[vol. VI, pp. 616-617, n. 884]
Torino, 20 agosto 1914
Caro D. Costa,
Già ti sarà giunta per mezzo di Mons. Barlassina e poi per il Momento, fatto spedire da D. Dolza, la notizia della repentina morte del Santo Padre. Se tale dipartita è una sciagura per tutta la Cristianità che perde in Lui un Padre secondo lo spirito di Dio, per il nostro Istituto è una perdita gravissima. Egli ci amava come beniamini, e ci concesse sempre quanto gli domandammo. Godeva vivamente dei nostri buoni inizi e ci incoraggiava a crescere in numero e virtù. Come si diceva consolato del lavoro dei nostri missionari, che portavano alla Chiesa nuovi figli in cambio di tanti ingrati cristiani d’Europa. Piangiamone la morte... In riconoscenza suffraghiamone la Sant’Anima.
A questo fine canterete una Messa de requiem applicandola, con un solo Sacerdote, mancando di paramentale, durante la quale si faccia, da chi può, la Comunione in di Lui suffragio. Ciò nella prossima settimana in die septima. Per nove giorni applicate le Comunioni ed il S. Rosario, con requiem, per la grande Anima; canterete ogni sera dopo l’Angelus il De Profundis col primo oremus di quelli del Messale: Deus qui inter summos Sacerdotes...
I sacerdoti poi, lasciato per ora l’oremus contro la guerra, dicano quello Pro eligendo Summo Pontifice, e ciò sino alla nuova elezione. Così in tutte le Benedizioni del SS. Sacramento. Nelle quali, dopo le litanie, canterete il Veni Creator con l’oremus e tre Ave alla nostra Consolata. In Torino ci uniremo a voi e faremo il possibile. L’Istituto, il Santuario ed il Ven. Cafasso hanno ben a dolersi; ma speriamo di avere presto un Protettore in Paradiso.
Il Signore vi benedica, come io prego per tutti ai piedi della cara Consolata aff.mo in G. C.