui è apostolo del Kaffa e metterà in aria mezzo il Paradiso, e farà andar bene le cose. Adesso abbiamo un rappresentante del Kaffa e uno del Kenya».[74]
«Queste occasioni [morte di Don Meineri] devono rendere più forte la nostra fede, la nostra speranza, più grande la nostra gioia per avere abbandonato il mondo. Siamo nati solo per amare e servire il Signore!... In questo momento con tutto il sacrificio che sento, mi sento pur glorioso di avere un missionario in Paradiso. La casa ha da andare avanti lo stesso; non bisogna star lì con quella materialità! È sempre così, quando son preparati si mandano in Africa; e ben, se li mandiamo là, non possiamo mandarli in Paradiso? Consoliamoci con questo spirito, con questi sentimenti...».[75]
«Pregate per lui [Don Meineri]. Di là (i missionari) ad ogni religioso che muore, si celebrano per lui dodici Messe. Io poi indirizzo le intenzioni di quelli di laggiù e così si trova subito un bel mucchio di Messe... In comunità si vive bene... È falso il detto dei cattivi che in comunità si muore senza piangersi... Si piange spiritualmente. Contristatevi pure, ma non come quelli che non hanno speranza». [76]
«E ben, ieri siete andate a trovare Don Meineri [al cimitero]; ma adesso lo toglieremo di là... Io non volevo mai fare nessuna sepoltura e non avevo mai pensato, ma adesso ci penseremo... Bisogna andare a finir là. Qualcuno tollero, ma voi venite a domandarmi il permesso prima, e non che abbia poi a darvelo per necessità... Gli occhi verso il Paradiso. Il Paradiso dà spiegazione di tutto».[77]
Sr. Giulia Granero. «Il Signore l'ha voluta premiare [Sr. Giulia] delle sue buone intenzioni, per la sua buona volontà di divenire una buona missionaria, benché non abbia potuto far la missionaria qui in terra! Specialmente durante la malattia ci ha dato veramente edificazione; aveva sempre il sorriso sulle labbra: possono dirlo quelle che le erano attorno. Vedete come consola! Il Signore ha chiesto un gran sacrificio, ma l'ha presa perché intercedesse per noi. Il Signore volle un missionario ed una missionaria in Paradiso, e saranno questi le due colonne che ci sosterranno».[78]
Card. Gotti. «Domani di là faranno la settima del Card. Gotti. Voi Messa cantata non potrete averla, ma farete la S. Comunione e direte il Rosario in suo suffragio. Non ne avrà più bisogno, ma più si va in su e più ci sono delle responsabilità».[79]
Ch. Eugenio V. Baldi. «Volevo oggi farvi fare due riflessioni sulla morte del nostro bravo chierico: Defunctus adhuc loquitur [Il defunto ancora parla]. (Chierico Baldi Eugenio morto in guerra). Prima d'andare a fare il soldato, l'ultimo anno che andò a Sant’Ignazio, scrisse su di un foglio che trovarono fra le sue carte alcuni pensieri, bei sentimenti (li legge). È come un addio; aveva il presentimento di morire presto... Diceva: o morire, o missionario in missione... E scrivendo ai suoi compagni soldati, diceva: Se qualcuno ha da morire, è meglio che il Signore prenda me. Speriamo che sia l'unica vittima... Aveva spirito missionario, intraprendente. È stato in agonia dal mattino alla sera... In quei momenti, quel che gli avrà fatto più piacere sarà stato di morir missionario. Che consolazione poter morire religioso! Noi preghiamo e li ricordiamo tutta la vita, e poi quelli che verranno continueranno, perché nel martirologio c'è, nelle preghiere comuni pure».[80]
Don Umberto Costa«Il Sig. Prefetto è andato troppo presto in Paradiso! Ah! se parlava prima di morire, non lo lasciavo andare... e lui? tranquillo si è addormentato e nessuno ha potuto sentire qualche cosa. Dobbiamo desiderare il Paradiso. Dobbiamo abitare in Paradiso e non su questa terra. Il Sig. Prefetto sarà felice di essere stato missionario. Ha avuto maggior merito del missionario perché non ha avuto il gusto di trovarsi in Missione, e nel medesimo tempo ha compiute le fatiche, i doveri, il lavoro di un missionario.1 nostri cuori devono essere fissi là dove vi sono i veri gaudii. Dobbiamo essere come le colombe, però non scappare tanto presto. Èvero che dal Paradiso si prega, ma la via vera è lavorare, sospirare un pochino».[81]
Cd. Giacomo Gaidano. «Ieri ho scritto in Africa [per la morte del cd. Giacomo Gaidano]; non ho mandato le mie condoglianze, ma i miei rallegramenti. Imparate a vivere di fede come viveva lui. il quale era indífferente anche nel cambiare sovente i lavori per assecondare l'ubbidienza. Diceva sempre: Purché si faccia tutto per amor di Dio. Nella lettera che vi lessi diceva che era solo, ma di quella parola se ne fece un'accusa e subito aggiunse: ero col Re dei re... ed infatti si trasportò il banco. Così, vivendo sempre di fede si meritò la grazia di partirsene più presto degli altri.
Il babbo e la mamma di questo coadiutore sono venuti a trovarmi e piangevano. Io dissi loro: Sareste stati più contenti se fosse morto qui sacrestano (poiché prima di venire da noi era sacrestano) oppure là, missionario? Oh, missionario!, risposero. - Se il missionarío fa il missionario in regola, va dritto in Paradiso. Se egli moriva a casa, povero sacrestano! Chi avrebbe pensato a lui? Qualcuno forse diceva: E’ morto il sacrestano; e non adavano più in là. Invece è morto missionario, così godrà di tutte le preghiere che noi facciamo in comune. Le nostre non son Messe fatte celebrare per farci vedere in piazza».[82]
Post. Buzzi Celeste. «Le nostre suore, i nostri missionari defunti le saranno andati incontro. Questa morte [della postulante Celeste Buzzi] ci deve scuotere; quando abbiamo quei momenti neri, scuoterci, scuoterci dalla nostra inerzia».[83]
Numero di missionari. «lo son contento di vedere tanta gente di là, son un trup [una frotta, molti]; ma un velo di mestizia m'invade; il moltiplicare tanto... quel far tanto non è mai stato il mio pensiero; e penso: Corrisponderanno poi? e tutti? Mons. Gastaldi quando faceva delle Ordinazioni diceva: Ho da dire che sono consolato o no? E tutti gli dicevano che doveva essere consolato, e lui: Ah! purché il Signore non abbia poi a dirmi: Hai moltiplicato la gente, ma non hai moltiplicato la letizia».[84]
Nutrirsi-mangiare. «Ho avvezzato i ragazzini di là a mangiare di tutto e non c'è più nulla che a loro dispiaccia, né le carote, né le rape; nevvero sr. Ottavia che non arrivano mai indietro i piatti pieni? All'Assistente poi domandai come li regolava pel mangiare ed egli mi rispose: Guardo che mangino adagio e che finiscano per tempo. - In comunità non si stia a guardare che cosa mangiano le altre.
Voglio questo spirito: ciascuno mangi quanto si sente... Il pane quotidiano il Signore sempre ve lo manderà, e se non ne avrete del bianco ne mangerete del nero o di miglio. Da quanti anni io prendo solo caffè e latte a colazione, caffè e latte con un po' di pane oppure solo, poi vado in confessionale.
Da tanti anni faccio così; il Signore ha ancora pazienza di tenermi in vita e... non sono un colosso, eppure ne ho già seppelliti tanti!».[85]
Obbedienza. «L'uomo obbediente riporta vittoria, scrive P. Sales ai novizi (il Ven.mo Padre ci aveva fatto leggere una bellissima lettera del suddetto Padre in cui narrava la partenza di P. Gabriele Perlo dalla sua stazione, partenza che aveva compiuta con un ammirabile distacco da tutto e da tutti). Ma questa obbedienza bisogna farla come P. Gabriele e gli altri missionari che ebbero il cambio, come S. Francesco Saverio il quale al solo cenno di S. Ignazio, lasciava tutto il bene incominciato, ed era molto, per eseguire gli ordini del suo superiore».[86]
«L'obbedienza poi costa; quando sarete in Africa e come quelli là (accenna al cambiamento di missionari avvenuto qualche tempo fa) dopo tanti anni che sarete in una stazione, e crederete di far chi sa quanto bene, voi, o meglio penserete: io, perché l'io è sempre quello che domina... magari andando a tavola troverete un biglietto - Fra due ore partirete -. Ebbene, bisogna ubbidire senza dir niente, nemmeno cambiare colore (questo pazienza)... È, così che si fa. Io vi voglio credere buone, ma così sante no, eppure bisogna essere così! Io dal Paradiso vi manderò poi il mio Angelo Custode, che allora non avrà più da fare per me, a ricordarvelo... Se farete così, il Signore deve ascoltarvi; dipende tutto da noi».[87]
«C'è nello Scaramelli un fatto che impressiona. Non ve l'ho mai raccontato? Possibile?!... Ma forse l'ho detto di là (dai missionari). Ebbene, sentite. In una comunità si doveva nominare la Superiora per voti (almeno voi da questo siete esenti; ci pensano i superiori maggiori). Ora, vi erano dei partiti: chi voleva una, chi un'altra, ed intanto un buon numero decisero di dare il voto ad una cuoca pensando che se anche fosse riuscita, la votazione sarebbe stata nulla. Riuscì infatti la cuoca, ed avendo questa suora buon spirito, si è messa a comandare, ma nessuna voleva a lei ubbidire. Allora essa andò in coro dove una volta si seppellivano le suore e, fatta togliere la pietra del sepolcro, chiamò le suore che venissero ad ubbidirla ed a riconoscerla per Superiora, mentre le viventi non volevano saperne. E permettendolo Iddio, si alzarono quelle morte e la seguirono. Così vedendo, le religiose si piegarono e si sottomisero...».[88]
«A Limuru un tale aveva 500 giornate [misura agraria piemontese] di terreno, era solo e non poteva lavorare. Voleva tornare al suo paese e l'avrebbe venduto per il costo del viaggio a noi Missionari. L'offerse al missionario di quella Stazione ed egli rispose: Non abbiamo bisogno di quello. - Vedete, non voleva ricorrere al Superiore e così diede un danno alla Missione... Immaginate che Limuru è un posto di primavera...(Il Ven.mo Padre si alzò e ci diede la sua paterna benedizione)».[89]
Ordinazioni sacre. «Nel giorno di S. Pietro e Paolo assisterete anche voi all'Ordinazione di un sacerdote, un diacono e due suddiaconi, nostri missionari. Pregate che il Signore li investa del suo Spirito e dia loro la grazia dell'Ordinazione perché possano bene adempiere i loro doveri. Vedete quante grazie il Signore semina sulla nostra via!!!...».[90]
Ordine. «Laggiù in Africa Monsignore si lamenta che un missionario lascia tutto dove si trova, e quanta roba si perde ... Poi dicono che son ladri... eh! vorrei vedere! L'avete già questo spirito (d'ordine) ... ma tutte? non solo qualcuna?».[91]
Pace. «Non avete bisogno che vi provi che abbiamo bisogno di pace. Pace nell'animo nostro, non solo coi peccati per toglierli da noi, ma colle passioni per soffocarle, vincerle. Pace per questa casa... Qui adesso l'avete, ma se continua così, potrà durare? Pace per i nostri cari che son lontano e scrivono domandando la benedizione apportatrice di pace... bisogna che preghiamo per loro. Pace per i missionari ecc. Preghiamo e moltiplichiamo le nostre preghiere; è quel che desidera il Papa, e se si obbedisse a lui, ci sarebbe già la pace. Ogni volta che Gesù apparve agli Apostoli disse loro: Pax vobis [la pace sia con voi], e quindi dite a Gesù di dare a voi la pace».[92]
Parenti. «Certe suore fan proprio così: voglion sapere tutto, interessarsi di tutto. Niente; non son loro che devono interessarsi di tutto quel che si fa e di tutto quel che succede. Gli altri vadano a sposarsi, a maritarsi... sì, sì, ma non son cose in cui ci dobbiamo immischiare noi. Ho sentito una persona parlare; diceva: «... quella suora vuol sapere se facciamo vita buona... vuol sapere tutto...». Non si deve mai parlare di certe cose, neppure per far del bene.
Quando i missionari vanno nel proprio paese a predicare sembra che debbano compiere chi sa che bene. Ma la gente, conoscendoli, esclama: Oh... killì l'è Giuvanin... [oh, quello è Giovannino], e non danno più quell'importanza come se fosse uno sconosciuto. Nemo propheta acceptus est in patria sua [nessun profeta è accetto nella sua patria]».[93]
Partenza per le missioni. «E voi, quando partite per l'Africa, non partite come S. Francesco Saverio, con un crocifisso ed un breviario. Sembra che si debba portare chi sa che cosa. Tutto si vuol prendere, tutto si vorrebbe portare dietro. Eh! lassù troverete anche qualche cosa. C'è bisogno di tante cose? Il crocifisso basta! (Questi però non lo fanno - allude ai nostri missionari che presto partiranno)».[94]
«Sì, andate, il Signore vi benedirà, l'Angelo vi accompagnerà... Arrivati là, salutate a nome nostro i Missionari e le Missionarie, dite loro che in casa si vive della stessa vita con loro, che facciamo un cuore solo, che preghiamo tanto per loro e che si sospira e si desidera vivamente da tutti il momento di raggiungerli; dite che io li benedico tutti; che siamo contenti di loro; dite loro: “Il Superiore è contento di voi. Vi sosterrà dai piedi del Tabernacolo dove prega per tutti voi e, passati questi tempi burrascosi, speriamo di mandar loro un aiuto in molti altri ed altre... che già si preparano”. Questa la commissione che dovete fare ai missionari ed ai superiori. Sì, presto manderemo degli aiuti. Il Signore vi benedica e vi accompagni».[95]
«(Poco dopo la funzione di partenza, in laboratorio il nostro Ven.mo Padre s'intrattiene ancora con noi) Questi missionari partenti vanno a prepararvi la strada. Vedete, io spero che faranno buon viaggio; spero non nelle cose umane, ma in Dio. Del resto, pare che questi siluramenti non ci saranno più. Il governo tedesco ha fatto uccidere tanti milioni di gente. Solo di Tedeschi son morti due milioni in guerra».[96]
«Continuiamo a pregare! Da Roma hanno mandato a dire che partissero tutti e quattro (i missionari) immediatamente. Immediatamente è impossibile... ma, come fare? Quell’immediatamente voleva poi dire che non bisognava aspettare quindici giorni. Ma, ad ogni modo, danno ancora tre o quattro giorni. Stamattina va a vedere Don Dolza, così sapremo se devono partire questa sera. Ad ogni modo è meglio tenersi preparati. Bisogna essere così. Dissi loro: Guardate che abbiate il Breviario ed il Crocifisso. Dei due però è più importante il Crocifisso, perché se perdete il Breviario, con il Crocifisso supplite, e potete anche pregare tutto il giorno, ma senza Crocifisso...
