[vol. V, pp. 207-208, n. 591]

J. M. J.

Torino, 29 marzo 1909

Caro P. Balbo,

La tua ultima lettera me la scrivesti certamente in un cattivo momento. Non mi aspettavo da te certe espressioni, che spero ti siano cadute per sbaglio dalla penna. Rileggi la mia lettera e vedrai che essa non ti dà ragione di rispondere a quel modo. Mi chiedevi cartoni e te li mandai, mi domandavi quel certo libro, ed io ti osservai il prezzo alto non conforme pare all’utilità, e tu rispondi che se l’avessi saputo ti avresti preparata prima tale somma. Non sono io pronto a pagare tale libro se fosse conveniente? È naturale che devi avere l’intenzione intima di ubbidire, ma lo scrivere seccamente che hai cominciato per ubbidienza e lasci per ubbidienza è troppo duro. Così il dire che per non avere avuto il libro, né materie chimiche stimi inutile anzi perditempo lo studio del suolo, è troppo assoluto.

Io non intendo che tu vada agli eccessi: o tutto o nulla. Lascio un altro periodo, nel quale dici di impiegare i tuoi denari in altro per regalarli ai parenti ecc.

In conclusione io non ho difficoltà che tu per il bene spirituale e anche materiale della missione lasci ad tempus tali studi, ma non per i motivi che adduci. In ogni caso come tu dicevi prima della partenza, tali studi devono solo essere accessori e ristretti alle ore di ricreazione e libere dai lavori di missione.

Mi pare che mi avrai capito, e che da buon religioso ti assoggetterai toto corde al desiderio dei tuoi superiori, i quali, come fecero per il passato, ti agevoleranno i mezzi di fare il bene che da te vuole il Signore. Non so se nella mia lettera ti abbia scritto di non far sapere ai parenti i tuoi piccoli malanni per non inquietarli, né le tue disposizioni d’animo. Ti parlai con amore di padre, e tu accetta il mio scritto con buon animo. Ti benedico aff.mo in G. C.