[vol. VII, pp. 579-580, n. 1101]

W. G. M. G.

S. Ignazio, 16 luglio 1917

Carissime in N. S. G. C.,

Scrivo ad amendue, superiora ed economa, perché quanto dico può riguardare tutte e due; e quanto interessa il bene dell’istituto realmente sta a cuore a voi e alla buona assistente. Godo del generale buon andamento della comunità, sia nella pietà, come negli studi. Sento che siete tutte un po’ raffreddate; badate alle arie, specialmente di notte, e quando siete sudate in casa ed a Rivoli. Bisogna anche osservare se taluna abbia avuto il piccolo male per avere tolto il materasso. Delle tre sorelle Granero ormai siamo in pena, perché sovente l’una o l’altra hanno malanni. Forse le Giuseppine, che già ne avevano due, non ricevettero più le altre per tali ragioni. Ad ogni modo bisogna curare la suor Amalia, e dopo usati i rimedi di casa e più semplici, se non guarisce, si potrà poi condurla dal Dottor Ariotti. Un po’ di sudata o bagni a vapore la rimetteranno a posto.

Quanto a Suor Raffaella è proprio necessario farla visitare dal Prof. Battistini, e finire una volta l’inquietudine nostra e della suora. Bisogna che al Dottore si faccia la storia con ogni precedente ecc. Questo urge; come urge pure che guarisca suor Beatrice, e di tutte siamo sicuri; ma per essa basterà il Dottor Ariotti. Di Giuditta si faccia la prova perché si vinca se proviene solo da cattiva abitudine, altrimenti si riconduca dal Prof. Boccasso. Anche suor Ferdinanda farebbe bene a prendere per fioretto la sua correzione nel portamento.

Non è a proposito domandare a Papà la spesa per lo specifico che ti suggerì l’economa; per le cose necessarie, come questa, c’è la Provvidenza.

Quanto alle suore non bisogna mai stancarsi di esaminarle, correggerle, anche fortemente. S. Francesco di Sales dice che i superiori devono sapere pensar male; e io aggiungo che non pensano mai abbastanza male; ciò per evitare il male. Siete tre e conferite sovente insieme.

Certamente mi fece pena lo sfregio tentato alla nostra Consolata; e non è male che lo sappiano affinché si ripari da noi figli prediletti con preghiere e mortificazioni individuali. È anche una lezione per scuoterci e diventare più attive; perché ben mi scrisse il Signor V. Rettore: è la Madonna che si difese, non il sacrestano che svegliato al suono del campanello, ripigliò il sonno; e gli altri che lasciarono da tempo in mala funzione i sonagli. Bastasse la gravità della cosa a scuotere tutti a maggior impegno e vigilanza, ma continua e minuta...!

All’economa bisogna dire che non faccia più di quel che si sente; misuri le forze e non la sola volontà; e pensi una buona volta a guarire con i rimedi materiali e spirituali.

Quasi ripeto anch’io la lunghezza delle vostre lettere; e pensare che venendo vecchio aumenta in me la cattiva scrittura e la poca voglia di scrivere. Scrivetemi molto voi che siete giovani.

La mia salute procede bene, e la perfetta solitudine mi ristora dalle tante faccende dell’anno. Vorrei dire che procuro di dimenticare tutto e tutti per pensare a me stesso; ma non è così: quel benedetto istituto con ogni suo membro maschile e femminile, vicino e lontano, è sempre lì per essere offerto nelle mie frequenti visite a Gesù Sacramentato, e ai piedi di S. Ignazio. Basta, vi benedico, aff.mo in N. S. G. C.