Dunque, pregate e siate devote dell'Angelo Custode. Ma speriamo che la Consolata li salverà. Già, la Consolata però ha lasciato andar dentro la roba quella volta (è un po' grossa). Tutte quelle belle pianete con le quali si voleva fare un po' di onore nella Domenica al Signore ... La Madonna avrà detto: Ma, se fossero individui, ma è solo roba ...; e l'avrà lasciata andar giù anche per umiliarci un po' per la nostra superbia. Ce lo meritiamo questo. La Consolata del resto è sempre obbligata a farci tutte le grazie?».[97]
«Continuate a pregare per quelli là... ; pregate che possano andar via, che il Signore apra loro la porta ... (Allude ai quattro Missionari partenti per l'Africa). Tutti i nostri soldati sono vivi. Stanno tutti bene e... più o meno presto torneranno. Il desiderio di andare in Africa è una bella cosa, ma la smania di andare in Africa non è bella cosa».[98]
«È una santa crudeltà che il Signore vuole da noi! I nostri quattro missionari quando dovevano partire andarono a salutare i loro parenti, i quali non vennero mai più a cercarli credendo che veramente fossero partiti. Ora, che spero partiranno davvero, non han più cercato d'andar di nuovo a salutarli; anzi ad uno, siccome ha i parenti non tanto lontani, ho chiesto se voleva andare a salutarli ancora una volta, e mi rispose: “No no, li ho già salutati”. E questo è consolante. Son lì, sempre pronti, ma mai che alcuno abbia chiesto di andare ancora a casa. Vedete, che esempio! Mi rallegro».[99]
«Stasera partiranno i nostri missionari da Genova: dopo tanto tempo! Erano tranquilli. Noi eravamo contenti di tenerli, ma la cosa doveva finir così. E sono contento che siano partiti. In questi ultimi tempi li avevo sempre presso di me. Tutti volevano ancora una cosa... Uno ha poi finito di dirmi: “Vado via, ma io non la vedrò mai più”. Eh, risposi io, mi vedrai poi in Paradiso. Quando io sarò poi lassù vi benedirò ancora di più: sarò poi sempre dal pugiol [al balcone]...
Adesso la Salve Regina che diciamo nella Messa servirà per il loro buon viaggio. Essi sono risoluti di affrontare qualsiasi cosa, ma possono esservi dei pericoli. Speriamo nella Madonna: adesso non si tratta solo più di roba. È vero che quella volta ha permesso che quanto s'era spedito andasse a fondo e che ora ha anche permesso che voi veniste ammalate, ma... speriamo, speriamo ...; forse queste prove ci furon mandate a causa della nostra superbia».[100]
«Senza venire a tutte queste cose, ciascuna pensi al giudizio che vorrà avere dai superiori, dalle compagne e da se stessa nel momento della partenza. Questa è una lezione che ci dà questa partenza. Questi quattro Missionari sono stati soldati e non hanno ricevuto danno morale, anzi si sono confermati. Han visto il lupo... e si son ricostituiti sempre più. Ormai, arrivati in Africa non si stupiranno più di niente».[101]
«Al Prefetto di Propaganda ho detto che dei miissionari ne manderemo poi anche noi, ma prima c'è quel posto... Abbiam detto che siamo sempre disposti a fare la volontà del Papa. Non guardare nella carta se questo è nostro, tutto quest'altro è nostro: guardare le anime se son nostre. Prima dunque c'è l'Africa, poi in secondo luogo c'è quel posto..., e poi andremo dove voglion loro (S. Propaganda). Siete appena quattro gatti. Ah! ma verrà il momento, verrà! Adesso non ci son neanche dei piroscafi. I Missionari partiti il gennaio scorso, arrivati ad Aden, non sapevano più come fare a proseguire il viaggio. Poi passò casualmente un piroscafo danese, carico di merci, ed essi lo presero lo stesso e finalmente arrivarono a destinazione. Voi altre non potreste fare questi viaggi...».[102]
«Non andar dietro ai bubù [piccoli mali], se no che sorta di missionarie siete?
(Qui parla della conferenza fatta ai missionari partenti pel Kaffa). Il Signore l'ha promesso e finché vivrete l'avrete sempre con voi. E che cosa vuol dire? Aver la sua grazia; e chi ha la sua grazia ha Lui. Egli non disse: portatevi un bel fardello ecc... No: una tunica, un bastone. N. Signore ci penserà; e quando mandò i suoi Apostoli a predicare, mancò loro qualcosa? - Niente -. E S.
Francesco Saverio che non andò neppure a salutare sua madre che era ammalata...
Là, quando si han due o tre camicie, anche quattro, ne avete finché volete; tanto, più che una non ne portate. Ma la grazia del Signore l'avrete sempre con voi - farete anche miracoli - bisogna pretendere di far anche miracoli, ma quando sarete sante. Il ricordo però che vi do è che non dimentichiate la casa che vi ha allevati. […]. Il Signore vi benedirà».[103]
«Questi (alludendo al giorno della partenza )sono giorni che fan provare pena e dolore. Mi viene una cosa (portando la mano al cuore), mi viene una cosa quando vanno via…Negli ultimi giorni mi son sempre vicini, sempre attorno, han sempre bisogno ancora di una parola; voi non tanto, perché non potete venire in camera mia, ma i missionari son sempre là… Certo non ci vedremo più su questa terra, perché non posso venire di 120 anni. Ah! Non vorrei venire di questa età: si è poi senza cognizione… si è poi di quei vecchi… borbottoni, e poi? Perché aspettare tanto?».[104]
Passeggio a Rivoli. «Eh! ben, ben, non c'era umidità a Rivoli? Si stava bene? Là, sedete! Vedete, finché non c'è la neve non s'imbrattano le scarpe... quando poi ci sarà, starete a casa e Deo gratias! Non sei andata tu? (a suor Alessandrina) Poverina, sei stata a casa a lavorare... Di là (i missionari) non sono tanto fortunati, piove sempre al mercoledì».[105]
Passione. «Oh!… è importante meditare la Passione, ma più particolarmente per i missionari, per le missionarie, perché portiamo sul cuore il crocifisso, e lo portiamo tutto il giorno. Se S. Paolo ha fatto tanto è perché era devotissimo alla Passione. Diceva: Porto le stimmate della Passione del Signore nel mio corpo; e voleva dire che soffriva molto».[106]
Peccato. «Per aver prepotenza ed ottenere le grazie particolari, bisogna essere in grazia di Dio, suoi amici non solo, ma amici intimi, e questi amici intimi particolari siamo noi. Per essere amici non ci vuole peccato mortale; non c'è neppur l'occasione qui dentro: nel benedirla l'abbiamo purificata da quelli che si sono commessi quando si fabbricava; ora poi, diciamo a N. Signore che se di qui o di là (dai missionari) passa un peccato mortale, tutti questi muri bianchi divengano brutti... e che si veda proprio...».[107]
Povertà. «Spirito di povertà. Ho qui i proponimenti degli Esercizi dei missionari, ma benché in anticipo ne metto uno in comune come gli altri anni: lo spirito di povertà. Con questa guerra c'è miseria e voi mi stupisco che mangiate ancora il pane bianco, che persin il Cardinale lo mangia nero. Non so se sia la Madonna che lo cambi per istrada... ma prendetelo come se lei lo gettasse: con umiltà e riconoscenza, disposte a mangiarlo anche nero».[108]
«La nostra devozione dev'essere sciolta. Age quod agis [fà (bene) quello che fai]. Una pietanza farla bene... Se quelli là (i missionari) non stanno bene, non possono più studiare, ed hanno bisogno di medicine. Ecco la povertà!... Imparare a lavare i piatti... Certa gente tutto quello che toccano, rompono».[109]
«(Parlando dei missionari) Non vogliono capire che il Signore è nato povero, è venuto coi poveri, stia povero (per gli addobbi di S. Giuseppe). Voi prendete delle arie alte e poi arrivate là... e avete paura poi di trattare coi neri... Ah, là a Torino era così...».[110]
Precisione. Avete incominciato bene l'anno scolastico? Siete tutte bene impiegate? Avete paura d'aver troppo lavoro? Di là (ai missionari) domandavo se avevano il tempo occupato, eppure li vedevo andare in chiesa ed in refettorio senza quella puntualità che desidero; uno mancava, l'altro non arrivava e... bisognava aspettare. Finché si aspetta si perde il tempo a conto dei ritardatari, e niente di più brutto che perdere il tempo con non essere precisi. Bisogna essere precisi in modo che l'Angelo debba finire la parola in oro. Ti è mai capitato quello? (Si rivolge ad una suora che risponde di no) Ah! perché non sei ancora tanto precisa».[111]
Preghiera.«(Tira, fuori un foglietto sul quale scrisse la preghiera che da qualche giorno diciamo nelle preghiere della sera) Questa preghiera la dicono i missionari da parecchio tempo; non la feci recitare a voi perché è in latino; ora ve la spiegherò e vedrete quanto è bella: “Memor esto Domine congregationis tuae - quam possedisti ab initio” [ricordati Signore della tua Famiglia che hai posseduto fin dall'inizio]; ecco, questa casa l'ha posseduta fin dal principio N. Signore, ed è proprio sua, come un campo è del suo proprietario, quindi non dite goffaggini col dire che il tale o il tal altro l'ha fondata; no, no, è la Madonna che la fondò, ed il principio è venuto da N. Signore. L'idea della fondazione venne dal Papa, che è il rappresentante di Gesù Cristo in terra, quindi non c'è stato neppure un momento che questa istituzione non sia stata di N. Signore.(Legge l'Oremus). Lo diciamo a Compieta tutti i giorni dell'anno. È cosi bello!».[112]
«Un missionario, una missionaria che si lascia assorbire dal lavoro esterno, ah! poveretta: è un'infelice, perde se stessa, farà un lavoro materiale ma non proficuo, perché chi è che ottiene la conversione delle anime? Non son mica le parole, le nostre opere!... è la grazia di Dio ottenuta per mezzo dell'orazione. Non chi innaffia, chi pianta fa crescere le piante, ma Colui che dà l'incremento, Iddio».[113]
«Io son solito aggiungere ai proponimenti particolari un proponimento comune, così ai missionari, finiti gli Esercizi che ora stanno facendo, darò il proponimento sulla preghiera. Dirò anche a voi qualche cosa sull'importanza della preghiera. Voglio che si preghi sempre: abbiamo molto bisogno di pregare.
