[vol. IV, pp. 665-666, n. 494]

J. M. J.

Torino, 28 febbraio 1907

Carissimo Teologo,

Mi piace la sua apertura di cuore. V. S. non si sente il fervore che desidererebbe, si contenti di rinnovare a Gesù questo suo desiderio, ed offra a Lui il bene che già può fare alle anime infedeli. Il suo diario mi pare ben fatto, e con la maggior conoscenza della lingua e degli usi farà più completi i fatti per la stampa.

Deve ringraziare il Signore che lo fa strumento delle sue meraviglie; né s’inquieti quando non arriva a salvare tutti i moribondi, né a convertire tutti presto, come vorrebbe.

So che il P. Cagliero se la fa buona con lei, e come fratelli procedete a santificarvi e a fare il bene, bene. Continui V. S. ad aiutare il compagno specialmente con l’inculcare sempre buon spirito ed obbedienza ai fratelli.

La ringrazio dell’affetto all’Istituto e alle Missioni, di cui dà prova con il suo nuovo testamento. V. S. ci pensi ancora meglio perché ciò non sia poi di troppo dolore alla famiglia.

Per altra parte prego il Signore di conservarla una cinquantina d’anni alle Missioni, e allora si vedrà il conveniente modo di testare. Credo che con il detto patrimonio non sarà compreso ogni avere suo, quindi qualche cosa resterà ai parenti. E poi almeno ai due minori di Racconigi bisogna pensarci se venissero ad abbisognare di più del proprio. So positivamente che i medesimi sono tranquilli, e soccorsi dalla famiglia.

La parola dichiaro di volere sarebbe meglio mutarle in voglio, intendo ecc.; ma di ciò basta per ora.

Preghi per me, che ogni sera la raccomando ai piedi della Consolata perché le ottenga lo spirito di S. Francesco Z.

aff. in N. S. G. C.