[vol. VII, pp. 362-363, n. 1008]
J. M. J.
S. Ignazio, 14 luglio 1916
Caro D. Costa,
Siamo al termine dei Santi Esercizi; e l’animo mio è pieno di santa consolazione. Ebbi sotto gli occhi 80 sacerdoti, compenetrati dell’importanza di quel che facevano. Forse in 36 anni non ho osservato tanta serietà e silenzio. Pensavo ai nostri cari missionari, e dicevo tra me: il silenzio stretto non è solo proprio di essi. Due ottimi predicatori aiutarono tanto bene. Ne sia ringraziato il buon Dio, e S. Ignazio. Per parte mia, messo l’istituto e tutte le pene presenti ai piedi di Gesù, Maria ed Ignazio, procurai di fare pure gli Esercizi annuali nel miglior modo possibile. Nei preziosi vostri trattenimenti svolgete le parole: memorare novissima tua; ma con semplicità e umiltà...
Sono contento del buon spirito, dell’esito degli esami. Se non succederanno nuovi bisogni mi fermerò qui sin dopo gli Esercizi dei laici, e prima della fine del mese ritornerò a Torino per non più uscirne.
Il Signore predilige la Sua Congregazione che fu opera Sua fin dal principio, e nulla ci accadrà che non sia stato ab aeterno previsto, voluto o permesso da Lui per il nostro bene e la maggior sua Gloria. Riposiamoci in manibus Ejus. Del resto, come mi scrisse il Sig. V. Rettore, pare che le nubi si dileguino poco a poco, e speriamo il sereno. Se ottenessimo la liberazione di D. Chiomio e D. Maletto! Scrivimi una lettera direttamente. Coraggio!
Tante buone cose a tutti... pregate per il vostro
aff.mo in N. S. G. C.
P. S.
1. Ho scritto a D. Ferrero, Ch. Baldi, Ch. Occelli...; e presto scriverò, o manderò semplice cartolina, a tutti i nostri soldati.
2. Ricevo ora la tua lettera, e ti ringrazio di tutte le notizie che mi dai. Prego per Chiomio e Maletto; sarebbe proprio una grazia insperata; pegno di tante che la SS. Consolata vuol farci.
Se potrò ancora scriverò due righe al [segue Chierico e un nome cancellati].
Mi pare una vera stranezza; incoraggialo, che dimentichi, e se desidera vada a confessarsi dove vuole.