Ho sempre osservato fin da quando ero Direttore in seminario, che chi prega persevera nella vocazione e riesce, e chi non prega o prega male, se non è sacerdote scarta e se è già sacerdote, starà li, lì ... , ma non riuscirà un buon sacerdote. Tutti quelli che sono usciti è perché non pregavano; non sono io solo a dirlo: lo dicono essi stessi. Quelli che sono rimasti è perché pregavano e pregano bene. Quanta necessità abbiamo di pregare per conservare la vocazione!».[114]
Purgatorio. «Io spero che voi non ci andrete in Purgatorio perché sarebbe un'ignominia, ma... ma... Io vi dico che prego sovente per i missionari che sono in Purgatorio... Non par vero che missionari e missionarie i quali vanno per acquistare il martirio si attacchino a certe storielle, a quelle piccole comodità; il letto un po' più comodo, il cibo un po' più delicato ecc. Non voglio mica dire che i nostri siano così, ma può capitare... ed io non vi credo tutte sante (detto con convinzione)».[115]
Raccoglimento. «Di là (dai missionari) hanno fatto proponimento di ricordare ogni tanto la presenza di Dio in ricreazione. Per esempio, uno dice: che bella meditazione questa mattina! oppure: che bel fatto quest'oggi nella lettura! ed ancora: siamo nella novena degli angeli custodi; ecc. e se gli altri hanno dimenticato, ricordiamo... Certa gente pensano al Signore quando pregano... Siamo teste tanto sventate!... e quante volte all'esame delle undici non ricordiamo più l'argomento della meditazione del mattino!... Ditelo pure; lo dico anch'io».[116]
Rapporto con i missionari. «Le noci sono divise in due parti, ma formano una cosa sola che si chiama noce. Così è dei missionari e delle missionarie che formano un corpo solo, benché divisi in due come il gheriglio della noce».[117]
«Poca familiarità coi Missionari e niente con gli estranei. Rimangono anche più edificati».[118]
«(Si osserva come si parli un po' facilmente dei RR. missionari) Non occupatevi di loro come essi non devono occuparsi di voi. Ai chierici, ai sacerdoti io rinnovo di tanto in tanto ciò; infatti i ragazzini non sanno neppure che siete state ammalate. Quando saranno di più non andrete più di là ad assistere alle funzioni (come si è fatto in questo tempo di guerra, quando il numero era assai scarso)».[119]
«Voi non dovete essere curiose del di là (i missionari) e loro non del di qua. Se ciascuna fosse “attende tibi” [bada a te stessa], allora non sarebbe curiosa di sapere di là e delle compagne. Nelle comunità, massime di donne, c'è molta curiosità».[120]
Requisizione della casa madre. «E ben, siete andate a ringraziare la Madonna della grazia ricevuta? Vedete, ero di là (dai missionari) che ripetevo quello che avevo detto qui, e... rincresceva, soffrivano, ma si andava facendo un atto di rassegnazione, mentre suona il campanello del telefono... È il Marchese... “Gràzia fatta - dice - il nome è già cancellato dalla lista; siamo arrivati in tempo, poiché domani il decreto sarebbe stato fatto». Quella signora Siliprandi che conosce suor Ludovica, ha fatto qualche cosa... Siccome suo marito è militare, ella abita in una casa del distretto militare dove vi è un Maggiore che proprio si occupa di queste cose. La mandai a chiamare e poi le scrissi un bigliettino dove le dicevo: “I folli del Cottolengo, i matti del manicomio, non li mettono mica nella strada per andarci loro!... Così dei nostri giovani: non hanno famiglia perché li abbiamo presi per sempre”. Ella, una sera che si trovava a cena con questo Maggiore, gli fece addirittura leggere la lettera ed insistette per aver la grazia. “Cai dia ciar e net [gli dica chiaro e netto] che non andremo a toccarli...”. Ma non ne ebbe basta e al mattino andò lei stessa in ufficio e volle vedere il nome della casa cancellato dalla lista. Da ciò il dovere di pregare molto per lei».[121]
Rogazioni. «In questi giorni farete qualche cosa e reciterete le Litanie dei Santi; di là (i missionari) faranno le processioni».[122]
Sacerdoti novelli. «Oh! ma di che cosa dobbiamo parlare oggi? Avete sentito, neh! che di là (i missionari) ci sono tre Sacerdoti nuovi, e uno mezzo nuovo... ed ancora in un'epoca straordinaria... Anche l'altro (diacono) potrebbe essere Sacerdote, ma lui, non che non ne abbia desiderio, ma dacché ha tempo preferisce prepararsi; la dirà poi a Natale. San Francesco d'Assisi è stato diacono per tutta la vita».[123]
Sacra Scrittura. «Avete avuto la predica? (No, gli si risponde). Voi siete abbondanti della parola di Dio e forse non l'apprezzate tanto... quindi qualche volta il rimanerne privi fa come chi al mattino mangiasse poco, a mezzogiorno poco, ed alla sera poi si sentisse un grande appetito. Quest'oggi fanno festa di là, i giovani, i quali sono sotto la protezione di S. Paolo, ed è per quello che non si sono ricordati di voi. S. Paolo è protettore di tutti, specialmente degli apostoli. S. Pietro ci è modello nella fede e nell'amor di Dio, ma S. Paolo è per voi qualcosa di più».[124]
«Lo sapete che abbiamo due nuovi sacerdoti? È questa una grazia non solo per quelli di là, ma anche per voi. Quando il Signore sceglie un sacerdote. fa una grazia insigne a quel paese, a quella comunità in cui lo ha scelto. Voi dovete pregare affinché il Signore dia loro grazie e benedizioni. Intanto godiamo, ché essendo aumentati gli intercessori di grazie, possiamo sperarne tante. Pregate che il Signore che ce ne dia tanti - sacerdoti - per poterli mandare nella nuova missione».[125]
Sacrificio. «Che cosa si fa in chiesa? Si fanno sei cose: l° si sta attenti che sia pulita; 2° si fa silenzio; 3° si prega; 4° si fanno dei sacrifici; 5° si ascolta la parola di Dio; 6° si fanno delle feste. […]. Si fanno dei sacrifici. Noi assistiamo al sacrificio della Santa Messa. Così dobbiamo fare dentro di noi piccoli sacrifici. Un piccolino di là leggeva un libro che gli piaceva tanto, e ne lasciò una pagina... Quando una cosa piace, tagliarla a metà, non continuarla».[126]
«Per fare il Purgatorio qui in terra bisogna vincersi nelle piccole cose, nelle piccole ubbidienze, e fare dei piccoli sacrifici. Adesso, nell'estate, ci sono tante occasioni. Dicevo di là, ai ragazzi: “Che sacrificio mi promettete di fare, prima ch'io vada a S. Ignazio?”. Ed essi risposero: “Di bere poco”. “Bravi, dissi io, avete proprio infilata la cosa. E poi, dissi ancora, chi non beve vino non incominci”. E risposero: “No, no”. “Bravi, bravi, così è da missionari; in Africa, non ne avrete poi più, così sarete già abituati”».[127]
Sacro Cuore. «Anche noi ci consacreremo il giorno della festa del S. Cuore, venerdì 15. L'Istituto, cioè i missionari sono stati consacrati nel 1902, pochi mesi dopo che erano partiti i primi missionari, e in casa non vi erano che due o tre. Ma la pianta per mezzo del Cuore di Gesù ha prodotto, vedete... Rinnoviamo quindi la consacrazione per loro, la facciamo per voi, e il S. Cuore ci benedirà».[128]
Saverio Francesco (S). «Oggi è S. Francesco Saverio: son tre secoli che è stato canonizzato. Presto porteranno a Torino il suo braccio destro con il quale ha dato il battesimo a tante migliaia di persone. Il suo corpo è seppellito proprio là dove è morto, ed il braccio destro l’han portato a Roma. Ora lo portano qui a Torino, perché Torino l’ha eletto suo compatrono. Fanno tre giorni di festa nella Chiesa dei Santi Martiri: nel primo giorno funzionano i nostri missionari. Fanno delle festone: pensate dopo 300 anni! S. Francesco Saverio si è fatto tanto santo: ha fatto tanto bene, ha salvato tante anime, perciò ha sopportato tante fatiche.
Come va che tanti missionari e missionarie non fanno più come ha fatto lui? Eh?… Qualcuno dirà: Ma, il Signore ne sceglie solo uno di tanto in tanto. No no, non è vero. Se uno fosse santo come S. Francesco Saverio, farebbe tutto come S. Francesco. Sono ancora milioni le anime da salvare; perché il Signore non farebbe questa grazia?».[129]
Scrupoli. «C'è un piccolino di là che mi vien sempre dietro; non so certe volte come faccia a sapere che sono in casa; è scrupoloso. Non ti voglio più vedere per otto giorni, gli ho detto; ma è sempre li. L'altro giorno (era venerdì) gli ho detto: Guai se domani non fai la Comunione; per gli altri è libera, per te no. - Ma la farò domenica, dopo essermi confessato. - No no, la farai domani e poi per otto giorni ti proibisco di andare dal Sig. Prefetto o dall'Assistente. Verrai solo da me. - Adesso vedrò. Quello lì si capisce che non può farne a meno, ma voi dovete avere e proseguire con quella certa tranquillità di spirito che allontana dagli scrupoli. Tutto questo ve l'ho detto perché ci intendiamo sempre di più, sempre meglio... Avete capito bene? È questo lo spirito che voglio: gente
sciolta...».[130]
Semplicità. «È questo lo spirito ch'io voglio. Non dire subito per una storiella: sono disposto a morire; disposto a morire? Ah, sì! disposto a faticare, lavorare, trafficare... disposto a vivere! S. Ignazio per salvare un'anima, si fosse pur trovato. sulla soglia del Paradiso, sarebbe tornato indietro, disposto a lasciar tutto pur di salvarla. Goffi, si dispongono a morire, ma li metteremo nel paradiso dei ragazzi (e qui accenna a ciò che dissero alcuni missionari di là, cioè che erano disposti a morire). Abbiamo avuto malattie mortali e non siamo morti. Il Signore con malattia o senza malattia, quando vuole ci fa morire. Il parroco di Castelnuovo d'Asti, per esempio, morì dopo una malattia, quando già stava bene.
Io penso che certe volte qui dentro ci venga un po' di malinconia, ka magunnu [che qualcuno s'accori], intristisca così. Se non si sta bene si dice e bisogna dirlo; è più virtù consegnare i mali che tenerseli; è superbia non dirlo; bisogna essere sinceri e semplici. Curarsi sì, ma non lasciarsi andar giù. Certi mali non è vero che vengono da malinconia? Se dobbiamo sopportare qualche maluccio abbiamo pazienza e poco per volta passerà...»[131]
«Nelle comunità c'è tanto pericolo che si manchi di semplicità. Se si ha appetito si mangi e non fare la smorfiosa perché ci spingano a mangiare o per far vedere che siamo di piccolo pasto... Spero che ciò non lo farete; bisogna essere lindi, non far niente di nascosto; quel che si fa, pensando che Dio ci vede, compierlo come si farebbe in pubblico. Mi ha fatto tanto piacere il vedere un giorno i chierici ed i giovani di là, passare davanti a diverse pagnotte, portate a casa da Rivoli e poste sopra il davanzale di una finestra, senza rivolgere neppure un'occhiata a quel pane. Ai giovani poi talvolta domando: Avete fatto merenda? e tutti? - Alcuni mi rispondono che hanno mangiato solo mezza pagnotta, altri che l'hanno mangiata tutta ecc. Anche a loro ho fatto l'istruzione sulla povertà ed essi, poverini, spontaneamente senza che nessuno loro dicesse nulla, avevano già raccolte diverse firme, diverse adesioni per chiedere di non mangiare più merenda. Va bene questo - ho fatto dire dall'Assistente - ma intanto mangerete la pagnotta per ubbidienza».[132]
Separazione della classi. «Un'altra cosa ho da dirvi ed è la separazione delle diverse classi di suore. Dappertutto c'è questa distinzione, ed anche qui credo bene che si faccia così. Di là i missionari sono distinti: professi, novizi, postulanti; ed anche qui sarà necessario fare questa distinzione. Di là solo una volta tanto li raduno tutti, del resto quando parlo ai chierici non ci sono i
ragazzi; così ai ragazzi parlo solo a loro. Conviene che le professe stiano da loro, le novizie da loro, e siccome le postulanti sono poche, si potranno lasciare con queste ultime. Così, eccetto che la Superiora qualche volta creda di dover far diverso, rimangono distinte. Bisogna che le professe siano fiori di virtù, perciò le novizie debbono aver loro un certo riguardo, e questo deve essere un rispetto vicendevole. Perciò le professe stanno da loro; le novizie e le postulanti non devono badare a quello che fanno le professe. I ragazzi di là, se non fossero separati, guarderebbero quello che fanno i chierici...».[133]
Settimana Santa. «Siamo in principio della Settimana Santa; dovete prepararvi a farla bene. Per fare un cambiamento quest'anno andrete nella cappella dei missionari ad assistere alle funzioni della Settimana Santa che nella vostra cappella non si possono fare... Dovete andare a supplire ciò che manca (il posto vuoto lasciato dai confratelli partiti per la guerra). Mercoledì, giovedì, venerdì avrete la predica pure in comune, così quel bravo predicatore non avrà più da farne due. Vi saranno pure da voi alcune funzioncelle particolari, ma le funzioni più importanti le avrete coi missionari».[134]
Struttura giuridica dell'Istituto. «Vi sono poi anche diversità tra le Congregazioni, cioè: Congregazioni di diritto pontificio e Congregazioni di diritto diocesano. I Missionari sono di diritto pontificio, e voi siete ancora solo di diritto diocesano. Ma questo col tempo verrà anche per voi; anch'essi prima dipendevano solo dalla Diocesi; ora invece dipendono dal Papa».[135]
Studio. «Primo studio: saper far di tutto, non romper niente, non sprecar niente. Se qui ci fossero delle bestie, bisognerebbe anche imparare ad accudirle... Non c'è niente d'inutile; nella mia vita non ho trovato niente d'inutile. Di là danno i voti di ogni lavoro, e li daremo anche qui i voti del lavoro, stirare, ecc. […]. Così studio in generale ed il Signore vi aiuterà, benedirà e potrete cavar frutto in questi pochi anni. Di là (i missionari) contano dodici, quattordici anni; ma per voi son pochi, sapete! Bisogna dire: sono qui, il Signore mi ha mandata, non tocca a me che di corrispondere.
Siamo nella novena di S. Teresa, nostra protettrice. È una dottoressa della Chiesa. S. Alfonso dice che i suoi scritti sono da mettere con quelli dei Santi Padri».[136]
«[S. Tommaso] non si metteva mai a studiare senza aver ben pregato, e nelle maggiori difficoltà che aveva da superare negli studi, aggiungeva il digiuno. Mai avrebbe lasciata una pratica di pietà per studiare. Quando pregava non pensava ai suoi studi. Non bisogna sapere più di ciò che si deve sapere; bisogna sapere con sobrietà. Ho detto ad un ragazzo di là tanto arrabbiato a studiare: Forse tu studi anche in chiesa... Il Santo non riuscì a terminare i suoi libri, ma non chiese al Signore di lasciarlo in vita onde poter terminarli».[137]
«Lo studio è importante, ma... direi che il lavoro è più importante. Siate “ lestofanti ”... Studiate ed il Signore benedirà. Dunque siamo intesi; intanto per quelle che insegnano riesce per loro ancora un bene quel po' di scuola, poiché insegnando si capiscono meglio le difficoltà. Di là (i missionari) fanno tutti scuola, eccetto i novizi ed i nuovi vestiti, e colla scuola studiano ed hanno diverse altre lezioni. I professori sono ammirati di loro, infatti lavorano bene».[138]
«S. Ignazio, quand'ero lassù, l'ho sempre pregato; guardavo sempre se rideva o no. Di là, i ragazzi mi han chiesto se rideva ed io dissi loro: Aspetta che andiate voi per ridere. Era lì con una buona aria!...
