[vol. VI, pp. 495-496, n. 845]
J. M. J.
Solennità dei Santi, 1 novembre 1913
Carissime figlie in N. S. Gesù Cristo,
Nell’impartirvi la paterna Benedizione vi unisco alcuni ricordi, come compendio delle istruzioni che vi ho date durante gli anni della vostra formazione. Riceveteli quali ispirati da Dio, e procurate di metterli costantemente in pratica.
Anzitutto tenete sempre in cima ai vostri pensieri il fine per cui vi siete fatte Suore-Missionarie, che è unicamente di farvi sante e di salvare con voi tante anime. Ciò facendo avrete corrisposto alla vostra sublime vocazione, e ne riceverete gran premio in Paradiso.
Per riuscire nell’intento, adoperatevi nel perfetto acquisto di tutte le virtù religiose e apostoliche. Specialmente, sia in voi lo spirito di Fede, di obbedienza, di carità e di mortificazione. Avrete quasi in ogni luogo il vostro Sposo, Gesù vivente nelle povere Cappellette: a Lui ricorrete sovente almeno con lo spirito: Egli vi conforterà nelle pene, e vi farà generose nelle fatiche che dovrete sostenere per amore Suo.
Obbedite semplicemente e di cuore, anche nelle piccole cose, a Monsignor Vicario e alla Vicesuperiora, non cambiandone mai gli ordini per le vostre viste particolari, il che proviene da superbia. Dio non benedice tali infrazioni, mentre chi obbedisce ciecamente canterà sempre vittoria. Potrà però ognuna, e dovrà proporre semplicemente le proprie osservazioni alla Superiora quando lo creda per il maggior bene, uniformandosi poi subito all’obbedienza.
Vi raccomando la carità vicendevole e l’unione tra voi: amatevi come sorelle in N. S. G. C. sopportandovi nei vostri difetti, amatevi e correggetevi le une le altre.
Con i poveri neri non avrete mai abbastanza di carità e di pazienza, e dovrete domandarla ogni giorno al Signore. Non avvilitevi tuttavia con loro, tenete il vostro posto e decoro di Suore; né mai per falsa carità darete loro cosa alcuna o mercede superiore a quelle stabilite da Monsignore; perché così facendo peccherete anche contro la santa Povertà.
Certamente non sarà vera missionaria quella che non sapesse soffrire qualche privazione nel cibo, vestito o abitazione, e cercasse gusto delle misere inezie dei paesi civili. Il Signore vuole anime generose, e generalmente per fare opere grandi di conversione non si serve che delle persone mortificate e morte alle delicatezze della vita. Siccome non vi stimo ancora perfette, di quella perfezione che raggiungerete solo in Paradiso, vi esorto vivamente a non scoraggiarvi dei vostri, anche replicati, difetti; fatene gli esami e umiliatevi, se pubblici, davanti alla Superiora e le sorelle ogni sera, e se si tratta di mancanze di carità con le sorelle subito che foste cadute. E qui finisco, pregandovi dalla nostra santa Patrona la SS. Consolata tutte le grazie necessarie per ben corrispondere alla vostra vocazione e alle mire che hanno i Superiori su ognuna di voi. Il S. Cuore di Gesù vi benedica, come io paternamente vi saluto, assicurandovi che ogni giorno, mattino e sera, pregherò per voi all’Altare della Consolata… In G. M. G. aff.mo