[vol. IV, pp. 609-612, n. 483

Torino, 8 dicembre 1906

AD MAJOREM DEI GLORIAM

Carissimi figli in N. S. Gesù Cristo,

Nel passato anno non vi scrissi alcuna lettera collettiva, ma incaricai il vostro carissimo Superiore di comunicarvi, al suo ritorno fra voi, i miei pensieri e le mie intenzioni. Egli lo ha fatto, specialmente nei S. Spirituali Esercizi, e fui lieto di sapere che le avete accolte molto bene, e che vi siete sforzati finora di uniformarvi alle medesime.

L’opera vostra tra questi poveri e cari Akikuyu passa ora un momento critico e decisivo. Vi siete attirata la loro confidenza; l’istruzione religiosa l’avete sparsa largamente e, grazie a Dio, fu bene accolta; ma ora è la pratica delle massime cristiane che dovrebbe incominciare: sono le volontà e i cuori che debbono piegarsi all’osservanza della legge di Dio. Ciò che avete ottenuto finora è la rinuncia ai loro errori, resta il più difficile, la rinuncia cioè a quanto nelle loro abitudini è contrario ai divini comandamenti, iniziando la vera vita cristiana. La protezione della nostra Madre, la Consolata, che vi ha ottenuto dal Signore i primi felici risultati, non mancherà di compiere l’opera, ottenendovi anche questa trasformazione delle anime.

Ora per cooperare da parte nostra a questo risultato occorre l’unione di tutte le forze e la loro subordinazione a chi è da Dio chiamato a dirigerle; è necessario cioè che l’attività vostra e lo zelo siano costantemente informati allo spirito di obbedienza. Non è che io dubiti delle vostre buone disposizioni riguardo al voto di ubbidienza, ma so bene quanta guerra muova il demonio a questa grande virtù e quanti speciosi pretesti ci metta innanzi per impedire che la nostra obbedienza riesca perfetta.

Primieramente cerca di svestirla del suo carattere essenziale, che consiste nel riconoscere Iddio in colui che comanda, e che i difetti del superiore nulla tolgono al dovere di ubbidire. Poi l’astuto nemico ci rappresenta che i nostri meriti non sono abbastanza riconosciuti dai superiori, per cui altri meno dotti, meno pratici e meno anziani di noi sono collocati in posti più importanti o appariscenti. Che se dopo averci i superiori preposti ad altri ci rimettessero sotto l’altrui dipendenza, allora satana solletica la nostra superbia, quasi ci sia stato inflitto un castigo, o per lo meno un’umiliazione troppo forte e dura, e così non ci lascia più comprendere il gran bene che è lo stato di sudditanza specialmente dopo aver comandato. Eppure questa norma di rimettere nello stato di dipendenza chi prima teneva il comando è costantemente seguita dagli Ordini Religiosi in cui più vige l’osservanza, come fra i Gesuiti e fra le Religiose fondate da S. Francesco di Sales. Ognuno perciò procuri di santificarsi nel posto assegnatogli dal-l’ubbidienza, senza attaccarvi il cuore, e sempre pronto a cambiarlo a un cenno dei superiori, ricordando ciò che dice l’autore dell’Imitazione: è assai più sicuro stare in soggezione che in comando (I. cap. 9).

Le Regole dei Padri Bianchi tra i mezzi indispensabili ai missionari per mantenersi fedeli alla loro vocazione indicano lo spirito pratico d’obbedienza assoluta verso i Superiori, senza del quale, soggiungono, non havvi opera comune e per conseguenza non è possibile l’Apostolato. E per maggiormente inculcare questa grande massima il loro fondatore, Card. Lavigerie, inserì nelle sue Costituzioni l’ammirabile lettera di S. Ignazio su questa virtù; lettera che io pure vi presento affinché la meditiate per intero durante gli Esercizi spirituali, dividendone la lettura per ogni giorno, quindi la rileggiate lungo l’anno privatamente, massime nel dì del ritiro mensile, e ne formiate sempre oggetto dell’esame particolare.

Frattanto v’invito a fermare la vostra attenzione su tre pensieri espressi in questa lettera e che faccio miei propri. E sono questi:

Al N° 2: «E quantunque io desideri che in tutti i doni e in tutte le grazie spirituali siate perfetti; nondimeno come da me avrete inteso altre volte, nell’ubbidienza più particolarmente, che in verun’altra virtù, mi dà desiderio Dio Nostro Signore di vedervi segnalati».

Al N° 3: «Potremo comportare, che l’altre religioni ci avanzino in digiuni, vigilie ed altre asprezze del vivere, le quali secondo il suo istituto ciascuna santamente osserva; ma nella vera e perfetta ubbidienza e nell’annegazione della propria volontà e del proprio giudizio grandemente desidero, fratelli carissimi, che sieno segnalati coloro, i quali in questa Compagnia servono a Dio Nostro Signore, e che da ciò si conoscano i veri figliuoli di essa».

Al N° 20: «Egli è perciò che in questa Congregazione in cui Dio mi ha data qualche sopraintendenza, ardentemente desidero, che sì importante virtù venga con tanta esattezza praticata e mantengasi in tale vigore, come se da essa dipendesse tutto il bene e la conservazione della nostra Compagnia».

Si degni il Signore di concedere anche al nostro Istituto parte del bene che da questa lettera provenne e tuttora proviene alla Compagnia di Gesù; ciò otterremo certamente se avremo comune e costante impegno di osservare quanto in essa viene raccomandato.

La SS. Consolata, nostra Patrona, che fu modello di perfetta ubbidienza, vi aiuti nell’acquisto di questa grande virtù, come io desidero e prego dal Signore inviandovi la mia benedizione.