Bisogna operare. Non, perché si son presi gli esami, rallentare. C'è bisogno di studiare le lingue! Diceva P. Sales: Non possono capire la necessità di studiare le lingue; quando siam là, restiamo di cattivo umore perché vengono a parlarci e non comprendiamo niente. Laggiù un po' di malinconia (perché... siam fatti così ... ) un po' perché non siam capaci a parlare, facciamo una malattia fisica e morale, ma se si sa parlare non si fa. Studiate in tutto il tempo che avete. Bisogna studiare l'inglese non per gusto, ma per necessità».[139]
«È un segno di vocazione apostolica l'impegno di studiare le lingue. Le Costituzioni dei nostri
Missionari dicono: Segno di vocazione all'apostolato è l'impegno nello studiare le lingue. Sapete il Salmo: In exítu ecc. [Quando Israele uscì dall'Egitto ... ] dice: hanno la bocca e non parlano, le orecchie e non odono ecc. Se voi non sapete le lingue sarete come tanti simulacri, come tante mummie. Se non capite, non potete evangelizzare, ed è inutile andare in missione allora. Andate, ma andate a far che cosa?...».[140]
«Riguardo allo studio state tranquille, il Signore ha dato la capacità a tanti e la darà anche a voi se occorre. È poi necessario che tutte sappiano l'inglese? No; che tutte sappiano il kiswahili?
Possibilmente sì, altrimenti come facciamo a parlare poi laggiù? (Narra un piccolo aneddoto di un missionario). Tutte però dovete studiare il catechismo, istruirvi nelle verità della fede, che non andiamo poi a dire degli spropositi. In questo bisogna aver la capacità tutte; chi non avesse questa capacità non sarebbe atta a farsi missionaria».[141]
Trinità (SS.).Questa festa della SS. Trinità è importante, massime pei missionari e missionarie. Difatti il Vangelo di oggi è proprio dei missionari. S. Francesco Saverio ne era tanto devoto ed esclamava sempre: O Beata Trinità! Questa era la sua parola».[142]
Udienza pontificia. «Al domani mi presentai al S. Padre: fu un'udienza ammirabile: durò 25 minuti. Il S. Padre mi disse per prima cosa: “Ho detto due Messe alla Consolata; noi ci conosciamo già. M'avevano fatte tante accoglienze al Santuario”. (Non so quali grandi accoglienze gli abbiamo fatto: forse gli abbiamo offerto una tazza di caffè...) Io gli dissi: “Son venuto a portare il processo del Ven. Cafasso”. E lui: “Ma sì, ma sì”. Ho parlato dei Missionari, delle Missionarie, della Consolata, del Convitto e poi parlai di nuovo del processo dei miracoli del Venerabile».[143]
Ufficio della Madonna. «Quest'Ufficio è della massima importanza. Sarebbe desiderio mio che si dicesse tutti i giorni; di là (i missionari) per tanti anni si è detto tutti i giorni, ma che cosa volete! Dopo ho dovuto riserbarlo ai novizi perché c'erano molti studi, tanto lavoro, ed eran pochi; ma non lascio ancora l'idea di farlo dire tutti i giorni di nuovo da tutti. Quando si è sacerdoti si è obbligati a dire quello divino, quindi si lascia questo. Questo è come una preparazione per dire poi bene
l'altro».[144]
«Quindi siamo andati dal S. Padre; non stava tanto bene; non ha mica solo i fastidi che avete voi... i vostri son grossi così (fa segno con la punta del mignolo e sorride) ... ; se avesse solo i vostri fastidi!... Tuttavia era allegro; ci ha tenuti là una mezz'ora; ha parlato di tutto: della Consolata, del Convitto, dei Missionari e di voi. Non potrei ripetervi il suo discorso perché ha parlato un po' di tutto. Poi ci ha presentati all'udienza generale, ove fummo destinati nei primi posti».[145]
Vacanze. «Tra poco andrete in campagna - andare con buon spirito. Ringraziare il Signore dappertutto per la grazia che vi fa, che non meritate. Andate per acquistar salute, per essere più disposte dopo. Siete destinate al macello, sapete, neh... se state bene, va... Passate bene questo tempo: nessun peccato, neppur veniale... miseriucce, malinconie... mai, neppure un momento... Mai passare il tempo ozioso, anche nelle passeggiate; sempre avere qualche buon pensiero.
Vi benedico sempre: prima S. Ignazio, Missionari e Missionarie; poi Rivoli; poi voi che siete a casa; poi l'Africa: Kikuyu, Kaffa, Iringa. Tutti, ogni sera».[146]
Vestizioni - professioni. «Vengo di là, dai missionari, dove si è fatta la vestizione di alcuni giovani ed una professione (solo una poiché gli altri novizi sono in guerra); domani poi avremo due diaconi. Quest'anno vi è scarsità di vestizioni e di professioni, ma che importa? Prendiamo quanto il Signore ci manda; è segno che da noi, se siamo pochi, Egli vuole solo quel tanto di bene e non di più».[147]
«Son venuto per dare l'abito chiericale a tredici studenti. Dissi loro: Quanti di voi riusciranno? Dipende da voi. È il Signore che vi ha condotti qui, e non vi ha mica condotti qui per ingannarvi, no, ma perché vi vuol bene. Chi prega corrisponderà alla vocazione, riuscirà un bravo sacerdote e
un bravo missionario; chi non prega non corrisponderà: o lascerà la vocazione, o, se va avanti, è peggio per lui; meglio che non si faccia sacerdote».[148]
Vincenzine del Cottolengo. «In primo luogo un gradito dovere di riconoscenza e di rappresentanza. Riconoscenza per un prezioso aiuto che dalla Piccola Casa ebbe l'Istituto fin dal primo impianto delle sue Missioni. Il quarto successore del Cottolengo, di ciò richiesto, concedeva a coadiutrici dei nostri primi missionari andati in Africa, un gruppo di Suore Vincenzine, le quali mirabilmente li aiutarono a vincere le enormi difficoltà degli inizi d'evangelizzazione ».[149]
Vocazione. «(Ci disse pure che oggi un brav'uomo accompagnò un giovanetto nel Collegio dei missionari). L'ho osservato stasera in chiesa: non si muoveva, ma si vedeva che osservava tutto e dissi tra me: Chiel sì a lè 'na masca, speru ca sia ‘d buna tnuva [questo qui è un imbroglione (furbacchione), spero che sia di buona stoffa]; non guardava né troppo né troppo poco».[150]
«Non basta non fare né bene né male, non solo vivere da cristiana, ma da religiosa. Di là (i missionari) dicevo ad uno: Tu sei buon cristiano, nel mondo farai bene; qui bisogna essere buoni religiosi, non sei fatto per noi...».[151]
«La vocazione missionaria non si distingue dalla vocazione sacerdotale, perché il sacerdote come il missionario è fatto per salvare le anime ed onorare il Signore. Nelle religiose invece si distingue perché ci son de religiose che son fatte solo per pregare; ma per essere proprio missionarie anche materialmente, no». [152]
«Che cosa è la vocazione missionaria? La sua eccellenza? I segni per conoscerla? 1 mezzi per corrispondere? Gli ostacoli contro questa vocazione?
Essa è quell'atto della Divina Provvidenza con cui Dio scelse qualcuno o qualcuna, li fornì di doti speciali, necessarie perché potessero portare la fede ai poveri infedeli (dà un'attitudine). Nei sacerdoti fa una cosa sola, non si distingue questa vocazione perché il sacerdote come il missionario è chiamato per salvar anime e dar gloria a Dio. Nelle religiose invece si può distinguere, perché quelle che son chiamate per pregare, saran missionarie anche così, ma non sono missionarie. Dunque in voi si distingue la vocazione missionaria da quella di una semplice religiosa, poiché voi siete di vita attiva, ma attiva per le Missioni».[153]
«Voi siete quasi sacerdoti; non dite Messa, ma il resto lo fate tutto: istruite, battezzate, convertite; siete quasi come i missionari. Guardate che vocazione il Signore vi ha data! E se vi ha data la vocazione, vi dà anche le grazie necessarie, i mezzi per corrispondere; altrimenti vi ingannerebbe: mettervi in una strada e non darvi i mezzi per camminare!».[154]
«Sapete quel che ho già detto altre volte. Ci sono tre sorta di gente. Quelle che non corrispondono [alla vocazione]; quelle che corrispondono per metà e quelle che corrispondono interamente, con tutto il cuore, con tutta la mente.
Quelle che non corrispondono... ah! quelle lì se ne vadano. Io credo che non c'è nessuna che non corrisponda niente, che non capisca niente. Quindi quelle che non corrispondono proprio niente, io credo che non possono neppur stare. Qualcuno di là, una volta disse: Qui dentro chi non corrisponde non può stare, non può resistere. - Ma ci son di quelle che conoscono la preziosità della grazia di Dio, ma nell'atto pratico poi fanno poco o niente. Se le vedete girar per la casa son come le altre; fanno meditazione, vanno in chiesa come le altre; e fanno tutto; niente da dire. Esternamente non c'è niente che esse non facciano. Sono come le statue. Questo dico, in certe comunità. Volete conoscerle queste? Son sempre le stesse; passa un mese, passa un anno, ne passano due: sono più buone di prima? Son sempre le stesse».[155]
CONFERENZE AI MISSIONARI
Nelle conferenze ai missionari l'Allamano dava notizie delle suore, senza però usare l'espressione “di là”. Alcune volte dava notizie di quanto avveniva dalle missionarie, ma spesso le nominava in contesti generali. In una conferenza, però, ha trattato direttamente l'argomento del rapporto con le missionarie, partendo da comportamenti verso le suore poco educati da parte di alcuni giovani. Ha espresso in modo chiaro il suo pensiero. Esigeva rispetto per i ruoli delle suore, perché esse non sono “serve”, ma collaboratrici dei missionari.
È pure successo che l'Allamano abbia fatto qualche conferenza a tutte le comunità radunate, suore comprese, trattando temi di comune interesse: 5 ottobre 1915, sugli Angeli Custodi;[156] 1° gennaio 1914, su
S. Ignazio di Loyola protettore annuale per entrambe le comunità;[157] 29 agosto 1914, su Amor di Dio;[158]
25 luglio 1921, su vacanze a S. Ignazio.[159]
Dall'insieme delle volte nella quali l'Allamano ha nominato le suore parlando al missionari, risulta che nella sua mente la missione era concepita come un impegno affidato ai missionari e alle missionarie, da svolgere insieme. Per lui erano una forza apostolica unica, che doveva operare in totale comunione di spirito e di metodo, anche se le loro comunità erano totalmente distinte.
Anche dalle le conferenze ai missionari riporto i brani che coinvolgono le suore, sistemandoli in ordine alfabetico.
Accettazione nell'Istituto. «Dunque “in primis” [prima di tutto] molte cautele non “oves et boves”, ricordate la porticina ed il portone. 1°) Legittimità dei natali, Fede di nascita.
