[vol. V, p. 41, n. 531]
J. M. J.
Torino, 6 marzo 1908
Caro Benedetto,
Mi piace la tua sincerità ed apertura di cuore. Anch’io ti parlo da padre francamente. I bisogni presenti della Missione mi pare esigano che tu ritardi di qualche mese la tua venuta in patria; così potresti essere supplito da alcuni fratelli meccanici che stanno preparandosi nell’istituto.
È vero che davanti a Dio nessuno è necessario, e anche senza di te la Missione andrebbe avanti. Pensa però che sebben uomo e religioso hai un cuore molto tenero, e la terra e il sangue potrebbero farti perdere la vocazione che Dio ti diede, ed il Signore non è poi obbligato a sostenere nella lotta chi troppo confida nelle proprie forze. Non vorrei che più tardi avessi a pentirti del mal passo che già altri ebbero a piangerne.
Sii dunque uomo e abbandonati alle disposizioni del Rev.mo P. Perlo; invece di fare i voti perpetui, rinnovali solamente sinché ti presenterai da me a Torino; così fece P. Gays.
Tuo fratello Luigi lavora dal fabbricante di organi Vegezzi-Bossi, e ha discreta paga. Egli senza ripresentarsi alla seconda visita, ebbe il congedo assoluto dalle armi. Deo gratias! È sempre desideroso di ritornare nelle missioni, e me ne fa sovente domanda. Io lo animo a stare buono, e a continuare il lavoro finché il Signore si faccia sentire meglio.
La nostra Consolata ti benedica e tu prega per il tuo
aff. in G. C.