[vol. III, pp. 708-710, n. 336]
J. M. J.
23 dicembre 1903
Carissimo Teologo,
Risposi alla sua lettera del 26 novembre con un telegramma che avrà ricevuto a Limuru, e di cui avrà già partecipato a tutti il contenuto, e le lettere prima spedite. Si venne a questa decisione dopo averci ben pensato e dopo aver vagliato ogni possibile difficoltà. V. S. nella sua lettera non dice nulla di nuovo. L’idoneità al nuovo incarico la dà il Signore quando, ad majorem Sui gloriam, i superiori ci destinano, e V. S. deve tenersi certa di questa grazia. Ciò che sembrerebbe opporsi a tale decisione sarebbe il molto lavoro materiale che sta sulle sue spalle, e più ancora l’apparente incompatibilità del nuovo ufficio con quello di procuratore. Ma in questo io trovo un tratto di provvidenza, che consiste nell’unità di viste e di azione tanto necessaria in principio delle nostre missioni, anche a costo di rallentare alquanto nell’espansione e nel miglioramento materiale. Abbiamo bisogno di ordinare ogni stazione nell’an-damento materiale e specialmente nel morale e spirituale. V. S. favorita da Dio di criterio retto e giusto, avendo le mani libere, darà questo assetto, da cui dipende la pace e la prosperità delle missioni e degli individui.
Si ponga con animo all’opera non in via provvisoria ma stabile, come dovesse ciò fare per sempre; procuri di esaminare i posti e gli individui e secondo la loro idoneità li collochi a loro luogo; V. S. non si consumi in lavori e viaggi faticosi, ma operi per mezzo di tutti: è da prudente il sapere operare per mano altrui anche con qualche difetto nell’esito delle opere.
I cinque nuovi missionari sono buoni soggetti, che, presi nella loro indole e collocati bene, riusciranno. Il teol. Cagliero è un uomo tenace e di buon conto, sappia compatirlo e aiutarlo a emendarsi se talora si dimostra un po’ fisso nel suo modo di vedere; il medesimo conosce questo suo difetto ed è dolente di non averlo mai vinto totalmente. V. S. fa bene a cedere in principio a qualche apprezzamento, certo che tosto cederà più che gli altri; lo ami e non abbia difficoltà di andargli incontro.
D. Vignoli è di coscienza delicata e presterà ubbidienza cieca, ha bisogno di non essere lasciato disanimare; il carattere un po’ timido e la propensione a certa tranquillità e mollezza si vince con non lasciarlo con le suore, ma in altre case, dove può fare anche bene il cuoco. Farà certamente bene una scuola; lo incoraggi sempre.
D. Barlassina è un soggetto di prima classe in tutto, giovane equilibrato, che l’aiuterà molto. In qualsiasi posto farà bene, ma mi pare indicato a coltivare il seminario dei catechisti. Se V. S. ne abbisogna a Limuru, lo fermi qui anche come capo di tale opera. La gioventù negli oratori di Torino fu il suo ideale, e faceva molto bene. Non vi sia però nella casa un superiore, per esempio D. Gays, che lo svisi o impedisca di operare; è della natura di D. Cravero, ma forse con più testa.
Dei fratelli: l’Anselmo è piissimo, e di ottime speranze per l’allevamento del bestiame e la cura del latte ecc. Lo animi sempre a farsi gran santo nel lavoro. L’Agostino è ancora un po’ ragazzo e faccendiere, ma di molto ingegno e di buon conto. Formandosi sotto una mano ferma riuscirà in tutti i lavori e potrà sostituire Ametis.
Ecco, caro Teologo, quanto posso dirle di questa nuova spedizione, che stimiamo migliore di qualche altra fatta prima; voglio sperare di non sbagliarmi.
Il telegramma diceva di lasciare a Tusu D. Gays; il motivo si è perché sembra più confacente alla sua salute e desiderio e forse più a posto lì od in altra stazione che non a Limuru da quanto sospetto, ma principalmente perché non lo credo atto a formare i catechisti, lasciandosi tirare dal cuore a sollevarli dalle loro condizioni sia nel vitto come in ogni altra cosa. V. S. faccia come crede bene, non avendo che di mira la gloria di Dio.
Forse le troppe occupazioni dell’ultima ora m’impediranno di scrivere agli altri, e specialmente ai cari Celeste e Benedetto; incominci V. S. a porgere a questi i miei speciali encomi. Del resto, la nostra Consolata continuerà ad assisterli e benedirli; e nel prossimo anno centenario spargerà maggiormente anche costì le Sue consolazioni.
Le Suore partenti furono ben avvertite dal Padre di ubbidire a Lei e ai superiori locali; spero che ubbidendo si rimetteranno in salute le antiche, e nelle presenti non si ripeteranno le dolorose notizie. Tante cose a tutti e preghino per il loro aff. in N. S. G. C.