2°) Onestà dei parenti, nonni, zie ecc. anche malattie ecc. non ho accettato una suora che aveva una zia all'ospedale dei matti. - “Inquisitiones sedulae” [ricerche attente], Etisia, pazzia, sia del morale che del fisico, che non siano di famiglia ecc.».[160]
Apostolato. «Nell'ordine soprannaturale: i Sacramenti - la conservazione della vocazione, gran pensiero che non potremo mai comprendere... che fortuna in Africa, come quella suora contare mille battesimi, forse qui non avrebbe mai battezzato uno! Ecco che cos'è l'Apostolato!».[161]
«Voglio che leggiate la lettera del P. Sales; è molto bella... Bene! Così bisogna scrivere. Egli conta quando son là seduti..., leggeremo come fa scuola; e i pulcini vanno a beccare, oppure c'è la gallina o il gallo, e allora dicono: “Patri, lasciami andare, il mio gallo questiona!”. Ecco consola! Sono studenti seminaristi come voi. Pregate e non lasciamoci prendere da quei là. Dice che ha due che studiano ed hanno una memoria straordinaria. Andiamo a prendere, le suore vogliono darci qualche cosa...».[162]
«Vi ho portato delle lettere dell'Africa. C'è quella di Monsignore, il quale comincia già anche lui a farsi corto; si capisce, ha tanto lavoro per le mani. Questa è segreta non posso leggervela. Qui ce n'è un'altra di P. Sales, non l'ho ancora letta, ma credo che non vi sia niente di segreto, perché è intitolata “La patatina”! Cominciamo a leggerla, se poi vi è qualche cosa la lasceremo. Questa di Monsignore dice delle belle cose, consolanti. C'è la guerra anche là. Dice che ha già mandato tre padri come chirurghi, e sei Suore ad assistere gli ammalati negli Ospedali...».[163]
«Eh! anche in Africa qualcuno è dovuto andare a fare il chirurgo: P. Perrachon, P. Prina e P. Ciravegna. Ma essi non son mica andati in guerra, sono andati per assistere gli ammalati negli ospedali. A Mombasa sono andate quattro Suore, due sono a Voy, e due a Mombasa; e tutte hanno con loro un prete e un boy. Naturalmente sono tutti a spese del Governo, che si è incaricato lui: anche lì fanno un poco come noi qui; hanno la Colonia Tedesca di sotto, e guerreggiano. Il Governo ha chiamato le nostre Suore ad assistere negli Ospedali, ed esse sono andate; ve ne sono quattro delle nostre, e quattro Vincenzine, per ora. Bisogna aver pazienza, e pregare che il Signore abbia misericordia di noi».[164]
«È arrivata oggi dall'Africa una lettera di Monsignore, tuttavia non ve la leggo: voglio piuttosto dirvi qualche cosa sul Battesimo di Karoli. Monsignore nella lettera, che è del 1° Gennaio, dice solo i preparativi che facevano; naturalmente dopo essersi assicurati bene, hanno progettato di battezzarlo su uno spianato che vi è vicino a Tusu, il luogo stesso dove hanno celebrato la prima Messa, quando sono entrati nel Gekoio. Dice che la funzione si sarebbe fatta lì, e questo per desiderio di Karoli. Dice che prenderebbero parte tutti i principini, poi tutti i Seminaristi, poi tutti i Catechisti, e tutti i Padri e tutte le Suore, e la farebbero appunto in giorno feriale perché tutti possano venire, e furono anche invitati tutti i Capi del Gekoio».[165]
«Leggeremo ancora una lettera. È un po' difficile da leggere... di P. Prina. Nessuno è capace di leggere? Scrive a Monsignore. (Da uno degli ospedali militari). E va bene. Questi sono i sentimenti dei nostri cari che lavorano e fanno anche del bene, e sono stimati dal Signore e anche dagli uomini. Ancora due parole della Superiora delle Suore, che scrive al Sig. Vice-Rettore. Gli hanno fatto fare il bollo ed è venuta direttamente sotto il bollo del Console. E là! che sappiate le notizie come vanno. Preghiamo il Signore, si fa del bene; e così pochi muoiono senza sacramenti».[166]
«Appunto perché siete più pochi [a motivo dei richiamati per il servizio militare] bisogna lavorare di più: tutto quello che si faceva prima, c'è ancora da fare adesso, e si deve fare, si raddoppia. La campana suona lo stesso come prima, ..., e quando eravate alla Consolatina, c'eravate ancor più pochi, eppure si faceva tutto lo stesso. Sicuro, non era una comunità presentabile, ma si faceva tutto quello che c'era da fare. Non solo se c'è da fare qualche sacrifizio lo faremo, ma se il Signore ne toglierà ancora degli altri (confratelli) e noi che restiamo moltiplicheremo il lavoro di prima. In Africa bisogna bene che facciamo così. Avete sentito P. Prina è da solo, avrà con lui due Suore, ma devono fare tutto; e si aggiustano; questo desidero che facciate in questo mese».[167]
«Ora voglio leggervi una lettera del Padre Prina, arrivatami ieri; ora egli è cappellano militare in un ospedale inglese presso il Kenya, nell'Africa tedesca, conquistata dagli Inglesi. Dapprima gli Inglesi si servivano degli indigeni come militari, ma vedendo che perivano come mosche, si limitarono a servirsene solo come portatori di munizioni. Ma vedendo che non diminuiva il numero dei morti, il governo inglese, non sapeva più come fare; perciò Mons. Perlo propose di costruire ospedali, promettendo di mandarvi suore e missionari come cappellani. Il governo inglese fu oltremodo soddisfatto di questa proposta, e ne fece erigere uno vicino alle nostre missioni, due a metà strada, e l'altro appunto presso il Kilimangiaro, ove egli si trova. (Segue la lettura di detta lettera)».[168]
«Soprattutto i coadiutori possono far del bene perché si trovano a capo dei lavori, sono più a contatto cogli indigeni, e possono far loro molto bene coll'esempio, colle parole, e col catechismo che fanno loro dopo pranzo e la sera. Un coadiutore può fare più del bene che un missionario, perché si trovano all'atto pratico; è come le Suore per le donne. E poi sono anche loro Padri!».[169]
Auguri (di Natale). «Bene! Vedete, questi auguri sono veramente graditi, veramente grati, non come quelli del mondo che sono solo di parole, ma sono veramente cordiali, vengono veramente dal cuore. E sento proprio che mi fanno veramente piacere, e mi vanno veramente al cuore. E non solo i vostri, ma anche quelli dell'Africa. Sono arrivati due plichi di auguri, quasi tutti diretti al Sig. Vice Rettore ed a me. Proprio in questa settimana che è avvenuto uno sconquasso in mare. Sono gli auguri di tutti i missionari e missionarie e neri. Ed io ne faccio parte a voi. Così quelli lontani da noi, e che certo soffrono in questo giorno più che ogni altro della loro lontananza. E fanno tutti i
loro sacrifici per la prosperità dell'Istituto. Il coro è completo sia verso di me che del Sig. Vice Rettore. E noi vi ringraziamo, e preghiamo che venga la pace, come voi avete promesso di pregare».[170]
Automobile. «P. Perlo Luigi scrive che ha ricevuto tutto, ma non ancora il vino, solo la macchina e il grano ecc. furono esenti dalla dogana, se l'è svignata. (Le suore degli ospedali milit. d'Africa scrivono che il direttore li favoriva della automobile). Così, qui son mai andate in automobile e vanno in Africa; è una graziosità del Governatore dell'Africa e fa piacere, si vede che fanno del bene».[171]
Cafasso Giuseppe (S.). «C'è la bella usanza, quando si fa questa prima seduta, per implorare i lumi dello Spirito Santo per una cosa tanto importante, di fare la pubblica esposizione del Santissimo in Roma o nel paese del Beato. Come le altre volte, noi abbiamo preferito di farla alla Consolata, perché qui è dove ha più devoti, più gente che lo conosce, poi ci siamo noi... e poi perché il Convitto era come la sua casa. Quindi faremo questa funzione. Molti Istituti Torinesi si sono già iscritti per venire a fare l'adorazione. Ci sono i Convittori, ma sono pochi, e han bisogno di aiuto. Verrete anche voi e le Suore... Verrete in tutta la giornata. P. Superiore fisserà le ore e il numero di quelli che devono venire volta per volta».[172]
Consolata. «Siete stati contenti delle feste? (della Consolata). Se gli altri sono così entusiasti della nostra Consolata, che cosa deve essere di noi? Gli altri sono gelosi del nostro nome. Hanno visto le suore che erano alla balaustra, ed hanno domandato: chi sono quelle suore? Sono le Missionarie della Consolata! Oh, è la loro festa!».[173]
Famiglia unica. «Quella suora Giuseppina che era venuta per incominciare l'Istituto [delle missionarie], l'hanno richiamata, e le nostre Suore debbono fare da loro. Si spendeva tutta per le Suore, ma era solo imprestata. I suoi superiori me lo dicevano: ne avremmo bisogno,,,; ed ora che le suore hanno fatto professione debbono imparare a far da sole. Tutte hanno fatto così. Io per me non mi credeva in caso di fare delle suore. Così hanno fatto le Suore di Sant'Anna, e le Maddalene. Io l'ho detto loro: "Ciascuna di voi deve farsi coraggio: tutto fatto. Io sono il Superiore: quella la Vice Superiora etc... farsi coraggio e non stracciarsi i capelli". […]. Alle Suore ho detto così: “Tutte le cose devono cominciare, ma ora dovete vivere da voi, del vostro spirito. Gli altri possono portarci il loro spirito, ma non il nostro”. E questo è per mettervi al corrente, come si fa in famiglia. Tutti insieme, anche con le Missionarie della Consolata».[174]
Fiducia in Dio. «Dopo viene D. Spinello con una lettera del Sig. Prefetto, che dice che la nostra spedizione ultima di sedici casse è stata silurata e tutto è andato a fondo! Più tardi, D. Dolza verso il fine del pranzo arriva con la notizia che quella casa delle Suore in costruzione, il governo vuol di nuovo prendercela per una fabbrica di automobili, ecc.... Dico, senza essere Giobbe, tra me: un nunzio annunzia una cosa dolorosa, poi un altro, e poi un altro disastro... Ma! eppure? “Dominus dedit, Dominus abstulit, sit nomen Domini benedictum!” [Dio ha dato, Dio ha tolto, sia benedetto il nome del Signore].».[175]
Formazione - comportamenti. «Corrispondenza, se no è peggio che non essere stati chiamati. - Bisogna formarsi in tutte le cose che sono utili alle Missioni. Mestieri, Teologia, Filosofia ecc. Non c'è poi più tempo. Un Sacerdote secolare ha là (sic) (“ha là”: piemontese che significa: “ce l'ha il tempo”), ma noi (sic) non avrete e dovrete studiare bene, e tutte quelle materie che i Superiori ci propongono come mezzi necessari ed utili. E se uno piglia le cose alla carlona, anche le materiali, e se sa tanto ora come l'ultimo anno, non è fatto per farsi Missionario della Consolata.
Le Suore nostre, hanno avidità: le partite avevano un corredo. Dobbiamo fare ogni mestiere seriamente, più è basso e più dimostra che si è Missionari. Se non si perde tempo si vede subito l'impegno. Là bisogna aggiustarsi; è un mezzo assolutamente necessario».[176]
«E questa notte? (N.B. la notte dal 23 al 24 maggio, avvisati per isbaglio di estranei penetrati dalle
Suore, si era saltati giù dal letto alle 2,30, si era chiamata la polizia e fatto subbuglio generale, e poi ... si constatò che era nulla. Una suora aveva acceso per lo scalone ed era uscita per qualche cosa in cortile e... faceva temporale...). C'è stato un po' di guazzabuglio. Avete perduto un po' la testa! Dicono persino che avete sparato (s'era sparato un colpo in aria) non bisogna, non si usi mai nessuna arma, ci vuole il porto d'arme! Possono persino darci una multa... Nessuno sapeva di nulla, nessuno aveva veduto, bei Missionari vi spaventate per un'ombra! Capisco, non si ragiona più in quei momenti, anzi si sragiona, ma bisogna far attenzione, che queste cose non succedano mai più, non si può mica sapere cosa può poi capitare; tirare mai, mai, mai più, e poi tutto il resto».[177]
«[...] tanto è quello che è occupato a scrivere a macchina come chi aggiusta le scope, è tutto lo stesso, è l'ordine dell'ubbidienza. E si fa quello, e si continua sempre con quello spirito, sempre secondo l'ubbidienza, secondo le norme. Tenete “traditiones vestras” [le vostre tradizioni] […].
Vedete: una suora scrive: Sono supplente a governare le galline e dice che ne ha 169 e si crede già fortunata a supplire, vuol dire che se è supplente ci sarà altri a governarle. Certo, queste sono poi su in Paradiso, e qui non apparivano».[178]
«Da lui [Maestro dei novizi] dovete anche confidarvi. È vero che avete il Sig. Prefetto, ma per certe cose meno particolari dovete andare da lui; perché tutti voi dovreste essere da soli, separati dagli altri (e fra qualche anno, quando le Suore avranno l'altra casa, speriamo che lo sarete) per essere sotto la vigilanza diretta del vostro Maestro».[179]
«Tali quali siete, sarete in avvenire, se non diminuirete: in Missione più liberi, con qualche spina maggiore, con poca corrispondenza forse dei neri, è facile che si discenda. La pazienza è una grave virtù pel Missionario. Un grande amore a Dio, solo questo vi terrà fermi al vostro posto. Una suora mi scriveva una lettera così bella: sono in due nella stessa stazione, e regna una pace fra loro!... Abituatevi a regnare in pace. Mai dire: “ciò non tocca a me” (senza però andare a vedere nei fatti
altrui): egoisti no!...».[180]
Galateo. «Il Galateo è il preliminare, ed io dico per tre motivi: 1) - per non dare scandalo - e dare invece buon esempio al mondo e alla Comunità.[...]. 2) - per osservare la carità tra noi. […]. 3) L'educazione esterna aiuta le virtù interne. [...]. Cominciando dal bastimento, ove bisognerà essere educati per non far brutta figura, perché là si osserva molto. Una Suora mi scriveva che sulla nave era la prima di tavola, e veniva sempre servita essa prima degli altri, e mi diceva che era un po' inquieta. State certi col dare buon esempio otterrete molto bene. Dicevo alle Suore: Tutti vi lodano che avete un bell'abito, e fate bella figura. Guardate di meritare queste lodi. - Che si possa dire come si disse di qualche Sacerdote, che la prima veste della Vestizione gli è bastata tutto il tempo del Seminario, e qualcuno anche nei primi anni di Vice-curato. Questo perché sapevano tenerla bene».[181]
Gesù modello. «N.S.G.C. fu il primo missionario ed il vero modello dei missionari e delle missionarie. Ora nei tre anni di vita apostolica esercitò tutte le virtù, ma specialmente, al dire del nostro Venerabile [S. Giuseppe Cafasso], tre, che furono come le caratteristiche pel S. Ministero: Lo spirito di orazione, lo spirito di carità e mansuetudine e lo spirito di distacco».[182]
Letterine (per l'onomastico). «Voglio che mi facciate una letterina, gli anziani lo sanno già... Mi direte, pene, timori, non peccati, poche pagine. Le suore me ne hanno fatto addirittura 7 ed 8 pagine; non tanto... Quelle non passano in nessuna mano, le ricevo io e le restituirò ad uno ad uno».[183]
Lettura. «È un esercizio importantissimo. In questo Istituto il superiore ha sempre corretto, e desidero che si corregga. Anche le suore leggono; e certune in principio che vengono senza istruzione sono sconcertate...: ebbene prendono il libro e si preparano, se han bisogno vanno da una maestra, e delle figlie, certe volte, colla buona volontà, sorpassano le altre.
