[vol. VI, p. 210, n. 761]

J. M. J.

Melezet, 15 agosto 1912

Caro D. Costa,

Godo delle buone notizie sulla salute e il buono spirito dei cari giovani. Non essere però troppo ottimista, ma vigilante a conoscere il carattere e le abitudini di ognuno; il che si può meglio ottenere quando si credono più liberi.

Mi rallegro con D. Sales, e Deo gratias!

Mi domandi di ritenere i coadiutori per la passeggiata di lunedì. Ma la prima squadra dei coadiutori ritornava sempre a Torino l’indomani dell’Assunta; perché allungare loro la già troppo lunga vacanza? Ora la cosa è come fatta, ed è inutile il domandarmene il permesso quando sai che non ho più tempo per risponderti. In ciò c’entra, credo, D. Dolza con il suo gran cuore specialmente per i coadiutori; procura che la stessa sera siano a Torino.

Vedo che s’introdusse tra voi la pratica di darvi del padre: P. Dolza, P. Cagnolo, P. Benedetto ecc., come mi scrivi. Con le minacce imminenti della soppressione delle Congregazioni religiose non è proprio il momento di introdurre questa pratica che può dare appiglio a comprendervi anche l’istituto. Intendo perciò che d’ora innanzi, sia in casa tra voi sia parlando o scrivendo, si usi semplicemente la parola Don. Avverti tutti di questo senza dirne il motivo.

La mia salute, grazie a Dio, migliora, e il giorno 20, sera, sarò a Torino.

La Madonna, oggi specialmente, vi benedica, e S. Ignazio vi trasfonda un po’ del suo spirito.

Tante cose a tutti aff.mo in G. C.