[vol. VII, pp. 122-123, n. 925]

J. M. J.

S. Ignazio, 16 luglio 1915

Caro D. Costa,

Ti mando le lettere ricevute dal Campo. Sono contento di quella del Coad. Savino, che così sappiamo sano.

Mi pare che faresti bene a spedire L. 25 a D. Ferrero dove sono i più; cerca il modo più sicuro.

Mi fece pena la cattiva notizia del Ch. Calandri; lo raccomando con voto a S. Ignazio, e spero ancora. Procura di avere notizie anche con telegramma, e nel caso fa un passo a trovarlo e portargli la mia benedizione. Tienmi al corrente e parlane al Sig. Vicerettore.

Il Signore veramente ci prova, come tutti, in tempi sì eccezionali. Egli saprà da tutto cavare il nostro bene. La stessa partenza, o meglio deficienza, dei quattro partiti avrà fatto effetto in tutti. Procura di tenerne alto il morale. Parla con il V. Rettore per l’Ospedale; io credo sia bene mandare, come dici. Del resto siamo nelle mani di Dio e della Consolata, e si compia la S. Volontà Divina.

Non sarebbe bene di ritardare gli esami, almeno agli studenti, perché dopo cosa farne? Scrivimene... aff.mo in G. C.

Avevo già scritto quanto retro per precauzione, quando mi arriva il tuo plico. Ringraziamo della fortuna dei quattro, e preghiamo per il loro buon viaggio con le solite pubbliche preghiere.

Deo gratias di Antonio e di D. Meineri, al quale dirai che prego il coraggio di S. Ignazio.

Ti rinnovo l’ordine di andare lunedì a Moretta per visitare il ch. Calandri. Speriamo ancora che sia cosa guaribile, ma abbisogna di coraggio; portagli la mia benedizione. Quanto alle Ordinazioni parleremo al mio ritorno.

Animo a tutti e la benedizione di S. Ignazio. Aff.mo in G. C.

P. S.

Nello scrivere ai nostri soldati, attento a non dire della partenza dei quattro, e meno dei motivi per cui partirono.

Anche i tre di Torino non scrivano senza la tua rigorosa revisione.