E quei che ascoltano devono fare attenzione, non lasciar passare niente!... Io non so se su cento, vi siano dieci che facciano attenzione alla lettura in refettorio: volevo dire due o tre! Oh possibile! Mentre mangiamo per necessità, teniamo la testa in alto! prendiamo anche questo cibo
spirituale!».[184]
Morte - suffragi. Don Lorenzo Meineri. «Pochi, pochissimi che possano avere il privilegio dell'oratorio privato, e ancora se possono avere il prete. E invece lui [Don Meineri ammalato] dal suo letto poteva assistere alla S. Messa, vedere il Sacerdote, aveva Gesù Sacramentato proprio sopra il suo letto giorno e notte per avere la grazia di soffrire pazientemente, per consolarlo in quelle tristezze che il Signore gli permise per suo maggior merito. E dopo morte? Vedete, le suore hanno passato per turno di tre o quattro tutta la notte a pregare per lui, e voi ieri e stamattina, e poi le dodici messe, quella presente cadavere, poi quella di trigesima... così per i parenti, quando muore il padre di uno, quella in Africa sa ancora niente ed ha già detta la Messa per suo padre. In comunità si fa subito, subito».[185]
Sr. Giulia Granero. «Sapete che c'è già una suora che vuol andare in Paradiso... Preghiamo il Signore che la santifichi ancora bene adesso..., non aveva ancor fatti i voti e ne aveva tanto desiderio, e desiderava tanto morire con i voti e ieri li ha fatti, era un'anima umile e pia, e rincresce... non che mi rincresce che vada in Paradiso... ma che... Desidera solo di compiere il purgatorio su questa terra, preghiamo anche noi che il Signore faccia quello che è meglio per lei. Anche loro hanno bisogno di qualche rappresentante in Paradiso, come noi che abbiamo D. Meineri, ora loro una suora. Sono venute qui, come anche voi altri... prima cosa farci santi, seconda cosa salvare i neri. Non c'è che da piegare la testa alla santa volontà di Dio».[186]
«Intanto sapete che la suora malata [Sr. Giulia] è andata in Paradiso: il Signore ha voluto prendersela con sé. Ha fatto proprio una bella morte; sempre tranquilla, sino alla fine; e soffriva molto; tuttavia ha sempre sopportato tutto pazientemente. Pregava il Signore che la facesse morir presto. Io le ho detto che chiamasse piuttosto un miracolo dal Venerabile Cafasso di stare ancora su questa terra, e di partire per l'Africa. Ed essa ha risposto: “Se è per ubbidienza, si, se no preferisco andarmene in Paradiso” — È da tre anni che era qui, è sempre stata tranquilla, non si lamentava mai di niente anche prima che venisse ammalata - incaricata degli uffizi più umili non si lamentava mai, parlava molto poco. Desiderava tanto di fare i voti, le rincresceva a morire senza averli fatti, e quantunque non avesse terminato il tempo necessario, glieli abbiamo lasciati fare, l'abbiamo accontentata. Domani si farà la sepoltura; andrete anche voi. I piccolini non voglio neppur che sappiano che è morta, non conviene a quell'età lì... Questo ci dice che dobbiamo morire; però d'ora in avanti non voglio più che muoia nessuno, se no, chi ci va ancora in Africa? Dite al Signore che chiuda la porta alla morte; adesso in Paradiso ci sono già tre rappresentanti dei nostri: P. Manzon in Africa; D. Meineri, e ora la Suora. Il Signore deve già essere contento: perciò d'ora in avanti siamo intesi: voglio che tutti possiate avere sessant'anni di apostolato, poi andate pure in Paradiso. L'ho già detto alle suore, per esse mi contento di quaranta, per voi sessanta. (D. Dolza osserva che con sessant’anni di missione verrebbe ad aver circa cent'anni!) — Eh... ce ne sono stati dei santi che vissero più di cento anni!... Non vi piacerebbe?... (finge di non comprendere la satira). Tante anime che convertirete! ...».[187]
«[...] e poi ai morti chi ci pensa? Vedete, se si tratta di un padre o di una madre si farà l'anniversario, una Messa perché nel paese si nominano dal Pulpito... tanto perché si senta a nominare quel morto..” e poi? E invece noi per il nostro D. Meineri e per la suora che cosa facciamo? E ... il Signore ce ne ha tolto uno di qua ed una di là, erano proprio anime sante e le ha tolte perché erano preparate, per collocarle in Paradiso. Li abbiamo dimenticati? No! Non sta nel piangere... non è ciò che ci fa il piangere! ma non bisogna mai dimenticarli e noi tutti i giorni diciamo per loro l'oremus: fratres, propinquos et benefactores...[preghiamo per i fratelli, amici, benefattori] tutti i giorni nella santa Messa sempre l'intenzione, e poi l'anniversario; e così tutto l'anno una parte del bene che si fa va per lui e per la suora. Questo è un modo con cui, senza piangere tanto si suffragano i defunti».[188]
«Noi invece il caro D. Meineri, una suora, l'abbiamo mai dimenticati. - Dire che non è il piangere e il contristarsi che fa, e come lui li abbia sempre ricordati tutti i giorni nella S. Messa, e cosi per tutto l'anno. - Dice che noi siamo suoi figli spirituali allo stesso modo che siamo uniti ai parenti carnali. - Tutti i giorni prega per D. Meineri, e Padre Manzon; se D. Meineri non ne avrà più bisogno, soccorrerà gli altri; i nostri parenti i nostri amici saranno sollevati dalle pene. - La Madonna è contenta di avere la nostra comunità come una famiglia sola unita da un vincolo. - Quelli che saranno dopo di noi, fino alla fine del mondo, pregheranno per noi, in questa casa. - Della fortuna di essere in questo Istituto».[189]
«Se i morti non sentono, si fanno però sentire. Noi non dobbiamo aspettare fino a quel punto; quel che bisogna fare, dobbiamo farlo, non aspettare che gli altri in quel punto preghino poi per noi; ma prepararci già fin da quest'ora. Io non voglio mica che moriate, ma e se il Signore vi chiamasse un po' a sé? Egli ci ha già preso un prete, una suora, e pazienza! è Lui Padrone; ma, e se volesse un po' anche noi? Bisogna stare preparati! Bisogna fare tutto bene, quando sarete perfetti, andate pure in Paradiso! Anch'io son contento. Intanto vi do la mia benedizione».[190]
P. Umberto Costa. «[Dopo la morte di P. U. Costa]. Un'altra cosa. Ho piacere che tutti voi tra oggi e domani mattina, facciate un foglietto in cui mettete tutti qualche cosa che riguardi il Sig. Prefetto. Chi ne farà un foglietto e chi di più, ma non c'è da fare un panegirico: cose positive, certe: io ho sempre ammirato questo nel Sig. Prefetto; io ho visto questo fatto; mi ha detto questo; faceva questa penitenza. […]. Così le Suore lo faranno già da questa sera, perché non “sum minus a ceteris apostolis!” [non sono di meno degli altri apostoli] e un giorno chissà che non si possa scrivere una piccola vita a nostra edificazione, e per quelli che verranno. Passeranno anni e anni e anni, e la Congregazione non muore; e la prova che non muore è che il Signore ci permette tante prove».[191]
Offerte. «Le offerte del periodico è un miracolo! e temo sempre che le offerte un giorno o l'altro non diminuiscano. Solo poco tempo fa due parroci vengono a lamentarsi che non possono più tenere il Vice-curato che non han più offerte. E un vescovo che mi diceva che non c'è più denaro. Non dico mica che non mangiate, ma la cura, quelle piccole attenzioni. A S. Ignazio s'è rotta molta roba. Sono le suore per lo più, e l'ho già detto anche a loro, ma quelle piccole cosette, quelle piccole attenzioni in tutto come se fosse roba mia... vorrei che si facesse un po' di esame».[192]
Partenze per le missioni. «La partenza dei Missionari (8 Padri e 8 Suore - 3/12/1907) ci fa pensare a due cose: 1°. di pregare per loro, finché non sappiamo che siano giunti felicemente in porto. 2°. A noi quando partiremo: qual impressione avranno i Superiori, i compagni, noi stessi, al momento della partenza? Potranno i Superiori dire: "Le fatiche che abbiamo sopportato per lui non sono perse?". Giudicheranno ch'io sia abbastanza disposto? E quel che è sopra il giudizio dei Superiori... il giudizio di Dio?».[193]
«Ogni volta che si rinnovano questi giorni, lasciano sempre il cuore pieno di pena e specialmente il mio... si stacca una parte di me stesso. Mons. Perlo chiama [chiede] sempre Missionari, dice che gliel'ho promesso. Questa volta farà solo un saggio, un'altra partenza saranno molti. Se non tutti Missionari, vi sarà anche Suore, ecc. ripeteremo la spedizione molto maggiore».[194]
«(Parlò della funzione di Martedì p.v. che doveva svolgersi alla Consolata della imposizione dei Crocefissi alle prime 15 Suore). Ma torniamo a noi; poche parole perché ci sono le Elezioni e bisogna ritirarsi presto».[195]
«Ringraziamo il Signore di tutte le grazie che ci ha fatto. Siate un cuor solo ed un'anima sola, sia quei che partono, che quei che restano. L'opera è sua, il Signore l'ha benedetta, e come si è fatto del bene nel Gikuiu così nel Kaffa; io non vedrò, ma forse andrete anche nel Giappone, Tibet; come
San Francesco Saverio che voleva girare dalla Cina, Russia, Germania, e convertire tutto il mondo.
Sarà quello che “cum salute et gaudio” [con salute e gioia] li accompagna, ed un felice viaggio ai Missionari ed alle Suore, e vi aggiungo ancora una parola: Vivere di fede, e tutto andrà bene».[196]
«Anche D. Mauro mi ha scritto stamattina; dice che è andato a trovare il Vescovo di Portogruaro, e che gli ha fatto tante festosità. Questo Vescovo dice che si ricorda ancora dei nostri Missionari quando si è fatta la prima spedizione di Suore, e che son partiti da Trieste. Dice che aveva preparato loro una cena, ma poi il treno era tardato, lui è andato ad aspettarli alla stazione, ma non hanno più avuto tempo a fermarsi. Anche là dice che hanno bisogno di preti».[197]
« [A 4 missionari partenti] Conclusione: Saluti ed unione nostra coi missionari e Suore d'Africa».[198]
Piccole cose. «Lettura della lettera di Mons. Perlo alle Suore Missionarie. Facciamo gran conto delle cose piccole: 1) ci aiutano a fare gli abiti buoni, che “ex repetitis actibus comparantur” [si formano da atti ripetuti]. Davide: “usum non habeo” [non ho l'abitudine]. 2) Se non si osservano le cose piccole, neppure osserveremo le grandi. 3) Dio non ci comanda digiuni, cilici, ma cose piccole. 4) Ma farli qui e non colla mente vagheggiare grandi sacrifizi nelle Missioni;se ora non vinciamo piccole ripugnanze ecc.».[199]
Preghiera. «Queste cose tenetele a mente, perché questo salmo non deve servire soltanto per le anime del purgatorio, ma anche per noi; e così tutto questo servirà a farci riflettere, e reciteremo meglio tutte le nostre preghiere; l'Ave, la Salve, ed anche il De profundis. Spiegando questo alle Suore dicevo: vi compatisco che non potete comprendere il latino, che ha tante belle espressioni! “Ma il De profundis lo capiamo anche noi!” - Tuttavia noi siamo fortunati di comprendere il latino: è così bello! Così anche recitando l'uffizio! Sebbene non sia necessario che capiamo tutto per recitare il breviario; e così possono anche le donne recitare il breviario, e l'ufficio».[200]
Propaganda Fide. Vedete là a Roma ci credono un qualche cosa, cum nihil simus [mentre siamo niente]. Ieri ricevo una lettera dal Segretario di Propaganda che diceva che una persona gli ha scritto mandandogli sessanta lire per far battezzare un giovane col nome di Giuseppe, ed egli ha pensato subito a noi. Ed io gli ho risposto ringraziando di tutto ed anche di questo, perché ci aveva già tenuti un paio d'ore là quando eravamo a Roma. È una dimostrazione di amore e di stima. Il Card. Gotti non potete immaginare come ci ha trattati. Quando andammo il domestico ci ha detto: “Non ci sarebbe ma per loro c'è”. S'è informato di tutto; del numero che eravamo qui ed in Africa. Così pure si è informato delle suore; perché è lui che ci ha dato impulso per questo e il suo impulso per noi è un comando. Glielo abbiamo detto che ne abbiamo già 53 senza contare quelle in Africa. E poi è venuto anche ai dettagli, e si vede che legge il periodico; e noi lo consideriamo come vero padre diretto, e ci ha trattenuti lungamente tutti e tre».[201]
Protettori. «E che santo prenderemo in quest'anno per Protettore? L'ho già detto alle Suore ed ho chiamato anche ad esse che Santo prenderemo? Erano lì indecise. Una ha pensato un poco e poi ha subito detto: “Il poverello d'Assisi”. E perché? - “Perché le è scappato una volta di bocca che quest'anno avremmo avuto occasione di più di mettere in pratica il voto di povertà”. - “Ebbene, ho detto, hai indovinato”. Dunque prenderete anche voi per protettore di tutto quest'anno il Poverello di
Assisi».[202]
«Continuiamo a spiegare le nostre Costituzioni. Abbiamo saltato i Protettori; dalle Suore li abbiamo messi
(Cost. c. II)».[203]
Rapporto con le missionarie. «Come qui, sì in Africa - Vi è la casa per le Suore e la casa per i Missionari; in mezzo la Cappella. Ognuno le sue camere, ciascuno il suo posto, e si va avanti: dobbiamo tenerci con questo spirito... […]. Dobbiamo sempre dire parlando colle suore: "Suora, mi dia questo o quello". Non è necessario: "Suora tale, o suora tal'altra", ma semplicemente: "Suora"; noi non dobbiamo conoscerle; è la suora destinata a quell'uffizio».[204]
«[...] un mezzo migliore per la padronanza di sé, è di non volere guardare tutto quanto quello che è lecito di guardare. Non si muore se non si guarda. Fatelo questo sforzo. Non voglio guardare; così guardare poco per volta. Se questo si fa nel buono, si è sicuri che nel resto che non è buono non si avrà da temere tanto; ma se si vuole guardare tutto, quello che è lecito, certo che ... Non essere curiosi. In quanto poi alle donne. Ecco, vedete, Suor questa o quell'altra, per voi è tutto lo stesso. E come si chiami. Suor Paola e Suor Antonia, fa tutto lo stesso per voi, non dovete saperlo, voi dovete chiamare la suora. E poi il puro necessario. Colle donne e colle suore; sermo vester sit brevis et rigidus [il vostro discorso sia breve e duro]. In Africa ci sarà bisogno di trattare colle suore, ma brevemente e rigido, il necessario; duro, non dico non caritatevole, ma breve e serio. Così voi non dovete sapere che si fa di là (dalle suore). Parole necessarie, non melate, non sgraziose, e basta, serie. E così anche in Africa, il puro necessario come anime del purgatorio, che hanno paura di bruciarsi, e siamo di terra. Non vorrei poi che per paura di vedere una suora... si andasse agli eccessi, son creature come noi».[205]
«Non lamentarci per tutte le più piccole cose: e a questo proposito una cosa; un'osservazione: qualche volta è capitato da qualcuno, in passato più che adesso, è avvenuto che si trattano male le suore, quasi fossero serventone; si trattano le suore con un po' di disprezzo; vedete: anche esse hanno bisogno di andare in cortile; di parlare, e diciamolo, di gridare un po' non devono come non dovete voi, ma non sta a voi a fare queste osservazioni; alle volte c'è da aspettare un poco, e si fa subito osservazioni; si domanda ed esse hanno l'ordine di non dare e non voglio che ... qui dentro c'è un poco questo...; e ve lo provo storicamente.
