[vol. IV, pp. 769-772, n .521]

J. M. J.

24 dicembre 1907

Carissimi figli in N. S. Gesù Cristo,

Fra poco vi radunerete per i Santi Sp. Esercizi ed io, a voi presente in ispirito, v’invito a studiare i mezzi più idonei alla vostra santificazione e alla conversione di cotesto popolo.

E prima dovete pensare alla santificazione vostra, perciò vi esorto caldamente a esaminare la vita da voi tenuta dagli ultimi esercizi, o meglio dalla vostra venuta in Africa sino al presente. Ognuno veda se durante questo tempo abbia progredito o sia andato indietro nelle virtù proprie del Sacerdote - Religioso - Missionario. Spero che tutti, penetrando negli intimi secreti dell’anima, sentirete la testimonianza di aver fatto il possibile per conservarvi all’altezza della vostra vocazione; ma potrebbe pure darsi che alcuni trovassero, come dice l’autore dell’Imit., meliores et puriores fuisse in initio, quam post multos annos professionis, e peggio se nunc pro magno videtur si quis fervoris partem posset retinere (Imit., I, 11). Questi Esercizi fatti con buona volontà serviranno a scuotere questi ultimi e ritornarli al primiero fervore, e aiuteranno i primi a ognor più santificarsi.

Per indirizzarvi in cosa di tanta importanza vi prego di far meco alcune riflessioni. Siete sacerdoti, siete religiosi, siete missionari.

Siete sacerdoti, e perché tali dovete regolarvi sicut Dei ministri. Ritenete in voi del Sacerdozio lo spirito e il fervore dei bei giorni della S. Ordinazione? Che se la coscienza ad alcuno rimproverasse di essere caduto nella tiepidezza o peggio, si scuota e riprenda charitatem primam. Qui esaminate quale sia il vostro amore a Gesù Sacramentato, come celebrate la S. Messa e recitate il Divino Ufficio ecc.

Come religiosi dovete tendere alla perfezione; questo è uno stretto dovere secondo la comune dottrina dei Santi e dei Teologi; e contro di esso mancherebbe il religioso che si contentasse di una vita ordinaria e rinunziasse a perfezionarsi. Sono poi essenziali allo stato religioso i tre voti di povertà, di castità e di ubbidienza.

Per il voto di povertà il religioso non è padrone dei beni che comunque spettano all’istituto o alle missioni; tali sono le elemosine di Messe e ogni sorta di offerte le quali, anche se date all’individuo, sono fatte intuito delle missioni. L’uso dei beni dell’istituto è poi sempre subordinato al permesso del Superiore Generale e limitato al necessario; per conseguenza chi li spreca o trascura, e se ne appropria più di quanto ne abbisogna, costui non è in regola con il voto di povertà.

Quanto al voto di castità, di cui siete doppiamente legati e come religiosi e come ministri di Dio, avete sempre usato i mezzi per ben conservare in voi questa gemma preziosa, cioè grande riservatezza negli occhi, nella fantasia ecc., trattando con i neri?

Non vi parlo del voto d’ubbidienza, per cui vi propongo nuovamente la bella lettera di S. Ignazio, sulla quale dovete sempre modellarvi. Esaminatevi anche sulle regole generali e sulle norme speciali stabilite per le singole stazioni. Si osserva l’orario degli esercizi di pietà e di tutte le azioni della giornata, dall’alzarsi prontamente al mattino all’ora fissata fino all’andare a riposo la sera al tempo stabilito, osservandosi da tutti il silenzio dopo le 9,30? Ho constatato che qualcuno spedisce e riceve lettere senza passare per le mani dei Superiori; ciò è contro il regolamento.

Siete di più missionari, che vuol dire apostoli per zelare la salute delle anime. Quanta fu, ed è in voi la sete delle anime, da sacrificarvi intieramente giorno e notte, come S. Paolo e S. Francesco Zaverio? Segno di questo zelo si è lo studio non superficiale e saltuario, ma profondo e perseverante della lingua indigena, per ben conoscere le idee false dei neri e confutarle, e così catechizzarli efficacemente. Insisto perciò che il Superiore fissi degli esami periodici.

Venendo ai mezzi più idonei per la conversione di coteste popolazioni oltre il già detto stimo mezzo importantissimo, anzi necessario, l’opera dei catechisti. Dev’essere impegno di tutti cooperare alla loro formazione, preparandoli con studio e cura speciale nella stazione prima d’inviarli al collegio; e riavutili, amarli facendo far loro come vita di famiglia; istruirli con un po’ di conferenza giornaliera; entusiasmarli del loro ufficio, abituarli con il resoconto serale a che vi tengano al corrente di quanto succede nel paese, sui bambini, sui malati, ecc.; utilizzarli e non trascurarli, o facendo loro perder tempo con altri incarichi e lavori. Concentrare insomma su di essi le cure maggiori, perché vivano morigerati, pii ed intenti al loro ufficio. Voi sapete quanto ci costano i catechisti, dovendo pagarli anche nel tempo che passano in collegio, facciamone il miglior uso. È un fatto, e lo constato dai vostri rendiconti trimestrali, che le stazioni vanno bene e producono, dove i catechisti vanno bene e lavorano; con i medesimi restano come moltiplicati i missionari.

È già tempo che s’iniziino i neri alla vita cristiana, si procuri quindi che alcune famiglie, specialmente dei catechisti, vivano secondo le leggi e pratiche cristiane. Nelle feste, più che al numero degli accorrenti alle stazioni, badate alla loro costanza e volontà d’istruirsi; e voi contentate questo loro desiderio e volontà, facendo praticamente comprendere che questo è il fine della vostra dimora fra loro e null’altro. Dove si può vi si aggiunga una specie di oratorio festivo per la gioventù. Tutti poi gli intervenuti si facciano sempre passare in Chiesa a pregare un po’ affinché capiscano l’ideale delle Feste, e perché il buon Gesù benedica e renda proficuo il seme che spargeste nelle loro anime. Non vi parlo delle visite assidue ai villaggi, che in qualche rendiconto trovo scarse. Affin di ottenere da esse il maggior frutto, è necessaria l’unità d’indirizzo; perciò, ogni sera tutti i membri d’una stazione, missionari, suore e catechisti rendano conto al superiore della stazione di quanto hanno fatto nella giornata, e con lui e sotto i suoi ordini concertino ciò che dovranno eseguire il giorno dopo. Così le visite non riusciranno semplici passeggiate, e non saranno dimenticati gli ammalati ed i villaggi più bisognosi.

Sono incerto se debba nuovamente insistere sull’obbligo che v’impone il Regolamento di ben comporre il diario. Mentre alcuni continuano a farlo con impegno, i più lo trascurano, o lo fanno in modo per nulla utile alla pubblicazione. Vi dico solo che in tal modo si viene gradatamente a mancare di materia per il periodico, e quindi a seccare la fonte principale delle offerte dei fedeli. Fatelo anche perché io non debba sempre spingere il vostro caro Superiore ad occuparsi tanto e quasi solo a scrivere articoli. Non vi aggiungo per ora altre cose, parendomi le dette più necessarie al presente.

Il Signore vi conceda quella pace che in questi santi giorni venne a portare agli uomini di buona volontà, quali son certo siete tutti voi.

Pregate per noi e per i benefattori, che tanto si raccomandano alle nostre preghiere. Noi, presso la nostra Celeste Patrona, vi raccomandiamo continuamente e La supplichiamo a benedire voi e le vostre fatiche.

Nel Signore aff.mo