[vol. V, pp. 154-155, n. 570]
J. M. J.
Torino, 7 dicembre 1908
Mio carissimo P. Rolfo,
Le sue lettere mi sono sempre graditissime, specialmente le ultime, nelle quali lo vedo felice della vocazione e tutto cuor uno con i sentimenti dei superiori. In una di queste la vedo afflitta per certa miseria con un compagno, e se ne chiama in colpa. Veda, mio caro, quando succedono queste cose, non se ne affligga troppo, ma ritornati in noi e riconciliati, non dobbiamo scoraggirci. Il nostro naturale morrà solamente con noi; ma dobbiamo dai suoi eccessi trarre occasione di umiliarci per più confidare in Dio, che può un bel dì darci la mansuetudine di S. Francesco di Sales. Così non si disanimi se talora si trova più distratto, collerico ecc.; dica allora al Signore: vim patior, responde pro me, e si metta nel S. Cuore di Gesù o nel S. Tabernacolo: tuta requies in visceribus Salvatoris. In noi omnia cooperantur in bonum, etiam peccata, dice la Glossa, perché da quelli trarremo motivo di pensare alla nostra meschinità e ci abbandoneremo in Dio. Dunque, coraggio sempre in Domino e nella voce dell’ubbidienza. So che il R. Superiore le vuol bene, e per farle fare dei meriti la colloca talora in posti difficili; il buon Dio l’aiuterà sempre anche quando si sente difettoso. Vada avanti, che io prego per lei ogni giorno perché sia un missionario di spirito tra le molte occupazioni.
Il Sig. V. Rettore e tutti i superiori di qui e tutto l’istituto la ricordano con piacere...
La mia piena benedizione presso la SS. Consolata. Aff.mo in G. C.
P. S.
Ho buone notizie dei suoi parenti, anche del fratello e della sorella di Racconigi, che sono tranquilli: Deo gratias!