Quando si era ancora alla Consolatina, vivevano lì assieme, erano ancora poche, e si sacrificavano veramente per la comunità, rappezzavano o aggiustavano, lavavano, certo non davano due quando c'era solo bisogno di uno; e parevano crudeli. Gli uomini non son fatti per questo, sono le donne che sono fatte per queste cose; per non lasciare guastare di più; per aggiustare subito, non lasciare che la roba sia tutta lacera; alle volte una cosa si comincia a stracciare, e se si dice subito si aggiusta in poco; e alle volte io lo dicevo; le suore sono più ubbidienti dei Missionari; e qualcuno mordeva la catena. Eppure è così: dico una cosa, e le suore la fanno subito. Sarà il Sacrestano, sarà l'infermiere; ecc. sarà chi sarà, si tratta colle suore in modo che non va. E questa storia ve l'ho mai contata e ve la conto ora. E ci ho pensato prima, lo dico mica per ira, ci ho pensato prima di venire. E le suore sono venute persino un poco ... s'intende. Là, non bisogna quasi strappare loro la roba di mano. Avere paura che abbiano più di noi; e se avviene qualche volta che esse non abbiano.
Vedete, in Africa a capo del magazzino ci sono le suore, e non voglio che il missionario borbotti. E si va là a domandare due sacchi di roba, e la suora s'intende domanda il perché ecc.; perché esse devono scrivere tutto quello che va via. Quando invece di una si domandano quattro camicie per volta, e la suora ne da solo una. C'era un Missionario che chiamava, chiamava e Mons. ha fissato, e allora qualcuno mordeva. E, dicono, il Rettore è ricco ! Ricco !... fossi anche ricco non voglio sprecare un centesimo... Ma, è spirito di fratelli e sorelle? Dobbiamo cercare il risparmio e lo spirito di povertà comune. Vedete, si danno ordini di lì e di qua. Perché tutto vada bene; pure è doloroso sapere che alle volte si tenta di nascondere. Sì, qualcuno le tratta in un modo che non va.
E voglio parlare umanamente, come diceva S. Paolo. Vedete, le suore non hanno nulla da fare coi missionari ecco! Voi quando venite qui, portate denari? No, e se ne avete, ve li tenete; li usate sotto l'ubbidienza, ma ve li tenete; e le suore? Subito, tanto per la pensione; e poi se ne riceve consegna. È un voto più povero del vostro. Dote ed eredità, tutto resta nella comunità. E ad esse resta niente. E dopo morte? Se uno di voi muore, lascia quei denari che avete a chi vuole; sarebbe sconoscenza, ma potete; potete lasciare l'eredità a chi volete, ne avete il diritto; sebbene i bravi missionari non facciano così. E loro invece? Vedete, parliamo da uomini; S. Paolo fa l'omaggio di sé e perciò posso parlare, credete voi che quelle siano serventone? Una è entrata e i suoi hanno dato subito 9000 lire; un'altra è entrata ed ha portato 30.000 lire subito. E ce n'è di quelle patentate: la superiora che c'era prima e che è partita per l'Africa aveva 7 patenti; non sette lauree, ma sette patenti. Ed io non l'ho mai saputo; fino a quando è partita che ci aveva ancora un pacchettino e non sapeva se doveva prenderlo, e così ha dovuto dirmelo.
Oh, non credete, non siete voi che manteniate le suore. Ma le suore che mantengono voi. E esse quello che consumano se lo pagano; tanto mangiano e tanto pagano. Giustizia vuole che ciò che lavorano glielo si paghi.[...]. Così anche qui le cose sono divise: e non crediate che siano obbligate a stare coi Missionari: sono suore missionarie, e quando i Missionari non le trattassero bene, li salutano, e del luogo ne trovano. Ci sono già stati i Missionari di ... che me le hanno chiamate [richieste]. Basta, non vi ho mai fatto un discorso simile. Ebbene ho creduto bene di farvelo. Vedete, anche quel lì è un ceto, approvato dal vescovo, e che ha la sua personalità. Non voglio questo metodo. […]. E la conclusione di tutto questo sproloquio? Che ci pensiate; occuparsi di noi e non guardare le suore; ma rispettarle e non credere di tenerle lì tanto così. Non ho mai creduto che cominciassi un'istituzione di serventone. Per essere delle nostre suore ci vuole testa, e testa equilibrata: vedete; non si accettano persone di servizio».[206]
Requisizione della casa madre (durante la guerra). «Se poi vi è vera necessità..., e ... vuol dire che lo facciamo come una carità, il Signore vuole così. Però preghiamo; l'abbiamo detto: l'orazione è petitio decentium a Deo [richiesta di cose convenevoli a Dio], se è possibile non bisogna lasciarli venir entro [i militari]. Ecco questa è la mia prima intenzione. Ho pensato a S. Ignazio, il quale se gli fosse stata data la nuova della distruzione della Compagnia, diceva: “Mi pare che dopo un quarticello di orazione dinanzi a Gesù Sacramentato, il mio cuore si consolerebbe”. Costa, tuttavia, vedete: non parlo delle suore, ma abbiamo i giovanetti... bisogna che domandiamo questa grazia, mi pare che la Madonna deve impedire questo. Vi sono tanti teatri, tanti cinematografi, tante altre case pubbliche che non hanno ancora preso, prendano quelle. […]. Se ancora qualcuno di quelli ufficiali avessero da venire a visitare, non stupitevi, fate la vostra strada... Anch'essi capiscono che non siamo come in un Seminario dove si sta lì ... come in un altro luogo, vi vedono con la blouse... e..., tutte quelle casse? Si sono mica fatte di per sé? (Sig. Prefetto dice: Conducendo gli ufficiali per la casa, videro che nel cortile del Seminario vi era della sabbia sparsa, ed altra ancora in mucchi. E domandarono: Chi è che sparge quella sabbia? “Le suore” - “Le suore?” - “Sicuro! Sono anch'esse missionarie!”. E restarono altamente meravigliati). Si opera per ottenere. Aiutati che io t'aiuto...».[207]
Ricreazione. «Cosa fate? Giocate? Giocate pure. (Sig. Prefetto dice: hanno finito stasera gli esami; sono qui a fare andar giù i sudori radunati durante lo studio). Bene, ma ricordate che anche giocando, bisogna usare moderazione; giocare con bei doît..., come si dice: anche giocando badare a quel che si fa. Solo adesso ho visto una suora che aveva la faccia fasciata; ho domandato: “cosa hai fatto?” dice: “Giocando sono andata a battere per lì, in qualche luogo e si è fatto un pochino male”. - Vedi! - le ho detto: “Perché giocando non hai usata tutta quella moderazione, quella modestia che ci voleva”. Ho detto loro: Vedete, i piccolini (i giovani), quando giocano, giocano con tanta modestia, e se ci venisse anche un vescovo, non avrebbero da lasciare stare, e potrebbero continuare a giocare. - Così anche voi!».[208]
Risparmio. «[Durante la guerra]. Un Canonico mi diceva: Se si avesse almeno un po' di meliga [granoturco], ma dove pigliarla? Noi per fortuna ne abbiamo un poco... e bisogna contentarsi! E se non ce n'è più a sazietà come prima pazienza! Questo non voglio porti soggezione a quelli che hanno ordine dai superiori, e fanno altrimenti, cominciando dal Sig. Prefetto che le suore hanno l'ordine, se c'è qualche cosa di più delicato, di darlo a lui... se c'è, perché se non c'è anche lui sta senza!».[209]
«Una Signora l'altro giorno è venuta in sacrestia alla Consolata e mi diceva: “Non trovo pane, vado a vedere se al Cottolengo vogliono rimettermene una pagnotta”, e andava al Cottolengo, perché aveva avuto un fratello prete lì, che aveva lasciato qualche cosa... Siamo a questo punto e mica che si dica questo perché non mangiate, ma perché comprendiate. Si è pensato a tutto, e se non troverete pane le suore faranno più minestra, e ne prenderete due piatti. Se non c'è pane mangerete polenta e non bisogna che nessuno faccia il niffolo! [lo schifiltoso?!]».[210]
«Parlò della cura da aversi alle scarpe, dell'interesse di risparmiare spese alla Comunità e di accettare i regali dai parenti a questo scopo. Le Suore a Rivoli, coi permessi dei proprietari raccolsero 60 miriagrammi di mele cadute. Non fare come certa gente (suore) che chiamano [chiedono] sempre, ma se si offrono di dare, non rifiutare, specialmente adesso».[211]
Rosario. «Quest'oggi ancora due parole sulla festa che celebriamo. Che festa è? del SS. Rosario. - Non voglio parlarvi a lungo del Rosario ma dirvi solo due parole, siccome tutti i giorni dovete per regola recitare la terza parte. In certe Comunità, come anche le nostre Suore lo recitano intero tutti i giorni, ed è mica troppo».[212]
Spirito Santo. «Tutti questi, vedete, si chiamano frutti [dello Spirito Santo] dalla soavità del frutto che sazia il corpo, così lo Spirito Santo, e voi chiamate [chiedete] tutti e due i doni e i frutti. Le suore hanno tirato [in sorte] tutte un dono e un frutto. E ho domandato ad una: che dono? La fortezza, - e che frutto? ...; voi non solo uno caduno, ma tutti assieme».[213]
Studio. «I Sacerdoti ignoranti il Signore non li voleva neppure nell'Antico Testamento. I popoli dovevano cercarla dal Sacerdote e se non l'aveva? Ed in quello Nuovo? "Euntes docete omnes gentes" [Andate e ammaestrate tutte le genti]. Bisogna sapere altrimenti non s'insegna la verità; ed anche i Coadiutori e le Suore devono capire per non dire spropositi, e questo è il motivo per cui si è cominciato a fare l'istruzione, che mettono in pratica ciò che leggete nei trattati: dategli tanta importanza».[214]
«Ringraziamo N. Signore che anche gli ospedali vanno avanti... Sono cinque negli ospedali... Vedete, c'è una suora che dice: Ah, se sapessi parlare inglese; la tale sa può parlare, io invece non lo so e alle volte sono mortificata davanti a costoro; se sapessi potrei... E questo che cosa vuol dire? Vuol dire che non basta studiare la grammatica, ma bisogna anche esercitarsi a parlarlo... Il latino? Tutti lo sappiamo, eppure mettetevi a parlarlo se siete buoni!».[215]
«Credetemi; farete molto o poco bene, od anche male secondo lo studio. La materia del vostro studio è quella propostavi dai vostri superiori. Letteraria pei giovani; - filosofica e teologica pei chierici e sacerdoti; - per tutti catechistica e professionale di arti e mestieri perché futuri missionari e missionarie. In particolare è necessario lo studio delle lingue antiche e moderne».[216]
«Certe suore laggiù hanno potuto far niente perché non sapevano la lingua: è tempo perduto; e poi in faccia a quei là che dicono che noi dovremmo saperla!? Quindi è un dovere impararlo bene [l'inglese]: bisognare fare un po' di sforzo; e poi il più importante è che in certe epoche, in certe ore assegnate si parli sol quello. […]. Raccomando di dar importanza allo studio delle lingue. Certune san poche parole in Africa dopo tanti anni, e son da compatire; ma voi non sarete più da compatire. Non lasciatevi passare avanti dalle Suore che studiano anche l'Inglese e il Kiswaili. E se costa, più costa, più bisogna farlo per amor di Dio».[217]
Terminologia (nelle istituzioni religiose). «C'è poi alcune differenze nei nomi. Quelli che appartengono agli ordini si chiamano “regolari” noi invece “religiosi”; negli ordini le donne si chiamano “monache”, le nostre invece si chiamano “suore”; le loro case si chiamano “monasteri, conventi”, le nostre invece semplicemente “case”; i superiori negli ordini si chiamano “abati, abadesse” da noi “superiori”».[218]
Ufficio della Madonna. «Voi avete la fortuna di capire il latino che è facile; ma anche se una suora non capisce, non fa niente; lo dice a nome della Chiesa e intende ciò che intende la Chiesa. S. Tommaso dice che per chi capisce, anche questa è una refezione spirituale; - “refectionem spiritualem habet” - è come se mangiasse una pietanza: lo spirito gode».[219]
Vestizione (delle missionarie). Ho poco tempo, finché non posso stare con voi. Domani a sera c'è la Vestizione delle Suore; sono grazie del Signore: Le Vestizioni, Ordinazioni, Professioni. Queste sono le prime Suore che fanno la Professione; sono le 10 colonne, la base vera. S. Francesco diceva alle tre prime Suore: Voi siete poche, ma vi dilaterete, ed in voi il Signore sarà glorificato. Queste sono feste del cuore. Il Signore ci aiuta ed anche l'Istituto non è sterile. Una massima parte delle domande si rifiutano; non stanno mica tutte... Dobbiamo vivere della Comunità. Preghiamo ed il Signore ci benedirà!...».[220]
Vocazione. «Vedete, essa [S. Teresa d'Avila] ha corrisposto quanto poteva e quanto doveva e il Signore non ha fatto tutto lui. Era tentata di scoraggiarsi, ma ha tenuto fermo con la grazia di Dio, ha vinto se stessa, con le sue passioni nell'esercizio di tutte le virtù. Con vero eroismo si è fatta una delle più gran sante. È una protettrice delle suore (nostre); noi abbiamo dei patroni; ma tuttavia questa santa si merita tutta la nostra imitazione, e bisogna raccomandarle in modo specialissimo la nostra vocazione».[221]
«”Vos qui permansistis mecum in tentationibus meis” [voi che siete rimasti con me nelle mie tentazioni] , farò che sediate sul trono mio. Ha detto che i suoi apostoli, i suoi ministri li avrebbe messi “super sedes duodecim” [su dodici sedie] ... ma i suoi ministri sono tutti i sacerdoti, sono i missionari, le missionarie, e tutti quelli che aiutano a salvare le anime. E perciò da questo vedete l'affezione grande che dobbiamo portare alla nostra santa vocazione. Se io corrisponderò fedelmente alla mia vocazione, se cercherò ora di faticare, di farmi buono per essere strumento atto per salvare le anime, avrò pochi anni da faticare, e poi? “Semper cum Domino erimus”. Saremo sempre proprio col Signore, e non in generale, in un paradiso comune, ma proprio col Signore».[222]
«Io so di una che voleva farsi suora; ma ha dovuto stare a casa a curare il padre. Adesso lasciamo stare in certi casi si è obbligati, anzi in certi casi si dovrebbe persino uscire dal convento, quando ce ne fosse bisogno. Ebbene adesso il padre è morto, ed essa non può più farsi suora perché non l'accettano più; ed è obbligata a convivere col cognato; e sapete che cosa vuol dire lo stare coi cognati; c'è sempre delle questioni... Vedete che pasticci! Ed io adesso la consolo dicendole che non era obbligata... sebbene avrebbe potuto... Ma lasciamo stare!...».[223]
«Pare che tutti siano interessati ad allontanare da questa vocazione. - Una figlia di circa 35 anni, venne da me perché accettassi una sua sorella nelle nostre Suore. E mentre io le facevo delle interrogazioni si mise a piangere. E disse che una volta voleva essa pure farsi Suora, e il parroco gliel'aveva impedito. E ora di nascosto al parroco procurava di aiutare la sorella, affinché essa pure non avesse rimorso».[224]
Voti. I tre voti sono la forza nostra, di cui avrete a rendere conto... (Una Benefattrice piissima che aveva fatto i tre voti nel giorno in cui son partite le prime Missionarie per l'Africa: una vera Missionaria in casa). E sono tante le anime buone che pregano per voi e si offrono per la prosperità delle Missioni!...Fortunati voi che potete prepararvi bene all'Apostolato collo studio e più colla formazione alla virtù».[225]
[1] Sr. Vincenza Tessari, Testimonianza, gennaio 1944, Archivio IMC.
