[vol. V, pp. 94-95, n. 552]

W. G. M. G.

Torino, 2 settembre 1908

Carissimo Benedetto,

Ti vedo generoso, non solamente nel fare il sacrificio di non più rivedere la patria, ma ancora nella risoluzione di renderti santo missionario: Deo gratias.

Veramente per godere la pace del cuore in questa misera vita bisogna essere risoluti e darsi a Dio intieramente, senza riserbo. Sii pio, umile, ubbidiente e dolce con tutti, e godrai un paradiso anticipato. Non mi stupisco della tentazione temporanea di scoraggiamento, hai ancora un po’ di mondo nella testa. Con la grazia di Dio ti passerà, e riuscirai un missionario di spirito; che vuol dire non vivere solo per lavorare e anche far del bene ai neri, ma soprattutto procurare di convertirli con il tuo buon esempio e con le tue preghiere. No, la nostra Missione andrà innanzi e prospererà, perché è opera di Dio e di Maria SS. Consolata. Passeranno gli uomini, con merito più o meno secondo il loro spirito, cadranno pure alcune foglie, ma l’albero benedetto dal S. Padre prospererà e verrà albero gigantesco; io ne ho prove prodigiose in mano. Fortunato chi resisterà alla tentazione e persevererà; egli vedrà esiti splendidi. Felice te che per essere il primo fratello, cui è data la fortuna di fare i voti perpetui, sarai capo di una grande schiera di santi fratelli in Cielo, e dovrai lassù anche ringraziare me che non ti risparmiai le correzioni. Per ora rinnova i santi voti finché il R. Superiore P. Perlo, al quale scrivo, ti faccia fare solennemente i voti perpetui. Fin d’ora ne hai il merito per il desiderio di farli.

Puoi mandare i ritratti a chi credi, e anche a me, così ti rivedrò in effigie e ti abbraccerò come fossimo presenti.

Nel consegnare la tue lettere alla madre, vidi che ti vuol sempre bene; né si stupì che non ritornassi, anzi mi disse che già lo pensava; le dissi il vero motivo della leva e ne restò contenta. Ti scriverà una bella lettera. Ieri venne Luigi e ti chiamò fortunato; è pure rassegnato di non più vederti per non essere infelice come lui che perdette una vocazione, di cui non può darsi pace. Lo animai a stare buono, e a proseguire la via intrapresa.

Domenica a S. Ignazio faremo in piccolo la funzione di partenza del buon D. Morino, e consegnerò ai giovani la tua lettera. Tu vi sarai presente in ispirito e prenderai pure tu la paterna Benedizione.

Ti scriverò nuovamente con la venuta del compagno; frattanto fin d’ora ti raccomando di guidarlo e aiutarlo fraternamente; è tanto buono, ma un po’ timido; è però felice di essere stato prescelto a partire.

Dunque, coraggio nel Signore, e consacrati ai piedi di N. S. della Guardia come fossi ai piedi della nostra Consolata. Ti benedico di tutto cuore... aff.mo in G. C.