[2] Conf. SMC, I, 460.
[3] Conf. SMC, II, 53.
[4] Conf. SMC, II, 146.
[5] Conf. SMC, I, 299-300.
[6] Conf. SMC, II, 484-485.
[7] Conf. SMC, II, 494.
[8] Conf. SMC, III, 478.
[9] Conf. SMC, II, 527.
[10] Conf. SMC, III, 224.
[11] Conf. SMC, I, 343.
[12] Conf. SMC, I, 243-244.
[13] Conf. SMC, I, 388; cf. anche: I, 387.
[14] Conf. SMC, II, 252; cg. Anche: II, 251.
[15] Conf. SMC, III, 412-413.
[16] Conf. SMC, III, 425; cf. anche: III, 423.
[17] Conf. SMC, III, 533.
[18] Conf. SMC, III, 511.
[19] Conf. SMC, II, 247.
[20] Conf. SMC, II, 14-16.
[21] Conf. SMC, I, 137.
[22] Conf. SMC, II, 240-241.
[23] Conf. SMC, I, 357.
[24] Conf. SMC, II, 73.
[25] Conf. SMC, III, 389.
[26] Conf. SMC, I, 437.
[27] Conf. SMC, I, 312.
[28] Conf. SMC, II, 351.
[29] Conf. SMC, II, 173.
[30] Conf. SMC, II, 214.
[31] Conf. SMC, III, 57.
[32] Conf. SMC, I, 447.
[33] Conf. SMC, II, 544.
[34] Conf. SMC, II, 575.
[35] Conf. SMC, I, 153.
[36] Conf. SMC, III, 68.
[37] Conf. SMC, III, 402-403.
[38] Conf. SMC, II, 427.
[39] Conf. SMC, II, 522.
[40] Conf. SMC, III, 146-147.
[41] Conf. SMC, III, 349.
[42] Conf. SMC, III, 427.
[43] Conf. SMC, III, 433.
[44] Conf. SMC, I, 322.
[45] Conf. SMC, I, 148.
[46] Conf. SMC, III, 188.
[47] Conf. SMC, II, 398.
[48] Conf. SMC, II, 126.
[49] Conf. SMC, I, 337.
[50] Conf. SMC, I, 146.
[51] Conf. SMC, II, 37.
[52] Conf. SMC, II, 109.
[53] C0nf. SMC, II, 491-492.
[54] Conf. SMC, II, 282.
[55] Conf. SMC, I, 348.
[56] Conf. SMC, I, 135.
[57] Conf. SMC, I, 143.
[58] Conf. SMC, I, 229.
[59] Conf. SMC, I, 247-248.
[60] Conf. SMC, I, 323
[61] Conf. SMC, I, 343.
[62] Conf. SMC, I, 384; cf. anche: I, 383.
[63] Conf. SMC, I, 428.
[64] Conf. SMC, I, 431.
[65] Conf. SMC, II, 114.
[66] Conf. SMC, II, 129.
[67] Conf. SMC, II, 200.
[68] Conf. SMC, II, 580.
[69] Conf. SMC, II, 540-541.
[70] Conf. SMC, II, 590.
[71] Conf. SMC, II, 83; cf. anche: II, 82.
[72] Conf. SMC, II, 701-702.
[73] Conf. SMC, II, 512-513.
[74] Conf. SMC, I, 208; cf. anche: II, 205.
[75] Conf. SMC, I, 212; cf. anche: II, 209.
[76] Conf. SMC, I, 208-209.
[77] Conf. SMC, I, 216.
[78] Conf. SMC, I, 343-344.
[79] Conf. SMC, I, 335.
[80] Conf. SMC, II, 113.
[81] Conf. SMC, II, 265.
[82] Conf. SMC, II, 507.
[83] Conf. SMC, III, 108.
[84] Conf. SMC, III, 124.
[85] Conf. SMC, I, 302.
[86] Conf. SMC, I, 149.
[87] Conf. SMC, I, 154.
[88] Conf. SMC, I, 405-406.
[89] Conf. SMC, II, 287.
[90] Conf. SMC, III, 275.
[91] Conf. SMC, II, 153.
[92] Conf. SMC, II, 53.
[93] Conf. SMC, II, 476.
[94] Conf. SMC, II, 368.
[95] Conf. SMC, II, 381.
[96] Conf. SMC, II, 382.
[97] Conf. SMC, II, 383.384.
[98] Conf. SMC, II, 418.
[99] Conf. SMC, II, 477.
[100] Conf. SMC, II, 482-483.
[101] Conf. SMC, II, 484; cf. anche: II, 486.
[102] Conf. SMC, II, 549.
[103] Conf. SMC, III, 347-348; cf. anche: III, 346.
[104] Conf. SMC, III, 411.
[105] Conf. SMC, I, 215.
[106] Conf. SMC, III, 503.
[107] Conf. SMC, I, 154.
[108] Conf. SMC, I, 171.
[109] Conf. SMC, I, 187.
[110] Conf. SMC, II, 250.
[111] Conf. SMC, I, 455.
[112] Conf. SMC, I, 441.
[113] Conf. SMC, III, 188-189.
[114] Conf. SMC, III, 296-297.
[115] Conf. SMC, I, 250.
[116] Conf. SMC, I, 183.
[117] Conferenze SMC, I, 28.
[118] Conf. SMC, I, 42.
[119] Conf. SMC, II, 470.
[120] Conf. SMC, III, 55.
[121] Conf. SMC, I, 235.
[122] Conf. SMC, I, 365.
[123] Conf. SMC, I, 219.
[124] Conf. SMC, I, 389.
[125] Conf. SMC, III, 125-126.
[126] Conf. SMC, I, 373-374.
[127] Conf. SMC, II, 618.
[128] Conf. SMC, II, 99.
[129] Conf. SMC, III, 403-484.
[130] Conf. SMC, I, 301.
[131] Conf. SMC, I, 276.
[132] Conf. SMC, I, 277.
[133] Conf. SMC, I, 310-311.
[134] Conf. SMC, I, 341.
[135] Conf. SMC, III, 13.
[136] Conf. SMC, I, 187-188.
[137] Conf. SMC, I, 320.
[138] Conf. SMC, I, 450.
[139] Conf. SMC, III, 105.
[140] Conf. SMC, III, 130.
[141] Conf. SMC, III, 319.
[142] Conf. SMC, III, 267.
[143] Conf. SMC, II, 538.
[144] Conf. SMC, III, 45.
[145] Conf. SMC, III, 215.
[146] Conf. SMC, III, 277-278.
[147] Conf. SMC, I, 161.
[148] Conf. SMC, III, 170.
[149] Conf. SMC, II, 115.
[150] Conf. SMC, I, 160.
[151] Conf. SMC, I, 210.
[152] Conf. SMC, II, 701.
[153] Conf. SMC, II, 705.
[154] Conf. SMC, III, 26.
[155] Conf. SMC III, 204.
[156] Conf. IMC, I, 587.
[157] Conf. IMC, II, 8.
[158] Conf. IMC, II, 75.
[159] Conf. IMC, III, 601.
[160] Conf. IMC, II, 31.
[161] Conf. IMC, I, 478.
[162] Conf. IMC, II, 340.
[163] Conf. IMC, II, 479.
[164] Conf. IMC, II, 485.
[165] Conf. IMC, II, 496.
[166] Conf. IMC, II, 536-537.
[167] Conf. IMC, II, 624-625.
[168] Conf. IMC, II, 631.
[169] Conf. IMC, III, 390.
[170] Conf. IMC, II, 453.
[171] Conf. IMC, II, 558-559.
[172] Conf. IMC, III, 529.
[173] Conf. IMC, II, 605.
[174] Conferenze IMC, I, 561.
[175] Conf. IMC, III, 124.
[176] Conf. IMC, I, 627.
[177] Conf. IMC, II, 58.
[178] Conf. IMC, II, 60.
[179] Conf. IMC, II, 133.
[180] Conf. IMC, III, 668.
[181] Conf. IMC, III, 413-414.
[182] Copnf. IMC, III, 519.
[183] Conf. IMC, I, 536.
[184] Conf. IMC, III, 476.
[185] Conf. IMC, II, 395.
[186] Conf. IMC, II, 540.
[187] Conf. IMC, II, 548.
[188] Conf. IMC, II, 767.
[189] Conf. IMC, II, 769.
[190] Conf. IMC, II, 780.
[191] Conf. IMC, III, 194.
[192] Conf. IMC, II, 92.
[193] Conf. IMC, I, 234.
[194] Conf. IMC, I, 500.
[195] Conf. IMC, I, 603-604.
[196] Conf. IMC, I, 610.
[197] Conf. IMC, II, 521.
[198] Conf. IMC, III, 247.
[199] Conf. IMC, I, 346.
[200] Conf. IMC, II, 776.
[201] Conf. IMC, II, 112.
[202] Conf. IMC, II, 465.
[203] Conf. IMC, III, 387.
[204] Conf. IMC, I, 530; cf. anche: I, 526.
[205] Conf. IMC, II, 236.
[206] Conf. IMC, II, 250-252.
[207] Conf. IMC, II, 419-420.
[208] Conf. IMC, II, 563.
[209] Conf. IMC, III, 131.
[210] Conf. IMC, III, 134.
[211] Conf. IMC, III, 157.
[212] Conf. IMC, III, 166.
[213] Conf. IMC, II, 289.
[214] Conf. IMC, I, 600.
[215] Conf. IMC, II, 738-739.
[216] Conf. IMC, III, 170.
[217] Conf. IMC, III, 466.
[218] Conf. IMC, III, 384.
[219] Conf. IMC, III, 407.
[220] Conf. IMC, I, 536.
[221] Conf. IMC, II, 742.
[222] Conf. IMC, II, 592-593.
[223] Conf. IMC, II, 800.
[224] Conf. IMC, III, 373; cf. ache: III, 372.
[225] Conf. IMC, III, 696.